Prodotti falsificati, da dove vengono e chi li produce?

la mappa di provenienza dei prodotti falsificati

Da dove vengono i prodotti falsificati? Chi li produce? Da dove transitano nel loro tragitto fino al destinatario finale? A queste domande ha risposto uno studio elaborato dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e dall’Ufficio per la proprietà intellettuale dell’Ue (EUIPO).

Secondo le conclusioni dello studio, scrive Javier Salvatierra in un articolo pubblicato sul quotidiano El Pais, la Cina è il principale Paese produttore di prodotti falsificati e piratati, che si vendono in tutto il mondo, mentre Hong Kong, Emirati Arabi Uniti e Singapore sono per eccellenza i Paesi dove questi prodotti fanno scalo prima di arrivare al consumatore. Lo studio richiama l’attenzione sulla crescente importanza degli invii postali e del commercio elettronico nella filiera di mercato delle falsificazioni. Continue Reading


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Allarme agromafie, un business da 16 miliardi di euro

agromafie

Il volume d’affari complessivo annuale dell’agromafia è salito a 16 miliardi di euro, in netta controtendenza rispetto alla fase recessiva del Paese perché la criminalità organizzata trova terreno fertile proprio nel tessuto economico indebolito dalla crisi. Almeno un miliardo e mezzo di euro transitano sotto forma di investimento dall’economia sana a quella illegale, ovvero circa 120 milioni di euro al mese, 4 milioni di euro al giorno. Continue Reading

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La camorra fa affari milionari con gli shopper illegali

#UnSaccoGiusto

Lo sapevi? Dietro a una busta per la spesa potrebbe nascondersi la criminalità organizzata, che in Italia controlla gran parte del mercato dei sacchetti di plastica bio, non soltanto al Sud, e impone ai commercianti l’acquisto e la distribuzione di prodotti illegali non compostabili.

Metà dei sacchetti in circolazione in Italia sono illegali, il valore perso dalla filiera legale è di circa 160 milioni di euro, a cui si devono aggiungere 30 milioni di euro di evasione fiscale e 50 milioni di euro per lo smaltimento delle buste fuori legge.  Per cambiare le cose basterebbe stare attenti, informarsi, scegliere prodotti virtuosi, denunciare l’illegalità, fare la propria parte.  Continue Reading

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Imprenditori sotto assedio, otto su 100 subiscono intimidazioni

minacce imprenditori

Nel 2014, otto imprenditori italiani su cento hanno subito minacce o intimidazioni con finalità estorsive, 11 imprenditori su 100 dichiarano di conoscere altre imprese che sono state oggetto di minacce o intimidazioni, ma solo il 3% ha ceduto alle richieste.

Il fenomeno è in aumento rispetto al 2007 e si accentua nel Meridione e nei grandi centri. Sono questi i dati di Confcommercio e Gfk Eurisko, presentati nel corso della giornata di mobilitazione nazionale per la legalità. I rilevamenti evidenziano come nel 59% dei casi, le minacce si limitino a pressioni psicologiche, mentre danneggiamenti alle cose e violenza sulle persone si sono verificate, rispettivamente, nel 35% e nel 7% dei casi. La maggioranza degli imprenditori (53%) dichiara che queste minacce provengono dalla criminalità organizzata.

Al Nord la media è ancora più alta. A Milano sono 12 imprenditori su 100 che dichiarano di aver ricevuto minacce o intimidazioni. Il danneggiamento a cose è l’episodio più ricorrente seguito da minacce con visite o telefonate. E alle azioni violente seguono richieste da soddisfare con denaro, merci, assunzioni o altre modalità. A Roma l’86% delle imprese intervistate ha dichiarato di non avere mai ricevuto minacce o intimidazioni per finalità di estorsione, il 9,6% ha dichiarato di averne ricevute.

La metà delle imprese ha adottato misure di sicurezza per proteggersi dalla criminalità, principalmente con l’utilizzo di telecamere/impianti allarme (34%). Nel 2014 le imprese commerciali, gli alberghi ed i pubblici esercizi hanno perso 26,5 miliardi di euro per illegalità varie: abusivismo, contraffazione, taccheggio, criminalità. Fenomeni che comporatno anche una perdita di reddito per le imprese pari all’8,2%, con oltre 260 mila posti di lavoro regolari a rischio.

Luca Squeri, presidente della Commissione nazionale legalità di Confcommercio, già esponente del Comitato vittime racket e usura al Ministero dell’Interno, sottolinea l’importanza dell’anonimato: Pizzo e usura sono fenomeni difficilmente intercettabili, perché vivono sul terrore che gli aguzzini imprimono alle loro vittime, così non esistono denunce. I risultati mostrano che, mentre il luogo comune era che estorsione e usura fossero caratteristiche del Sud, a Milano, nella capitale dell’economia, vediamo attiva la ‘ndrangheta, che si è insediata come un cancro nel tessuto economico”.

