Allarme agromafie, un business da 16 miliardi di euro

agromafie

Il volume d’affari complessivo annuale dell’agromafia è salito a 16 miliardi di euro, in netta controtendenza rispetto alla fase recessiva del Paese perché la criminalità organizzata trova terreno fertile proprio nel tessuto economico indebolito dalla crisi. Almeno un miliardo e mezzo di euro transitano sotto forma di investimento dall’economia sana a quella illegale, ovvero circa 120 milioni di euro al mese, 4 milioni di euro al giorno. Continue Reading


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Caporalato: 400 mila lavoratori trattati come schiavi

mappa capolarato

Sono circa 80 i distretti agricoli italiani in cui si pratica il caporalato. 400 mila i lavoratori che hanno trovato impiego nei campi mediante l’intermediazione illegale di manodopera, di cui l’80% sono stranieri comunitari e non. Un aumento del tasso di irregolarità del lavoro in agricoltura che, in poco più di dieci anni, è passato dal 20,2% al 24,8%. Cifre da brivido nonostante l’introduzione, nel 2011, del reato di caporalato (603 bis del codice penale) che, tuttavia, ha permesso di arrestare e denunciare circa 355 caporali, di cui 281 solo nel 2013 (un trend crescente considerato che nel 2011 le denunce sono state 11, 63 nel 2012). Questi i dati del secondo rapporto “Agromafie e Caporalato” redatto dall’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, dedicato alla memoria del sindacalista siciliano rapito e ucciso dalla mafia nel ’48.

Il peso dell’illegalità e dell’infiltrazione mafiosa nell’intero settore agroalimentare, stimato nell’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia, è di circa 12,5 miliardi di euro. Questo dato però deve tener conto di una spiccata dimensione internazionale assunta dalle mafie negli ultimi decenni. Sono, infatti, più di 3600 le organizzazioni criminali di stampo mafioso attive solo nell’UE, con un danno stimato in 670 Miliardi di mancati ricavi, con un effetto depressivo per l’intero sistema economico comunitario. In questa rinnovata posizione delle mafie nello scenario globale, grande rilevanza è assunta dal controllo sempre più pervasivo della contraffazione dei prodotti agroalimentari e dalla gestione illegale della tratta degli esseri umani (che spesso rischia di essere il primo anello della catena rappresentata dal business dello sfruttamento lavorativo e del caporalato agricolo). Dati sconcertanti sono riportati in merito ai sequestri e le confische per mafia relativi a terreni, aziende e attività legate al settore agroalimentare.

Se facciamo riferimento solo al patrimonio confiscato i dati forniti dall’ANBSC ci dicono che sono circa 2245 i terreni a destinazione agricola sottratti ai clan, a cui vanno aggiunti 362 terreni con fabbricati rurali e 269 terreni edificabili (dunque più del 25% dell’intero patrimonio confiscato). Il dato però cresce notevolmente se facciamo riferimento ai dati forniti dal Ministero della Giustizia in merito alla somma dei beni sequestrati, confiscati in primo grado e in via definitiva. In questa speciale classificazione i terreni agricoli sono circa 24638, mentre non è possibile fornire un dato certo sulle aziende del comparto agroalimentare sul totale di 7623 aziende sottoposte a misure di prevenzione, l’unica certezza riguarda il dato dei fallimenti, che coinvolge circa il 93% delle aziende sottratte ai boss. Dunque se da un lato la Magistratura e le Forze dell’Ordine compiono lo sforzo straordinario di reprimere le mafie, allo stesso tempo latita una strategia di promozione della legalità attraverso il riutilizzo produttivo dei beni e delle aziende confiscate, con notevoli ripercussioni sull’occupazione dei lavoratori coinvolti e sulla necessità di sfidare le mafie sul terreno dove continuano ad avere consenso, il piano sociale e economico. Non molto diversi sono i dati sulla contraffazione alimentare aumentata del 150% nelle economie maggiormente sviluppate e del 128% in Italia, con danni pari a 60 Miliardi di euro se sommati al fenomeno dell’Italian sounding, cioè dei prodotti che secondo etichettatura mendace richiamano al Made in Italy e invece sono prodotti altrove e con materie prime di dubbia qualità. Emerge poi in modo dirompente il dato relativo al sommerso occupazionale nel settore agricolo, che nel caso dei lavoratori dipendenti tocca la media nazionale del 43%, con un valore aggiunto prodotto dall’economia sommersa pari al 36% per gli imprenditori disonesti che falsano la concorrenza e agiscono in un regime di mercato falsato.

