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Mai così poveri negli ultimi 27 anni: Un italiano su quattro a rischio povertà

Un italiano su quattro a rischio povertà

La crisi continua a tenere sotto scacco molte famiglie italiane. Quasi un italiano su quattro è a rischio povertà, un valore che non era mai stato così elevato dalla fine degli anni ’80. 

Lo rivela uno studio di Bankitalia su reddito, ricchezza, crescita e diseguaglianze. Ecco qualche numeretto che spiega il come siamo arrivati fin qua. Continue Reading


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Le verità del bugiardo: Il Governo delle larghe intese

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“Sentire che Enrico Letta, che ho sempre stimato e che ho sospinto io a Palazzo Chigi, dichiarasse che era diventato inevitabile infliggere nuove pene agli italiani, per di più attribuendomene la colpa, ha avuto su di me l’effetto di una pugnalata. Che però mi ha restituito la voglia di lottare. Una ritorsione inaccettabile. Un dispetto. Con l’aggravante di attribuire a noi la responsabilità della decisione. Insomma, Letta annunciava nuove tasse e le intestava a noi. Inaccettabile. Altro che colpo di testa mio. È stato il suo un colpo basso.  Siccome Letta non è uno sprovveduto mi rifiuto di credere che non abbia compreso il senso delle dimissioni dei nostri senatori e deputati. Le quali sono state consegnate ai capigruppo non contro il governo, ma per dare un segnale drammatico agli italiani di quel che il Partito democratico sta cercando di fare non tanto a me, quanto al corpus della democrazia. Quelle dei parlamentari non erano dimissioni contro il governo, ma contro chi, come il Partito democratico, tradiva le intese costituendo una nuova maggioranza per decapitare i moderati del loro leader, il tutto contravvenendo a principi giuridici irrinunciabili in uno Stato di diritto.” Silvio “Pinocchio” Berlusconi

Il naso di Pinocchio era un bel naso-spia: cresceva a vista d’occhio se udiva una bugia. Che naso sorprendente: un naso che ci sente!

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L’Italia non è più uno Stato sovrano, ma una colonia tedesca

Italia-Germania

Enrico Letta? Non ho alcuna opinione su di lui. È un personaggio irrilevante. Un altro burattino. Nessuna offesa personale, per carità. Ma, oggi, chi è al potere in Italia non conta niente. Non comanda su nulla. L’Italia non è più uno Stato sovrano, ma una colonia della Germania. In un’intervista a ItaliaOggi, Nigel Farage, leader e militante storico dello Ukip, il partito indipendentista britannico che vuole l’addio del Regno Unito a Bruxelles, nonché co-presidente, con il leghista Francesco Speroni, del gruppo Efd (Europa della Libertà e della Democrazia), che raccoglie i principali partiti euroscettici al Parlamento europeo, denuncia «il declino della politica italiana».

Dopo il trionfo alle Europee del 2009, quando era riuscito addirittura a superare i laburisti, imponendosi come seconda formazione politica del Regno, alle ultime elezioni amministrative, un mese fa, il suo partito ha registrato un nuovo, clamoroso boom, trasformando il voto in un avvertimento per la politica nazionale e per l’Europa. Un vero tsunami, che ora rischia di travolgere anche le prossime elezioni politiche. In rete, gli anatemi contro l’euro, di Farage, carismatico quanto furbo, oltre che bravissimo a gestire i tempi del video, sono seguitissimi. E tra i suoi estimatori (oltre a milioni di donne inglesi, che secondo il Telegraph considerano Farage più affascinante di Cameron – perché la popolarità oggi è più sexy del potere, signora mia) non poteva mancare Beppe Grillo, che l’ha definito un «oratore straordinario». Una stima ricambiata, quella del leader del M5S per il politico britannico, e del resto Farage è definito da molti “il Grillo inglese”. Anche se, al di là dei toni infiammati e della comune avversione al progetto europeo, le posizioni dei due non sempre convergono.

