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Coni, il lato oscuro dello sport italiano

malagò-Coni

Per scoprire uno dei pianeti oscuri della galassia dello sport italiano, ci sono volute le imbarazzanti dichiarazioni di un ultrasettantenne. La Lega nazionale dilettanti guidata da Carlo Tavecchio ha gestito lontano dai riflettori un patrimonio impressionante: un giro complessivo da 1,5 miliardi di euro tra tesseramenti e iscrizioni, 1,3 milioni di calciatori, 15 mila società e 70 mila squadre. È la categoria meno “nobile” e più ricca della Figc. Una goccia, nell’oceano delle federazioni. Le federsport sono il cuore del Coni. Il quale, a sua volta, è un enorme scrigno. Alcuni lo definiscono, il “vero Ministero dello Sport”. Il Comitato olimpico presieduto da Giovanni Malagò ogni anno riceve dal Tesoro una cifra superiore ai 400 milioni di euro.

ll bancomat pubblico non conosce crisi: nel 2014 sborserà 415 milioni, nel 2013 erano 420, due anni fa solo 406. Dove finisce il fiume di denaro? In buona parte, tra le federazioni sportive: in tutto sono 45; dal basket al tennis, dal nuoto all’atletica leggera, dalla danza sportiva allo squash. Si prendono la fetta più sostanziosa della torta. Nel 2014 riceveranno 242 milioni di euro (in lieve calo rispetto al 2013).

La parte del leone la fa il calcio: 68 milioni vanno alla Figc e le sue leghe, dalla A di Beretta alla D di Tavecchio. Altri 157 sono divisi tra le restanti 24 federazioni nazionali. Circa 3 milioni spettano ai gruppi sportivi militari. Tra mandati eterni, bilanci fantasma e dirigenti sotto inchiesta, di questa valanga di soldi si sa poco. Può essere utile leggere le parole dei revisori dei conti che chiudono l’ultimo bilancio del Coni: un accorato appello alle federazioni sportive “a uno scrupoloso e puntuale rispetto delle norme volte al contenimento delle spese”. Gli esempi di cattiva gestione potrebbero riempire decine di volumi. Nelle prossime righe ne raccontiamo solo una piccola parte.

Fit – Tennis. Per la Federtennis i bilanci sono un optional: l’ultimo pubblicato è relativo al bienno 2009-2011. Nel 2013 il Coni ha versato alla Fit 5,2 milioni di euro. Un lieve calo rispetto al 2013, dopo che negli ultimi 10 anni i contributi pubblici sono raddoppiati. Tra le tre società partecipate della federazione c’è Sportcast, editrice della rete satellitare SuperTennis tv. Riceve dalla Fit una media di 4 milioni l’anno. Fino a qualche mese fa al comando di Sportcast c’era Carlo Ignazio Fantola. Oltre che ex candidato del Pdl a Cagliari, è lo zio del presidente della Fit, Angelo Binaghi, attualmente al quarto mandato. Il “padrone” della Fit ha ostacolato la candidatura di Giovanni Malagò alla guida del Coni. Ora tra i due è tornato il sereno, dopo che Binaghi ha sostituito Fantola con Antonello Soro, che dello stesso Malagò era capo di gabinetto. Queste e molte altre “anomalie” nella gestione della Fit e del suo fiore all’occhiello – gli Internazionali di tennis del Foro Italico – sono oggetto di un’interrogazione parlamentare presentata il mese scorso al premier Matteo Renzi dal M5S.

Fipm – Pentathlon. La federazione di Pentathlon moderno l’anno scorso ha cambiato presidente per la prima volta dal 1996. È dovuta intervenire l’Alta Corte di Giustizia, annullando le elezioni che avevano confermato per il diciassettesimo anno consecutivo il padrone storico, Lucio Felicita. Il motivo: non era stata garantita la segretezza del voto. Nel 2013, La Fipm ha ricevuto dal Coni poco più di 2 milioni di euro, cifra un po’ meno brillante di quelle degli anni d’oro di Felicita. Contributi enormi giustificati anche dal numero elevato di società sportive iscritte. Praticamente una ogni due tesserati (e ognuna con diritto di voto per l’elezione della presidenza). Un ex atleta azzurro, Gianni Caldarone, provò a denunciare: “Esistono 140 società per 300 tesserati. Decine delle quali sono di Pesaro, la città di Felicita”. Sempre, a Pesaro, guarda caso, l’ex presidente aveva fatto approvare la costruzione di un “centro di pentathlon moderno”. Costo del progetto: quasi 7 milioni di euro. Della Fipm, cioè del Coni, cioè dello Stato.

