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Tecnologie rinnovabili: I costi a confronto

L’Agenzia internazionale dell’energia rinnovabili (IRENA) ha curato la pubblicazione di un dossier articolato in cinque rapporti che esaminano i costi comparati da fonti rinnovabili ovvero i costi dell’energia prodotta da biomassa, forza idrica e vento, dell’energia solare e di quella fotovoltaica. L’analisi svolta si conclude con la proposta di costituire una banca dati che, confrontando gli indicatori di costo delle diverse tecnologie adottate (attrezzature, progetto e costi di elettricità), esamina per ciascuna di esse il trend dei relativi costi e delle altre eventuali variabili.
I singoli rapporti, più che fornire una dettagliata analisi finanziaria dei progetti economici distinti secondo la tipologia della fonte rinnovabile, rappresentano un utile strumento d’informazione in ordine alle scelte ed agli investimenti che i policy makers sono tenuti a effettuare.
Lo studio esamina anche l’impatto degli incentivi e degli aiuti di Stato. In questo contesto la valutazione dei costi è effettuata disaggregando le singole componenti che comprendono il costo dei trasporti (livello d’importazione), i costi non commerciali (la rete di connessione e il capitale lavoro) ed i costi legati al progetto in itinere (costi finanziari, ricerca della qualità, fattore competenza, ammortamento dei costi, ecc.).
Questo processo conduce alla definizione della c.d. “media dei costi livellati di elettricità” (Levelized Cost of Electricity – LCOE) che dipende dal tipo di tecnologia, dal Paese oggetto di analisi, dal progetto adottato, dagli investimenti, dai costi e dall’efficienza/performance della tecnologia.

 •  Biomassa: 
La produzione di energia elettrica da biomassa è una tecnologia matura e, sotto il profilo  commerciale, facilmente disponibile. Sui costi hanno grande influenza soprattutto le dimensioni degli impianti e, dunque, l’eventuale applicazione di economie di scala. Nel 2010 la potenza globale emessa da biomasse è stata tra i 54 ed i 62 GW, vale a dire l’1,4 – 1,5% dell’energia totale prodotta. Europa e Nord e Sud America contribuiscono da sole all’85% della produzione mondiale. In Europa spiccano (complessivamente al 61% del totale) Inghilterra, Scozia e Svezia; ma la biomassa derivata dalla produzione lignea è concentrata in Finlandia, Svezia, Inghilterra e Germania che raggiungono quota 67,1% della produzione europea.
Il Brasile è invece il maggior produttore di biomassa elettrica derivata dall’uso estensivo di bagasse per cogenerazione da zucchero ed etanolo.
In particolare nella produzione di cui trattasi vanno considerate tre componenti critiche:
gli stoccaggi delle biomasse ovvero il composto chimico eterogeneo dipendente dalle diverse specie vegetali che lo compongono (residui agricoli, erbacei, arbusti e legni, rifiuti forestali e urbani);
la conversione delle biomasse, ovvero la trasformazione delle materie prime in energia per uso domestico e per la produzione di elettricità;
le tecnologie adottate per la produzione di energia.
Il rapporto sottolinea come il costo degli stoccaggi delle materie prime giochi un ruolo prevalente rispetto agli altri fattori, in quanto, se è disponibile una materia prima a costi ridotti come il residuo di canna da zucchero, il processo di trasformazione/combustione in una caldaia e in una turbina a vapore necessita solo di un 27% di materie prime.  Nel caso invece di sistemi di generazione del gas derivante da discarica, lo stock di materie prime può raggiungere il 40% del totale dei LCOE