Sconfortanti sono i dati sulla condizione dei lavoratori e le lavoratrici impiegate nel settore agricolo. Secondo le stime riportate nel Rapporto, sono circa 400.000 i lavoratori che potenzialmente trovano un impiego tramite i caporali, di cui circa 100.000 presentano forme di grave assoggettamento dovuto a condizioni abitative e ambientali considerate paraschiavistiche, anche se negli ultimi anni le denunce sono sensibilmente cresciute. Dall’introduzione nel codice penale del reato di caporalato (art. 603bis del codice penale) sono circa 355 i caporali arrestati o denunciati, di cui 281 solo nel 2013. Sono circa 80 gli epicentri dello sfruttamento dei caporali, in 55 di questi epicentri sono stati riscontrate condizioni di lavoro indecente o gravemente sfruttato. Più del 60% dei lavoratori e delle lavoratrici costrette a lavorare sotto caporale – la maggior parte stranieri comunitari e non – non ha accesso ai servizi igienici e all’acqua corrente. Più del 70% presenta malattie non riscontrate prima dell’inserimento nel ciclo del lavoro agricolo stagionale. Poi ci sono le intollerabili tasse dei caporali che sono pagate dai lavoratori e dalle lavoratrici e da tutti noi in termini di mancato gettito per la fiscalità generale. Il fenomeno del caporalato e il correlato sfruttamento lavorativo non costituiscono una piaga solo meridionale, ma sono alquanto diffusi e contrastati in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Veneto.

Solo in termini di mancato gettito contributivo il caporalato ci costa più di 600 Milioni di euro l’anno, una cifra calcolata sulla media di 70 giornate lavorate l’anno. I lavoratori impiegati dai caporali percepiscono un salario giornaliero inferiore di circa il 50% di quello previsto dai contratti nazionali e provinciali di lavoro, cioè circa 25/30 Euro per una giornata di lavoro che dura fino a 12 ore continuative. A questo bisogna aggiungere le “tasse” da corrispondere ai caporali dovute al trasporto (circa 5 euro), all’acquisto di acqua (1,5 Euro a bottiglia) di cibo (3,5 Euro per un panino) e commissioni varie dovute all’impossibilità di accedere a beni di prima necessità come il cibo e i medicinali. In molti casi, soprattutto al sud, i lavoratori sono costretti anche a pagare l’affitto degli alloggi fatiscenti nei tantissimi ghetti lontani dai centri urbani e da occhi indiscreti. I lavoratori non scelgono di vivere in questi contesti fatiscenti, ma sono costretti a farlo, visto che solo in quei luoghi troveranno un caporale che gli offrirà una giornata lavorativa.

Nell’indagine svolta emerge sempre più in forma dirompente la debolezza di alcuni strumenti legislativi: da un lato la fragilità dell’attuale norma contro il caporalato che punisce solo il caporale e non gli imprenditori che si avvalgono della loro intermediazione, dall’altro la scarsa applicazione delle previsioni normative previste dal recepimento della Direttiva europea n.52, che avrebbe dovuto assicurare un regime di protezione speciale per i lavoratori e le lavoratrici sfruttate. In particolare sono le donne e i bambini ad essere l’anello più debole dello sfruttamento, le prime spesso costrette a essere inserite nel circuito dello sfruttamento della prostituzione e i secondi costretti a lavorare nonostante la giovane età in condizioni che non fanno onore ad un paese che si definisce civile.

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I pirati del cibo, sequestrati prodotti Dop per 840 milioni

L’Italia vanta 243 denominazioni protette DOP, IGP, STG e oltre 520 denominazioni vitivinicole. Il BelPaese è la patria della tradizione di prodotti di qualità, non solo certificata. Proprio per questa ragione i prodotti tipici rappresentano una golosa opportunità di affari per pirati del cibo.