Fihp – Hockey e pattini. In Italia i pattini in linea sono sinonimo di Sabatino Aracu. La “sua” Fihp l’anno scorso ha intascato 2,6 milioni di euro dal Coni. Lui la guida senza interruzioni dalla bellezza di 22 anni (più di Aracu ha fatto solo Matteo Pellicone, ex presidente della federazione delle arti marziali scomparso l’anno scorso a 78 anni. È stato in carica, fino alla fine, dal 1981). A tempo perso, Aracu ha fatto anche politica: quattro legislature in Parlamento – dal 1996 al 2008 – tra Forza Italia e Pdl. Nel 2013 è stato condannato in primo grado a 4 anni per la “sanitopoli” abruzzese. Secondo le regole delle federazioni sportive dovrebbe lasciare la presidenza, ma lui va avanti imperterrito. Perché, come ha detto a Report, ritiene il codice etico “abbastanza incostituzionale”.

Fidal – Atletica leggera. La federazione dell’atletica leggera è la regina dei contributi pubblici, seconda solo al nuoto. Nel 2013 ha incassato 9,2 milioni di euro. Fino all’anno scorso, oltre 2 milioni (un euro su quattro) servivano a pagare gli stipendi ai 71 dipendenti della federazione. Dopo le attenzioni giornalistiche, l’ultimo bilancio ha provato a cambiare passo: “Rispetto al 2012 abbiamo incrementato del 22 per cento – e nella misura di circa 900mila euro – le risorse destinate all’attività tecnica. Il costo degli organi e delle commissioni federali, di cui fa parte anche il consiglio, è diminuito invece del 41 per cento”. Meglio tardi che mai.

(Fonte: Il Fatto Quotidiano del 8 Agosto 2014)


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Lo sport in Italia: 90mila società e 1 milione le persone coinvolte

sport in Italia

Le istituzioni sportive costituiscono il settore più ampio del non profit italiano. Sono 92.838 le società, pari al 30,8% delle istituzioni non profit censite. A queste si aggiunge il 7,7% di istituzioni, che svolgono attività sportive come area di intervento secondaria, per un totale di 114.287 unità. Questo il quadro d’insieme dello sport in Italia emerso dalla ricerca dall’Istituto nazionale di statistica e il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, “Lo sport in Italia. Numeri e contesto”. I dati presentati rappresentano la fotografia più aggiornata e recente dello stato del mondo sportivo italiano. 

Lo sport nel non profit conta sul contributo lavorativo di un milione di volontari, 13 mila lavoratori dipendenti e 75 mila lavoratori esterni (collaboratori coordinati e continuativi, collaboratori a progetto, prestatori d’opera). Il lavoro volontario rappresenta il 92,2% delle risorse lavorative utilizzate.

La struttura organizzativa delle istituzioni sportive è di carattere quasi esclusivamente associativa (il 98,5% delle unità), mentre le affiliazioni da parte di persone fisiche (ovvero il numero di soci/associati con diritto di voto) sono circa 8,6 milioni.

Rispetto ai risultati della rilevazione censuaria del 1999 emerge la forte crescita del settore: le istituzioni sono aumentate del 63%, i volontari dell’84,6%, i lavoratori retribuiti sono più che triplicati. Più della metà delle istituzioni sportive rilevate è di recente costituzione, il 61,5% è sorto dopo il 2000 (a fronte del 51,1% del totale non profit). Le istituzioni sportive storiche, nate prima del 1970, rappresentano solo il 4,1% del totale (7,1% nel totale del non profit).

Considerando i settori di attività in cui le organizzazioni operano, si rileva un’elevata specializzazione di quelle sportive: il 67,2% delle unità svolge solo attività core. Del restante 32,8% (che svolge più di un’attività), l’82,3% si occupa anche di ricreazione e socializzazione, il 29% di attività culturali e artistiche, il 10,9% di protezione dell’ambiente, il 6,6% di istruzione primaria e secondaria, il 5,5% di assistenza sociale e protezione civile e il 4,4% di protezione degli animali.

