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Un nuovo progetto di banca gestita dalle persone


Il modello è la banca etica JAK (JAK Medlemsbank)  banca cooperativa creata nel 1965, con sede a Skövde, Svezia. L’ispirazione fu data dall’associazione cooperativa Jord Arbejde Kapital  fondata in Danimarca durante la Grande depressione nel 1931. L’associazione mise in circolazione una Valuta locale che è stata successivamente dichiarata fuori legge dal governo Danese nel 1933. Nel 1934 la JAK danese fondò un sistema di risparmio e prestito senza interesse e un sistema locale di commercio e scambio di beni (LETS). Sebbene entrambi i sistemi furono costretti a chiudere, il sistema di prestito e risparmio riemerse nel 1944. L’associazione crebbe lentamente all’inizio e ricevette la licenza bancaria dall’Autorità di Vigilanza Finanziaria Svedese solo alla fine del 1997. Attualmente la banca conta più di 38.000 soci. È una banca realmente posseduta dai suoi soci: ciascuno detiene 1 sola azione e ha lo stesso peso decisionale nell’annuale votazione del consiglio direttivo. 

JAK è un acronimo in lingua svedese: Jord, Arbete, Kapital. In italiano Terra, Lavoro, Capitale, tre elementi di base del sistema economico. JAK Medlemsbank è una banca che opera in Svezia dal 1973 utilizzando un metodo molto particolare: i risparmiatori non ricevono interessi sul capitale versato, mentre coloro che prendono prestiti pagano unicamente una commissione, corrispondente ai costi di gestione della banca.

JAK è una teoria economico-finanziaria che afferma che il denaro è stato inventato e va utilizzato allo scopo di migliorare la qualità della vita degli esseri umani. JAK è un gruppo di italiani che operano per trasformare questa teoria in concreta realtà, anche qui in Italia. L’obbiettivo di questo manipolo di rivoluzionari della finanza è di replicare il modello scandinavo in Italia, per realizzare un soggetto bancario che si faccia promotore della circolazione del denaro e della redistribuzione della ricchezza. Gli attuali scenari economici e finanziari mostrano quanto il tradizionale modello induca, da un lato, alla contrazione dei risparmi; e, dall’altro, a una crescente difficoltà a rimborsare il debito, visti gli alti costi dei finanziamenti. Conseguenza di tutto ciò è l’aumento della disuguaglianza tra persone benestanti e quelle in disagio economico. Jak Italia propone un progetto di business sociale “no profit”: obiettivo è la sostenibilità economico-finanziaria, non la massimizzazione del profitto, tanto che i capitali prestati non sono remunerati da interessi ma solo da contributi necessari a sostenere le spese di gestione. Mira, inoltre, a sostenere lo sviluppo di una coscienza ambientale e il credito all’economia locale. Una nuova immagine di banca, insomma, prende vita: una banca gestita dalle persone (ogni socio gode di un voto nell’assemblea) che mettono a disposizione di altre persone i propri risparmi. Un luogo in cui i soci non pagano, né ricevono interessi. Un sistema virtuoso e sostenibile che mette i soci al riparo anche dall’inflazione in quanto la perdita di potere d’acquisto è compensata dalla possibilità di ricevere finanziamenti a costo ridotto.

Lo strumento principale attraverso il quale il progetto JAK si concretizza è un sistema di risparmio e prestito libero da interessi.

All’interno di questo sistema le persone depositano denaro e ne prendono in prestito. In entrambi i casi, non vengono applicati interessi. Depositando una somma di denaro, in un sistema JAK, essa rimane costante e, allo stesso tempo, prendendo un prestito nel sistema JAK, si paga una commissione che corrisponde ai costi di gestione del sistema, e che non va mai a pagare gli interessi dei risparmiatori o i redditi di eventuali proprietari. La perdita di potere d’acquisto derivante dall’inflazione è ampiamente compensata dall’assenza di interessi passivi. Nel caso della JAK Medlemsbank, a gestire il sistema sono i dipendenti; la commissione, quindi, copre i loro stipendi, e inoltre comprende una piccola quota grazie alla quale esiste un “fondo di sicurezza” da utilizzare nel caso di perdite, e per finanziare attività di ricerca e sviluppo.

