Droga: Nel 2015 sono state 305 le morti per overdose

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Nel corso del 2015, i decessi riconducibili all’abuso di sostanze stupefacenti rilevati dalle Forze di Polizia o segnalati dalle Prefetture si sono attestati su 305 casi, con un decremento pari al 2,55% rispetto al 2014. Le rilevazioni sugli esiti nefasti per abuso di droga hanno avuto inizio in Italia a partire dal 1973 con l’unico caso segnalato in quell’anno. Negli ultimi 42 anni i morti per droga sono stati 24.507. L’andamento iniziale con tendenza verso l’alto trova spiegazione nell’espansione, specie negli anni ottanta e novanta, dell’uso di eroina, la sostanza che ancora oggi figura come causa principale dei decessi. Continue Reading

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Shaboo una nuova devastante droga

Shaboo effetti

La Crystal Meth, detto anche “ice” (ghiaccio), arriva in Italia nella forma chiamata Shaboo. Questa sostanza proviene dalle Filippine ed è tecnicamente cloridrato di metanfetamina, ossia una droga sintetica. È un forte stimolante che da un effetto dieci volte più devastante rispetto alla cocaina e anche rispetto alla metanfetamina. Si presenta con l’aspetto di piccoli cristalli, simile al sale grosso. Come le altre metanfetamine viene spesso prodotta in laboratori illegali, usando come base comuni farmaci uniti per estrarre il principio attivo (pseudoefedrina), poi “cucinato” con acido per batterie, sostanze usate per sturare tombini o lavandini, acetone, benzene e combustibili per lampade antigelo.

Ingredienti chimici e le attrezzature utilizzate per "cucinare" lo Shaboo

Ingredienti chimici e attrezzature utilizzate per “cucinare” lo Shaboo

Una sola assunzione basta per creare la dipendenza e coinvolgere la persona in una spirale mortale. I suoi effetti durano da 8 a 24 ore, dando una forte sensazione di energia, iperattività e impeto di fiducia che, poi, distrugge sistematicamente l’intero organismo. Le persone che ne fanno uso si rovinano la vita in breve tempo, perdendone subito il controllo.

Lo Shaboo viene generalmente fumato con piccole pipette di vetro, ma può anche essere iniettato, masticato o se ne possono respirare i vapori riscaldandolo all’interno di un recipiente di vetro. Per una dose è sufficiente un decimo di grammo (oltre è overdose), pagato dai 25 ai 30 euro. È una droga che viene spesso utilizzata in contesti con ritmi frenetici, come condizioni di lavoro estremamente stressanti oppure feste al limite, come i rave party.

Questa pericolosissima sostanza fino a poco tempo fa, era ad uso esclusivo delle popolazioni asiatiche, sintetizzato per la prima volta in Giappone nel 1893, è assai diffuso tra Filippine e Thailandia, tanto da venir considerato, sino a pochi anni fa, “la droga dei filippini”, in quanto il suo uso era limitato alla cerchia ristretta della comunità orientale. Se inizialmente era prodotto e consumato solo nelle Filippine, negli ultimi dieci anni, sono sorti nuovi laboratori in Repubblica Ceca e il relativo consumo si è esteso in Nord Europa, facendo registrare diversi sequestri, seppur non ingenti per quantità, anche in Italia. Nel 2010 un ragazzo di 19 anni di Carpi, Enrico Rumolo, è morto fuori da un locale bolognese per aver ingoiato un mix micidiale di shaboo e ketamina. Questa droga sintetica giunge in territorio italiano, principalmente, attraverso gli scali aerei poiché è estremamente complicato intercettare lo Shaboo, essendo questo inodore. A spacciarla e a gestire il traffico sono soprattutto cinesi, che controllano mercato e prezzi,  sospendono periodicamente lo spaccio per tenerne alto il prezzo.

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Storia della cocaina

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In lingua quechua si chiama kuka, è la coca che si coltiva in foglia da circa duemila anni nelle regioni andine dell’America del Sud. Amerigo Vespucci ne aveva dato notizia raccontando dell’uso che ne facevano le popolazioni indigene per garantirsi una maggiore resistenza alle fatiche fisiche e per difendersi dal soroche, il malessere prodotto dall’altitudine, noto anche ai viaggiatori storditi dalle vertigini dell’aria di montagna.

