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Muore d’infarto dopo una cartella di Equitalia da mezzo milione

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Negli ultimi anni l’italiano medio è stritolato da tasse, bollette, more e ingiunzioni di pagamento. Un sistema vigliacco quello che Equitalia attua, e che sempre più spesso porta al suicidio a causa di tale persecuzione fiscale. L’ultima vittima, raccontata da Libero, è un’anziana di Feltre (comune del Bellunese) morta, in questo caso d’infarto dopo una cartella esattoriale da 528 mila euro. Ora il figlio, intervistato dal giornalista Alessandro Gonzato, disperato, sostiene che la mamma è stata vittima di un sistema spietato. Ne ricorda i sacrifici e l’impegno per la famiglia. Non ha retto alla mazzata del Fisco.

L’uomo, orfano anche di padre, ha 45 anni ed è disoccupato. Fino al 2008 era stato il contabile della ditta di famiglia. Poi, per la crisi, tutto è naufragato. L’azienda, che lavorava nel settore tessile, nei momenti migliori era arrivata ad avere quasi 150 dipendenti. Il fallimento è stato un disastro per tutti. La madre percepiva una pensione di 1.130 euro al mese, soldi che provenivano dalla propria pensione e da quella di reversibilità del marito. Secondo il figlio i conti dell’Agenzia delle Entrate sarebbero superiori ai debiti accumulati “ma questo non mi interessa, non so che conti abbiano fatto ma non sono neanche andato a litigare. Con loro non voglio avere niente a che fare”.

Dunque, al momento, non è chiaro se si tratti o meno di una cartella pazza. È soprattutto contro la sproporzione tra le modeste entrate e la richiesta da parte di Equitalia che l’uomo punta il dito: “Potevano evitare di accanirsi contro una signora che riceveva una cifra simile. Certo, mi avevano proposto una rateazione ma non ce l’avrei fatta nemmeno in dieci vite”.

Per colpa dello shock l’uomo è precipitato nel vortice della depressione, fino al ricovero nel reparto di neurologia dell’ospedale di Feltre. L’attacco a Equitalia è diretto, ma l’uomo non nega le responsabilità dell’azienda e del padre. Ammette errori di gestione e precisa che sapeva dell’esistenza di qualche debito, ma evidenzia che prima di chiudere l’attività si era premurato di liquidare tutti i lavoratori. Aveva messo la dignità e l’orgoglio davanti a tutto. Ma adesso tutto si è polverizzato attorno a lui, che cerca disperatamente un impiego che gli permetta di vivere.

Mi chiedo se questo è un Paese normale. Equitalia deve essere denunciata per stalking e induzione al suicidio. Un gesto simbolico che molti cittadini dovrebbero fare:

Laddove il contribuente moroso, depredato di ogni suo avere e della propria dignità, abbia scelto di farla finita con l’estremo gesto del suicidio a causa della persecuzione fiscale si può ravvisare una violazione dell’articolo 580“. L’articolo 580 del codice penale è proprio quello che fa riferimento ad Istigazione o aiuto al suicidio.


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Equitalia in rosso!

EQUITALIA

Nel corso degli ultimi due anni l’ente di riscossione ha registrato un buco in bilancio di 73 milioni di euro.

Saranno tanti i contribuenti italiani a stropicciarsi gli occhi e a non credere che Equitalia, l’ente di riscossione che rappresenta da tempo ormai un incubo per tutti, presenta conti economici non proprio in ordine. Anzi tutt’altro. Eppure i numeri stanno lì a dimostrare che è proprio così. A cominciare dai ricavi, il dato in assoluto più significativo: ebbene tra il 2010 e il 2011 sono scesi di ben 197 milioni di euro, e il trend al ribasso è continuato anche nel 2012. È evidente dunque che ad influire in maniera negativa sui bilanci di Equitalia non sono state certamente le ultime decisioni adottate dal governo, che ha cercato di spuntare un po’ le unghie ai funzionari della riscossione. In realtà a calare è stato proprio il gettito recuperato, a testimonianza di un Paese che giace in uno stato di crisi ormai da qualche anno.