In riferimento ai servizi erogati, il 65,8% delle istituzioni organizza eventi sportivi, il 60% corsi per la pratica sportiva e circa un quinto (23,5%) gestisce impianti sportivi. Tra gli altri servizi prevale l’organizzazione di eventi, feste, sagre e altre manifestazioni (realizzati dall’8,5% delle unità rilevate), seguono l’organizzazione di viaggi ed escursioni (4%), di spettacoli di intrattenimento (3,5%) e la gestione di centri aggregativi e di socializzazione (2,7%).

Riguardo ai destinatari dei servizi erogati, le istituzioni sportive mutualistiche, cioè quelle orientate al soddisfacimento dei bisogni dei propri soci, sono nettamente prevalenti, raggiungendo una quota pari al 61,7%, molto superiore al valore registrato complessivamente nel settore non profit, pari al 38,2%.

Di rilievo l’attività orientata a persone con specifici disagi. Sono 6.816 (pari al 13,6% del totale di istituzioni non profit che erogano servizi a persone con disagio) le istituzioni sportive che nel corso del 2011 hanno erogato servizi a particolari categorie di soggetti svantaggiati. Il 72,5% di esse si rivolge, in particolare, a individui disabili o non autosufficienti. Nella maggior parte dei casi i servizi riguardano l’organizzazione di corsi per la pratica sportiva (84%) e/o di eventi sportivi (69,7%); l’8,8% delle istituzioni considerate ha realizzato interventi per l’integrazione sociale dei soggetti deboli o a rischio; l’8,2% si è occupato della gestione di centri aggregativi e di socializzazione e il 7,9% ha organizzato viaggi ed escursioni.

Le istituzioni sportive hanno dimensioni più contenute rispetto a quelle rilevate nel complesso del non profit, contando in media 11 volontari (rispetto a 16), 1 lavoratore retribuito per istituzione (3 in media nel totale del non profit), 93 affiliazioni per istituzione (187 nel totale). Anche in termini di dimensione economica si registrano valori medi più ridotti: le entrate per istituzione sportiva ammontano a 52mila euro a fronte di 212mila euro rilevate in media nel non profit.

Il settore è caratterizzato da una maggiore presenza maschile sia tra i volontari (pari al 77,8%, a fronte del 22,2% delle donne) che tra gli occupati (pari al 66,5%) e anche da una forte presenza di giovani: il 23,7% dei volontari ha infatti meno di 30 anni. Tra le nuove generazioni di volontari cresce comunque la partecipazione femminile (pari al 37,1% dei minori di 18 anni e al 26% tra i 19-29enni).

Il contributo del lavoro dipendente è molto modesto, pari all’1,2% delle risorse umane complessivamente impiegate (a fronte di una quota nazionale dell’11,9%) mentre la quota di lavoratori esterni è di circa 2 punti percentuali superiore alla quota rilevata per il totale del non profit (6,6% nelle istituzioni sportive rispetto al 4,7% nel complesso). I risultati del censimento suggeriscono pertanto, che l’organizzazione del lavoro all’interno delle istituzioni è basata su forme contrattuali flessibili, i quali riguardano soprattutto figure professionali come atleti, allenatori, accompagnatori, istruttori e altri (61mila soggetti, pari al 69% del totale dei lavoratori retribuiti – dipendenti e lavoratori esterni – di cui 35mila uomini e 26mila donne).

Nel corso del 2011 le istituzioni sportive hanno registrato un flusso di entrate economiche di oltre 4,8 miliardi di euro (7,6% del totale relativo al non profit) e di uscite di oltre 4,7 miliardi di euro (8,2%). Le istituzioni sportive risultano di dimensioni contenute anche sotto il profilo economico: il 2,6% soltanto delle istituzioni sportive (a fronte del 7,8% per il totale) hanno entrate superiori a 250mila euro, mentre sono molto numerose le istituzioni sportive nelle classi di entrata di piccole o medie dimensioni. Le entrate di fonte privata rappresentano l’88,6% del totale, di cui il 41,3% proveniente da contributi annui degli aderenti e il 28,5% dalla vendita di beni e servizi. Quelle di fonte pubblica rappresentano l’11,4%. Per quanto riguarda le uscite, si rileva una quota di spese per l’acquisto di beni e servizi pari al 54,2%, nettamente superiore a quella del totale del non profit (38,1%). Di contro, si registra una quota minore di spese per il personale retribuito (rispettivamente del 24% rispetto al 35,2%). La voce “spese per i collaboratori esterni” (7,5%) supera quella dei dipendenti (6,7%), mentre il restante 9,8% delle spese è per rimborsi a volontari, un valore significativamente più alto rispetto al totale del non profit (pari all’1,5%).