L’acullico la pallina di foglie miste a cenere o a calce che le popolazioni indigene masticano in continuazione, manteneva i denti bianchi oltre ad avere effetti stimolanti, come aveva scoperto Albert Niemann che nel 1860 era riuscito ad isolare la cocaina che, proprio per i suoi effetti stimolanti, nel 1890 fu riconosciuta come un medicinale, infatti Sigmund Freud ne faceva uso e la consigliava ai suoi pazienti. Una volta riconosciute le proprietà della foglia di coca, i governi ne assunsero il monopolio e solo alla fine dell’Ottocento la coltivazione è passata in mano ai privati con il progressivo sfruttamento del prodotto da parte dei narcotrafficanti che trasportano la foglia, la lavorano, la trasformano in cocaina e la distribuiscono illegalmente in tutto il mondo. Infatti, solo un 10 % delle foglie prodotte si consuma nelle regioni andine, tutto il resto serve per il redditizio mercato della droga i cui principali consumatori sono Stati Uniti ed Europa.

Dalla Colombia e dal Perù, che sono i più grandi esportatori di coca al mondo, la merce acquista ad ogni passaggio e trasformazione, un valore mercantile esponenziale. Fin dall’inizio del secolo XXI°, gli Stati Uniti finanziano e organizzano la guerra contro la droga in America Latina con grande impiego di armi e di strategie militari; questa vera e propria guerra ha prodotto violenza, molte morti di cittadini innocenti, deforestazioni e inquinamenti da defolianti, ma non ha sconfitto il narcotraffico.

Secondo quanto indicato dalle Nazioni Unite, i governi di Perù e Colombia hanno messo in opera strumenti governativi per sradicare le tradizionali coltivazioni di coca. In Perù, il Piano Annuale di Riduzione dello Spazio Cocalero Illegale, nel 2012 ha bruciato 41,1 tonnellate di foglie. In Colombia il programma Guardabosques propone adesso la sostituzione delle coltivazioni al posto della brutale estirpazione. Queste esperienze sono state raccontate nel corso della Festa Nazionale di Legambiente a Pollica, in provincia di Salerno, da Santiago Paz e da Hugo Valdés che integrano la rete di Cooperativas sin Fronteras, collegate a Libera Terra e alla Placido Rizzotto nonché, come ha raccontato il Presidente Lucio Cavazzoni, al nostro Alce Nero, impresa di eccellenza da 35 anni a guardia dei prodotti originari e del commercio equo e solidale o, come dicono in America Latina, del commercio giusto. Coltivazioni alternative alla coca, come lo zucchero di canna, il cacao e il caffé di montagna, sono adesso fiori all’occhiello della qualità del prodotto, ma persuadere i contadini a sostituire le piantagioni di coca a cui non mancano mai acquirenti, per le faticose coltivazioni alternative, che richiedono cure e attenzioni specialistiche, non è facile, eppure è il cammino che in Perù, nella zona di Piura, Santiago Paz e i 7.000 soci delle cooperative in rete stanno cercando di fare. Grazie al proibizionismo, nessun prodotto della terra ha un margine di profitto così elevato. Questa tesi è ormai sostenuta da alcuni presidenti non particolarmente progressisti, ma di paesi dove ormai si parla di narcostato per la preponderanza degli interessi legati al traffico della droga. E’ il caso del Presidente del Guatemala, Otto Fernández Pérez Molina e di quelli della Colombia e del Perù che hanno lanciato la proposta di legalizzare la produzione e il consumo della coca la cui coltivazione per le Nazioni Unite è ancora illegale anche se la Commissione globale per la politica sulla droga dell’ONU, di cui fanno parte gli ex Presidenti del Brasile, Cardoso, della Colombia, Gaviria e Zedillo del Messico, ha segnalato l’insuccesso della guerra alla droga che, come è stata condotta fino ad ora, si è dimostrata fallimentare.

