Bibite gassate: 31 buoni motivi per non berle

Ecco le 31 cose che non sai sulle bibite gassate

Il consumo di bibite gassate e di altre bevande zuccherate, come succhi di frutta, cola, soda, aranciate, può generare gravi problemi di salute: provocano dipendenza, invecchiamento precoce e danni a organi come il fegato.

La dipendenza da bibite si instaura come qualunque altra dipendenza. Si comincia bevendo una o due bibite gassate alla settimana, alimentando così un desiderio ossessivo nei loro confronti.

Il seguente elenco tratto dal libro “Killer cola. La cruda verità sulle bibite” e stilato sulla base delle informazioni pubblicate su riviste mediche e pubblicazioni scientifiche, illustra alcuni dei numerosi modi in cui l’abitudine alle bibite gassate rischia di compromettere gravemente il benessere. Quando avrete finito di leggere questa lista sono sicuro che deciderete di ridurne notevolmente il consumo o di eliminarle del tutto dalla vostra vita. Prima di bere, pensaci! Continue Reading


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Le 25 migliori Multinazionali al mondo

Great Place to Work Institute, la società di ricerca globale riconosciuta a livello internazionale, ha stilato la classifica mondiale che premia le migliori 25 aziende multinazionali, giudicandole su cinque criteri fondamentali nella cultura del lavoro: credibilità, rispetto, equità, orgoglio e solidarietà. Guarda chi fa parte della lista dei World’s Best Multinational Workplaces 2014:

  • 1. Google

    Googlewww.google.com
    Settore: Tecnologia informatica
    Presente nelle liste di in: Argentina, Brasile, Canada, India, Giappone, Stati Uniti

  • 2. SAS Institute

    SAS Institutewww.sas.com
    Settore: Tecnologia informatica
    Presente nelle liste di in: Australia, Belgio, Brasile, Canada, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Corea del Sud, Messico, Polonia, Portogallo, Paesi Bassi, Stati Uniti

  • 3. NetApp

    NetAppwww.netapp.com
    Settore: Tecnologia informatica | Archiviazione e gestione dati
    Presente nelle liste di in: Australia, Austria, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Giappone, Svizzera, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti

  • 4. W. L. Gore & Associates

    W.L. Gore & Associateswww.gore.com
    Settore: Manifattura e produzione | Prodotti tessili
    Presente nelle liste di in: Cina, Francia, Germania, Italia, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti

  • 5. Belcorp

    Belcorpwww.belcorp.biz
    Settore: Commercio al dettaglio
    Presente nelle liste di in: Chile, Colombia, Ecuador, Messico, Perù

  • 6. Microsoft

    Microsoftwww.microsoft.com
    Settore: Tecnologia informatica | Software
    Presente nelle liste di in: Argentina, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Chile, Colombia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, India, Irlanda, Italia, Giappone, Messico, Norvegia, Perù, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Paesi Bassi, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Stati Uniti

  • 7. Marriott

    Marriottwww.marriott.com
    Settore: Ospitalità | Alberghi/Centri turistici
    Presente nelle liste di in: Australia, Brasile (2), India, Messico, Panamá, Perù, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti

  • 8. Monsanto

    Monsantowww.monsanto.com
    Settore: Biotecnologia e farmaceutica | Biotecnologia
    Presente nelle liste di in: Argentina, Belgio, Brasile, Cina, Francia, Guatemala, India, Messico, Paesi Bassi

  • 9. Cisco

    Ciscowww.cisco.com
    Settore: Tecnologia informatica
    Presente nelle liste di in: Austria, Brasile, Chile, India, Italia, Arabia Saudita, Messico, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svizzera, Stati Uniti

  • 10. American Express

    American Expresswww.americanexpress.com
    Settore: Servizi finanziari e assicurazioni | Servizi di banca/credito
    Presente nelle liste di in: Argentina, India, Giappone, Messico, Stati Uniti

  • 11. Scotiabank

    Scotiabankwww.scotiabank.com
    Settore: Servizi finanziari e assicurazioni | Servizi di banca/credito
    Presente nelle liste di in: Canada, Chile, Costa Rica, Repubblica Dominicana, El Salvador, Messico (3), Panamá, Perù, Porto Rico

  • 12. SC Johnson

    SC Johnsonwww.scjohnson.com
    Settore: Manifattura e produzione | Beni di largo e frequente consumos
    Presente nelle liste di in: Canada, Chile, Germania, Italia, Messico, Polonia, Regno Unito, Venezuela