Le istituzioni sportive si articolano sul territorio in 99.920 unità locali (pari al 28,7% del totale). In media queste contano un numero di unità locali inferiore rispetto a quanto rilevato per il settore non profit nel complesso, con una quota più elevata di unità istituzionali unilocalizzate (88%, rispetto all’81% per il totale).  A livello regionale, la Provincia Autonoma di Bolzano (con 5,2 volontari e lavoratori retribuiti ogni 100 abitanti), la Valle d’Aosta (4,9), la Provincia Autonoma di Trento (4) e il Friuli Venezia Giulia (3,9), si confermano, anche in relazione alle attività sportive, i territori a più alta vocazione non profit. In generale, le regioni del Sud e la Sicilia presentano una incidenza sulla popolazione meno elevata, rispetto alle regioni del Nord. Tra i territori del Mezzogiorno si conferma il risultato positivo della Sardegna (con 2,3 risorse umane per cento abitanti), mentre il Molise (1,9), l’Abruzzo (1,8) e la Basilicata (1,6), sono, tra le regioni del Sud, quelle a più alta vocazione sportiva.

Scarica la ricerca “Il non profit nello sport”

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Lacrime di vittoria e di vergogna

Alex Schwazer ha sbagliato. Ha tradito il suo sport, i suoi tifosi, la federazione, le persone che gli vogliono bene. Soprattutto ha tradito se stesso e il suo talento innegabile. Su questo non si discute. Come non si discute il fatto che è sin troppo semplice trovare nel marciatore bolzanino il capro espiatorio su cui riversare il solito buonismo italico da benpensanti un tanto al chilo. Ma c’è ancora bisogno di discutere sulla natura bastarda del doping? Un esempio su tutti: Gianni Petrucci, presidente del Coni (quindi la massima autorità sportiva italiana), che in conferenza stampa ha pensato bene di liquidare il discorso con un laconico “meglio una medaglia in meno che un dopato in più”. Ma va?

E se tra qualche mese ci fosse una persona in meno? Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell’università di Chieti: “Il campione olimpico di Pechino 2008 va protetto come uomo dalla famiglia della Federazione di atletica e del Coni, che devono fare una severa distinzione tra l’uomo, appunto, e l’atleta. Condannando il secondo, ma proteggendo il primo in questa fase delicata. Altrimenti si rischia una deriva come nel caso di un altro famoso campione, Marco Pantani”. Già, Marco Pantani. Una ferita ancora aperta.

Come dimenticare il mea culpa di tutto il mondo del ciclismo e dello sport dopo la fine terribile del Pirata? “Lo abbiamo lasciato solo”, “si poteva e doveva fare di più”, “non siamo riusciti ad aiutarlo”: il coro unico dei “pensieri microfonati” batteva sempre sulla stessa nota. Una nota stonata perché fuori tempo massimo. Ecco: con Schwazer è arrivata l’occasione di avere reazioni e comportamenti più maturi, responsabili e meno demagogici (o ipocriti?). Soprattutto perché c’è stato il precedente di Pantani e specie dopo aver analizzato il riflesso quasi pavloviano dell’ex campione, per cui la notizia di esser stato scoperto e l’immediata confessione hanno avuto l’effetto di una liberazione.

Ancora Di Giannantonio: “Il marciatore ha vissuto la gloria di diventare campione olimpico nel 2008, ma nei successivi 4 anni si è caricato di responsabilità fino agli ultimi giorni. Questa enorme aspettativa è andata scontrandosi forse con una forma fisica calante e con avversari più forti”. Da qui, forse, la decisione di barare e il peso sulla coscienza. Che solo l’ammissione della propria colpevolezza in mondovisione ha potuto rimuovere. Ma il “mostro dentro” non va via con un’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport o al Tg1, con parole e lacrime che non possono lasciare indifferenti.