Proprio per questo, il Presidente della Bolivia, Evo Morales, motivato dal suo passato di cocalero, cioè di coltivatore ma anche di sindacalista difensore dei diritti dei contadini, ha ottenuto, dopo una lunga battaglia, che le Nazioni Unite dichiarassero per quest’anno che la discussa coltivazione sia dichiarata legale in Bolivia, in ossequio all’art. 384 della Costituzione della Bolivia, considerando che la produzione e l’uso millenario della foglia costituiscono un patrimonio culturale di quel paese. Hanno votato contro gli Stati Uniti, la Russia, la Francia, la Germania, l’Inghilterra e il Messico. Adesso Morales dà battaglia per la legalizzazione dell’esportazione delle foglie di un prodotto originario del paese che ha anche grandi qualità terapeutiche.

(Fonte giannimina-latinoamerica)

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Le serate Bunga Bunga del Signor Playboy

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La redazione di VICE US ha ottenuto l’accesso agli archivi di Bob Guccione, il leggendario editore proprietario di un impero mediatico inaugurato da Penthouse. Qui pubblichiamo un estratto dal numero americano a lui dedicato, contenente l’intervista a un maggiordomo della Playboy Mansion licenziato per “un’intrusione nella sua vita privata.” 

25 gennaio 1985
PENTHOUSE MAGAZINE
All’att.ne del Sig. Peter McCabe
924 Westwood Blvd. Suite 1002
Los Angeles, CA 90024

Gentile Sig. McCabe:
Lei, o qualche altro editore, o lo stesso Sig. Guccione potreste essere interessati a una storia sul Sig. Hugh M. Hefner, su Playboy e sulla Playboy Mansion?
Dall’aprile del 1981 ho lavorato nella villa come maggiordomo personale di Hefner e delle sue “ospiti”. A dicembre del 1984 sono stato licenziato. Le intrusioni nella mia VITA PRIVATA, che sono state causa del licenziamento, mi hanno spinto a scriverle per avere l’ultima parola. Ho lavorato nella villa per quasi quattro anni, e in tutto questo tempo ho visto molto, ascoltato molto, e fatto altrettanto!
Se lei o qualche altro membro del suo staff foste interessati a quello che ho da raccontare (e ho molte cose da raccontare) potete contattarmi al numero riportato qui sopra. Ritengo che io e uno dei vostri autori potremmo collaborare per la stesura di un articolo estremamente interessante.
Non intendo danneggiare nessuno. Vorrei semplicemente raccontare una storia che molti lettori sarebbero curiosi di leggere, e ovviamente prendermi una piccola rivincita nei confronti del mio ex datore di lavoro.

PH: Nella villa bazzica ancora quel tipo di persone?
L: No, non più.

PH: Che pettegolezzi girano sul loro conto?
L: Riguardano soprattutto due ragazzi in particolare, quei fratelli. Per la maggior parte sono brave persone. Nessuno lo mette in dubbio. John era sempre alla villa, anche se era disoccupato. Era disoccupato da otto anni. Lo diceva a tutti. Si faceva vedere un paio di volte a settimana e aveva sempre auto nuove, auto di lusso. Credo fosse quello che portava più droga.

PH: Si faceva molto uso di droga?
L: Sì. Non era una cosa così evidente, voglio dire, nessuno ne faceva uso nella hall, davanti a tutti. C’era gente che fumava spinelli, per tutto il resto i più andavano nelle stanze, in bagno o nella sala giochi. Ma sapevi esattamente cosa stavano facendo.

PH: Gira molta cocaina?
L: Tonnellate. Era quella più diffusa.

PH: Ne fa uso anche il Sig. Hefner, che lei sappia?
L: Non l’ho mai visto. L’ho visto fumare spinelli, ma mai utilizzare altre sostanze.

PH: E le ragazze?
L: Se portavi della roba te le scopavi all’istante. Quindi tutti quei vecchi grassi e disgustosi che venivano alla villa si portavano sempre dietro un po’ di coca, per cercare di scoparsele.

PH: Pensa che Hefner lo sapesse?
L: Oh, certo.

