Sostenibilità Paesi Ocse: L’Italia retrocede al 28° posto

Dal 2007 la società di gestione Degroof Petercam Asset Management (DPAM), effettua ogni sei mesi la sua classifica che valuta la sostenibilità dei 34 Paesi membri dell’Ocse in base alla media delle posizioni in cinque aree principali: (i) trasparenza e valori democratici, (ii) ambiente, (iii) istruzione, (iv) popolazione, sistema sanitario e distribuzione della ricchezza, (v) economia. Lo scopo è definire l’universo di investimento del fondo obbligazionario governativo SRI DPAM L Bonds Government Sustainable, dal quale vengono esclusi quei Paesi che occupano la metà inferiore della classifica. Continue Reading


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Earth Overshoot Day 2014: Da oggi il pianeta è in rosso

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Il 19 Agosto è l’Earth Overshoot Day (il giorno del superamento): il giorno in cui la nostra Impronta Ecologica supera il budget annuale del nostro pianeta.

Ci sono voluti meno di otto mesi per far sì che l’umanità abbia esaurito l’intero budget di tutto l’anno e sia andata in una situazione di deficit ecologico. Tutto questo secondo i calcoli del Global Footprint Network, un centro di ricerca internazionale sulla sostenibilità con uffici in Nord America, Europa e Asia.

Il Global Footprint Network  ha lo scopo di portare i limiti ecologici al centro dei processi decisionali grazie al progressivo miglioramento dell’indicatore “Impronta Ecologica”, uno strumento per la gestione delle risorse che misura quanta natura abbiamo, quante ne usiamo e chi usa cosa. Ogni anno, il Global Footprint Network che conosce l’ammontare annuale della produzione sostenibile terrestre, è in grado di calcolare il numero di giorni di quell’anno “coperti” dalla biocapacità della Terra. Il resto dell’anno corrisponde all’Overshoot.

L’Earth Overshoot Day pubblicizza la data in cui l’impronta dell’umanità in un certo anno supera la capacità rigenerativa della Terra di quell’anno, calcolato dividendo la biocapacità mondiale (la quantità di risorse rinnovabili che la Terra è in grado di generare quell’anno), con l’impronta ecologica mondiale (la domanda dell’umanità per quell’anno), e moltiplicando per 365, il numero di giorni del 2014:
(biocapacità mondiale/ Impronta Ecologica mondiale) x 365 = Earth Overshoot Day. 
 Dal 2000, secondo i calcoli del Global Footprint Network, l’entità del superamento è cresciuta e di conseguenza, l’Earth Overshoot Day si é spostato da inizio ottobre 2000 al 19 agosto di quest’anno.

“Il problema del superamento della capacità rigenerativa sta diventando una sfida caratteristica del 21° secolo. E’ sia un problema ecologico che economico” ha detto Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network e co-creatore dell’Impronta Ecologica, un sistema scientifico di contabilità delle risorse. “Le nazioni con deficit di risorse e basso reddito sono particolarmente vulnerabili. Anche i paesi ad alto reddito che hanno avuto la possibilità economica di proteggersi dagli effetti più diretti generati dalla loro dipendenza dalle risorse devono rendersi conto che devono trovare una soluzione a lungo termine per superare tale dipendenza prima che diventino problemi troppo grandi rispetto alle loro capacità economiche”.

Nel 1961, l’umanità usava solo tre quarti della capacità della Terra di generare cibo, fibre, legname, risorse ittiche e di assorbire i gas che generano effetto serra. La maggior parte delle nazioni aveva una biocapacità più grande della loro rispettiva Impronta. Verso l’inizio degli anni settanta, la crescita economica e demografica hanno aumentato l’Impronta Ecologica dell’umanità portandola ad un livello più grande della capacità di produzione rinnovabile del pianeta : siamo quindi andati in una situazione di superamento ecologico.

