La verità sui droni militari

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La “guerra dei Droni” compie 15 anni. Ormai sono diventati l’arma chiave delle guerre asimmetriche contemporanee e stanno cambiando il modo di intendere una guerra, riducendola ad una serie di attacchi unilaterali. Inoltre, dal momento che l’opinione pubblica è oggi sempre meno disposta a tollerare gli interventi armati, i droni rappresentano lo strumento idoneo a condurre azioni militari senza affrontarne i costi sociali e politici. Ma il costo, non solo umano, di questi droni qual è? I fatti hanno smentito la presunta precisione di queste macchine che doveva limitare i cosiddetti “danni collaterali”, cioè le vittime civili. Continue Reading


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Mai dire droni: Ogni terrorista ucciso, 28 vittime civili

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I raid dei droni “Predator”, la versione B/MQ-9 “Reaper” (“Mietitore”) dal costo di circa 17 milioni di dollari, lanciati dalla Cia americana, come quello in cui sono morti in gennaio i cooperanti Giovanni Lo Porto e Warren Weinstein, colpiscono sistematicamente basi e militanti dei gruppi antigovernativi in Pakistan, ma anche in Afghanistan. Stime non ufficiali, come quella riferita dal Portale Terrorismo dell’Asia del Sud, sostengono che i velivoli senza pilota statunitensi hanno compiuto in undici anni almeno 310 operazioni in Pakistan, con un bilancio di 2.747 morti. Quasi 3.000 persone innocenti, uomini, donne e bambini, che sono rimaste uccise da un drone lanciato dalla Cia o dal Pentagono. Ma un conteggio esatto non esiste. Li chiamano “danni collaterali”. Gli attacchi dei droni eliminano di sicuro qualche terrorista ma uccidono anche un gran numero di civili innocenti.

Nell’ottobre 2013, Amnesty International ha reso pubblico uno dei più completi studi, dalla prospettiva dei diritti umani, sul programma statunitense relativo all’impiego dei droni. I britannici di Reprieve, organizzazione per i diritti umani, rendicontano l’inefficacia di questi mezzi telecomandati: su 41 bersagli colpiti, 1.147 civili ammazzati. E le lugubri statistiche vanno aggiornate. I britannici sono gli unici in Europa che dispongono di Predator e Reaper dotati di missili Hellfire, fuoco d’inferno, e di bombe a guida laser, prodotti dagli americani. Secondo il rapporto dell’Ong per ogni terrorista ucciso nella “guerra dei droni” condotta dagli Usa, le vittime civili sono state 28.

Il trio Renzi-Alfano-Salvini vogliono usare i droni per bombardare i barconi in Libia: “L’obiettivo è affondare i barconi degli scafisti, impedire che partano”.

Ma senza un sostegno di intelligence sul territorio, è assolutamente dannoso. Come fai a sparare contro un’imbarcazione se non sai con esattezza chi c’è a bordo, se è vuota, se è degli scafisti. Poi è falso dire che i barconi siano libici, in maggioranza provengono da Egitto e Tunisia. Inoltre i barconi sono solo uno degli strumenti usati dai trafficanti: ci sono anche aerei, yacht, falsificazione di documenti, corruzione, eccetera.

L’ipotesi di usare i droni per colpire e affondare i barconi dei trafficanti di esseri umani, prima che partano dalle coste nordafricane, è solo una chiacchiera inutile e illusoria. Semplice propaganda in attesa della prossima tragedia.

Afferma il generale Fabio Mini, che nel 2002-03 fu a capo della missione Nato in Kosovo: “L’opzione droni e blocchi navali nel Mediterraneo è inutile senza soluzioni nei Paesi di partenza, spesso coperti’ dalle connivenze occidentali. Bisogna partire dalla resa dei conti sulle responsabilità. I regimi locali sono i primi responsabili dell’esodo perché incapaci di creare condizioni favorevoli alla popolazione, ai giovani, e soprattutto ai giovani acculturati così necessari alla costruzione di nuove democrazie. I Paesi di origine delle migrazioni di massa e quelli attraversati dovrebbero esser considerati come Stati canaglia, non per colpa del terrorismo e neppure per colpa dei soli governanti locali. Dietro ogni fallimento africano ci sono grandi e medie potenze e grandi corporazioni che lo hanno provocato”.

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Drone Mania

pizza-drone

C’erano una volta i rivenditori al dettaglio, chiamati “negozi”, dove la gente comprava generi alimentari. Si pagava con pezzi di metallo e carta, il cosiddetto “contante”, e poi si portava a casa la merce per mezzo di una forma di locomozione nota come “camminare”. Spesso questa era anche l’occasione per indugiare in un’attività definita “conversazione”, uno scambio di messaggi verbali diretti, in tempo reale, talvolta fra più partecipanti.