Aggi in calo, rateizzazioni in aumento

Altro elemento fondamentale che merita una sottolineatura, all’interno dei conti di Equitalia, è quello dell’andamento economico degli aggi, che rappresentano non a caso la fonte principale dei ricavi. Ricordiamo infatti che l’aggio costituisce proprio la remunerazione che una società di riscossione si fa pagare per lo svolgimento dell’attività di recupero crediti. Attualmente il tasso praticato da Equitalia è pari all’8%, in discesa di un punto rispetto all’aggio praticato solo fino a qualche mese fa. Ebbene, gli aggi in questione, detti anche commissioni attive, valevano 1,224 miliardi nel 2010, sono scesi a 1,031 miliardi nel 2011 e nell’ultimo bilancio quello del 2012 la contrazione è stata di altri 100 milioni, con una quota finale pari a 925 milioni. Insomma, in tre anni Equitalia ha perso fatturato per circa 300 milioni, ossia il 25% del totale. Il tutto come conseguenza anche del fatto che sono calati i volumi di riscossione : un secco -12,6% solo nel 2012. Inoltre un elemento che ha inciso in maniera determinante sul crollo dei flussi finanziari è rappresentato dall’introduzione della possibilità di ricorrere alla rateizzazione dei debiti da parte dei cittadini. La riscossione dei ruoli esattoriali che era stata di 8,6 miliardi nel 2011 è scesa infatti di un miliardo attestandosi a 7,5 miliardi a fine 2012. A questo proposito tra l’altro, è utile ricordare che il recente “decreto del fare” del governo, ha ulteriormente aumentato la possibilità di rateizzare i propri debiti con il Fisco, aumentando l’eventuale diluizione fino a 120 rate in 10 anni.

Equitalia, ma quanto ci costi

Ma la vera sorpresa che si manifesta nello spulciare i conti di Equitalia è quella che riguarda i costi sostenuti dalla struttura. Stiamo parlando di un esercito di circa 8.000 dipendenti che costano alle casse dell’ente stesso qualcosa come 500 milioni di euro. Questo significa che una buona metà dei ricavi finisce solo in stipendi. Se si considera poi che altri 450 milioni circa sono rappresentati da costi per servizi, si capisce bene che nelle casse dell’ente alla fine resta ben poco. Non è un caso allora che tra il 2011 e il 2012 si sia registrato un buco di bilancio di circa 73 milioni di euro. In effetti l’anno scorso i conti sembrano essere tornati in utile, ma potrebbe trattarsi di un semplice fuoco di paglia, data anche la situazione economica del Paese che certo non favorirà l’aumento del gettito fiscale. A questo proposito allora viene il dubbio se in effetti mantenere una pletora di dipendenti così numerosa e così ben pagata, non sia un lusso che Equitalia non possa più permettersi. Vedremo dunque se per una volta gli effetti della crisi oltre a colpire i contribuenti, colpiranno anche chi finora ai contribuenti ha chiesto sacrifici enormi, ovvero il nostro Fisco.

(Fonte lamiapartitaiva)

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Domenica in Poesia: Astensione