La banca svedese, dotata di un capitale sociale di oltre sei milioni di euro, ha 30 dipendenti, nessuno sportello al pubblico ma efficaci servizi di home-banking sul web e di assistenza telefonica. Una rete di circa 400 volontari è impegnata nella promozione del modello in tutto il Paese e nelle attività di consulenza, formazione ed educazione nei confronti dei cittadini sul tema del risparmio e del consumo critico. I clienti/soci operano mediante il “sistema di risparmio e prestito bilanciato libero da interessi” (the balanced savings and loan system interest-free). A garantire la liquidità del sistema è il meccanismo dei “punti risparmio”: punti che si accumulano nei periodi in cui il socio effettua depositi e si decrementano nei periodi in cui accede al finanziamento.

Il “punto risparmio” è l’unità di misura monetaria moltiplicata per un mese (ad esempio una persona che deposita un euro per un mese ha maturato un punto risparmio; una persona che chiede 100 euro per due mesi dovrà rifondere 200 “punti risparmio”). Affinché il sistema sia sostenibile, è necessaria dunque l’uguaglianza tra i “punti risparmio” guadagnati e i “punti risparmio spesi”. Al momento dell’accensione del prestito, se i punti accumulati non sono sufficienti a compensare quelli che il prestito consumerà, il socio si obbliga a effettuare un deposito aggiuntivo sul proprio conto, attuando così il meccanismo del “post-risparmio” durante il periodo di rimborso e mantenendo in equilibrio il sistema.

I finanziamenti sono erogati dietro presentazione di una cauzione pari al 6% della somma erogata, che viene restituita al buon fine del piano di rientro. In caso di mancato pagamento, prima di procedere con le tradizionali iniziative per il recupero, intervengono azioni tipiche della filosofia cooperativa attraverso la dilazione dei pagamenti, la sospensione dei pagamenti per un periodo o l’intervento di altri soci che prestano i propri punti risparmio. La banca non carica o paga interessi sui suoi prestiti/risparmi. Tutte le attività della banca avvengono fuori dal mercato finanziario poiché i suoi prestiti sono finanziati solamente dai risparmi dei soci.

Con il modello JAK la banca torna alla propria funzione principale: raccogliere danaro e ridistribuirlo per assolvere semplicemente al servizio del credito. Il credito è comunque erogato nel rispetto delle garanzie richieste dall’organo di vigilanza; una particolare attenzione è data alle economie dei territori e ai progetti legati alla crescita sostenibile e rispettosa dell’ambiente.

Un’altra importante componente dell’azione JAK é la diffusione di cultura e consapevolezza rispetto ai processi economici. L’idea di base è che i meccanismi dell’economia sono in realtà molto più semplici di quanto non si creda comunemente, e che ogni persona deve essere in grado di discutere di questioni economiche.

Attualmente il progetto in Italia per partire non ha bisogno unicamente dell’autorizzazione di Bankitalia. Serve anche creare una base di partenza composta da almeno 5mila soci altrimenti la banca non avrà capitali a sufficienza per operare. E considerato che a tre anni dalla sua nascita l’associazione culturale che sostiene il progetto conta solo poche centinaia di membri viene da pensare che l’impresa non sarà di quelle semplici. Il presidente del comitato Enrico Longo, promotore di Banca popolare Jak Italia tuttavia ostenta sicurezza: “Non conta quante adesioni abbiamo incassato fino a oggi, è adesso che l’iniziativa sta entrando nel vivo. Vogliamo rilanciare l’economia locale e la qualità della vita delle persone, facendoci promotori della circolazione del denaro e della redistribuzione della ricchezza.”

 


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La politica contromano della Germania

Dove mi siedo?
Presseurop – Vignetta Nicolas Vadot

 

Mentre la stampa e i politici tedeschi, a cominciare da Angela Merkel, ripetono con insistenza che tutto il mondo vuole il loro denaro, è giunto il momento che la Germania si renda conto che questo discorso è non solo falso, ma pericoloso per l’Europa e la democrazia.

Un automobilista si sbaglia e imbocca l’autostrada contromano. La cosa viene segnalata alla radio. “Una macchina contromano?”, si dice l’interessato, “ma se ce ne sono centinaia!” Questo automobilista è Angela Merkel, e la macchina che conduce è la Germania. Stiamo andando contromano rispetto alla ragione politica ed economica e ne siamo anche orgogliosi. Diciamo che tutti vogliono il “nostro” denaro, ma non è vero, è qualcosa di molto di più importante del nostro denaro a essere in gioco.