PH:Ci sono ospiti tenuti particolarmente in considerazione? Politici, ad esempio?
L: No, politici no. Non credo. Vede, come dicevo, Playboy non ha una bella reputazione a Hollywood o nel mondo del cinema o da altre parti. A meno che non ci siano grandi eventi come raccolte di fondi non si vede gente famosa in giro. Quella che bazzica la villa nel resto delle occasioni è gente finita, che non ha niente da perdere. Vanno lì per scroccare. Sono tutti degli scrocconi. Lui pensa al cibo, agli alcolici, alle ragazze e a tutto il resto. E gli altri si presentano. Sono convinto che in fondo lui non piaccia a nessuno, ma la gente va alla villa per scroccare, e quando lui è in giro, quando scende, gli leccano il culo. Non scende molto spesso al piano terra, quindi magari puoi andare a spassartela alla villa per cinque anni e non incontrarlo mai. Se arrivi al momento giusto puoi fare quello che vuoi senza dover mai parlare con lui. La maggior parte della gente gli lecca il culo quando è in giro per casa, ma non credo che piaccia veramente a nessuno, perché non è una persona molto gradevole.

PH: Una volta ha menzionato il fatto che ci sono dei ragazzi che frequentano la villa e scopano per Hefner. Cosa intendeva?
L: Li recluta Hefner, o per lo più le sue fidanzate. Credo avesse a che fare soprattutto con Sandra, perché non penso che Bobbie abbia mai preso parte a queste orge. Sono sicuro che sia iniziato prima di Bobbie, ma nel periodo in cui c’era lei sono quasi certo che non permettesse certe cose. La sua fidanzata Sandra… che io sappia, o che mi ricordi, è iniziato tutto quando è andata dai Chippendales per cercare qualche ragazzo da portare in stanza. Presero alcuni di questi ragazzi e li portarono alla villa. C’erano un paio di questi ragazzi che arrivavano alla villa e non facevano altro che scopare. C’erano anche alcuni ospiti, come Harry Rheems, un attore porno. Lo aveva fatto per anni, anche prima dei ragazzi di Chippendales. Ma col loro arrivo la cosa si era intensificata.

PH: Ed è andata avanti anche quando lei ha lasciato?
L: Sì, uno di loro ha continuato a presentarsi alla villa, ma ora accade molto meno di frequente. Succederà una volta al mese, all’incirca.

PH: Cosa faceva Hefner mentre accadeva tutto questo?
L: Da quello che mi raccontavano le ragazze se ne stava lì a masturbarsi mentre questi tizi le scopavano. Chiamava tutte le ragazze che riusciva a trovare, insieme alla sua fidanzata, che all’epoca era Sandra, e ora è Carrie. Via via che passava il tempo c’erano sempre più ragazze e meno ragazzi.

PH: E cosa succedeva a quel punto?
L: Le ragazze si leccavano fra di loro, e Hefner stava lì a masturbarsi.

PH: Mi aveva raccontato una cosa, prima. Può parlarmene in maniera più approfondita?
L: Cosa, di quando quella tizia è impazzita?

PH: Esatto.
L: Ok. Questo è stato dopo che lei…. questa ragazza era sposata da quattro mesi, veniva dal Canada, venne qui e posò per una copertina di Playboy, soggiornò nella camera degli ospiti, e penso che Hefner passò a farle una visita. Lui aveva un sacco di influenza sulle ragazze, e poteva fargli fare delle cose assurde. Una sera, al party del venerdì, sul balcone che sovrasta la hall, dove c’erano fra le 75 e le 100 persone, si è strappata i vestiti e ha iniziato a urlare che si sarebbe uccisa se non l’avesse fatta subito uscire da lì. Gli disse che la teneva prigioniera, e che era meglio che la lasciasse andare se non voleva che si buttasse dal balcone. Sono passati alcuni minuti prima che quelli della sicurezza la trascinassero via. Stava dando spettacolo, minacciava di suicidarsi e intanto era lì con il culo di fuori. Per un paio di giorni dopo questo fatto la sicurezza l’ha seguita 24 ore su 24. Quando la trascinavano in una stanza tentava di saltare giù dalla finestra e di uccidersi.

PH: Che altro mi può dire sulle sue stanze?
L: Posso dirle dov’è il ripostiglio dei vibratori.

PH: Va bene.
L: C’è un grande sgabuzzino per vibratori nel guardaroba. Ci sono vibratori di tutte le dimensioni, bambole gonfiabili e un sacco di altre cose. Sulla testiera del letto aveva un sacco di oggettistica bondage. Nell’articolo che è stato pubblicato sul Los Angeles Times ha parlato in lungo e in largo del bondage e del fatto che le persone dovrebbero essere libere di fare quello che vogliono.