Come ogni anno, il rapporto sulla Sicurezza Alimentare “Italia a tavola 2012”, a cura del Movimento difesa del cittadino (Mdc) e Legambiente, fornisce un quadro approfondito nel settore della truffa alimentare. La contraffazione non è altro che la sostituzione di un prodotto con un altro di minor pregio ma che presenta caratteristiche affini, ovviamente di minore qualità. Ed è così che nascono le storie della Mozzarella di bufala prodotta con latte vaccino, dell’olio deodorato, di pesce congelato spacciato per fresco, di conserve di San Marzano tricolore ricavate da pomodori provenienti da paesi lontani come di container contenenti vino privo dei documento di tracciabilità.  Nel 2011 gli oltre 900mila controlli effettuati hanno portato al sequestro di 24 milioni di chili di prodotti per un valore di oltre 840 milioni di euro.

Il nostro Paese ad oggi conta 1.093 prodotti iscritti nei registri europei delle DOP, IGP, STG. Ammonta a 6 miliardi di euro il valore del fatturato alla produzione delle Denominazioni di origine italiane nel 2010 e quasi 10 miliardi di euro al consumo. Per il settore vitivinicolo le registrazioni sono 521 (su 1.900 riconoscimenti europei). E poi c’è il biologico: nel 2011 è aumentata la superficie coltivata (+1,5%) e gli operatori coinvolti (+1,3%). E i consumatori danno sempre più valore alla qualità ambientale del cibo.

La mozzarella di bufala. Ogni anno i giornali si riempiono di brutte storie di frodi di questo prodotto tra i simboli dell’Italia come della cucina mediterranea. Il 2008 fu l’anno delle mozzarelle di bufala alla diossina. Il 2009 nel Casertano vengono trovate delle bufale dopate con la somatotropina, ormone della crescita impiegato per produrre più latte e con effetti cancerogeni sull’uomo. Sempre nel 2009 il Consorzio di tutela venne commissariato dopo che il presidente, l’imprenditore Luigi Chianese, venne sorpreso ad annacquare il latte. Nel 2010 si diede il via alle “mozzarelle blu”, contaminate dal batterio Pseudomonas Fluorescens. Non pericoloso per la salute, ma che rende le mozzarelle non commestibili. Tra il 2010 e il 2011 sono state sequestrate oltre dodicimila tonnellate di latte per un totale di oltre 17 milioni di euro di valore.

Olio extravergine, “L’oro verde”. Le storie di frodi sono tante e variegate. Miscelazioni con oli di semi o addirittura lampanti, colorazioni con la clorofilla, “deodorazioni”. Tutte però hanno un comune denominatore: la contraffazione finalizzata a far credere che si tratti di olio extra vergine di qualità e italiano. Secondo L’Agenzia delle Dogane, nel 2011, l’Italia ha importato oltre 35 milioni di chilogrammi di olio esportato oltre 156 milioni, soprattutto nel Nord America. In particolare all’estero si contano numerosi casi di “italian sounding”, dove il concetto di italianità rappresenta un vero e proprio strumento di marketing. Una frode che ha creato molto clamore è la “deodorazione”. Si tratta di un procedimento applicato a olive mal conservate e trattate con metodologie assenti in Italia, ma molto diffuse in altri paesi. Nel febbraio 2011 il Nucleo Agroalimentare Forestale di Roma del Corpo forestale, a seguito di una lunga indagine iniziata nel settembre del 2010, ha riscontrato, presso diversi stabilimenti di confezionamento a Firenze, Reggio Emilia, Genova e Pavia documenti di trasporto falsificati utilizzati per regolarizzare una partita di 450 mila chilogrammi di olio extravergine di oliva destinata ad essere commercializzata, per un valore di circa 4 milioni di euro. L’ipotesi degli investigatori era che i documenti siano stati contraffatti per ingannare sulla vera natura del prodotto che, secondo la Procura di Firenze, conterrebbe olio di oliva deodorato, di bassa qualità e dal valore commerciale tre volte inferiore a quello etichettato come extravergine. Questo può essere definito come il primo grande maxi sequestro di olio deodorato. Nell’agosto 2011 altri 9.000 litri di olio di oliva “deodorato” proveniente dalla Spagna e dalla Grecia sono stati sequestrati invece dal Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari. Spudoratamente “100% italiano” erano invece i 38.501,52 quintali di olio extravergine di oliva sequestrati dal Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), in collaborazione con la Guardia di Finanza di Siena, a giugno 2012. In realtà il prodotto era ottenuto dalla miscelazione di prodotti di origine spagnola e greca, venduto a numerose ditte imbottigliatrici ad un prezzo assolutamente in linea con le aspettative del mercato nazionale.