Angela Merkel lavora a un progetto pericoloso, indebolire l’impegno europeo dei tedeschi. La cancelliera cerca di farci credere che l’Europa consiste in quello che la Germania vuole accettare o meno, a seconda dei suoi interessi a breve termine. In questo modo l’Europa diventa res publica amissa, una “cosa pubblica abbandonata”. Abbiamo già conosciuto questa situazione e sappiamo cosa ha prodotto. L’Europa è come la repubblica di Weimar. E quando il popolo tedesco ha abbandonato Weimar, ha abbandonato anche la democrazia.

Tutti i discorsi sul “nostro denaro” – che tutti ci invidierebbero – sono solo chiacchiere disgustose. La cancelliera non lo dice apertamente ma affida questo compito al quotidiano popolare Bild. Né Merkel né quest’ultimo si preoccupano veramente dell’Europa. Il loro cuore e la loro testa sono per la Nato. Tuttavia l’America ha perso parte della sua superbia e non è più un partner affidabile. La cancelliera e la Bild commettono un grave sbaglio seppellendo la grande idea del dopoguerra della Germania come potenza media destinata ad avere un futuro solo nell’ambito della comunità europea. Si comportano come se potessimo scegliere fra la via tedesca e quella europea. Con la differenza che non esiste la via tedesca. Che cosa farà Merkel quando l’euro sarà scomparso, così come lo spazio Schengen e tutti i vantaggi comunitari, frutto di sessant’anni di integrazione europea? Punterà sulla Cina?

Subito dopo l’arrivo al potere di Hitler, [lo scrittore e storico antinazista] Sebastian Haffner scriveva: “Non vi sono altre parole per dirlo: molti tedeschi si sentono sollevati e liberati dalla democrazia”. Quale sentimento si impadronirebbe dell’Europa se l’euro dovesse scomparire e con lui la stessa Unione? Sarebbe ora che i tedeschi cominciassero a considerare in questi termini la crisi attuale.

La grande incerta. Ma cerchiamo di rimanere calmi. Nessuno in Germania vuole seriamente che i tedeschi paghino i debiti dell’Europa. L’epoca del cambio su base aurea – quando la compensazione dei pagamenti fra banche centrali si faceva a Fort Knox [dove sono conservate le riserve auree degli Stati Uniti] e i lingotti d’oro transitavano da una camera blindata all’altra – è finita. Un’unione bancaria e l’emissione di euro-bond dovrebbero far entrare la Germania in un sistema di garanzie reciproche. È l’unico mezzo per evitare la dissoluzione dell’Europa.

Dal punto di vista storico è triste vedere che a capo di questa crisi si trovi una cancelliera che non sembra tenere all’Europa. Anche nei momenti che possiamo definire storici, è importante riconoscere la realtà politica. Ma solo per cambiarla in meglio. È quindi utile chiedersi che cosa sarebbe potuto succedere in altre circostanze. “La questione ‘che cosa sarebbe successo se questa o quella cosa non si fosse verificata’ è quasi sempre rifiutata, eppure è proprio qui il punto essenziale”, scriveva Nietzsche. Spesso attribuiamo alle grandi istituzioni (stati, imperi e così via) l’evoluzione della storia, ma nei momenti decisivi è l’individuo a essere al centro della storia. Se Federico III non fosse morto per un tumore della laringe dopo solo 99 giorni di regno e se Bismarck fosse rimasto più a lungo al suo fianco, si sarebbe forse potuta evitare la prima guerra mondiale.

Si può quindi ipotizzare che fin dall’inizio della crisi un cancelliere socialdemocratico non si sarebbe comportato come Merkel, la grande incerta. E si può sperare che un nuovo cancelliere – uomo o donna che sia – si comporterà diversamente dopo le prossime elezioni. Un piccolo indizio lascia ben sperare: la socialdemocratica Hannelore Kraft ha preso il posto di Merkel come politica preferita dai tedeschi. L’Europa potrebbe ben presto vedere la fine delle sue pene.

(Fonte DER SPIEGEL-traduzione Andrea De Ritis/presseurop)

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