  • 13. Autodesk

    Autodeskwww.autodesk.com
    Settore: Tecnologia informatica
    Presente nelle liste di in: Australia, Canada, Cina, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti

  • 14. Telefónica

    Telefónicawww.telefonica.com
    Settore: Telecomunicazioni
    Presente nelle liste di in: Argentina, Brasile, Colombia, Ecuador, Germania, Messico (2), Perù (2), Spagna, Uruguay, Venezuela

  • 15. National Instruments

    National Instrumentswww.ni.com
    Settore: Manifattura e produzione
    Presente nelle liste di in: Cina, Costa Rica, Francia, Germania, Italia, Giappone, Corea del Sud, Messico, Regno Unito, Stati Uniti

  • 16. FedEx Corporation

    FedExwww.fedex.com
    Settore: Trasporti
    Presente nelle liste di in: Belgio, India, Irlanda, Italia, Messico, Spagna, Svizzera, Emirati Arabi Uniti

  • 17. Atento

    Atentowww.atento.com
    Settore: Servizi professionali
    Presente nelle liste di in: Argentina, Brasile, Chile, Colombia, El Salvador, Guatemala, Messico, Perù, Porto Rico, Spagna, Uruguay

  • 18. EMC

    EMCwww.emc.com
    Settore: Tecnologia informatica | Archiviazione e gestione dati
    Presente nelle liste di in: Austria, Cina, Francia, Germania, India, Irlanda, Italia, Arabia Saudita, Messico, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera, Paesi Bassi, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito

  • 19. Daimler Financial Services

    Daimler Financial Serviceswww.daimler-financialservices.com
    Settore: Servizi finanziari e assicurazioni
    Presente nelle liste di in: Canada, Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Messico, Polonia, Spagna, Turchia

  • 20. Diageo

    Diageowww.diageo.com
    Settore: Manifattura e produzione | Bevande
    Presente nelle liste di in: Argentina, Belgio, Brasile, Canada, Chile, Colombia, Germania, Grecia, Irlanda (2), Giamaica, Messico, Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito, Venezuela

  • 21. Hyatt

    Hyattwww.hyatt.com
    Settore: Ospitalità
    Presente nelle liste di in: Francia, Germania, India, Regno Unito, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti

  • 22. Mars

    Marswww.mars.com
    Settore: Manifattura e produzione | Prodotti alimentari
    Presente nelle liste di in: Australia, Belgio, Brasile, Chile, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, India, Irlanda, Italia (2), Giappone, Corea del Sud, Polonia, Portogallo, Spagna (3), Svezia, Svizzera, Stati Uniti

  • 23. Accor

    Accorwww.accor.com
    Settore: Ospitalità | Alberghi/Centri turistici
    Presente nelle liste di in: Argentina, Brasile, Chile, Ecuador, India, Messico, Perù, Regno Unito (2)

  • 24. eBay

    eBaywww.ebay.com
    Settore: Tecnologia informatica
    Presente nelle liste di in: Cina, Francia, Germania, Irlanda, Svizzera, Regno Unito

  • 25. The Coca-Cola Company

    Coca-Colawww.coca-colacompany.com
    Settore: Manifattura e produzione | Prodotti alimentari/Bevande
    Presente nelle liste di in: Argentina, Brasile, Chile, Perù, Turchia

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La vera storia di Babbo Natale (vietata ai bambini)

Babbo Natale, ovvero Santa Claus, ovvero San Nicola, è certamente il santo più amato e più atteso dai bambini di tutto il mondo. In questi giorni la sua effige è dovunque, sui giornali alle tivù, nei manifesti, sui gadget, ecc. Per non parlare poi delle persone travestite da Babbo Natale, che incontriamo per strada e nei negozi.