Prodotti ittici. Pesci abusivamente decongelati, mitili allevati in acque inquinate, prodotti congelati di provenienza cinese e scaduti di validità, riconfezionati e rietichettati con scadenze prolungate di 18 mesi rispetto all’originale, senza alcuna verifica sulla genuinità e salubrità. Tante le irregolarità in tema di tracciabilità ed etichettatura al consumatore. Lunga la lista delle frodi nel comparto ittico scoperte dagli istituti preposti al controllo. A chi vuole ingannare il consumatore, magari mettendo in pericolo la sua salute, si aggiunge anche chi inquina il mare e i suoi abitanti. Le emergenze notificate del Sistema di allerta comunitario, 714 casi nel 2011, hanno riguardato soprattutto la presenza di metalli pesanti, parassiti, in particolare l’Anisakis, e contaminanti microbiologici. Tra i metalli pesanti soprattutto mercurio nei pesci e cadmio in crostacei e molluschi. I Paesi in testa alle notifiche sono Spagna, Francia e Marocco. I contaminanti sono soprattutto Listeria, E. coli e salmonella, mentre tra i parassiti è presente soprattutto l’Anisakis, un piccolo un verme parassita nematodo presente nelle viscere di molti prodotti ittici, soprattutto pesce azzurro. Le carni contaminate sono pericolose soltanto se mangiate crude; anche la marinatura non è sufficiente. Le conseguenze per l’uomo possono essere nulle, poco gravi (dolori addominali, nausea vomito) o molto gravi. In alcuni casi si sono riscontrate reazioni da shock anafilattico oppure si è reso necessario l’intervento chirurgico in quanto la larva può arrivare a perforare l’intestino umano.

Il pomodoro falsamente etichettato. Il pomodoro, nelle sue numerose varietà, di cui 500 solo quelle registrate in Italia, si piazza ai primi posti nell’export agroalimentare. Va da sé che attorno all’oro rosso possano ruotare interessi non sempre onesti e che poco spazio lasciano alla sicurezza alimentare.  I Nac, nel 2011, hanno individuato un flusso di esportazione verso gli Stati Uniti di conserve di pomodoro con false etichette del pomodoro “San Marzano dell’Agro sarnese-nocerino DOP”, pari a circa 34 tonnellate di prodotto. Il Tribunale di Nocera Inferiore, invece, ha pronunciato la prima sentenza di condanna per il reato di “Vendita di prodotti industriali con segni mendaci” infliggendo la pena di 4 mesi di reclusione e 6 mila euro di multa al titolare di una importante industria conserviera che, nell’ottobre 2010, aveva trasformato e commercializzato “triplo concentrato di pomodoro” importato dalla Cina etichettandolo “Made in Italy”.

Il vino tarocco. Il mercato del vino continua a crescere, e secondo gli ultimi dati Istat ha raggiunto un valore pari a circa 4,4 miliardi di euro. Nel 2011 sono stati venduti oltre 24 milioni di ettolitri di vino, in aumento del 9% rispetto al 2010. Ma alla crescita del mercato corrisponde anche un aumento dei casi di contraffazione, sofisticazione e frodi. Il settore vitivinicolo è stato quello che ha fatto registrare il maggior numero di sequestri (pari al 47% del totale dei controlli), per un valore economico pari a circa 7 milioni di euro. Tra i principali illeciti accertati si segnalano: indebita percezione di aiuti comunitari per irregolarità nelle operazioni di arricchimento con mosto concentrato e rettificato; sofisticazione di vini per zuccheraggio o per annacquamento; detenzione di prodotti vitivinicoli non giustificati dalla documentazione ufficiale di cantina; qualificazione di vini comuni come vini di qualità e poi ancora la produzione, vendita o distribuzione di vini a DOP e IGP non conformi ai requisiti stabiliti dai rispettivi disciplinari di produzione piuttosto che la detenzione a scopo commerciale di mosti o vini sottoposti a trattamenti non ammessi, contenenti sostanze non consentite o presenti in quantità superiori ai limiti di legge.

