Grande lezione di economia

circular-money

Usare il denaro, non possederlo. È la circolazione del denaro che fa la ricchezza, non il denaro in sé.

È una giornata uggiosa in una piccola cittadina, piove e le strade sono deserte.
I tempi sono grami, tutti hanno debiti e vivono spartanamente.
Un giorno arriva un turista tedesco e si ferma in un piccolo alberghetto.
Dice al proprietario che vorrebbe vedere le camere e che forse si ferma per il pernottamento e mette sul bancone della ricezione una banconota da 100 euro come cauzione.
Il proprietario gli consegna alcune chiavi per la visione delle camere. Continue Reading


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Pagare le tasse col baratto

baratto amministrativo

Invorio, in provincia di Novara, è stato fra i primi paesi ad applicare il “baratto amministrativo”, articolo 24 del decreto “Sblocca Italia”. Questo strumento offre la possibilità ai cittadini in difficoltà di poter saldare i propri tributi come TASI, IMU e TARI, e in generale i debiti con il fisco, mettendosi a disposizione del Comune per eseguire lavori socialmente utili.

Il Comune di Invorio con la delibera del 2 luglio 2015 ha introdotto un regolamento sul baratto amministrativo. I requisiti fissati dal primo Comune che ha introdotto la novità fiscale, sono: debito non superiore a 5000 euro; essere residenti maggiorenni nel Comune; avere un ISEE non superiore a 8.500 euro; che i debiti siano tributi comunali iscritti a ruolo non ancora pagati o che abbiano ottenuto contributi come inquilini morosi non colpevoli negli ultimi 3 anni.

Tali interventi, possono riguardare la “pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. In relazione alla tipologia dei predetti interventi, i comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere. L’esenzione è concessa per un periodo limitato e definito, per specifici tributi e per attività individuate dai comuni, in ragione dell’esercizio sussidiario dell’attività posta in essere. Tali riduzioni sono concesse prioritariamente a comunità di cittadini costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute”.

Il baratto amministrativo per il Comune di Invorio, è stato già accordato ad un cittadino che dovrà lavorare, pulizia delle strade, per 4 ore al giorno per circa 2 mesi a 7,50 euro l’ora. Alla fine del progetto, il cittadino avrà maturato in totale 1.200 euro che andranno a copertura dei canoni di locazione della casa polare non pagati.

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Italiani grandi risparmiatori grazie alla “paghetta”

paghetta settimanale

Secondo un’Indagine di ING i bambini che ricevono la “paghetta” in età adulta tendono a indebitarsi meno e a pianificare più efficacemente le proprie finanze.

Secondo uno studio condotto da ING su un campione di 12.000 clienti in 13 Paesi europei, i bambini che ricevono la “paghetta” sviluppano solide capacità di pianificazione finanziaria e sono meno esposti al rischio di contrarre debiti una volta raggiunta l’età adulta.

Dall’indagine emerge che coloro che da bambini hanno ricevuto la “paghetta”, da adulti sono in grado di avere un maggiore controllo delle proprie spese con più basse probabilità di trovarsi con il conto in rosso rispetto a quanti non ha goduto di questo beneficio. Nei soggetti, infatti, che da bambini hanno ricevuto il pocket money si è rilevata una maggiore propensione al risparmio, sviluppata grazie alla capacità di avere un uso più responsabile del denaro.

Tra gli intervistati, che hanno dichiarato di ricevere la “paghetta” durante l’infanzia, oltre la metà (55%) accantona i risparmi con regolarità. In sostanza, gli adulti che da piccoli hanno ricevuto un piccolo “stipendio” periodico sono più orientati a una gestione responsabile delle proprie finanze, in vista della pensione. La “paghetta” si dimostra, dunque, un utile strumento per favorire lo sviluppo della capacità di pianificazione finanziaria a lungo termine.

Oggi anche i genitori riconoscono i vantaggi di questo metodo ritenendolo educativo per la propria prole: il 70% di coloro che concedono la “paghetta” ai propri figli si dicono certi che questi, una volta usciti di casa, diventeranno autosufficienti e l’83% dei genitori la considera una valida strategia per far comprendere ai bambini il valore dei soldi.