   Energia idrica:
è una fonte rinnovabile che sfrutta il ciclo naturale dell’acqua; anzi è la tecnica tra quelle rinnovabili più matura, affidabile e dai costi certi. L’energia idroelettrica è infatti la forma più diffusa di produzione energetica, in quanto rappresenta il 16% della produzione mondiale di elettricità, cioè i quattro/quinti delle fonti rinnovabili.
Si tratta della risorsa alternativa più flessibile, tenuto conto che può servire reti complesse, semplici ed isolate. Sebbene, come già detto, sia una forma energetica matura, la tecnologia e la ricerca possono ancora influire positivamente sulla performance ambientale, riducendo drasticamente i costi di produzione. Per questo motivo la produzione globale di energia idroelettrica, solo nel 2010, è cresciuta di oltre il 5% , segnata dalla leadership della Cina.
Lo studio riferisce che nel periodo 2007/2050 lo sfruttamento dell’energia idroelettrica dovrebbe crescere del 75%, ma la percentuale potrebbe salire all’85% se lo scenario fosse caratterizzato da una politica aggressiva nei confronti dei gas serra.
L’analisi dei costi non può prescindere comunque dalla scelta del sito, dall’organizzazione e dal costo delle materie prime come capitale e lavoro.

  Energia fotovoltaica:
la tecnologia fotovoltaica, che converte direttamente l’energia solare in energia elettrica, è stata scoperta nel 1954 nei Bell Telephone Laboratories ed è considerata la risorsa energetica più democratica, in quanto è una forma di energia ovunque disponibile e il cui accesso è potenzialmente consentito a chiunque; inoltre la produzione dipende dalle dimensioni dei pannelli istallati. Il solare fotovoltaico è poi la risorsa rinnovabile meno costosa considerato che non affronta i costi del petrolio e presenta costi di produzione e manutenzione piuttosto contenuti rispetto alle altre fonti energetiche.
L’unico limite è dato dal fatto che il suo utilizzo è condizionato dal clima e dalla posizione geografica (è mediamente più sviluppato nei Paesi a clima caldo o temperato).
I pannelli solari,  a seconda del materiale di composizione, possono sono classificati in:
– pannelli di 1° generazione: sono i più diffusi e utilizzano il silicio cristallino;
– pannelli di 2° generazione: si tratta di micro moduli sottili, entrati nel mercato recentemente, che sfruttano un sottile film a base di silicio amorfo o di tellururo di cadmio o di indio diselenide;
– pannelli di 3°generazione: prevedono tecnologie avanzate ancora in fase  di sperimentazione, come il c.d. fotovoltaico organico o ibrido, e rappresentano la nuova frontiera della ricerca in questo settore.
Nel complesso il fotovoltaico è una delle forme energetiche che più si è sviluppata nell’ultimo decennio tanto da raggiungere nel 2011 un tasso di crescita annuale pari a quota 44%. Al risultato hanno contribuito meccanismi come feed on tariffs e i crediti fiscali

   Energia eolica:
L’analisi dei costi per la produzione di energia eolica deve tener conto di una serie di variabili che, tuttavia, escludono l’impatto sulla tecnologia in questione degli incentivi statali, della tassazione e dei benefici da energia rinnovabile consistenti nella riduzione di esternalità. Vanno invece considerati i costi di allocazione degli impianti e quelli di connessione alla rete.
L’energia eolica sfrutta l’energia cinetica del vento per mettere in movimento le turbine che generano, con la forza meccanica, l’energia elettrica. Il primo impianto eolico risale al 1979 ed è stato costruito in Danimarca.
Le potenzialità dell’energia eolica dipendono dalla corretta mappatura delle aree geografiche interessate dalla ventilazione. I dati conosciuti non sono al momento esaustivi sebbene ci sono molti Paesi con aree che presentano una velocità media del vento superiore agli 80 m/h. Tuttavia influiscono altri fattori come le dimensioni delle turbine, il diametro del rotore, l’impianto della turbina e la porzione di terreno dedicato agli impianti eolici. La crescita del mercato eolico è stata guidata fino al 2008 dall’Europa, con in testa Danimarca, seguita da Germania (12% della produzione eolica mondiale) e Spagna (9%).  Successivamente sono entrati nel mercato Italia, Francia e Portogallo (rispettivamente 3%, 3% e 2%).
Dopo il 2008 però sono cambiati i protagonisti perché anche Nord America (USA al 20%) e Cina (al 26%) si sono accostate all’energia eolica.

