Mondo 2030: 1,47 miliardi di persone in fuga verso la città

Un miliardo e mezzo di persone, entro il 2030, si sposterà dalle campagne alle città, provocando una estensione dei centri urbani di 1,5 milioni di km quadri, pari a Francia, Germania e Spagna messe assieme. Come uno tsunami. Una vera e propria fuga verso i grandi centri urbani alla ricerca del lavoro, del benessere e della qualità della vita ritenuta migliore. Continue Reading


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Sanità, Italia ultima in Europa

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L’Italia è penultima nell’Ue-14, a pari merito col Portogallo, per efficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria e per capacità di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute. Sul fronte della qualità dell’offerta sanitaria siamo in linea con l’Europa mentre sul fronte dello stato di salute mostriamo (ancora) performance migliori della media europea. Questi i principali dati pubblicati dall’annuale report “Meridiano Sanità Index” elaborato da The European House–Ambrosetti. Continue Reading

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La guerra degli indiani Navajo al cibo spazzatura americano

Gli indiani si ribellano e per la prima volta tassano del 2% gli alimenti nocivi alla salute, quelli spesso distribuiti dalle multinazionali americane: patatine fritte, tortillas, hamburger, bevande gassate, biscotti. Dalle tasse sul cibo-spazzatura si prevedono ricavi pari a circa un milione di dollari che saranno destinati a iniziative per favorire il benessere della comunità: serre, mercati contadini, orti e attrezzi da palestra. Essendo una nazione semi-autonoma possono aumentare le tasse. Contemporaneamente, è stata abolita una tassa del 5% su tutti i cibi sani, come frutta e verdura. Una decisione che ha fatto infuriare i lobbisti delle grandi aziende, preoccupati per il calo delle vendite.

3_indians_in_dressing_ceremonyLa Nazione Navajo, celebre per le avventure di Tex Willer, è la più grande riserva di nativi d’America, che conta circa trecentomila abitanti e si trova a cavallo di Arizona, New Mexico e Utah. La tribù Navajo si insediò tra il Colorado e l’Arizona intorno al 1500, tre secoli prima di essere confinato (con la scusa di porre fine alle loro razzie) in una riserva del New Mexico assieme alle popolazioni dei Mescaleros. Un popolo che in passato si nutriva solo con quello che offriva la loro terra: vegetali, animali, bacche, frutta, e fichi d’india.

Secondo i dati del servizio sanitario indiano, circa 25 mila abitanti della riserva hanno il diabete di tipo 2, e 75 mila sono pre-diabetici. Il tasso di obesità, per alcuni gruppi di età, arriva fino al 60% e si moltiplicano ipertensione e malattie cardiache. Il motivo? La loro alimentazione per anni è stata basata su patate fritte, tortillas, biscotti, patatine e bevande zuccherate. Con il tempo, insomma, la riserva Navajo si è trasformata nel regno del junk food.

Il fattore povertà influenza l’alimentazione dei popoli e i Navajo devono stringere i denti. La comunità indigena conta circa 300 mila abitanti, il 42% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, mancano posti di lavoro (la disoccupazione è al 50% e arriva al 90% in alcuni dei 110 distretti della riserva). Frutta e verdura fresche costano molto, una dozzina di mele può arrivare anche a 7 dollari: l’equivalente di sette pasti precotti, che però sono ricchi di grassi saturi e di sale.

L’idea di inserire una tassa sui junk-food è nata quattro anni fa, tramite, la portavoce della DCAA e sostenitrice della salute della comunità Navajo, Denisa Livingston. L’anno scorso la tribù ha riscosso, il risarcimento più ingente di sempre, ben 554 milioni di dollari dall’amministrazione Obama, per mettere fine alla serie di cause e sfide legali intentate dai nativi contro il governo americano.

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I trucchi dei supermercati per farci spendere di più

spesa supermercato

Saprete tutti che le strutture dei supermercati sono studiate nei minimi dettagli. Oggi vogliamo darvi notizia sugli ultimi ritrovati di quella scienza economica nota come marketing applicato alla disposizione delle merci nei supermercati.