A conferma di quanto dichiarato il 79% dei clienti europei di ING elargisce con regolarità ai figli una piccola somma di denaro. Il Paese che si dimostra più favorevole a questo approccio è la Turchia con il 95% dei genitori che concede la “paghetta”. Fanalino di coda nella classifica è, invece, l’Olanda, con solo il 67% delle famiglie che utilizza questo metodo. Gli italiani si posizionano quinti in classifica, con un 81% del panel convinto che dare in gestione una piccola somma di denaro ai propri figli sia una buona abitudine e si riveli efficace per stimolare la propensione al risparmio e una corretta percezione del valore dei soldi.

Gli italiani sono in media i più generosi: gli adolescenti del Bel Paese, infatti, superati i 15 anni d’età ricevono addirittura 30€ alla settimana.  Agli ultimi posti della classifica i Paesi Bassi e la Repubblica Ceca, con un distacco netto da parte di quasi tutti i restanti Paesi dell’Europa Occidentale. In termini di cifre elargite, dopo gli italiani, i più generosi sono i genitori francesci, seguiti da spagnoli e austriaci, con una “paghetta” media di 20€.

L’indagine di ING mostra, quindi, che gestire correttamente un budget che si ha a disposizione è una lezione che si apprende sin da piccoli e la “paghetta” è un tassello importante nella costruzione di una solida educazione finanziaria nei giovani risparmiatori, capace di aiutarli in età adulta a fronteggiare al meglio le scelte da affrontare una volta usciti di casa e raggiunta l’indipendenza economica.

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Muore d’infarto dopo una cartella di Equitalia da mezzo milione

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Negli ultimi anni l’italiano medio è stritolato da tasse, bollette, more e ingiunzioni di pagamento. Un sistema vigliacco quello che Equitalia attua, e che sempre più spesso porta al suicidio a causa di tale persecuzione fiscale. L’ultima vittima, raccontata da Libero, è un’anziana di Feltre (comune del Bellunese) morta, in questo caso d’infarto dopo una cartella esattoriale da 528 mila euro. Ora il figlio, intervistato dal giornalista Alessandro Gonzato, disperato, sostiene che la mamma è stata vittima di un sistema spietato. Ne ricorda i sacrifici e l’impegno per la famiglia. Non ha retto alla mazzata del Fisco.

L’uomo, orfano anche di padre, ha 45 anni ed è disoccupato. Fino al 2008 era stato il contabile della ditta di famiglia. Poi, per la crisi, tutto è naufragato. L’azienda, che lavorava nel settore tessile, nei momenti migliori era arrivata ad avere quasi 150 dipendenti. Il fallimento è stato un disastro per tutti. La madre percepiva una pensione di 1.130 euro al mese, soldi che provenivano dalla propria pensione e da quella di reversibilità del marito. Secondo il figlio i conti dell’Agenzia delle Entrate sarebbero superiori ai debiti accumulati “ma questo non mi interessa, non so che conti abbiano fatto ma non sono neanche andato a litigare. Con loro non voglio avere niente a che fare”.

Dunque, al momento, non è chiaro se si tratti o meno di una cartella pazza. È soprattutto contro la sproporzione tra le modeste entrate e la richiesta da parte di Equitalia che l’uomo punta il dito: “Potevano evitare di accanirsi contro una signora che riceveva una cifra simile. Certo, mi avevano proposto una rateazione ma non ce l’avrei fatta nemmeno in dieci vite”.

Per colpa dello shock l’uomo è precipitato nel vortice della depressione, fino al ricovero nel reparto di neurologia dell’ospedale di Feltre. L’attacco a Equitalia è diretto, ma l’uomo non nega le responsabilità dell’azienda e del padre. Ammette errori di gestione e precisa che sapeva dell’esistenza di qualche debito, ma evidenzia che prima di chiudere l’attività si era premurato di liquidare tutti i lavoratori. Aveva messo la dignità e l’orgoglio davanti a tutto. Ma adesso tutto si è polverizzato attorno a lui, che cerca disperatamente un impiego che gli permetta di vivere.

Mi chiedo se questo è un Paese normale. Equitalia deve essere denunciata per stalking e induzione al suicidio. Un gesto simbolico che molti cittadini dovrebbero fare:

Laddove il contribuente moroso, depredato di ogni suo avere e della propria dignità, abbia scelto di farla finita con l’estremo gesto del suicidio a causa della persecuzione fiscale si può ravvisare una violazione dell’articolo 580“. L’articolo 580 del codice penale è proprio quello che fa riferimento ad Istigazione o aiuto al suicidio.