Berlusconi-Monti-Ingroia-Grillo-Bersani-Elezioni-2013

Non approvare con una croce
Questo sistema di merda
Ma mettici una croce
Finora hanno ignorato la tua voce
Hanno pensato di dartela a bere
In un oceano di cazzate mica un mare
Se ne sono fregati di vederti affogare
Li potevi vedere sempre lì a twittare
A leccare il culo alle banche e al suo loden
Mentre la telecamera era spenta e le aule vuote
In attesa di una cazzo di norma
Che mettesse a norma le scuole
Non approvare con una croce
Questo sistema di merda
Ma mettici una croce
Finora sono solo andati a festini con puttane
Mandando tutto quanto a puttane
Si dipanavano tra coca e sottane
Mentre tu per pagare Equitalia ti districavi tra le liane
Della burocrazia
E la sera-stanco-li sentivi truccati a parlare di democrazia
Che per trovarla qui da noi l’unico modo
È prenotare un volo e andarsene via
Hanno gettato litri di bianchetto sulla meritocrazia
Così da rimanersene ben stretti sulle loro poltrone
Come matrone dell’antica Roma ma senza averne il decoro
Hanno seguito sempre la musica del Coro
Non hanno mai preso uno di loro
La giustizia in ogni foro è diventata minuscola come un foro
Bloccando chi li intercettava
Bloccando chi bloccava il cancro
Lasciando i loro servi in tele a sdottrinare
A fare il lavaggio del cervello…”Cari e care…”
Si sa che gli elettori tornano sempre buoni
Specie in tempo d’elezioni
Ma io voglio solo la maggioranza per chi si astiene
Basta con quest’astenia di questa politica
Confusa tra l’economia e la matematica
Ma quella dei teoremi neri,Ustica, lo stato che latita
Siamo stati governati come zeri sotto a un segno di matita
Prima dalla p2, poi dai suoi figli, da una finta opposizione
E ora tutti a leccarci il culo:
Non ci sperate, sarà astensione.
Non approvare con una croce
Questo sistema di merda
Ma mettici una croce
Lascia che questo fiume italiano
Torni  alla sua foce di merda
Quella domenica quel lunedì fai quel che vuoi
Magari guardati la luce di un’aurora-
Fatale-
Ma raccontati un’altra storia
Non ti fare male..Non ti fare male…
E –soprattutto- non ti far fregare
Ancora

(mondoperfettodiannakarina)

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Giorni di ordinaria follia…Equi-Italia?


Dall’inizio dell’anno sono 32 i suicidi tra gli imprenditori  a livello nazionale. Questo tristissimo conteggio, seppur approssimativo e ancora provvisorio, è stato realizzato dalla CGIA di Mestre.  La Regione più colpita da questo  dramma è il Veneto: in questi primi 4 mesi del 2012, ben 10 piccoli imprenditori hanno deciso di togliersi la vita a seguito delle difficoltà economiche  incontrate in questi ultimi anni di grave crisi economica. L’ episodio di ieri a Bergamo che ha visto Luigi Martinelli fare irruzione nella sede dell’Agenzia delle Entrate armato, fortunatamente si e’ concluso senza conseguenza ma i problemi sociali rimangono e sono evidenti. Aveva un debito di solo 1000 euro, quindi non giustificabile la disperazione che lo ha portato a questo gesto dimostrativo? Bene, il punto non sono le 1000 euro ma e’ la stanchezza, l’esasperazione-disperazione della gente comune.

Con il governo Monti, da qui al 2014, pagheremo 87,3 miliardi di tasse in più, dall’ Imu fino all’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero, dalla tassa annuale sulle barche al contributo di solidarietà a carico delle pensioni superiori ai 200 mila euro. Dall’aumento di 2 euro sui diritti di imbarco dei passeggeri sugli aerei al taglio della deducibilità fiscale delle auto aziendali. E naturalmente all’aumento delle accise sulla benzina. Senza contare il previsto aumento dell’iva a partire dal 1 ottobre, che potrebbe far incassare allo Stato, e togliere a noi, 13 miliardi nel 2013 e 16 nel 2014.  “Ormai rischiamo di rimanere soffocati dalle tasse – afferma Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – E’ vero che il Governo Monti è  stato costretto ad intervenire in maniera molto decisa per salvare il Paese dal fallimento. Ma è altrettanto vero che si è agito solo ed esclusivamente sul fronte delle entrate. Nel salva Italia, ad esempio, l’effetto complessivo della manovra è costituito per l’81,3% da nuove entrate e solo il 18,7% da tagli alla spesa.”

Eppure, dalla sciagurata ipotesi, di introdurre un’imposta sugli sms per coprire i costi di eventuali disastri naturali, all’idea di imporre una tassa sulle bibite gassate, fino ai 100 euro chiesti a chi vola sugli aerotaxi, sembra che il governo non trovi di meglio che inventarsi una nuova imposta al giorno. E questo avviene in un Paese dove la richiesta di tagliare le spese pubbliche e gli sprechi e’ diventato un urlo, le banche che non prestano un euro e un Fisco che pretende tutto e subito.

