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Il papà della Coppa del Mondo

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La Coppa del Mondo ha un Dna milanese: dal padre, lo scultore oggi 94enne Silvio Gazzaniga, alla casa dove è nata la GDE Bertoni, alle porte della città. Il trofeo è alto 36,8 cm e pesa poco più di 6 kg. L’originale è in oro fuso a cera persa, è vuoto al suo interno e alla base presenta due bande verdi di malachite, che rievocano il colore del campo da gioco. La coppa originale è custodita a Zurigo dalla Fifa che la consegna alla squadra vincitrice nella cerimonia di premiazione per poi essere sostituita con una copia che rimane ai vincitori.

Con le sue mani ha creato l’oggetto del desiderio di ogni uomo. Quello che con regolare cadenza quadriennale diventa il più ambito e che, brillando nelle notti magiche, per una volta riesce nell’impresa di spiegare il senso di un pallone che rotola anche a mogli e fidanzate. I Mondiali sono una cosa democratica. Grazie anche a quella colata d’oro massiccio a 18 carati, alta 36,8 centimetri per un peso netto di sei chili e 175 grammi.

Silvio Gazzaniga, 94 anni, è il papà della Coppa del Mondo. La disegnò nel ’71 su incarico della ditta di Paderno Dugnano GDE Bertoni, dove fino a metà degli Anni 90 è stato direttore artistico. E dove ancora ricordano il Maestro per l’innato istinto a insegnare le cose che faceva. Per come combatteva per le sue idee e, nelle forme, era già moderno 40 anni fa. In un calderone di 53 proposte da tutto il mondo, il 5 aprile del 1971, la Fifa sceglie le mani del sciur Gazzaniga per la nuova coppa. L’anno prima il Brasile, vincendo la sua terza Rimet creò un’emergenza pratica. Dopo tre titoli conquistati avevano il diritto di tenersi in patria il trofeo senza doverlo più rimettere in gioco nell’edizione successiva.

“In testa avevo l’immagine dello sportivo che vuole conquistare il trofeo, l’uomo che diventa gigante grazie alla vittoria sul campo tanto da poter stringere il mondo fra le sue braccia” racconta sempre quando gli chiedono come è nata quell’icona planetaria. Il bozzetto uscì di getto in poche ore, al primo tentativo. Fu l’unico presentato a Zurigo con una dimensione fisica. Per rendere la plasticità del gesto, Gazzaniga realizzò un modello a dimensioni naturali in plastilina. Per scolpirla impiegò una settimana. In cambio, nessun compenso ma una vetrina mondiale. Il 7 luglio del ’74, Franz Beckenbauer, capitano della Germania è il primo ad alzarla verso il cielo di Monaco di Baviera. Negli anni successivi passò in buone mani: da Zoff a Maradona, da Ronaldo a Zidane. Anche se lui sognava che l’alzasse Pelè.

Per la Fifa vale 300 mila euro, ma a livello emozionale molto di più. L’ha restaurata varie volte, la conosce millimetro per millimetro e non avrebbe mai cambiato il minimo dettaglio. Gazzaniga è a tutti gli effetti il re di coppe. Oltre al titolo più prestigioso, ha creato anche la Coppa Uefa per club e la Supercoppa europea. Poi le Coppe del mondo di baseball, volley e pure di bob. E, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ha disegnato i suoi ultimi pezzi: il trofeo per la Coppa Italia, quello per il Giro d’Italia e per il Gran Premio di Monza.

Devoto a Michelangelo e alla sua Pietà (la Rondanini che incarna il corpo a corpo con la materia da plasmare), milanista fedele nonostante il covo di interisti in famiglia, sciatore mancato. Timido, al punto di non presenziare mai alla consegna della (sua) coppa. In gioventù, gli studi alla Scuola d’arte applicata Umanitaria, poi alla Superiore del Castello Sforzesco, sempre a Milano. É lì che si specializza come orafo e gioielliere. É lì che nasce la sua naturale avanguardia verso quelle coppe pregiate. Per cui ha speso ogni giorno della sua vita, dai 16 anni sino ai 90 anni compiuti, impassibile anche alle guerre. In bacheca si è messo un Ambrogino d’Oro (per il ruolo di artista contemporaneo a Milano), il titolo di Commendatore della Repubblica (nel 2012). Ma quello a cui Gazzaniga tiene di più lo ha sempre nel suo studio formato modellino, accanto a un ritratto della moglie Elsa, sposata più di 60 anni fa. La sua “bambina”, così lo chiama. Che non morirà mai. Per questo hanno re-inciso a spirali i nomi delle squadre vincitrici.


(Fonte Il Corriere della Sera del 15 Giugno 2015)


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