Già negli anni Settanta, i primi studi dimostravano che mensole più ampie e il giusto posizionamento dei prodotti sono fattori chiave per determinare il giusto incremento delle vendite. Ora ne scopriamo di più: una ricerca più recente ha analizzato la strategia promozionale per la vendita di bevande gassate. Pare basti posizionarle a fine corsia per aumentarne le vendite del 51,7%. Una mossa che ottiene lo stesso risultato di abbassarne il prezzo del 22%.

Il posizionamento strategico è una modalità di vendita ormai collaudata, che però non ha ricadute solo sul consumatore finale, ma anche su chi produce. Infatti, per conquistarsi un posto in prima fila bisogna accettare condizioni che non tutti possono permettersi. E quindi anche qui vale la regola del “c’è chi può”, mentre i produttori e gli artigiani più deboli si devono accontentare di posizioni meno vantaggiose. A discapito quindi di chi è più debole e forse anche del consumatore finale che ha più difficoltà a individuare produzioni che non si avvalgono di economie di scala e logiche industriali.

E quindi la domanda è: queste manipolazioni, oltre a guidare il consumatore verso percorsi ben studiati, non sono forse anche uno strumento di concorrenza sleale nei confronti dei produttori che non possono permettersi di pagare lo spazio migliore?

Le conseguenze? Grazie anche al posizionamento negli scafali, tra il 1980 e il 2000 l’industria alimentare è diventata quella che ben conosciamo oggi: «E questo è molto probabilmente uno dei fattori che hanno contribuito al raddoppio del tasso di obesità negli Stati Uniti nello stesso periodo» ci dice Deborah Cohen studiosa di scienze naturali e autrice di Big Fat Crisis: The Hidden Influences Behind the Obesity Epidemic — and How We Can End It (Le influenze nascoste dietro l’epidemia dell’obesità).

Potrà sembrarvi incredibile, ma il trucchetto di posizionare junk food, bibite gasate e cibarie varie alla fine delle corsie in scafali espositivi (avete presente? Si stanno moltiplicando anche in Italia, con le offerte imprendibili del giorno vedi in foto) funziona eccome: si stima che il 30% delle vendite nei super mercati statunitensi sono da attribuirsi a questi espositori vetrina che campeggiano alla fine delle varie corsie. Sarà capitato anche a voi di aggiungere quella cassa di bibite in offerta che prima di metter piede nel supermarket non avevate assolutamente considerato di comprare.

Insomma, ci può cascare anche il compratore più attento. E sapete perché? Alla fine della spesa si registra un certo “affaticamento decisionale”: dopo aver passato in rassegna lunghe file di scaffali, selezionando cosa comprare e cosa no, le nostre capacità cognitive diminuiscono e le scelte finali vengono fatte di pancia, senza considerare le conseguenze a lungo termine.

Il problema è che se si esagera riempendo il carrello con cibo raffinato, ad alto contenuto di zucchero e grassi, i rischi di andare incontro a guai e problemi di salute crescono. E non tutti sono in grado di difendersi da questi attacchi. Bisognerebbe che qualcuno ci mettesse lo zampino con regole diverse: se è noto che questa disposizione è collegata all’aumento di obesità e diabete, perché non intervenire? Negli Stati Uniti l’obesità è un’epidemia che coinvolge due terzi degli adulti e un terzo dei bambini. Due terzi. Spaventoso.

Soluzioni? Un buon inizio sarebbe quello di allontanare bibite gasate e mega zuccherate, patatine, dolciumi non meglio identificati dalle casse. Per poi magari decidere di mettere in bella mostra i cibi più salutari, e sistemare quelli con basso valore nutritivo e ricchi di componenti poco salubri in posizioni meno favorevoli. In questo modo non se ne impedirebbe il consumo, ma almeno non sarebbe dettato da un acquisto impulsivo.

(Fonte slowfood)

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