Oggi, l’86% della popolazione mondiale vive in nazioni che richiedono alla natura più di quanto i loro ecosistemi nazionali riescano a produrre. Secondo i calcoli del Global Footprint Network, oggi ci sarebbe bisogno di 1.5 Terre per produrre le risorse ecologiche rinnovabili necessarie per sostenere l’Impronta attuale dell’umanità. Proiezioni moderate riguardanti la popolazione, l’energia e il cibo indicano che l’umanità potrebbe richiedere la biocapacità di tre pianeti ben prima della metà di questo secolo. Questo potrebbe essere fisicamente irrealizzabile.

I costi della nostra spesa ecologica eccessiva stanno diventando sempre più evidenti. L’interesse che stiamo pagando sul crescente debito ecologico che si concretizza in deforestazione, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di CO2 nella nostra atmosfera va di pari passo con i crescenti costi umani ed economici.

I governi che ignorano i limiti delle risorse nel loro processo decisionale potrebbero mettere a rischio la loro performance economica a lungo termine. In tempi di persistente “overshoot”, quei paesi che si trovano in situazione di deficit di biocapacità si renderanno conto che la riduzione della loro dipendenza dalle risorse coincide con i loro interessi. Al contrario, i paesi che sono dotati di riserve di biocapacità hanno un forte incentivo a preservare questi beni ecologici che costituiscono una crescente vantaggio competitivo in un mondo caratterizzato da vincoli ecologici sempre più stringenti.

A fronte di tutto ciò un crescente numero di nazioni si sta attivando in vari modi:

  • Le Filippine stanno per adottare l’Impronta Ecologica come indicatore per le loro politiche nazionali, il primo paese nel sud-est asiatico a farlo, attraverso il loro Land Use Act Nazionale. Questa legge, la prima del suo genere nelle Filippine, è stata pensata per proteggere i territori dallo sviluppo caotico e per pianificare l’utilizzo e la gestione delle proprie risorse fisiche. I legislatori stanno quindi cercando di integrare l’Impronta Ecologica nella politica nazionale, ponendo il tema dei limiti delle risorse al centro del processo decisionale.
  • Gli Emirati Arabi Uniti, un paese ad alto reddito, intendono ridurre in modo significativo la loro Impronta Ecologica pro capite, uno delle più alte al mondo, a partire dalle emissioni di carbonio. Il loro Standard per l’efficienza energetica nell’illuminazione comporterà solo prodotti ad alta efficienza per l’illuminazione interna che saranno disponibili su tutto il territorio entro la fine di quest’anno.
  • Il Marocco è interessato a collaborare con il Global Footprint Network per il riesame, basato sull’Impronta Ecologica, del “Plan Maroc Vert”, una strategia nazionale di 15 anni per lo sviluppo sostenibile in agricoltura. Il Marocco è anche interessato a collaborare con il Global Footprint Network per valutare complessivamente in che misura il piano contribuisce alla sostenibilità del settore agricolo, nonché alla transizione verso la sostenibilità dell’intera società.

Indipendentemente dalle specificità di un paese, incorporare il rischio ecologico nella pianificazione economica e nella strategia di sviluppo non è solo un atto di lungimiranza, è un atto necessario ed urgente. Per calcolare la propria Impronta ecologica e sapere cosa si può fare per ridurla, andare su:

http://www.footprintnetwork.org/calculator  dove si trova anche una versione adattata alla realtà italiana.


