L’era del petrolio è finita, anche Las Vegas diventa green

Bloomberg New Energy Finance ha già annunciato che, secondo le sue stime, nel 2040 le fonti pulite copriranno il 60% della potenza elettrica mondiale, con un balzo dell’eolico e del fotovoltaico, che peseranno per il 64% della nuova capacità installata, assorbendo il 60% degli 11.400 miliardi di dollari destinati all’energia verde. Dal 2027 produrre elettricità da nuovi impianti eolici o fotovoltaici sarà più conveniente rispetto a quella degli impianti a gas o a carbone esistenti. Già oggi in Germania, Regno Unito e Messico, eolico e fotovoltaico insieme supereranno il 50% della produzione elettrica. In Italia eolico e solare valgono il 14% della domanda di energia elettrica. Entro il 2040 il solare coprirà da solo il 15% della domanda elettrica mondiale e attirerà in media 135 miliardi di dollari di investimenti all’anno per i prossimi 25. Sembra quasi una gara a chi nel mondo vuole liberarsi per prima dal petrolio. La Svezia entro il 2020 sarà il primo paese al mondo che lavorerà, produrrà, viaggerà, esporterà, svolgerà insomma qualsiasi attività per cui è necessario consumare energia, senza più usare i carburanti fossili. E se, come racconta Maria Rita D’Orsogna (Fisica e docente all’Università statale della California), anche una città come Las Vegas simbolo dello spreco si pente e si converte all’energia rinnovabile, le multinazionali possono realmente preoccuparsi. È finita l’era del petrolio. Continue Reading


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Il villaggio tedesco energeticamente indipendente, modello per le rinnovabili

Feldheim indipendenza energetica

Negli ultimi dieci anni, nessun paese ha abbracciato l’energia rinnovabile con tanto entusiasmo come la Germania. Nonostante la graduale eliminazione dell’energia nucleare, il paese esporta più energia che mai, grazie soprattutto al suo investimento in energie rinnovabili. Una città in particolare, si erge come un faro luminoso del potenziale che le energie rinnovabili hanno: Feldheim, appena 150 anime, circa 90 km a sud di Berlino, che ha la sua rete di energia e genera tutta la sua potenza da eolico, solare e biogas.

Feldheim è un paesino con appena 150 abitanti, ma è diventata una destinazione turistica importante in questi ultimi anni, incuriosendo giornalisti, delegazioni e registi provenienti da tutto il mondo per ammirare l’indipendenza energetica del paese. Nel 2010, i residenti di Feldheim hanno dato un contributo di 3000 euro per costruire la loro rete elettrica, dando loro il controllo completo sui prezzi elettrici, i quali sono il 30% in meno rispetto alla media nazionale, con prezzi fissati mediante riunioni. A rendere possibile ciò, il vasto campo di 47 mulini a vento che domina questo piccolo villaggio, situato in un ambiente tranquillo e pastorale. Oltre ai mulini, ci sono i pannelli solari lungo il bordo della città.

Il passaggio verso le energie rinnovabili è iniziata nel 1990, quando la città ha installato una sola turbina a vento in città per approfittare dei forti venti. Ben presto, le turbine eoliche hanno cominciato a moltiplicarsi, e ora il parco eolico contiene 47 mulini a vento. Esistono anche cabine per la ricarica delle auto elettriche.

Per quanto concerne il riscaldamento delle case invece, viene utilizzato un impianto di biogas che brucia gas utilizzando gli scarti agricoli (letame di maiale e mais). E’ previsto un impianto biogas in ogni edificio della città. L’impianto di produzione di biogas permette ai residenti di Feldheim di abbassare i costi di riscaldamento di circa il 10 per cento.

L’utilizzo dell’energia prodotta viene gestita dai residenti stessi che devono bilanciarla e si applicano sanzioni in caso di sovra-sfruttamento. Questa indipendenza economica ha anche portato posti di lavoro e benefici economici a Feldheim. In Italia una “rivoluzione energetica” del genere sarebbe possibile? Forse si, a patto di cambiare totalmente questa classe politica incompetente ed arretrata.

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