Il Babbo Natale come lo vediamo noi, con l’aspetto da anziano signore bonario, sempre vestito in rosso e pericolosamente soprappeso, è una “ricostruzione” abbastanza recente e porta la data dell’inverno del 1931. Come l’attuale era un periodo di recessione e nell’America Settentrionale, per la precisione ad Atlanta, nella stanza dei bottoni di un palazzone di centoventi piani, lo stato maggiore della Coca-Cola s’interrogava su come rilanciare il consumo della mitica bevanda che anch’essa stava subendo gli effetti della recessione, per la prima volta dopo la sua nascita. La scelta su quello che noi oggi chiameremmo un creativo, cadde sul disegnatore americano Haddon Sundblom, di origini svedesi e noto come forte bevitore. A lui fu affidata la missione di creare una campagna pubblicitaria per rialzare le vendite che stavano cadendo in picchiata. Haddon Sundblom era un genio delle trovate pubblicitarie, e così si mise alla ricerca di un testimonial. La sua palese incoscienza, anche alcolica, lo portò ad una scelta quanto meno azzardata: niente meno che San Nicola, l’ex vescovo di Myra, vecchio di quasi mille anni che aveva la nomea di portar doni ai bambini. San Nicola era già stato messo in versi da Dante nel Purgatorio (XX 31-33) ed era noto agli storici perché le sue ossa furono trafugate dalla Turchia da un manipolo di marinai per poter offrire alla città di Bari un patrono che a lei mancava. La nomea di gran donatore che l’accompagnava da sempre aveva anche colpito il Nord Europa ove il nostro San Nicola vestiva per l’occasione i panni d’un folletto, ovviamente gran dispensatore di doni ai bambini. Tutto ciò non poteva non colpire la fantasia – i maligni sostengono alcolica – di Haddon Sundblom che pensò di utilizzare il grande spacciatore di doni molto prosaicamente, per risollevare le vendite e le finanze della Coca-Cola. Però lo rese quasi irriconoscibile. Lo fece scendere immediatamente dagli altari per spianargli la via ad altri più sostanziosi altari, quelli del consumismo.

Poi via l’aureola, via gli abiti curiali, e via anche i verdi abiti dei folletti. Dal reparto costumi di un grande magazzino di Atlanta scovò uno strano costume bianco e rosso che sarebbe piaciuto sicuramente alla Marvel, o che forse era stato proprio disegnato su ispirazione Marvel. Ingrassò il personaggio e così conciato lo presentò allo staff dell’azienda e, l’idea piacque, sì che partì immediatamente una forte campagna pubblicitaria con l’incongruo testimonial.

Anche il nome di Babbo Natale fu coniato dal nostro Haddon Sundblom. Da allora Babbo Natale è entrato nell’immaginario collettivo, talvolta è rientrato pure nelle chiese, è sopravvissuto alla seconda guerra mondiale e a quella fredda, alla Corea, al Vietnam, alle dune del Golfo, al terrorismo islamico e allo tsunami. È comparso da allora in tutti i calendari della Coca-Cola, ha visto pin up su Play Men (s)vestirsi dei suoi panni, nelle immagini è sempre circondato da bambini come un nonno generoso, oppure come un vecchio pedofilo. E la sua icona è divenuta troppo ingombrante, s’è sganciata dalla Coca-Cola per apparire in una miriade di film holliwoodiani, o agli angoli della strada come uomo sandwich, sì che molteplici individui gratificando la propria pulsione al travestitismo, con la scusa di far sorridere figli e nipoti, cedono alla tentazione di presentarsi come Babbo Natale portatore di doni.

Ma oggi tutti i miti traballano e Babbo Natale rischia di essere travolto dall’atmosfera horror di Stephen King che già ha travolto i clown – vedi It – e di assumere un’atmosfera inquietante con l’alito puzzolente di whisky quasi a far trapelare le sue origini alcoliche ereditate da Haddon Sundblom.

Babbo Natale,Santa Claus,San Nicola,auguri

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La Bolivia Fanculizza la Coca Cola e il capitalismo

“Se volete davvero capire che cosa succede nel mondo, guardate sempre a Sud”.

Jorge Luis Borges. Buenos Aires 1960.

La settimana inizia con l’inedito scenario Sudamerica & media europei. Al centro della notizia, questa volta, non c’è l’Ecuador, bensì la Bolivia. Le notizie sono davvero divertenti, succose, e – a mio modesto parere- di estrema importanza, tali da meritare un ampio dibattito sul tema. Non a caso censurate nella nostra Italia dell’informazione medioevale.

I fatti:

Dieci giorni fa, il ministro degli esteri della piccola e “irrilevante” Repubblica di Bolivia, attualmente in carica, il signor David Choquehuanca – discendente di una nobile stirpe di guerrieri indigeni- (a nome del governo legalmente eletto) ha dichiarato: “Il 21 dicembre 2012, in tutto il territorio della Bolivia, daremo inizio, in concomitanza con il calendario Maya, alle celebrazioni nazionali per la fine dell’era del capitalismo e l’inizio della Cultura della Vita. Il 21 dicembre 2012 sarà l’inizio della fine dell’egoismo e l’inizio della fine della divisione. In tale occasione verrà applicata la nuova Legge in materia sanitaria che segna anche la fine della presenza della multinazionale Coca Cola, di cui verrà vietata la produzione, la distribuzione e la vendita. E’ anche la data dell’inizio del Mocochinchè (ndr. Bevanda tradizionale locale al gusto di pesca e frutti tropicali). Tutto ciò avverrà per amore di Pachamama, la nostra Madre Terra che tutti noi rispettiamo”. Fine del comunicato.