L’Italia sportiva ha perso il campione Schwazer: ora deve evitare di perdere l’uomo Schwazer. Questo compito spetta alla Federazione, al Coni e a quel che resta dell’atleta bolzanino, che a sua volta per essere aiutato deve sapere aiutare. Deve fare i nomi di chi l’ha consigliato. Deve dire quello che sa e non adombrare ombre e sospetti che hanno tutto il sapore di messaggi subliminali verso chi ha orecchie per intendere. Perché anche per gli atleti dopati vale l’esempio e il precedente di Marco Pantani. Il Pirata si sentì tradito dal ‘suo’ mondo. Ma decise di non tradire. E sbagliò per la seconda volta. Quella peggiore. Qualcuno aiuti Schwazer a non ripetere l’errore.

(Fonte ilfattoquotidiano)

ULTIMI GIORNI DI MARCO PANTANI . Il 14 febbraio 2004 Marco Pantani viene ritrovato morto nel Residence Le Rose di Rimini. È il drammatico epilogo di una lunga tragedia, cominciata il 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio, quando il Pirata era stato cacciato dal Giro d’Italia a seguito di un esame del sangue che aveva rilevato un livello di ematocrito al di sopra del consentito; da quel momento, un susseguirsi di depressione e dissolutezze.

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Il futuro del Coni tra corruzione e pasticci


Le Olimpiadi di Londra 2012 sono iniziate e le speranze di medaglia per i nostri atleti devono tramutarsi in realtà, ma intanto si pensa già al futuro del Coni.

E’ dato per certo che, dopo 13 anni (quattro i mandati) al vertice dello sport italiano, Petrucci, eletto tre mesi fa sindaco di San Felice Circeo (Latina), punti a planare sulla poltrona di presidente della Federazione Italiana Pallacanestro. Incarico che ha già ricoperto per sette anni dal 1992 e il 1999. La scelta, oltre ad apparire vagamente feudale, sembra rassicurare sul fatto che il Coni resta sempre uguale a se stesso. Lampante e’, piuttosto, il groviglio di relazioni, cattive abitudini e ragnatele che fanno dell’ente pubblico Coni e delle 45 federazioni finanziate una formidabile macchina autoreferenziale. Un dettaglio non trascurabile, tanto più nei prossimi mesi quando il consiglio nazionale (dove siedono tutti i presidenti delle federazioni) eleggerà il successore di Petrucci. A correre, salvo sorprese, saranno Raffaele Pagnozzi e Giovanni Malagò.

Il primo e’ segretario generale del Coni da 19 anni, entrato in servizio nel 1973. Il secondo siede già da qualche anno nella giunta presieduta da Petrucci. Sicuramente non sarà una rivoluzione. Ma per vincere la sfida che porta al vertice dello sport italiano e sovrintendere un universo di 95 mila società sportive, 11 milioni di tesserati e un bilancio di 464 milioni di euro servono i voti. A eleggere il nuovo “capo” saranno, oltre ai rappresentanti degli atleti e dei tecnici, proprio i 45 presidenti delle federazioni foraggiate dal Coni.

Presidenti delle federazioni un po’ “pasticcioni”. Sabatino Aracu, per esempio, e’ presidente della Federazione Hockey e Pattinaggio dal 1993. Diciannove anni ininterrotti. Nel frattempo, però Aracu ha collezionato anche altro. Quattro legislature come parlamentare del centrodestra, un rinvio a giudizio nella Sanitopoli abruzzese e un’impareggiabile foto scattata in aula alla Camera in cui, accomodato nel suo scranno, si balocca ai videogame con l’iPad. Come presidente della Federazione Hockey si e’ rifatto meritando una menzione da parte del presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2012. “La commissione d’inchiesta nominata ha riscontrato danni erariali per complessivi 380 mila euro”. Tra cui “spese di rappresentanza prive di giustificazione, indebiti rimborsi al presidente e ai consiglieri federali, indebito utilizzo di carte di credito federali”.