  Energia solare (Concentrating Solar Power – CSP):
Il ruolo innovativo dei più recenti impianti ad energia solare concentrata, che riescono a produrre energia elettrica senza far ricorso al carbon fossile o alla reazione nucleare, anche in condizioni climatiche sfavorevoli, quali la scarsa insolazione. Tali caratteristiche spiegano il più ampio ricorso e soprattutto le prospettive di sviluppo dell’energia solare rispetto a quella fotovoltaica che, comunque, restano legate alla ricerca,.
L’impianto solare tradizionale è a centrale ricettrice ed utilizza collettori (ovvero specchi) a forma di parabola per concentrare la luce solare; gli specchi sono puntati verso un serbatoio e l’energia prodotta fa evaporare il liquido contenuto nel serbatoio che inviato alla turbina muove l’alternatore per generare energia elettrica che consente alle turbine a vapore di sviluppare energia.
La maggior parte delle parabole funziona attualmente con oli sintetici che trasferiscono il fluido ad una temperatura di oltre 400°C.
I relativi impianti hanno elevati costi di capitale, sebbene il costo presunto di petrolio sia praticamente nullo. Anche i costi di produzione e mantenimento sono piuttosto elevati, così come i costi livellati dell’elettricità (LCOE).
La soluzione più efficace per la riduzione dei costi resta l’adozione di economie di scala che dipendono dalla dimensione degli impianti e il cui sviluppo è attualmente affidato alla ricerca scientifica e tecnologica. Altra soluzione è l’adozione di tecnologie avanzate come il sistema a concentrazione lineare che si utilizza specchi parabolici a struttura lineare ed un tubo. L’adozione delle “torri solari” potrebbe rappresentare la strategia più innovativa per produrre l’energia del futuro, in quanto queste sono in grado di raggiungere alte temperature con perdite “manovrabili” utilizzando sale fuso come elemento fluido per il trasferimento di calore. Tale tecnologia consentirebbe infatti di raggiungere alte temperature con un ciclo di produzione del vapore efficiente e la conseguente riduzione dei costi.
Attualmente la Spagna è il più grande produttore di energia elettrica da CSP.

(Fonte  AmbienteDiritto)

 

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Sorridi sei su Casta a Parte


Sorridiamo siamo su Scherzi a Parte anzi Casta a Parte. Infatti L’Espresso ha scandagliato bilanci e leggi, promesse e dichiarazioni solenni scoprendo che, dopo anni di polemiche su sprechi e privilegi di deputati e consiglieri regionali, i costi della Casta sono rimasti praticamente invariati.

Stipendi – Tagli fantasma alla busta paga

La promessa di tagliare le indennità dei parlamentari è arrivata lo scorso 13 dicembre. A formalizzarla il presidente della Camera Gianfranco Fini e quello del Senato Renato Schifani: entro fine gennaio verranno sensibilmente ridotte le buste paga del Parlamento, quei 14 mila euro netti che gli onorevoli percepivano fra indennità (11.283 euro lorde alla Camera, 11.555 al Senato) e benefit vari. Ed ecco che, il 31 gennaio 2012, il Parlamento vara puntale un pacchetto di norme per introdurre l’austerity a Palazzo. All’italiana, però. L’ufficio di presidenza della Camera decide, infatti, una riduzione di 1.300 euro lordi, pari a poco più di 700 euro netti. Pochi davvero, potrebbe pensare qualcuno.E invece è ancora peggio. Perché, nonostante il taglio, il netto della busta paga di deputati e senatori è rimasto praticamente identico. Come mai? Nello stesso giorno della riforma è stata varata anche una novità in materiadi vitalizio: «Come tutti i cittadini», spiegò Fini, «anche i parlamentari passano dal sistema retributivo a quello contributivo». Un passaggio che permette agli onorevoli di risparmiare un bel gruzzolo di contributi, cessando di versare obbligatoriamente una quota di stipendio all’ente di previdenza. Quanto risparmiano? Guarda caso proprio 700 euro. Alla fine della fiera,il saldo è zero, la stessa cifra del taglio. E così lo stipendio è salvo. Persino la Commissione Giovannini, che da mesi lavorava per confrontare gli stipendi italiani con i colleghi europei s’è dovuta arrendere: «I vincoli posti dalla legge, l’eterogeneità delle situazioni riscontrate negli altri Paesi e le difficoltà incontrate nella raccolta dei dati non hanno consentito alla Commissione di produrre i risultati attesi».