Alcune informazioni antropologiche (ed economiche) sui retroscena per poter essere in grado di elaborare queste informazioni.

Nel febbrraio del 2008, il presidente boliviano Evo Morales, appena eletto, dichiarò che “è arrivato il momento di porre fine alla immonda piaga della presenza della criminalità organizzata gestita dalla Cia per contrabbandare la cocaina nel mondo. Le foglie di coca sono patrimonio vegetale del territorio naturale della Bolivia, ragion per cui i cocaleros (ndr. contadini che lavorano le foglie della coca lavorandola e trasformandola nella pasta bianca che noi chiamiamo cocaina) hanno il diritto di essere legittimi proprietari delle proprie terre, delle proprie piante, del proprio diritto al lavoro pagato secondo le tabelle sindacali. Di conseguenza, indico un referendum per legalizzare la produzione, diffusione e distribuzione delle foglie di coca, compresi tutti i loro derivati”.

Così fece. Il referendum vinse con una schiacciante maggioranza.

Vennero denunciate ed espulse dal paese, circa 1500 società finanziarie (al 55% statunitensi, al 30% italiane e al 15% misto olandesi-belgi) che in realtà si occupavano di gestire gli ingenti profitti derivanti dalla produzione, distribuzione e vendita delle foglie di coca. (Va da sé, non è stato dato rilievo alcuno a questi eventi in Italia, ma diversi sommovimenti in borsa a Milano furono provocati dall’esito di questo referendum).

Poiché, in seguito al referendum, le piantagioni di coca sono state definite e identificate come “risorsa naturale del popolo boliviano e risorsa strategica di carattere economico a interesse nazionale” la gestione delle piantagioni è passata sotto controllo statale che li dà in gestione a contadini locali. Nessuno straniero è autorizzato a coltivare la coca.

Per la durata di quattro anni, Evo Morales, avvalendosi di consulenti ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha protestato contro “lo strabordante investimento di multinazionali delle bibite che vengono qui e si prendono le foglie di coca per fare le loro bibite da vendere soprattutto in Usa e in Europa occidentale, senza però dire al consumatore che stanno bevendo succo di coca che, in breve tempo, li renderà poi facili e potenziali consumatori della pasta di cocaina. La Coca Cola è tra queste”.

La Coca Cola, va da sé, protestò con vigore, sostenendo che non era vero niente e che Evo Morales sosteneva il falso.. Allora, Morales chiese formalmente alla Coca Cola che dimostrassero “scientificamente” e “oggettivamente” che non c’erano foglie di coca nella bibita e chiese che l’azienda presentasse la ricetta ad un comitato scientifico dell’Onu, i cui nomi dovevano essere selezionati dall’Organizzazione Modiale della Sanità. La Coca Cola si è rifiutata sostenendo che la ricetta “è ancora segreta e noi abbiamo il diritto garantito dalla libertà di commercio di produrre le bibite che vogliamo”.

Il braccio di ferro si è concluso con l’espulsione dell’azienda in quanto produttrice “di bibite lesive della salute” da cui il divieto di venderle.

Al posto della Coca Cola, dal febbraio del 2012 in tutto il territorio boliviano è in vendita la “Coca Colla” bibita gassata rinfrescante prodotta “ufficialmente” con foglie di coca, acqua e zucchero di canna. La parola colla indica il nome di una tribù Maya vissuta nel territorio boliviano come civiltà autoctona fino al 1550, da allora ridotti in stato di schiavitù dagli europei. “Los Collas” erano una variegata popolazione andina molto diffusa in Bolivia e soprattutto Perù. La bibita ha avuto successo. L’hanno acquistata anche tre grosse catene di supermarket californiani che la vendono con enorme successo commerciale, avendo rigettato le proteste formali della Coca Cola che ne aveva chiesto la proibizione alla vendita.