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La contraffazione alimentare

Con la stagione estiva i NAC – Nuclei Antifrodi Carabinieri del Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari – hanno intensificato le attività di vigilanza sulle produzioni agroalimentari in tutto il territorio nazionale, puntando l’attenzione sulla tracciabilità e sulla etichettatura dei prodotti agroalimentari, nonché sulla commercializzazione dei prodotti con marchi di qualità DOP, IGP, STG. I NAC, che si sono avvalsi anche della collaborazione dei Comandi Territoriali dell’Arma e dell’Ispettorato Tutela Qualità e Repressione Frodi del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, hanno sequestrato 2600 litri di olio extravergine d’oliva con etichettature ingannevoli, 5 tonnellate di prodotti con falsi marchi Dop, 200 tonnellate di fitofarmaci illegali. Hanno inoltre segnalato all’Antitrust pratiche commerciali scorrette su prodotti alimentari di largo consumo e attivato l’Interpol per contrastare il falso “made in Italy”.

La contraffazione alimentare può essere di due tipi:

1. Falsificazione, adulterazione o sofisticazione dell’alimento. Si tratta della creazione di un alimento composto da sostanze diverse per qualità o quantità da quelle che normalmente concorrono a formarlo (si pensi ai surrogati), o modificato attraverso la sostituzione, la sottrazione, l’addizione di elementi che normalmente lo compongono. L’art. 5 L. 283/1962 vieta di impiegare nella preparazione o distribuire per il consumo sostanze alimentari mescolate a sostanze di qualità inferiore o comunque trattate in modo da variarne la composizione naturale: sono vietate adulterazioni e variazioni compositive degli alimenti.

2. Falsificazione del marchio o dell’indicazione di provenienza geografica o della denominazione di origine. Si tratta dell’apposizione di un dato falso sull’alimento o sulla sua confezione, ovvero dell’abusiva riproduzione del brevetto secondo il quale l’alimento stesso è prodotto. Questo tipo di contraffazione risulta maggiormente diffuso all’estero e ha comportato lo sviluppo del mercato imitativo dell’ Italian Sounding, un fenomeno nell’utilizzo di etichette o altri simboli o colori o figure sull’imballaggio che evochino l’italianità dei luoghi di origine della materia prima, della ricetta, del marchio o del processo di trasformazione di prodotti fabbricati in realtà all’estero. I prodotti recano nomi di marchi che suonano italiani, ma in realtà sono stati realizzati all’estero.

I Paesi che “falsificano” maggiormente sono gli USA, l’America Latina e l’Australia. Il valore dell’esportazione dei prodotti alimentari italiani originali nel 2011 è stato di circa 23 mld di euro (più 10%). La contraffazione di prodotti alimentari italiani erode il fatturato delle imprese esportatrici di circa 6 mld di euro ogni anno, con un’incidenza del 25% sul export compressivo del comparto a fine 2011( 23 mld di euro). L’attività di contraffazione dei prodotti alimenari italiani, unitamente al fenomeno del Italian Sounding hanno un giro d’affari mondiale valutato attorno ai 60 mld di euro, una cifra che corrisponde poco meno della metà del fatturato dei prodotti originali.

I danni della contraffazione alimentare

La contraffazione alimentare genera danni economici al consumatore, alle imprese, allo Stato, ma anche alla salute pubblica, dal momento che possono essere distribuiti alimenti. Infatti, nel caso di frode sull’origine e la provenienza di un alimento, quest’ultimo può non essere necessariamente tossico, mentre in caso di frode sulle qualità dell’alimento e di contraffazione delle sostanze che concorrono a formarlo, i consumatori si trovano davanti a sostanze potenzialmente nocive.

Il prodotto alimentare contraffatto:

  •  è realizzato senza rispettare standard di sicurezza, qualità ed efficacia;
  •  può utilizzare ingredienti corretti, ma di provenienza ignota;
  •  taluni ingredienti importanti possono essere assenti, o possono essere sostituiti con ingredienti meno costosi.

Il prodotto alimentare contraffatto può essere gravemente nocivo per la salute. Un prodotto contraffatto è di qualità e costo inferiore di almeno un terzo rispetto all’originale. Taluni produttori, ad esempio, hanno realizzato mozzarelle di bufala prodotte con latte in polvere proveniente dalla Bolivia, rigenerato e corretto con siero unito al latte casertano. Questo perché il latte boliviano costa 50 cent/kg. La distribuzione dei prodotti contraffatti avviene per lo più attraverso due canali alternativi: il circuito clandestino ed il circuito commerciale abituale.