L’overshoot prima o poi si concluderà, che ci piaccia o no. L’unica alternativa che abbiamo è tra toglierci da questa situazione per scelta o a causa di disastri. Se optiamo per la scelta, tutti noi, come individui, ma anche come città, nazioni, umanità intera, possiamo agire. Significa sviluppare e implementare strategie sostenibili per invertire la tendenza al sovra-sfruttamento ecologico garantendo allo stesso tempo il benessere delle persone. Qui è dove entra in gioco l’indicatore dell’impronta ecologica, che può essere utilizzato a supporto dei processi decisionali e per un calcolo preventivo degli effetti delle nostre strategie nel contrastare le tendenze dell’overshoot. La questione della scelta è in definitiva questa per l’umanità: come vivere bene disponendo di un ettaro a persona (in modo da lasciare spazio ad altre specie e da poter accogliere una popolazione probabilmente più numerosa in futuro). E’ una questione di pianificazione. I punti principali di intervento riguardano il modo di alimentarci (meno prodotti animali, per esempio, meno rifiuti alimentari, cibo meno elaborato), dove e come siamo alloggiati (micro-case, in posizione centrale, ad alta efficienza energetica, con il supporto di energie rinnovabili), i nostri sistemi di trasporto (distanze brevi, a piedi o in bici, evitare l’uso di aerei) e le dimensioni delle famiglie (un figlio per famiglia riduce la pressione della popolazione sull’ambiente, due figli la mantengono, tre la incrementano portando a un aumento del 50 per cento della popolazione nell’arco di 20-25 anni, approssimativamente il doppio del tasso di crescita della popolazione mondiale attuale, ma anche il doppio del tasso di crescita della popolazione indiana)”. Mathis Wackernagel – fondatore e attuale presidente del Global Footprint Network

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La casa del futuro è Made in Italy



L’Italia vince le Olimpiadi dell’architettura sostenibile, la competizione biennale in cui gareggiano i migliori progetti residenziali delle università di 20 Paesi, con RhOME for denCity.

La casa ecosostenibile, Rhome for denCity, ideata da Chiara Tonelli, insegnante di Tecnologia dell’architettura alla facoltà di Architettura dell’università Roma Tre, è dal team di 50, tra studenti, ricercatori e professori di Architettura, Ingegneria ed Economia di Roma Tre, ha vinto il Solar Decathlon Europe 2014, i Mondiali di bioarchitettura. Sono gli unici italiani selezionati tra centinaia di progetti provenienti da tutto il mondo.

Al secondo posto si è classificato un team francese che ha sviluppato il concetto della città fertile, incorporando l’attività agricola nel quadro urbano con il suo modulo Philéas, creato per riabilitare uno stabilimento industriale dismesso. Al terzo posto sono arrivati gli olandesi che hanno puntato a ingegnerizzare una “pelle” per avvolgere le case, The Skin, un involucro pensato per aggiungere spazio alle tipiche case olandesi, rendendole completamente autonome dal punto di vista energetico.

RhOME significa “A home for Rome (“Una casa per Roma”)” spiega Chiara Tonelli, “è stata pensata per Roma, per il parco di Tor Fiscale, con la sua baraccopoli e i suoi monumenti, ma è replicabile e trasportabile in tutte quelle realtà urbane di periferia oggi abbandonate e degradate”. Costruita in legno certificato a basso impatto ambientale; 65 metri quadrati di comfort e tecnologie applicate, dotate di illuminazione naturale e artificiale di avanguardia, con una forte attenzione alla qualità dell’aria interna per garantire il massimo comfort e la massima salubrità. Una casa architettonicamente bella, pensata per mettere assieme sobrietà ecologica e qualità del design. Il risultato è una casa trasportabile in treno, conveniente e minimale.

La “casa italiana”, è concepita in modo da consentire la massima flessibilità, con la possibilità di modificare e far crescere l’alloggio a seconda delle esigenze del momento. “La proposta abitativa di RhOME mira non solo a sviluppare un progetto architettonico a impatto zero, che produce più energia di quanta ne consumi, ma anche a liberare dall’abusivismo le aree archeologiche, come gli acquedotti romani, a favore di una nuova aggregazione urbana sostenibile”, illustra Chiara Tonelli. “La Casa” in realtà è un concentrato di efficienza energetica, innovazione, sostenibilità, design e bellezza. Sessanta metri quadrati più due loggette esterne fatte di materiali ecocompatibili, ispirati al massimo del risparmio energetico, ma anche dei consumi, per produrre più energia di quanta se ne usi, seguendo il principio delle 5 R: rigenerazione urbana, relazione tra cittadini, rapidità di costruzione, riduzione di impatto ambientale, riuso.