Ma ben presto tutto questo potrebbe essere démodé, grazie all’ultimo ritrovato della tecnologia: i droni. Nulla a che vedere con i droni utilizzati in campo militare. Questi assomigliano piuttosto agli elicotteri telecomandati che i bambini fanno volare nel parco vicino casa. Ma sono ben più di un semplice giocattolo. Un paio di colossi di Internet stanno pensando, e anche molto seriamente, di utilizzarli per le consegne a domicilio di praticamente qualsiasi prodotto, dai libri ai burrito. Sul serio, potrebbero davvero stravolgere le nostre vite.

Non si era detto “Stavo scherzando”?

La rivoluzione è già iniziata… beh, più o meno. La consegna aerea della specialità messicana tramite un “Burrito Bomber” è attualmente oggetto di studio presso l’azienda Darwin Aerospace. Domino’s Pizza ha lanciato in via sperimentale il suo “DomiDrone” per recapitare dal cielo le pizze in città. Lo stesso esperimento è stato proposto anche a Mumbai dalla pizzeria Francesco’s. Sperimentazioni volutamente scherzose, ovviamente, per far parlare di sé. Ma c’è anche qualcuno che fa sul serio, anzi, per la verità sono in due a fare sul serio: Amazon e Google. Le due società stanno sborsando milioni, se non addirittura miliardi, di dollari per lo sviluppo dei droni. E in qualunque direzione vada lo sviluppo in queste due aziende…beh, la storia la conosciamo tutti. I soldi di Amazon confluiscono in un’affiliata, chiamata PrimeAir, il cui obiettivo consiste nel “consegnare i pacchi nelle mani dei clienti in meno di 30 minuti utilizzando veicoli aerei senza pilota.” Due delle più grandi società che impiegano corrieri, UPS e Federal Express, non sono rimaste a guardare. Entrambe hanno fatto sapere che, a loro volta, conducono ricerche sull’uso dei droni. Il loro obiettivo, pur essendo importante, non ha nulla di spettacolare (a eccezione del volo): automatizzare e rimpiazzare i fattorini in carne e ossa con dei robot.

Un gigantesco balzo in avanti per Google

Le ambizioni di Project Wing sono molto più elevate. “Nel corso della storia abbiamo assistito a una serie di innovazioni, ciascuna delle quali ha contribuito enormemente a ridurre la resistenza alla circolazione delle merci” spiega Astro Teller, il “Capitano dei moonshot” che dirige le operazioni dei droni di Google. “Project Wing aspira a eliminare un’altra grande fetta di questa resistenza nella circolazione delle merci.” In altre parole, consegnare di tutto praticamente ovunque il più facilmente possibile. Qui le ambizioni di Google spaziano dal sublime al ridicolo: dalla consegna aerea di defibrillatori a persone colpite da infarto all’invio dal cielo di cibo per cani in un ranch nell’entroterra australiano. In sostanza, secondo Uwe Neumann, Senior Equity Analyst al Credit Suisse, “Google vuole trasformare il modo di ricezione dei prodotti.”

Come si scrive T-E-C-N-O-L-O-G-I-A D-I-R-O-M-P-E-N-T-E?

Se tutto questo vi sembra piuttosto vago, avete ragione. La consegna tramite droni si scontra con due principali ostacoli: ottenere le approvazioni normative ai voli ed evitare collisioni. Grazie a queste e a un mucchio di altre sfide minori, Neumann ritiene che passerà ancora qualche anno prima dell’inizio delle operazioni commerciali. Ma l’elemento più importante, sottolinea, è il tentativo di Amazon e Google di chiudere il cerchio dei loro modelli di business. Entrambi puntano a un grande impianto che inizi con l’incanalamento dei clienti tramite i rispettivi siti web e termini con la consegna diretta del prodotto, gestendo qualsiasi passaggio intermedio. Il recapito è un pezzo chiave del puzzle che ambiscono a costruire.

California Dreaming

Nella Silicon Valley, questo pensare in grande si adatta perfettamente al panorama o, per meglio dire, al suo cielo. I droni iniziano a essere percepiti come un'”applicazione killer”. Il loro attuale potenziale, spiega Chris Anderson, CEO di 3D Robotics e fondatore di DIY Drones, è analogo a quello dei personal computer negli anni Settanta. E prosegue paragonando lo smanettare odierno a quello del leggendario “Homebrew Computer Club” (fra i cui membri si annoveravano anche i fondatori di Apple Steve Wozniak e Steve Jobs), che ha contribuito a spargere i semi della rivoluzione del PC. Anderson e altri colleghi prospettano un futuro radioso per i droni nel settore agricolo (controllo e irrigazione delle colture), ma si affrettano ad aggiungere che nemmeno loro conoscono tutti i possibili usi di questi apparecchi. E non c’è bisogno di saperlo, ribatte Zackary Schildhorn, la cui azienda Lux Capital ha finanziato diverse imprese nel settore. “Assisteremo alla nascita di app che non avremmo mai immaginato, proprio com’è avvenuto con i PC e gli smartphone.”