Portaborse – Più controlli, niente riduzioni

Tanto fumo e poco arrosto anche per i benefit. A partire dal taglio delle spese per i portaborse degli onorevoli. Rispetto agli annunci di metà dicembre, che parlavano di cancellazione, s’è arrivati a un compromesso: il contributo fisso resta invariato (3.690 euro al mese), ma solo la metà verrà erogata a scatola chiusa. Per ottenere l’intera cifra il deputato dovrà portare i giustificativi delle spese per i collaboratori: secondo gli ultimi dati ufficiali solo un onorevole su tre si avvale di un aiutante, ma molte inchieste hanno dimostrato che i parlamentari spesso pagano il portaborse al nero. Per quanto riguarda la diaria di 3.503 euro mensili, invece, le nuove norme prevedono una penalizzazione per i fannulloni. Per incassare l’intera cifra la grande novità e’ che i parlamentari dovranno presentarsi al lavoro, visto che finora non serviva nemmeno andarci a Montecitorio e Palazzo Madama. Significa che il provvedimento, almeno sulla carta, non taglia un euro dalle buste paga dei politici. Ma almeno ha fatto scattare in Parlamento una mezza rivoluzione. Da febbraio, infatti, guarda caso le presenze medie in commissione sono schizzate al 70-71 per cento a fronte di una percentuale ufficiosa (Camera e Senato non la rilevavano prima della riforma) che si attestava, stando ai resoconti delle segreterie di commissione, fra il 30 e il 40 per cento. I più virtuosi sono i parlamentari della Lega (80 per cento), del Pd (79) e dell’Italia dei Valori (78), con una media che vede tutti sopra il 60 per cento, secondo il conteggio della segreteria della Camera a un mese dal taglio degli stipendi.

 

Privilegi – Treni e voli gratis benefit e pasti Vip

Gli infiniti benefit dei parlamentari sono ancora in piedi. Non solo le agende in pelle – il nuovo bando della Camera prevede spese per 900 mila euro – ma anche i trasporti gratis restano un must. La proposta di cancellare i viaggi a sbafo per deputati e senatori s’è, infatti, persa per strada. Così come l’ipotesi di dotare i gruppi di un pacchetto di biglietti a esaurimento. Alla faccia delle promesse di rigore, insomma, i parlamentari hanno mantenuto la tessera per non pagare autostrada, treni (prima classe) e aerei, dove pochi volano low cost e quasi tutti preferiscono Alitalia. Anche perché così aumentano i punti “Freccia Alata” che regalano altri viaggi a costo zero utilizzabili anche da amici e parenti. Ma non basta ancora. C’è pure il rimborso mensile per taxi e spese varie che va dai 1.107 ai 1.331 euro, a seconda della distanza tra l’abitazione e il più vicino aeroporto. Se a Fiumicino un mese di parcheggio al silos ai comuni mortali costa 293 euro, ai parlamentari costa 50 euro. E ancora: la tessera del Coni, che permette di entrare gratis a molte manifestazioni sportive, gli sconti sulle auto (anche del 15-20 per cento), in alcuni musei, al Teatro dell’Opera di Roma. Mutui agevolati e prestiti di favore: al Senato Francesco Barbato e’ riuscito ad ottenere dalla Bnl un tasso dell’ 1,57 per cento. Gli italiani, in media, pagano tre volte tanto. Nessuna riduzione infine per occhiali, massaggi, psicoterapia e prestazioni sanitarie rimborsate. Continue Reading