I principali vantaggi, quindi, consistono nel risparmio economico ed energetico, nella salvaguardia del territorio ancora non costruito, nell’ottimizzazione delle infrastrutture preesistenti e nel miglioramento delle relazioni sociali. Una casa di questo tipo costa 1.032 euro al metro quadro, inclusi gli arredi fissi. “Sarebbe perfetta come casa popolare e per Roma soprattutto” dice la Tonelli. Ma nessuno delle istituzioni locali e nazionali ancora se n’è accorto.

North-East facade_photo by Lorenzo Procaccini

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Dal 2007 investiti 18 miliardi di euro nelle riqualificazioni energetiche degli edifici

incentivi energetici- riqualificazioni energetiche

Dal 2007 al 2012 sono stati investiti 18 miliardi di euro nelle riqualificazioni energetiche degli edifici. Questi i risultati del Rapporto dell’Enea del 2012 “Le detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente”, che fornisce il quadro complessivo degli interventi realizzati sugli edifici secondo la normativa vigente.

Il risparmio energetico in energia primaria attribuibile agli interventi di riqualificazione energetica che nel 2012 hanno beneficiato degli incentivi fiscali previsti dalla Legge 296/06 (e successive modifiche) è stato di circa 1.260 GWh/anno, con una conseguente riduzione di CO2 emessa in atmosfera stimabile in 270 kt/anno.

La maggior parte delle pratiche ricevute da Enea riguarda la sostituzione degli infissi (64%), ossia oltre 168.000 interventi su un totale di circa 265.000 pratiche. Quasi 67.000 pratiche, pari al 25% del totale, coinvolgono la sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale. Quasi 25.000 pratiche, ossia il 9% rispetto al totale, prevede l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria. Circa il 2% di tutte le pratiche inviate riguarda la coibentazione di strutture opache verticali e orizzontali (circa 6.500 interventi).

Le richieste d’intervento, in totale, sono state 265.400 per investimenti complessivi superiori a 2,8 miliardi di euro e un totale degli importi portati in detrazione pari a 1,58 miliardi di euro. Il costo medio per intervento  è di 10.865 euro, con un  risparmio medio pari a circa 4,7 MWh/anno.

Nei risultati ottenuti si conferma una forte disomogeneità tra le realtà regionali e si osserva nell’insieme una leggera riduzione del numero di pratiche inviate ad ENEA, degli investimenti e  dei risultati ottenuti rispetto all’anno fiscale 2011. Tra le molteplici cause, è stato evidenziato il contemporaneo innalzamento dal 36% al 50% dell’aliquota delle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie, oltre agli effetti della crisi economica. Per quanto riguarda gli interventi regionali, circa il 70% del totale si è concentrato in sole quattro regioni (Lombardia, Piemonte, Emilia- Romagna e Veneto), del tutto in linea con quanto avvenuto nel passato.

Nonostante ciò, a conferma della grande diffusione sul territorio che da sempre caratterizza questo sistema di incentivazione dell’efficienza energetica, i dati pubblicati da Enea mostrano dal 2007 al 2012 una spesa di 18 miliardi di euro nelle riqualificazioni energetiche degli edifici, che ha contribuito significativamente a produrre occupazione in un settore in forte crisi e ad innalzare le prestazioni energetiche di una percentuale significativa del patrimonio edilizio nazionale.

Scarica il rapporto completo: “Le detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente”

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Lettera delle associazioni ambientaliste e della green economy a Matteo Renzi

riscaldamento-globale

Le principali associazioni ambientaliste del Coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club, Comitato Si alle Energie Rinnovabili No al Nucleare e WWF, insieme al coordinamento di associazioni e imprenditori dell’efficienza energetica e delle rinnovabili, chiedono al nuovo Governo Renzi, di rappresentare l’Italia, nell’UE, con un impegno forte sugli obiettivi 2030 in materia di politiche per il clima.