Scienza missilistica in tasca

Gli ultimi dispositivi sono la dimostrazione più eclatante dello sviluppo dei droni. “Oggi un normale cittadino ha in tasca,” afferma Schildhorn, “una tecnologia che appena dieci anni fa il Presidente degli Stati Uniti poteva soltanto sognarsi.” Fotocamere, processori, giroscopi e tutti gli altri componenti di cui un drone ha bisogno sono disponibili, senza limiti, per pochi centesimi,” aggiunge Anderson. “Siamo in grado di offrire quella che una volta era tecnologia di livello militare tramite pezzi acquistati al RadioShack locale.” E si aspetta una caduta dei prezzi dei droni offerti dalla sua società, 3D Robotics, da circa USD 1’000 l’uno a USD 100 nei prossimi anni. L’elemento centrale di questa implosione dei prezzi non è il costo della “piattaforma”, vale a dire ali, rotori e attrezzatura di volo, quanto quello dei comandi e sensori, spiega Matthew Pobloske, presidente di Sensintel, un’azienda produttrice di droni precedentemente di proprietà del colosso del settore aerospaziale e della difesa BAE Systems. Il futuro dei droni, sostiene, non riguarda soltanto la consegna, ma consiste nel “diffondere sensori nell’aria”.

La prospettiva di un nuovo mondo

In molte aziende questo approccio alla ricerca sarebbe inaccettabile. La posizione del settore chimico, per esempio, è ben espressa da uno dei suoi innovatori, Clariant. In un recente incontro stampa, il suo Chief Technology Officer Martin Vollmer ha fatto notare come il settore abbia ribaltato la tradizionale metodologia consistente nell’inventare prima qualcosa e trovarne poi un impiego. Il settore R&S è oggi guidato da un processo gestito con accuratezza volto a esplorare i modi in cui la ricerca, colmando una lacuna o migliorando prodotti o tecnologie esistenti, possa realizzare profitti. Con finanziamenti all’apparenza tanto generosi e interessi potenzialmente tanto forti, Amazon e Google si sentono meno vincolati. Hanno già cambiato le nostre vite e ora pensano di poterlo rifare, in qualche modo, con i droni.

(Fonte credit-suisse)

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Stillfly l’ecopoliziotto antimafia

Il drone Stillfly e’ un gioiello di design ed elettronica completamente made in italy, più precisamente un orgoglio Campano, e’ concepito per battere le ecomafie sul loro stesso terreno. Con un apertura alare di un metro e linee degne di Avatar, ci sono Gps; tre accelerometri che lo mantengono sempre orizzontale; un sistema per la visione 3D degno di un videogame; computer di bordo e un sistema per la trasmissione dei dati a terra, il tutto in appena due chili di peso. Spiega Massimiliano Lega, 39 anni ex cervello in fuga all’università della California, che lo ha disegnato e costruito all’università Parthenope di Napoli “e’ un prototipo e non ha prezzo, i suoi sensori da soli valgono diverse decine di migliaia di euro”. I militari fanno uso di droni già dalla Prima guerra mondiale, ma gli scienziati stanno cogliendo solo ora le potenzialità di questi mezzi. Lega che dei droni conosce ogni segreto, non ha dubbi: “Sono una rivoluzione nel monitoraggio ambientale: entriamo letteralmente nell’inquinante atmosferico con gli strumenti di misura, lo possiamo mappare nelle tre dimensioni, in tempo reale. Analizziamo sostanze “anomale” sulla superficie di mari e fiumi e ricostruiamo il percorso di un inquinante fino alla sorgente, cosa quasi impossibile con le analisi tradizionali. In questo senso qualcosa di simile lo fanno i satelliti”. Con la differenza che i satelliti sono a 30mila chilometri dalla superficie terrestre, mentri i droni possono “slalomare” come rondini nei canyon urbani o sorvolare il letto di un fiume e costano centinaia di volte meno. Aggiunge Lega “lo scopo e’ portare nell’atmosfera i sensori che raccoglieranno dati su polveri fini, composti azotati, ossido di carbonio, ozono, oppure i nobilissimi idrocarburi incombusti”.

La Campania e’ stato un banco di prova formidabile per Stillfly che si e’ guadagnato sul campo i gradi di ecopoliziotto antimafia. Nei prossimi mesi apparecchi simili potrebbero essere adottati da diversi unità delle forze dell’ordine in tutta Italia, dalla Guardia di Finanza a Carabinieri e Forestale.

Le termocamere sono uno strumento efficacissimo nella lotta agli scarichi abusivi. Spiega Lega “questo apparecchio riprende la superficie degli oggetti e ne restituisce informazioni sulla temperatura da cui risaliamo in tempo reale a che tipo di materiale abbiamo davanti” ad esempio “la chiazza giallastra nel mare violaceo rivela uno scarico fognario abusivo, la sua estensione e perfino il punto d’origine”.

I buoni risultati in Campania hanno fatto parlare di Stillfly anche al di là dell’Atlantico. Tanto che la Nasa ha già stipulato un accordo per la cooperazione con l’istituto partenopeo. La tecnologia anti-monnezza potrebbe presto ripulire anche gli States.

(Fonte Wired)

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