E ci stupiamo di un giorno di ordinaria follia? Cara equitalia a buon intenditor…..

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Equa italia in Equitalia?

Non solo non e’ una novità che vada peggio,e’ la nostra fortuna. E’ sempre andata peggio, non e’ mai andata meglio. C’era quell’adagio popolare, visionario, profetico, diceva che si stava meglio quando si stava peggio. Sante parole: andar peggio e’ una ricetta sicura: solo dopo che va molto peggio, può andare molto meglio. Perché quel meglio e’ un facile meno peggio. E infatti nelle epoche migliori non e’ che sia successo granché, e’ solo andata meno peggio. Oppure ha smesso di andare malissimo. Il dopo guerra e’ stato bello perché prima c’era stata la guerra, dopo ha prevalso il senso di realtà ed e’ tornato il solito peggio. E’ la natura della nostra nazione: siamo un paese di santi, poeti, navigatori e alacri peggioratori. In Italia, siamo sempre stati meglio ai bei tempi di quando si stava peggio. E non smetteremo mai di rimpiangere l’elegiaco meglio di ieri, così meno peggio del fognario oggi. A parte che e’ confortante che oggi stiamo peggio di ieri, così quando domani staremo peggio di oggi, potremmo rimpiangere il superato peggio di oggi rispetto al meno peggior ieri. Non ci sarà mai niente di peggio rispetto all’ossario ferale del giorno successivo. Fino a due settimane fa c’era gente che rimpiangeva la Dc perché stava governando Berlusconi, adesso c’è gente che rimpiange Berlusconi perché governa Monti. Che adorabile meno peggio.

Nel nostro Paese e’ fisiologico stare peggio: peggio del giorno prima, dell’anno prima, del secolo prima. Per esempio, secondo Brunetta nell’Età del Ferro si stava meglio perché c’era il cannibalismo e si mangiava ogni giorno. E’ la nostra tradizione: la vita italiana deve sempre peggiorare, se a un tratto migliorasse, vorrebbe dire che abbiamo perso il controllo. Ma poi, che cosa sarebbe l’Italia senza i suoi continui peggioramenti? Un paese coi conti in ordine. “Come va?”. “Bene, ho le aliquote in ordine e la Borsa vola”. Per fortuna invece va sempre peggio. Siamo concreti : in questo meraviglioso ieri del peggior domani, i ministri tecnici piangono e poi spingono nella voragine più pensionati possibile. Il segreto e’ peggiorare sempre e uno spicchio d’aglio in tasca.

Spieghiamoci con la parabola che racconta sempre la Fornero al seminario di sadismo governativo. C’è un poveretto che affoga in mezzo al mare. Su un motoscafo superveloce arriva un uomo elegante con gli occhiali, capelli bianchi: compassato(indovinate chi e’). Il motoscafo si ferma accanto al poveretto che si dibatte tra i flutti e ormai sta per sparire. L’uomo elegante si sporge e gli offre la mano. Lo vuole salvare, direte. No, gli consegna una cartella di Equitalia. Ed e’ tutta qui la chiave: l’equità ci sarebbe se al centro della misure ci fosse la persona umana. invece c’è Equitalia.

Perché quando dicono equità, intendono Equitalia. Del resto, facciamo nostro il lacrima-pensiero della Fornero: abbiamo deincidizzato le pensioni, ma chi se ne frega, tanto non lavora più nessuno e la pensione non ce l’avrà più nessuno.

E noi aggiungiamo: se non lavora più nessuno, chi li raggiunge 42 anni di contributi? Tua sorella, Mario. Insomma prima di tirare il calzino, vorrei sapere da Mario se una volta nella vita riuscirò mai ad avere sollievo. Al limite del sollievo tecnico da parte di un governo tecnico.

Una pausa di dolce stupore, che uno mette i piedi in una tinozza e fischia una canzone scema. Dimmi, Mario: ci sarà mai il sollievo? Rispondimi: “No, per niente” e saro felice perché sto peggio, ma sempre meglio di domani. Il nostro carisma e’ il buio.

(fonte ILMALE-Jiga Melik)

 

 

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