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Energie rinnovabili: facciamo chiarezza sui costi

Novanta volte su cento l’opinione pubblica italiana sente parlare delle rinnovabili soprattutto in termini di costi: gli incentivi alle fonti pulite, sostiene una diffusissima e trasversale opinione, sarebbero ormai fuori controllo e, sopratutto, destinati in futuro a peggiorare ulteriormente la salatissima bolletta elettrica pagata da cittadini e imprese. A negare questo, anche se spesso con cifre differenti e posizioni poco coordinate, e’ quasi soltanto il mondo delle associazioni di settore.

A fare un po’ di chiarezza sulla situazione attuale dei regimi di incentivazione e’ il il Rapporto attività 2010 del Gse, esistono infatti dei costi, essenzialmente legati all’incentivazione, all’acquisto delle’energia e dei Certificati verdi, ma anche dei ricavi, derivati in massima parte dalla vendita dell’elettricità sul mercato.

Altra accusa rivolta al fotovoltaico oltre ai finanziamenti eccessivi e fuori controllo, e’ rivolta alla presunta tecnologia obsoleta e sostanzialmente poco utile al fabbisogno energetico nazionale. Ma tale tesi, secondo il presidente di Assosolare, Gianni Chianetta, e’ ingiusta e spesso cavalcata dai produttori di energia da fonti tradizionali.

Quanto pesa il fotovoltaico sulle bollette elettriche pagate dagli italiani?

Bisogna far luce sul fatto che nel famoso coefficiente A3 della bolletta, che e’ destinato principalmente al finanziamento delle fonti pulite, c’è attualmente un’incidenza del fotovoltaico del 22%. Ci sono altre voci che incidono altrettanto significativamente, come i Certificati verdi, oppure le energie assimilate alle rinnovabili. In sostanza, il peso del solare su questa componente e’ abbastanza contenuto, ancora di più se consideriamo l’intera bolletta.

L’Italia finanzia una tecnologia obsoleta?

Il pannello fotovoltaico e’ già oggi una tecnologia ultramatura, con soddisfacente rendimento delle celle e con ottimi risultati.

Da più parti si sente dire che il fotovoltaico costerà all’Italia 100 miliardi di euro nei prossimi dieci anni. E così ?

Queste cifre rappresentano una strategia di comunicazione degli oppositori del solare per destare impressione nell’opinione pubblica. Se si prendesse in esame tutto quello che si e’ speso per i Cip6 (una truffa ndr)dagli anni 90 a oggi, molto probabilmente si raggiungerebbero cifre ben superiori. Un consumatore domestico potrebbe pagare dai 70 a 150 euro l’anno , meno di un caffè al giorno. La questione del caro incentivi e’ perciò un allarme alimentato da una vera e propria lobby contraria al fotovoltaico, ovvero i produttori di energia elettrica con fonti tradizionali, che tra pochi anni non riusciranno più a giustificare l’utilizzo delle proprie centrali. Sino a pochi anni fa la percentuale del fabbisogno nazionale coperta dal fotovoltaico era inferiore all’1%, adesso siamo già al 3% e, secondo gli obbiettivi del Conto energia arriveremo a circa il 10% nel 2016.

Nel medio termine il fotovoltaico potrà competere alla pari con le altre fonti, con grandi vantaggi ambientali , e con l’evoluzione della tecnologia e dell’impiantistica farà si che il solare diventi addirittura più conveniente dei combustibili fossili.

(fonte “Energia24”)

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