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Il sangue monetario

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Pubblichiamo un estratto dell’intervento, tenuto a Brescia il 23 ottobre scorso, del padre gesuita francese Gael Giraud (docente di Economia Matematica all’ Università Sorbonne di Parigi e Direttore di Ricerca al Cnrs), uno dei giovani economisti più influenti in Francia. L’illusione finanziaria di Gael Giraud.

Il mestiere delle banche consiste, in larga misura, nel creare moneta dal nulla. Con le regole in vigore oggi, ogni volta che la banca accorda un prestito, la moneta prestata è per il novanta per cento creata dal nulla, inesistente fino ad un attimo prima. Se è così, la maggior parte dei debiti che dovrebbero giustificare le sofferenze imposte ai popoli del sud Europa non corrisponde a denaro guadagnato con il sudore della fronte dai lavoratori dell’Europa del Nord. Corrisponde, in primo luogo, a qualche linea di codice su un computer. Questo particolare, ignorato nella discussione pubblica, non rende soltanto inaccettabile la distruzione della società greca (e forse tra poco portoghese, spagnola, italiana). Rivela anche una somiglianza apparente tra il lavoro del banchiere e l’azione divina. Creare moneta è come irrigare di sangue il corpo sociale, permettendo al sistema economico di funzionare. Il sangue dona la vita. Ecco perché il Presidente di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, si è potuto permetter di rispondere ad un giornalista dicendo che “si accontentava di fare il lavoro di Dio”. Ma quale Dio? Un dio malvagio che condanna a morte i suoi figli per costringerli a ripagare i debiti? Davvero oggi i mercati sembrano avere alcune caratteristiche delle antiche divinità: bisogna sacrificare a queste divinità i servizi pubblici, le pensioni, i sussidi di disoccupazione, i sistemi di assicurazione sociale, tutto per “placare la loro ira”. E solo due categorie di interlocutori sono autorizzati a superare il limite che separa i laici dai mercati: la banche le quali ricoprono il ruolo che un tempo aveva la tribù di Levi, ed il banchiere centrale, che assume sempre più l’atteggiamento del Gran Sacerdote. Divinità invero misteriose…: chi, nell’opinione pubblica, ha capito che i piani di salvataggio per la Grecia, la Spagna, il Portogallo, Cipro, sono prima di tutto piani per salvare le banche francesi e tedesche? I popoli di questi paesi avrebbero accettato i sacrifici se avessero davvero capito a chi erano destinati i soldi che ricevevano in prestito dall’Europa o dal Fondo Monetario Internazionale? La gran parte del denaro prestato dalla Troika in cambio di pesanti piani di aggiustamenti strutturali è tornato immediatamente nei bilanci delle nostre banche. È dunque molto preciso quello che afferma l’enciclica Quadragesimo anno pubblicata il quindici maggio millenovecentotrentuno da papa Pio undicesimo quando stigmatiza la finanza senza regole parlando di dittatura economica ed utilizzando la metafora del sangue monetario che irrora il corpo sociale con parole che potrebbero essere state scritte nel duemila e tredici:

105. E in primo luogo ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma l’accumularsi altresì di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mano di pochi, e questi sovente neppure proprietari, ma solo depositari e amministratori del capitale, di cui essi però dispongono a loro grado e piacimento.

106. Questo potere diviene più che mai dispotico in quelli che, tenendo in pugno il danaro, la fanno da padroni; onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso, di cui vive l’organismo economico, e hanno in mano, per così dire, l’anima dell’economia, sicché nessuno, contro la loro volontà, potrebbe nemmeno respirare.

107. Una tale concentrazione di forze e di potere, che è quasi la nota specifica della economia contemporanea, è il frutto naturale di quella sfrenata libertà di concorrenza che lascia sopravvivere solo i più forti, cioè, spesso i più violenti nella lotta e i meno curanti della coscienza. Forte della sua scelta profetica di non lasciarsi affascinare dagli idoli, la Chiesa e in particolare il Consiglio pontificio Giustizia e Pace ha chiesto nell’autunno del duemila e undici alcune riforme strutturali del sistema finanziario precise ed esigenti: l’imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie, la separazione dell’attività bancaria la ricapitalizzazione sotto condizione delle banche. Si può dire che, ad un anno di distanza, nessuna di queste tre domande ha avuto una risposta concreta.

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