Oppure Franco Falcinelli, eletto presidente della boxe 11 anni fa, anche lui sotto la lente di Giampaolino. “Ritardo nella predisposizione di bilanci, uso di cellulari di servizio, illegittime consulenze e altre illiceità”. Ma il peggio e’ il danno erariale per “furti, ammanchi di cassa e spese effettuate senza autorizzazione”. Una funzionaria si e’, infatti, intascata 1,3 milioni di euro drenandoli dai conti Bnl e Bancoposta intestati alla federazione di Falcinelli.

Conti in rosso. Non a caso il collegio dei revisori approvando l’ultimo bilancio del Coni ha prescritto una serie di raccomandazioni. Tutta colpa di un 2011 archiviato con una perdita di 13,8 milioni di euro, in parte dovuta al taglio dei contributi dello Stato passati da 461 a 450. Ai revisori non e’ rimasto che prendere atto che il patrimonio netto e’ sceso di 14 milioni e che le Federazioni devono essere “invitate” a uno scrupoloso e puntuale rispetto delle norme, oltre che al contenimento delle spese.

Settantenni in pista. Tanti i settantenni che restano in sella alle Federazioni. Riccardo Agabio 77 anni vicepresidente del Coni e da 12 anni numero uno della Federazione di Ginnastica. Un altro over seventy e’ Giancarlo Bolognini, ex consigliere regionale della Dc in Trentino-Alto Adige con all’attivo cinque mandati e 15 anni alla presidenza della Federazione Sport del ghiaccio.

Pasticci Federali. Lo scorso mese di giugno, in piena euforia che prelude i giochi olimpici, un deputato dell’Idv, Felice Bellisario, se l’è presa con la Federazione Tennis, dove il presidente Angelo Binaghi, dopo aver costituito la controllata Sportcast srl per la gestione del canale televisivo Super Tennis, ci ha piazzato come presidente suo zio Ignazio Fantola. La federazione ha erogato in un quinquennio 14 milioni di euro alla Sportcast presiediuta dal suddetto zio. Qualche pasticcio parentale e’ emerso anche nella prestigiosa Federazione Nuoto, disciplina che a fronte di medaglie e vittorie si accaparra quasi il 4% dei fondi erogati dal Coni, seconda solo al calcio. A capo del nuoto c’è un acerrimo nemico di Malagò: il senatore Pdl Paolo Barelli. Ex nuotatore olimpico, da oltre 12 anni comanda la federazione dove e’ ricordato anche per l’accusa di aver utilizzato i suoi uffici per la campagna eletterola di Forza Italia. In occasione dei Mondiali di nuoto del 2009, e’ puntualmente finito in mezzo al polverone dell’inchiesta sulle piscine romane. Niente di illecito, ma tra gli impianti sportivi autorizzati in deroga e con tempi di record dal commissario straordinario, Claudio Rinaldi, ce ne sono stati alcuni riconducibili ai fratelli e a ex soci di Barelli. Intanto, però, lo scorso 12 luglio Malago e’ stato prosciolto dall’accusa di abusi edilizi e ora si candida per il dopo Petrucci.

La lista prosegue: Franco Arese dal 2004 presidente della Federazione Atletica Leggera accusato di conflitto di interessi in quanto presidente di Asics Italia, azienda di abbigliamento sportivo che veste gli atleti azzurri; Giovanni Morzenti ex presidente Federsci, ora affidata all’inossidabile Franco Carraro, condannato per concussione aggravata condannato a sei anni di pena per aver richiesto una mazzetta da 50 mila euro…

Questo e’ il Coni….

(Fonte Il Mondo)

Olimpiadi. Due settimane e mezzo di sport, 12 000 atleti, 29 discipline, 206 comitati nazionali, 300 medaglie d’oro in palio. Ogni quattro anni il mondo si ferma per assistere a uno spettacolo grandioso ed emozionante. Il trionfo dell’agonismo e della passione: le Olimpiadi. Per non arrivare impreparati all’appuntamento, gli autori di questo libro hanno realizzato una guida completa e originale sull’argomento. Un “programma di educazione alle Olimpiadi” che vi spiegherà: perché guardare un particolare sport, la sua storia. I fondamentali, le finezze e le vicissitudini olimpiche. Senza tralasciare statistiche, aneddoti, curiosità. Insomma: tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere.

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Presentato il Libro Bianco dello Sport Italiano

Foto Mezzelani-GMT

 

E’ stato presentato dal Coni il Libro Bianco dello Sport Italiano, fotografia dello stato di salute del movimento agonistico alla vigilia delle Olimpiadi di Londra 2012.