Domanda. Proprio ieri il Financial Times si è scagliato contro Letta, definendolo “in letargo” e spronandolo a svegliarsi. Concorda con il giudizio del quotidiano?
Risposta. Purtroppo sì. Letta sta un po’ dormendo, è vero. D’altronde, se sei un Paese membro dell’euro cosa puoi fare davvero? Assolutamente nulla. L’abbiamo già visto accadere con altri Paesi. Non importa chi è al governo, perché, tanto, non è quella persona a governare. L’incarico politico, come si conferiva ed era inteso una volta, non esiste più. Non sono gli italiani a decidere, né tantomeno il Presidente della Repubblica: è l’Europa. E se all’Europa un leader non piace, lo rimpiazzano.
D. Si riferisce alle dimissioni forzate di Berlusconi nel 2011?
R. Guardi, io credo che in politica, come nel calcio e nello spettacolo, arrivi il momento di ammettere a se stessi che è tempo di andare in pensione. Per il bene dell’Italia, per l’immagine del vostro Paese in Europa e nel mondo, spero che Berlusconi abbia giocato la sua ultima partita. Detto questo, la nomina di Monti a Presidente del Consiglio è stata l’azione più esecrabile che abbia mai visto dalla nascita dell’Unione Europea. Sconvolgente e vergognoso che un gruppetto di persone in Europa decida, secondo le loro convenienze per di più, chi deve guidare l’Italia. Un governo fantoccio. È stato un bruttissimo segnale. Ero disgustato. Come si sono permessi? Come lo avete permesso?
D. Ce lo chiede l’Europa, o meglio, la Merkel.
R. Proprio così. Viviamo in un’Europa dominata dalla Germania. L’Unione europea, che sotto un altro nome, dopo la Seconda Guerra Mondiale, era stata concepita per contenere il potere tedesco, oggi è controllata e tiranneggiata economicamente dalla Germania. Una situazione pericolosissima. E nessun Paese sembra avere la forza di ribellarsi. Anche se il sentimento antitedesco e antieuropeo sui temi economici cresce, come ad esempio in Francia. Ma c’è di più: l’Ue era stata disegnata per avvicinare i suoi popoli, un tempo divisi tra Est e Ovest. Invece ha creato nazionalismi. Oggi l’Europa è divisa tra Nord e Sud, e il razzismo e la xenofobia dilagano. A questo proposito vorrei ricordare che è stato su mia iniziativa che Mario Borghezio è stato espulso dal gruppo degli euroscettici al Parlamento europeo, dopo le dichiarazioni sul ministro Kyenge.
D. Ma lei pensa che l’Italia dovrebbe uscire dall’euro e dall’Ue?
R. Penso che Grecia, Spagna e Portogallo debbano uscire il più presto possibile dall’euro, se vogliono sopravvivere. Sull’Italia non ho certezze altrettanto forti. I vostri indicatori economici sono drammatici, è vero. Ma l’Italia versava in gravi difficoltà ben prima di entrare nell’euro, e, lasciandolo, non risolverebbe tutti i suoi problemi. Allo stesso tempo, uscire dall’euro permetterebbe al governo italiano di governare davvero, di non essere un governo fantoccio. E questo è fondamentale. Grillo ha ragione quando chiama al referendum sull’euro e sull’Ue, uno dei suoi cavalli di battaglia. È un dibattito necessario, se non altro per spingere gli italiani a prendere coscienza di cos’è davvero l’euro e cosa vi sta facendo. Per quanto mi riguarda, considero l’intera esperienza europea un totale fallimento.
D. Tra lei e Grillo c’è stima reciproca. Come giudica la débâcle del Movimento 5 Stelle alle ultime amministrative?
R. Credo sia naturale che un movimento partito dal nulla e arrivato al top in pochissimo tempo vada incontro ad alti e bassi. Quel 25% che Grillo ha preso alle politiche di febbraio, e che neanche lui si aspettava, denuncia la grande sete di cambiamento degli italiani. Una sete che non è stata soddisfatta. Ed è per questo che Grillo è stato punito dagli elettori alle amministrative: perché non ha tenuto fede alle aspettative di cambiamento che aveva creato e alimentato. Ma il partito è appena nato. Bisogna dargli tempo. Questa sconfitta, come pure le divisioni interne e l’incapacità di alcuni parlamentari, sono i classici problemi della crescita.
D. Molti però dicono che Grillo si sia stancato e cerchi una via d’uscita. Lei che ne pensa?
R. Voglio credere che non sia così. Grillo sta ricoprendo un ruolo molto importante nella politica italiana. L’Italia ha bisogno di un dibattito aperto e franco sul proprio futuro economico e politico. E il M5S oggi è l’unico che possa portare a questo dibattito.
(Fonte  Costanza Rizzacasa d’Orsogna – italiaoggi)
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Perchè Dovrei…. essere coerente

PD-tutti-contro-tutti-Bersani-Letta-Renzi-Civati

Il rimangiarmi le mie parole non mi ha mai dato l’indigestione.
Winston Churchill

«Se si pensa di ovviare con maggioranze dove io dovrei stare con Berlusconi, si sbagliano. Nel caso io, e penso anche il Pd, ci riposiamo» ( Pierluigi Bersani, 2 ottobre 2012).

«Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra» (Anna Finocchiaro, 5 marzo 2013).

«Non sono praticabili né credibili in nessuna forma accordi di governo fra noi e la destra berlusconiana» (Pier Luigi Bersani, 6 marzo 2013).

«In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d’emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrodestra formino un governo insieme» (Massimo D’Alema, 8 marzo 2013).

«Fare cose non comprensibili dagli elettori non sono utili né per l’Italia né per gli italiani. Non mi pare questa la strada». (Beppe Fioroni, 25 marzo 2013).

«Lo dico con anticipo, io un’alleanza con Berlusconi non la voto» (Emanuele Fiano, 28 febbraio 2013).

«I nostri elettori non capirebbero un accordo con Berlusconi» (Ivan Scalfarotto, 28 febbraio).

«Un governo Pd-Pdl è inimmaginabile» (Matteo Orfini, 27 marzo 2013).

«I contrasti aspri tra le forze politiche rendono non idoneo un governissimo con forze politiche tradizionali» (Enrico Letta, 29 marzo 2013).

«Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il governissimo, è quel governo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).

«L’alternativa non può essere o voto anticipato o alleanza stretta tra Pd e Pdl» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).

«Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile» (Enrico Letta, 8 aprile 2013).

«Il governissimo predisporrebbe il calendario di giorni peggiori» (Pierluigi Bersani, 8 aprile 2013).

«Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell’Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl» (Roberto Speranza, 8 aprile 2013).

«Il governissimo non è la risposta ai problemi» (PierLuigi Bersani, 13 aprile 2013).

«Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre» (Fausto Raciti, 14 aprile 2013).

«Non c’è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il Pd» (Cesare Damiano, 18 aprile 2013).

«Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo» (Rosy Bindi, 21 aprile 2013).

«Sono contrario a un governo Pd-Pdl» (Andrea Orlando, 22 aprile 2013).

«Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano» (Dario Franceschini, 23 aprile 2013).

Il governo dell’incoerenza domina il mondo, attraverso i suoi ministri, i potenti.
Carl William Brown

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