PH: E di queste orge, ce n’è qualcuna a cui ha assistito o avuto notizia in dettaglio?
L: Certo.

PH: Puoi essere più specifico?
L: La più grande che mi ricordi probabilmente è stata quella fra tre ragazzi e quattro ragazze, più Hefner. È la più grande di cui sono venuto a conoscenza. Ce n’erano un sacco con due ragazzi e due ragazze, oppure un ragazzo e tre ragazze, cose così. Una volta una ragazza mi ha raccontato che in un’occasione, mentre Hefner la scopava, un altro ragazzo scopava la sua fidanzata. E c’era un’altra ragazza che stava utilizzando un vibratore. È stata l’unica volta in cui ho saputo che Hefner avesse partecipato. Tutte le altre ragazze mi hanno sempre detto che lui si sedeva da qualche parte a masturbarsi. E filmava tutto.

PH: Non la preoccupava il fatto che in casa girasse tutta quella droga? Dal punto di vista legale, non morale. Non era preoccupato?
L: Sì, una volta l’FBI gli stava dietro, e avevano un agente infiltrato. Non è stata una gran mossa, avrebbero dovuto mandare una ragazza. Bastava inserirla nella lista degli ospiti, e da lì sarebbe entrata facilmente. Se un agente donna dell’FBI riuscisse a infiltrarsi, potrebbe facilmente venire a conoscenza di tutto il marciume di Hefner e dei suoi ospiti, e potrebbe sbatterli in prigione, volendo. Ma per qualche motivo l’FBI ha mandato un uomo, un uomo che non è riuscito a raccogliere neanche la metà delle informzioni a cui avrebbe avuto accesso una ragazza. Questo tizio si infiltrò, e tentarono di inchiodare Hefner  e i suoi ospiti mentre facevano uso di droga. Qualcuno lo scoprì, e questo fa capire bene chi siano gli amici di Hefner, perché per sei mesi non si fece vedere nessuno. Non si fece vedere anima viva. Arrestarono la segretaria di Joanie Madus. Arrestavano il personale al cancello di servizio. L’FBI aspettava sul retro che i dipendenti uscissero, per poi interrogarli e portarli dentro. Parlo di una decina di anni fa, quando volevano beccarlo. Ma non ce la fecero. Arrestarono solo qualche dipendente e nessuno degli ospiti si fece più vedere. All’epoca si drogavano molto più di oggi. Penso che utilizzassero droghe molto più pesanti.

L: Non so se siano storie dell’orrore, ma avevano un sacco di cose da raccontare. Di fotografi pervertiti che le obbligavano a fare cose schifose o del video con Michael T che si masturbava davanti a loro, o quando erano obbligate a partecipare agli eventi mondani e Hefner e gli altri vecchi panzoni che gli giravano intorno le toccavano dappertutto.

PH: Cosa accadeva se una ragazza si rifiutava di fare sesso con questi tizi?
L: Poteva essere buttata fuori dalla proprietà. Ma dipendeva sempre da chi fosse coinvolto. Se si trattava di uno degli amici stretti di Hefner, e una playmate lo rifiutava perché era vecchio o per qualche altra ragione, lui sarebe potuto andare a lamentarsi da Hefner, e la tipa poteva essere buttata fuori dalla villa. Tutto dipendeva da chi era quello che si lamentava.

PH: E se la ragazza era nella rivista, quel mese? Cosa sarebbe potuto succedere?
L: Per quel mese non le sarebbe successo niente. Avrebbero rispettato i suoi voleri e non le avrebbero detto nulla per tutto il mese. Ma a mese finito sarebbe stata messa alla porta, dimenticata.

PH: Ma per quel mese sarebbe stata una stella, giusto?
L: Sì, per un mese.

(Fonte vice)


Playboy. È con grande orgoglio che Hugh M. Hefner presenta la sua autobiografia illustrata corredata dalle pagine più belle dei primi 25 anni di Playboy. La vita privata e la carriera vengono svelate da una prospettiva intima e personale, spaziando dai primi disegni fatti da uno Hugh bambino fino all’incredibile successo di Playboy. Pubblicati in occasione del sessantesimo compleanno della rivista, i sontuosi sei volumi celebrano la decadenza, il genio e la raffinatezza del magazine e del suo creatore.

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