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Il giornalismo tradizionale è morto

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Il report di Mediobanca analizzato dal Fatto Quotidiano di ieri evidenzia come i fatturati dei principali editori italiani ( Rcs, Espresso, Mondadori, Monti Riffeser, Caltagirone, La Stampa, Il Sole 24 Ore) siano crollati dal 2009: -29% dalle edicole, -31,3% dalla pubblicità. Dal 2009 i sette gruppi esaminati hanno perso 1,8 miliardi di euro senza fare una piega. Perché? È chiaro che possedere i giornali non serve a fare soldi, e le perdite sono il prezzo da pagare per controllare l’informazione. Non c’è altra spiegazione.

Oggi per quasi tutti gli editori il costo del lavoro è superiore al valore aggiunto creato: significa che i ricavi non bastano a pagare neppure gli stipendi di giornalisti, poligrafici e impiegati. In questi cinque anni gli editori hanno fatto fuori il 22% degli occupati, mettendo alla porta 4.200 persone. La diffusione complessiva dei quotidiani che fanno capo a 6 dei 7 maggiori gruppi (la Mondadori pubblica solo periodici) è calata del 24,8%, da 2,8 milioni di copie al giorno a 2,1. La flessione più marcata è del Corriere della Sera (-28,4%), seguito da Repubblica (- 27,4%) mentre Messaggero, Stampa e Sole 24 Ore hanno perso copie intorno alla media, circa un quarto dei lettori. Mentre la diffusione cala del 24,8%, i ricavi delle vendite dei giornali scendono in misura maggiore, del 27,7%, nonostante in questi cinque anni il prezzo dei quotidiani sia salito notevolmente.

Ormai viviamo immersi in una rivoluzione industriale: internet è al contempo distruttore del mondo esistente e motore di nuove opportunità. Criticarlo o idolatrarlo non serve a nulla: va accettato, come abbiamo fatto con l’elettricità. Il web non arriverà a uccidere il giornalismo, come la televisione non ha ucciso la letteratura, ma, certamente la stampa va ripensata: carta, distribuzione e vendita, che insieme rappresentano il 60% dei costi di un giornale, rischiano di diventare obsoleti. Racconta Edwy Plenel, uno dei fondatori della testata che ha scosso l’editoria francese, il giornale online Mediapart: “Il punto fondamentale di Mediapart è la difesa del valore dell’informazione indipendente. Ho lasciato Le Monde anni fa perché nel tempo della rivoluzione digitale, l’indipendenza dei giornali comincia ad essere messa in discussione. Se vogliamo chiedere ai lettori che paghino il nostro lavoro, dobbiamo fargli capire che siamo indipendenti, e che loro sono gli unici che ci possono comprare”.

La fragilità della vecchia stampa è il conflitto di interessi che la tiene in piedi economicamente. I proprietari dei grandi media usano i giornali come strumento. Il risultato è un prodotto sempre più scadente. Ormai le notizie si sentono alla tv e si leggono gratuitamente su la Rete. Per andare in edicola, quindi, il lettore deve avere la certezza di leggere una cosa introvabile altrove. Cosa che adesso non succede.

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I medici non sanno più fare una diagnosi

 

Un inchiesta dell’ Espresso punta la lente d’ingrandimento sulla sanità, o meglio su accertamenti Colesterolemia, Pap Test, Tac e risonanze magnetiche utilizzate quando non serve.

Da uno studio dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons, il primo mai realizzato afferma che il 96 per cento degli medici intervistati ha ammesso di avere ordinato indagini diagnostiche a scopo difensivo, ovvero per avere le spalle coperte in caso di controversie legali. L’Associazione stima che questo sia costato almeno 2 miliardi di dollari. Il Motivo? I medici non sanno più fare una diagnosi senza vedere dentro il corpo.

Se il paziente va dal dottore lamentando dolori articolari, la prescrizione di un “accertamento” è la regola, anche contro ogni linea guida. Tutti gli studi condotti negli ultimi anni hanno dimostrato che per ridurre il dolore e migliorare lo stato delle articolazioni bisogna puntare sulla ginnastica mirata e sul mantenimento del peso, e che anche per la diagnosi un buon esame clinico vale più di molti test strumentali come la risonanza magnetica o l’artroscopia. Eppure chi va da un medico per questo genere di disturbo quasi sempre viene spinto a iniziare un lungo percorso di esami che non portano a risultati certi né a soluzioni durature. 

La rivista “Arthritis Care & Research” pochi mesi fa ha dedicato un numero speciale al confronto tra pratica clinica e raccomandazioni, continua l’Espresso, tutto l’approccio sarebbe da rifondare: la diagnosi viene affidata a test poco risolutivi, la terapia è focalizzata sui farmaci e non sulla prevenzione, la chirurgia viene consigliata troppo spesso.Il motivo è presto detto: solo negli Stati Uniti, il mercato delle malattie articolari muove, ogni anno, più di 120 miliardi di dollari. Visite e ginnastica costerebbero certamente di meno.

Ls situazione e’ sempre più drammatica e sconvolgente,tra l’abuso di antibiotici prescritti, le mafie delle case farmaceutiche (Big Pharma) e questa ultima inchiesta direi che non c’è mai fine al peggio! Ma queste cose perché non vengono dette? Nei vari Matrix, Porta a Porta Vespone, Tg vari dovrebbero dedicare puntate intere a questi fatti scandalosi!

Forse non e’ loro interesse approfondire questi discorsi?

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Vasco Rossi ancora nel mirino del Fisco

L’Agenzia delle entrate sta lavorando ad un indagine su Vasco Rossi,precisamente  su le sue società la Giamaica srl e la Area srl. In dicembre è stata comunicata alle società del cantante una prima serie di presunte imperfezioni di minore entità . Da lì ,secondo quanto appreso dall’Espresso ,sono partiti ulteriori approfondimenti.In pratica tramite le sue società Vasco Rossi avrebbe evaso imposte per alcuni milioni di euro.Se le ipotesi verranno confermate dall’ Agenzia, Vasco nel 2008  il reddito imponibile sarebbe stato quantificato in 10,3 milioni,quasi il doppio dei 5,8 milioni dichiarati. Ora si sta esaminando anche il 2007. Già nel 2010 il Komandante era finito nel mirino della finanza per la questione dello yacht intestato alla sua società Giamaica all’epoca ormeggiato a Sanremo. “Ho sempre pagato le tasse sia da povero che da ricco”, spiegava, dichiarando di aver intestato tutto alle sue società per “limitare eventuali ritorsioni contro la mia persona fisica”. Partendo dallo yacht ,quindi, nei mesi passati gli ispettori si sono concentrati sulla’ impero di Vasco. Il Vasco imprenditore è uno che punta sul mattone e sulle belle case. La Giamaica srl risulta intestataria della casa di famiglia a Zocca , ma anche di svariate proprietà a Bologna e Ferrara. Possiede, anche immobili in Francia e la villa di Los Angeles dove ha anche uno studio di registrazione.L’attenzione della Finanza si è rivolta però soprattutto al business delle sue società . La questione riguarda gli introiti dei tour che il cantautore ha effettuato in questi anni in Italia. Stando agli approfondimenti , sembrerebbe che Vasco , avesse un contratto di lavoro con la sua società Giamaica srl ,che gli avrebbe garantito solo una quota molto ridotta del cachet originario. L’ipotesi e dunque che il cantante abbia potuto in questo modo abbattere il proprio imponibile fiscale.


Staremo a vedere ….Buon Bih Jolokia, un po’ caro mi sa’ caro Vasco Rossi….

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