Di seguito alcuni dettagli sulle principali operazioni “Estate Sicura” dei Nac:

– Sequestrati oltre 2600 litri di olio extravergine d’oliva con etichettatura ingannevole in seguito a controlli sulla tracciabilità nel settore oleario in Liguria ed Emilia Romagna. Il prodotto recava tra l’altro un acronimo simile al marchio DOP che poteva indurre in errore il consumatore.
– Sequestrate oltre cinque tonnellate di prodotti alimentari nell’ambito di un’operazione a tutela del Pistacchio DOP; indagati tre titolari di ditte di importazione, lavorazione e commercializzazione per frode nell’esercizio del commercio e contraffazione di prodotto a denominazione di origine. In etichetta, infatti, era falsamente indicato l’utilizzo di Pistacchio Verde di Bronte DOP, mentre i pistacchi realmente impiegati come ingredienti erano di origine greca, siriana e californiana. Gli stabilimenti di produzione sono stati localizzati nella provincia di Catania mentre i prodotti contraffatti sono stati individuati in una catena della Gdo con sede amministrativa nel bolognese.
– Sequestrate presso alcuni supermercati delle province di Napoli, Salerno, Caserta e Avellino confezioni di formaggio con marchi DOP (Grana Padano, Caciocavallo Silano) e tranci di mortadella con marchio IGP apposti abusivamente.
– Sequestrate in un caseificio del salernitano numerose buste per il confezionamento di prodotti alimentari indicanti la falsa evocazione della Mozzarella di Bufala Campana DOP. Altre violazioni riscontrate hanno riguardato il sequestro di prodotti ittici congelati senza indicazioni sulla tracciabilità, e la falsa evocazione di prodotti ortofrutticoli DOP.
– Segnalato all’Autorità Garante per la Concorrenza e per il Mercato (Antitrust) un caso di comunicazione ingannevole riguardante la commercializzazione di confezioni di conserva di pomodoro recanti il marchio registrato di una nota zona geografica della Campania e – con caratteri più piccoli e di difficile lettura – l’indicazione della provenienza dei pomodori da altra Regione.
– Segnalato all’Antitrust anche il caso della commercializzazione nella Gdo di “filetti di merluzzo” di noti marchi mendacemente pubblicizzati quali “merluzzo” o “nasello” del Mediterraneo e risultati invece provenienti dall’Atlantico.
– Attivata la rete di cooperazione internazionale di Interpol per contrastare la contraffazione del vino Amarone della Valpolicella DOC, posto in commercio in Danimarca con un’etichetta falsa che riproduceva quella di un’azienda vinicola veneta realmente esistente.
– Comminate sanzioni amministrative a diversi esercizi di ristorazione di località turistiche della riviera veneta, romagnola e ligure per la somministrazione di olio d’oliva in contenitori non etichettati.
– In Roma e provincia sono stati operati controlli sulla tracciabilità ed etichettatura su 500 prodotti etnici di provenienza indiana in negozi gestiti da cittadini pakistani e bengalesi, riscontrando violazioni per la vendita di prodotti ortofrutticoli sfusi privi delle prescritte indicazioni di varietà, categoria e provenienza.

Da ricordare infine che nel mese di luglio si è conclusa un’operazione dei NAC contro la diffusione nel mercato agroalimentare di fitofarmaci illegali, con il sequestro di oltre 200 tonnellate di agrofarmaci (per un giro d’affari stimato in oltre 2.000.000 di euro solo nell’ultimo anno). Ventiquattro persone coinvolte sono state colpite da provvedimenti restrittivi per i reati di associazione per delinquere, contraffazione di prodotti industriali, ricettazione, riciclaggio e abusiva commercializzazione di agrofarmaci.

(Fonte adiconsum)

Mangia che ti passa. Uno sguardo rivoluzionario sul cibo per vivere più sani e più a lungo. Mettereste della sabbia nel serbatoio della vostra automobile? Certamente no. Eppure molti di noi fanno qualcosa di simile, ogni giorno, con una macchina assai più preziosa e delicata: il nostro organismo. In una vita di 80 anni una persona ingerisce in media dalle 30 alle 60 tonnellate di cibo. È quindi poco prudente sottostimare l’effetto della nutrizione sulla nostra salute.

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