La lotta per la legalità è una battaglia per la sopravvivenza, spiegano, tanto più in un momento di crisi. Dice Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio: “Gli imprenditori del commercio, del turismo, dei servizi alle imprese e alle persone, dei trasporti e della logistica, chiedono più presidio e controllo del territorio. Certezza della pena. Come diceva uno dei padri costituenti di questo Paese, Piero Calamandrei “non vi è legalità senza libertà”. Giusto, giustissimo, ma è vero anche che “senza legalità non vi è libertà”, neanche libertà economica”.

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Merci contraffatte un mercato da 200 miliardi di euro l’anno



Il volume complessivo del commercio di merci contraffatte ammonta a più di 200 miliardi di euro l’anno: pressoché equivalente al volume d’affari del traffico di stupefacenti.

Per i cittadini europei, le conseguenze negative derivanti dal fenomeno della contraffazione sono soprattutto di natura economica. È anche un problema etico. Il maggior beneficiario di questa attività illegale è la criminalità organizzata. Ampiamente coinvolta nel commercio mondiale di merci contraffatte, essa guarda a questo mercato come un’opportunità di arricchimento crescente. I prodotti contraffatti possono rappresentare gravi rischi per la sicurezza e per la salute. Perché mai i criminali dovrebbero preoccuparsi della nostra sicurezza? I consumatori ne escono da perdenti. Credono di fare un buon affare e finiscono per rimetterci, perché i prodotti falsi non hanno la stessa qualità di quelli autentici. È anche un pessimo affare per i contribuenti. I criminali non pagano le tasse e tocca poi a noi pagare la differenza per compensare i mancati introiti del fisco. I falsari danneggiano l’economia europea perché colpiscono le attività lecite e limitano la nostra capacità di innovare. I prodotti contraffatti fanno concorrenza sleale ai prodotti originali, mettendo a rischio molti posti di lavoro in Europa.

La contraffazione in cifre:

• Dal 2010 al 2011 il volume di prodotti contraffatti confiscati dalle dogane europee è aumentato dell’11%.
• Nel 2009 il valore delle prime dieci marche nei paesi dell’UE era pari a quasi il 9% del PIL.
• I prodotti di alta gamma e gli articoli di alta moda rappresentano il 54% del valore complessivo delle merci confiscate.
• Solo nel 2011 alle frontiere dell’UE sono stati confiscati 115 milioni di articoli falsi, per un valore complessivo di 1,2 miliardi di euro.
• Quasi un terzo degli articoli confiscati dalle dogane dell’UE nel 2011 erano potenzialmente pericolosi per la salute e la sicurezza dei consumatori, cioè più del doppio rispetto al 2010.
• Nel 2011 le autorità europee hanno confiscato 27 milioni di farmaci falsi.
• La posta è il metodo più usato per la spedizione di merci false ordinate on-line. È stato il metodo più utilizzato nel 63% dei casi individuati nel 2011, seguito dal trasporto aereo ( 22%) e dal corriere espresso ( 7% ).
• Ad oggi la stragrande maggioranza dei prodotti contraffatti confiscati in Europa proviene dalla Cina ( quasi il 73% del totale dei beni confiscati ).
• La contraffazione tuttavia non è un problema localizzato solo nei Paesi terzi. La Commissione europea e le amministrazioni nazionali stanno indagando sull’ampiezza del mercato del falso anche e soprattutto all’interno dell’Unione europea.

Il 27 gennaio 2014, a Roma, il Vice Presidente della Commissione europea, Antonio Tajani e il Presidente del Senato Pietro Grasso, insieme ad alti rappresentanti di istituzioni, industria, consumatori e media coinvolti nella lotta alla contraffazione, faranno un punto della situazione sulle azioni intraprese fin’ora e sull’impatto della campagna in alcuni degli Stati membri (Bulgaria, Germania, Francia).

“Di qualsiasi natura siano, falsi, contraffatti, copiati, non conformi agli standard di sicurezza, i prodotti illeciti sono venduti con l’intenzione di raggirare e ingannare. Non sono solo fuorvianti, visto che fingono di essere ciò che non sono; non solo sono di qualità scadente rispetto agli originali; ma in più possono costituire una minaccia per la vostra salute e la vostra sicurezza. Questi prodotti provengono da un’economia sommersa, un’economia in cui la criminalità gioca un ruolo di primo piano e che evade ogni forma di fiscalità. I mancati introiti per il fisco si traducono in tasse più elevate per i cittadini onesti. Questo processo contribuisce così ad aumentare le nostre tasse. I prodotti falsi provocano anche la perdita di posti di lavoro nell’Unione europea. Danneggiano marchi con reputazioni consolidate nel tempo; le vendite calano, le imprese perdono mercato e i posti di lavoro vengono tagliati. La prosperità del nostro futuro è minacciata. I prodotti innovativi sono il risultato degli investimenti in ricerca e sviluppo. L’Europa ha bisogno di prodotti innovativi e di grande valore per mantenere la propria competitività; l’innovazione è inoltre indispensabile per risolvere i problemi della società attuale. Se le imprese non riescono ad ammortizzare gli investimenti, rinunciano a investire. Perciò invitiamo tutti i cittadini europei a unirsi contro la contraffazione. Cittadini europei, esigete e comprate solo prodotti originali!” Antonio Tajani e Michel Barnier

No alla contraffazione. Scegli l’originale!

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