In Europa le ricerche hanno evidenziato che circa l’80% della popolazione svolge attività fisica e circa il 60% pratica attività sportiva. Lo sport , nata come attività volontaria e gratuita, ha oggi rilevanti dimensioni e attira risorse economiche significative con un peso rilevante sui Pil nazionali (non inferiori all’1%). Il Pil direttamente legato allo sport, in Italia, e’ pari a 25 miliardi di euro (1,6 del totale nazionale), e le entrate erariali attribuibili allo sport sono circa 5 miliardi. E’ importante sottolineare la correlazione tra ricchezza nazionale e livello di diffusione della pratica sportiva. La Francia, ad esempio, e’ la nazione con il maggior contributo pubblico per cittadino 215 euro, circa cinque volte l’Italia. Il successo nelle competizioni internazionali “traina” il movimento sportivo, consentendo nel tempo di migliorare e di avvicinare più persone allo sport. La spesa sostenuta direttamente da individui e famiglie per praticare l’attività sportiva e’ la principale fonte di finanziamento per lo sport in quasi tutti i paesi europei. Una recente indagine internazionale ha stimato in 100 miliardi di euro annui il costo sostenuto dalle persone fisiche.

La situazione sportiva italiana, nonostante le limitate risorse economiche a disposizione e l’incertezza dei contributi pubblici, e’ discreta. Il movimento coinvolge circa 13 milioni di praticanti di cui 4,5 milioni di tesserati, in aumento negli ultimi 10 anni (+35%). E’ aumentata la diffusione della “cultura sportiva” importante per colmare il gap con le altre nazioni europee. Il Coni ha ricevuto nel 2012, 409 milioni di euro di contributi pubblici che ha provveduto a ridistribuire a tutto il sistema sportivo nazionale. Ovviamente a beneficiare di più di questi contributi e’ il calcio con oltre il 30% seguita dal nuoto che riceve il 4%. In crescita le entrate per “giochi e scommesse” legate allo sport. Si e’ passati da 25 miliardi di euro del 2004 agli 80 miliardi di euro nel 2011. Il rapporto evidenzia una variazione positiva di praticanti per fascia di età, con aumenti significativi per i più adulti (a partire dai 40 anni). A partire dai 15 anni invece meno della meta della popolazione italiana (42%) pratica attività sportiva, e questo secondo me, e’ un dato allarmante. Proprio durante l’età dello sviluppo lo sport dovrebbe essere parte integrante nella vita degli adolescenti. Infatti più del 40% della popolazione italiana e’ sedentaria ed in aumento nelle fasce di età più giovani da 3 ai 34 anni. L’Italia ha il tasso di sedentarietà superiore alla media europea. A tal proposito il Ministro Gnudi dice “Sono importanti i grandi atleti e il movimento di vertice ma va tenuto conto dei dati relativi ai numeri: la pratica aumenta per chi ha più di 40 anni e cala tra i 20 e i 25 anni. Lo sport educa alla vita, ci sono aspetti salutistici. Il Governo, d’intesa e in collaborazione con il CONI, sta portando avanti molti progetti, legati all’impiantistica, al Tavolo Nazionale per la Governance dello Sport, fino ad arrivare alla legge sugli stadi. Ci stanno molto a cuore, però, i Giochi della Gioventù e l’Alfabetizzazione motoria perché lo sport deve diventare l’elemento portante, non di secondo piano”.

Sarebbe cosa buona e giusta investire di più nel settore sportivo-scolastico se non vogliamo 80enni in forma smagliante e 15enni obesi… Altrimenti dovremmo parlare di Sport alla Rovescia

Scarica il Libro Bianco dello Sport Italiano

Viaggio nello sport italiano (Il pane quotidiano)
“Una buona dose di consigli, ipotesi di lavoro e linee di indirizzo posti con garbo, che tuttavia – scommettiamo? – provocheranno qualche mal di pancia. (…). Ma credo che lo sport italiano e l’organizzazione che lo governa siano migliori di tanta altra parte di questo Paese.” (dalla Prefazione di Ruggiero Palombo). Il libro è un viaggio nello sport italiano e un esame del suo significato sociale, economico e sportivo.

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