Illustre Presidente,

le scriviamo all’indomani del suo insediamento a capo del Governo per evidenziare il rilievo e l’urgenza degli impegni che attendono il nostro Paese, già nelle prossime settimane, in materia di contrasto ai cambiamenti climatici. Come saprà è in corso nell’UE un processo di definizione degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030. Il riscaldamento globale è un’emergenza conclamata e sulla quale la comunità scientifica internazionale esprime moniti univoci, indicando con precisione le sfide che ci attendono per salvare il Pianeta e scongiurare un futuro in cui gli eventi metereologici estremi crescano in intensità e frequenza. Il libro bianco “Clima-Energia 2030”, appena adottato dalla Commissione, mostra purtroppo una preoccupante timidezza, in aperta antitesi con gli stessi impegni già assunti dall’Europa per contribuire a contenere il riscaldamento globale sotto la soglia critica dei 2°C. Il prossimo 20-21 marzo il Consiglio europeo si riunirà per decidere sui target europei al 2030 in materia di clima ed energia; prima di allora, il 3 e il 4 marzo, sarà la volta dei ministri per l’Ambiente e di quelli con competenze in materia di Energia, anche qui per discutere il futuro dell’Unione nella sfida ai cambiamenti climatici. Saranno, questi, passaggi decisivi per scegliere la strada giusta per l’UE. L’Italia, con il precedente esecutivo, ha già espresso il suo impegno (insieme a Germania, Francia, Danimarca e altri quattro stati) in favore della definizione di tre target ambiziosi e vincolanti per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Questi ultimi due settori sono essenziali e imprescindibili se si vuole agire efficacemente. Alle fonti rinnovabili dobbiamo quasi la metà della riduzione delle emissioni conseguita sin qui con il pacchetto 20-20-20; riguardo all’efficienza, recenti rapporti tecnici, di parte industriale ne mostrano i benefici economici, ambientali e occupazionali, confermando analisi già effettuate dal mondo ambientalista. Si tratta peraltro di settori in cui il nostro Paese ha le potenzialità per esprimersi in termini di primato, specie se accompagnato da politiche tese a fare sistema. Gentile Presidente, le chiediamo di confermare l’indirizzo sin qui espresso dall’Italia e di fare ancora di più, impegnando il nostro Paese a sostegno di tre target vincolanti (emissioni, rinnovabili ed efficienza) per la salvaguardia del clima. Il recente indirizzo del Parlamento europeo, che ha sconfessato la Commissione, costituisce il livello minimo di ambizione da cui partire per costruire un accordo. Il Parlamento ha votato per tre target vincolanti al 2030:

  • riduzione del 40% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990;
  • produzione di almeno il 30% del consumo finale complessivo di energia da fonti rinnovabili;
  • incremento dell’efficienza energetica del 40%.

Questi obiettivi, secondo il Parlamento, “devono essere obbligatori, e messi in atto sulla base di singoli obiettivi nazionali, tenendo conto della situazione e del potenziale di ogni Stato membro”. Noi riteniamo che per raggiungere la de-carbonizzazione entro il 2050, come dichiarato più volte dai Capi di Stato e di Governo del Consiglio Europeo, sia necessario andare oltre, ma riconosciamo al Parlamento Europeo il merito di aver ristabilito i termini minimi del confronto. Auspichiamo che la volontà di radicale innovazione da Lei più volte indicata come tratto essenziale del suo impegno di Governo, possa trovare traduzione concreta anche in politiche ambiziose per la salvaguardia del clima e lo sviluppo di un sistema energetico sostenibile. La ringraziamo per l’attenzione e auspichiamo questa nostra possa essere l’inizio di un proficuo confronto; rimaniamo a Sua disposizione per ogni chiarimento.

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