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Stupri, gli immigrati commettono più violenze sessuali?

Stupri, immigrati autori di più violenze sessuali?

È stata un’estate drammatica segnata da un escalation di violenze sessuali sulle donne. La propaganda anti-immigrazione dipinge marocchini, romeni ed egiziani come i principali autori di stupro. Secondo la superficialità razzista lo stupro, reato prima ignorato, sarebbe opera soltanto di immigrati.

Niente di più falso, perché secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, non più del 40% degli stupri commessi in Italia sono attribuibili a stranieri.

Violenza sessuale: in sei casi su dieci lo stupratore è italiano

È vero che gli stranieri in Italia compiono più stupri degli italiani?

Dai dati aggiornati al 2017, forniti dal ministero dell’Interno risulta, che sono in aumento le violenze sessuali che sarebbero state commesse dagli italiani, mentre diminuiscono di poco quelle che vedono responsabili gli stranieri. Se si fa un rapido calcolo il rapporto indica che questi ultimi sono responsabili dei 3/5 degli stupri. Continue Reading


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Una “Valigia di Salvataggio” per tutte le donne vittime di violenza

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“Alle loro cose ci pensiamo noi” è il motto di Maria Grazia Passeri, presidente dell’associazione Salvamamme che da anni segue le donne in difficoltà, e ha creato “La Valigia di Salvataggio” per tutte le donne vittime di violenza e stalking. Quelle donne che fuggono e si ritrovano in un pronto soccorso o dai carabinieri senza neanche un paio di mutande.

La “Valigia di Salvataggio” offre un piccolo ma accurato guardaroba, insieme alle informazioni fondamentali salvavita. I trolley potranno essere consegnati, su richiesta, a case rifugio, studi legali, sedi di Polizia di Stato o Carabinieri, o prelevati direttamente dalle interessate presso l’Associazione. Le donazioni vedono il supporto di prestigiosi marchi aderenti. Abiti nuovi prima di tutto. “Perché quella valigia deve essere il primo passo per ricominciare e per farlo serve tutto, dai vestiti, ai trucchi, al profumo, perfino gioielli, perché chi esce da una violenza pensa di non valere nulla, e invece deve tornare a volersi bene“.

La Valigia di Salvataggio vuole essere, come tutti i progetti dell‘Associazione Salvamamme, un aiuto concreto a quelle donne fuggite dalla violenza del compagno, marito, partner o vittime di stalking. Le donne dunque vittime di vere aggressioni, che per scappare non hanno avuto nemmeno il tempo di prendere le loro cose personali, e che magari sono accampate fortunosamente da parenti o, degenti in ospedale, costrette poi a rientrare in casa per recuperare le proprie cose dove il peggio è in agguato o che comunque hanno trovato i propri effetti personali ridotti in pezzi o scomparsi. Proprio per evitare questo spesso chiamano l’Associazione, per qualche capo di biancheria, di vestiario o per un paio di scarpe. La prima valigia sarà donata all’Azienda Ospedaliera S. Camillo Forlanini.

Per maggiori informazioni: [email protected]www.salvamamme.it

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17 miliardi i costi economici e sociali del femminicidio

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“Che effetto vi fa sapere che “la violenza domestica” in Italia costa 16.719.540.330 Euro? Più 6.323.028 Euro spesi in interventi per “prevenzione e contrasto”? Che effetto fa avere su un foglio bianco una misurazione, fino ai decimali, del danno economico e sociale che un Paese come l’Italia sopporta ogni anno perché gli uomini umiliano, picchiano, uccidono le donne? La prima reazione è forse di rifiuto. Il principio di giustizia – il dolore davanti alle storie, ai nomi, alle facce della Spoon River nazionale – si impone come una motivazione molto più forte di qualunque ragionamento che abbia carattere economico. Da poco abbiamo imparato a usare, a riconoscere come nostra, la parola “femminicidio” per nominare correttamente la violenza sulle donne in quanto donne. Sappiamo che solo il 18 per cento di chi subisce atti di violenza li considera reati e che solo poco più del 7 per cento li denuncia. C’è ancora così tanta strada da fare per comprendere l’abisso dei costi umani che subiamo. Non è allora troppo presto per valutarne l’impatto economico? Non c’è il rischio che questa ricerca si riveli una distrazione dal cuore di una sofferenza che resta ancora in gran parte invisibile e negata? La nostra risposta è “no”. Non è troppo presto. Bisogna, al contrario, avere il coraggio di imporre subito il calcolo dei costi sociali ed economici della violenza all’attenzione dell’opinione pubblica più vasta. E soprattutto a quella dei politici che finalmente si stanno muovendo. Perché i numeri, che in Italia sono sempre mancati fino agli ultimi mesi, possono offrire una base solida a strategie più efficaci. Perché i numeri possono finalmente alzare un muro contro chi nega che il femminicidio sia un problema strutturale in Italia e non un’emergenza stagionale da contenere con un po’ di fatalismo, come si fa con i fenomeni naturali che arrivano e magari vanno via da sé. Come si fa con la grandine che ogni tanto si abbatte sui campi. Il progetto di Intervita, affidato a un Comitato scientifico presieduto da Anna Maria Fellegara, ha dunque cercato di colmare una lacuna: in un momento di grande attenzione – se non di rivoluzione – rispetto all’inerzia storica con la quale abbiamo sinora guardato alla violenza domestica. Per questo è il momento giusto per un’indagine nazionale. Nel Comitato sono entrati economisti, sociologi, demografi, ricercatori, statistici, sondaggisti che insieme sono approdati a un documento nel quale si incrociano ricerca e denuncia. Un documento che si propone di essere uno strumento a servizio dei Centri Antiviolenza già attivi e una piattaforma per stimolare nuove politiche trasversali a vari soggetti istituzionali. La conoscenza tecnica di tutti gli aspetti del fenomeno non potrà che approfondire la consapevolezza di chi deve agire: coordinare gli interventi, decidere gli investimenti. La comprensione delle conseguenze di quello che non è mai amore, ma violenza mascherata da amore, aiuterà tutti noi a non tornare indietro. A non fermarci nel tentativo comune di rompere il silenzio nelle case, l’omertà nelle strade, la rassegnazione. La violenza contro le donne non è scritta nella pietra o nel nostro Dna, non è ineluttabile nelle relazioni tra persone. È il frutto ripetuto e moltiplicato del non rispetto, della negazione della libertà e della cura reciproche. Ma esiste la possibilità di riflettere e ricostruire, di avere idee e promuovere azioni, di pensare insieme un vivere migliore.” Barbara Stefanelli – Vicedirettore Corriere della Sera

Scarica l’indagine “Quanto Costa il Silenzio?”

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