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Il costo del lavoro in Italia e in Europa

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In Italia un’impresa paga i propri dipendenti circa 28 euro e 30 centesimi: poco meno della media Eurozona di 29 euro orari, ma più della media Ue che è di 24 euro e 60 centesimi. In tutta Europa ci sono paesi dove conviene delocalizzare sia per una fiscalità migliore, ma soprattutto perché il costo del lavoro è più basso.

Italia a metà classifica in un’Europa più divisa che mai dal costo del lavoro. È la fotografia scattata da Eurostat, l’Istituto di statistica dell’Unione europea, che ha appena diffuso i dati del 2014 dei 28 Stati membri Ue. Agli estremi opposti stanno Bulgaria, con meno di 4 euro all’ora, e Danimarca (40,3 euro).

In Italia un’ora di lavoro costa mediamente a un’impresa 28,3 euro, meno della media dell’Eurozona (29 euro) ma più della media Ue (24,6 euro), che comprende Paesi molto meno cari per le imprese e dove quindi si tende a delocalizzare, come Bulgaria (3,8 euro per ora) o Romania (4,6 euro per ora). L’Italia però segna un incremento del costo del lavoro che è inferiore alla media sia dell’Eurozona che della Ue. Tra il 2013 e il 2014, il costo del lavoro in Italia è cresciuto dello 0,7%, a fronte di un incremento dell’1,1% nell’Eurozona e dell’1,4% nell’Ue.

In Italia il 28,2% del costo del lavoro è determinato da fattori non legati allo stipendio dei dipendenti, come i contributi pagati ai lavoratori. In questo l’Italia sconta un gap competitivo nei confronti della Germania, dove i costi non salariali pesano solo per il 22,3% ma non della Francia (33,1%), che vanta un non invidiabile record europeo. Il nostro Paese è comunque il terzo più “caro” nella Ue per costi non salariali dei salari dietro appunto alla Francia, e alla Svezia (31,6%). Nei 19 Paesi membri dell’Eurozona i costi non salariali sono in media del 26,1%, e nei 28 Paesi dell’Ue del 24,4%: i più bassi sono a Malta (6,9%) e in Danimarca (13,1%).

Sono quattro i Paesi in cui lo scorso anno il costo del lavoro è diminuito: Cipro, Portogallo, Croazia e Irlanda. Tre di questi sono Stati salvati dalla Ue e non è un caso, perché hanno subìto un processo di “svalutazione interna” legato alle dure politiche di austerità cui sono stati soggetti. La svalutazione interna è un modo di rendere più competitivo il proprio export attraverso un abbassamento dei salari e un aumento della produttività; è quindi un’alternativa alla classica svalutazione della moneta, che non è possibile all’interno di un’Unione monetaria come l’Eurozona. Il caso più emblematico è la Grecia, dove il costo del lavoro orario era nel 2014 di 14,6 euro e sei anni prima di 16,8 euro.

Nella stessa Spagna, altro Paese duramente colpito dalla crisi ma che ora sta rialzando la testa con risultati oltre le aspettative, negli ultimi tre anni il costo del lavoro è rimasto praticamente invariato intorno ai 21 euro all’ora. I maggiori aumenti sono invece stati registrati in Estonia (+6,6%), Lettonia (+6%) e Slovacchia (+5,2%). L’Est Europa resta però molto lontano dalla vecchia Europa.

(Fonte Il Sole 24 Ore)


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Sky liberi di…sfruttare!

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Da ormai molto tempo lavoro per Sky. Eccellente prodotto. Azienda che paga. Ma paga, come?

Innanzitutto alla sottoscrizione del contratto (che prevede un decoroso comportamento e il declinare dell’azienda ad ogni tua mancanza) non vengono specificati orari di lavoro, tantomeno giornate lavorative dicendo che hai massima libertà d’azione. Il che non è lontano dalla realtà. Poi però ti viene posta la condizione dal tuo Sales Account (capo area) che vi sono giornate lavorative e orari da considerarsi rigorosi. Ma nel contratto non vi è scritto…per carità. Ormai il mondo del lavoro prevede elasticità mentale. Ok. Il tutto però viene messo ad ancor più dura prova quando oltre a dover lavorare tutte le domeniche (che se è bel tempo lavorare finisce in un bighellonare sperando che qualcuno entri dalla porta scorrevole del punto vendita) scopri con immenso stupore che dopo un mese di ardue imprese gli scatti delle detrazioni passano dal 21 al 27% perchè superi i 1000€ di introiti dei contratti…..quindi farne di più ti penalizza! Come se non bastasse, queste trattenute non vengono calcolate per chissà quale motivo. Non si sa neppure perchè vengano poste in quanto Sky Italia s.r.l. non paga neppure i contributi ai suoi venditori sul campo. Ergo se chiedi la disoccupazione dopo due anni di contratto, non puoi averla perchè risulta che non sono stati versati contributi. Devi versarteli da solo. Ma con lo stipendio medio che si percepisce, sarebbe comunque impossibile. Quindi mi chiedo, perchè una azienda che guadagna in un momento di crisi molto più della concorrenza e fa ancora nuovi abbonati ad una velocità superiore di chi lascia il prodotto, non rivede perlomeno questo tipo di contratti che al giorno d’oggi sono vergognosi? Ah, si, dimenticavo. Abbiamo la copertura infortunistica. Vi prego: se mi vedete nel punto vendita, passatemi sopra con un carrello o con una lavatrice che almeno se mi faccio male sbarco il lunario……

Venditore Anonimo –  bastardandpoors

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