Oltre a questo, Evo Morales personalmente ha annunciato che “in data 21 dicembre, rispetteremo la formalità del calendario Maya dichiarando conclusa per sempre la società capitalista del profitto e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e chiamo quindi a raduno tutte le popolazioni indigene in Sudamerica, i loro discendenti e simpatizzanti, per celebrare in spiaggia nella Isla del Sol la prima “Riunione Mondiale degli Indigeni” per cominciare ad organizzare i progetti relativi a una nuova interpretazione della società e delle relazioni tra persone”.

Va ricordato che il 21 dicembre, in quell’emisfero, si celebra il solstizio d’estate.

La curiosa iniziativa di Morales ha fatto subito breccia ed è piaciuta, trasformandosi in un misto di evento spettacolare, nuovo marketing sudamericano, e nuova moda da lanciare per la prossima estate. Argentini, uruguaiani e brasiliani, pur protestando in maniera davvero “really really soft” rispetto all’espulsione della Coca Cola dalla Bolivia, hanno aderito alla data celebrativa. Diverse compagnie aeree low cost hanno lanciato pacchetti viaggio e affitti di charter per andare a celebrare in tutte le spiagge del Sudamerica “la fine del capitalismo come modello di vita”.

Un’ultima notazione (forse la più importante): la Coca Cola non ha presentato nessuna protesta formale. Si accontentano che non si dia troppa diffusione alla cosa. Sorry!

In Perù, per lanciare la concorrenza alla Bolivia, hanno lanciato la “Inka Cola” bibita locale a base di foglie di coca peruviana che sta avendo un enorme successo e sarà l’ hit della imminente estate sudamericana.

Non è una notizia strepitosa né può minimamente intaccare l’economia mondiale, essendo il mercato boliviano e peruviano una fettina davvero microscopica rispetto ai grandi mercati euro-statunitensi (che fanno le mode e lanciano i trend).

Da accogliere quindi – in teoria- con raccapriccio (da alcuni) o con un sorriso divertito (da altri).

Ciò che a me interessa ( da cui l’esigenza di proporla come post alla vostra curiosità) è la valenza simbolica di questi atti.

Sono la prova della nascita (e possibilità) di interpretazioni diverse dell’esistenza, della vita e dell’economia, applicando il concetto di “glocal”, da tutti gli economisti più avanzati considerato l’unica modalità vincente oggi per stare sul mercato: tener presente l’esistente della globalizzazione mondiale andando a produrre merci che abbiano un fortissimo impatto di immagine e che appartengano alla produzione locale di questo o quello stato, per rilanciare il territorio, la cultura artigianale di provenienza e capovolgere quindi i diktat dell’oligarchia che vuole de-industrializzare ogni nazione per unificare merci, prodotti e qualità sotto i dettami della cupola finanziaria strozzina. Abolendo la diversità.

In tal modo ogni nazione, ogni popolo, ogni etnia, ha la possibilità di passare dalla pedissequa e passiva necessità di seguire mode lanciate dalla cupola finanziario-economica al ben più affascinante mondo di chi “le mode le fa e le lancia” e quindi non teme concorrenza.

Basta andare ad acquistare un paio di scarpe da uno sconosciuto artigiano marchigiano e friulano, o un capo di biancheria femminile da sconosciuti artigiani pugliesi e toscani e confrontarli poi con la produzione di oggetti cinesi, coreani e indiani che inondano il nostro mercato interno, per capire la differenza. Comprendere, quindi, il vero risvolto di questa crisi economica inventata, fatta esplodere per raggiungere l’unico risultato di abbattere la domanda, creare quindi disoccupazione, far fallire le industrie nazionali, ma soprattutto abbassare ed appiattire il gusto, le aspettative, i bisogni e le esigenze degli italiani. I quali, oltre a non avere più un euro da spendere, spesso non sono più capaci di distinguere tra una merce di qualità e una scarsa. Oppure non possono farlo. Non è un caso che l’unico mercato del made in Italy ancora operativo è quello del segmento di lusso, perché il consumatore che può spendere cerca la qualità italiana che è insostituibile.

Mario Draghi Mario Monti ce l’hanno portata via. Berlusconi era servito per spianar loro la strada, rimbecillendo la nazione, involgarendo il gusto, abbassando il livello, appiattendo le aspettative, uniformando il gusto ad un livello degradante. Finito il lavoro, sono subentrati i tecnici operativi a espletare le formalità legali.

Queste notizie boliviane a me hanno messo allegria, non so perché.

Da noi si dice spesso “se non stiamo attenti finiremo come la Bolivia o come l’Argentina”.

Lì, in Sudamerica, si è ormai affermata una lettura davvero opposta del mondo.

Pur essendo piccoli piccoli rispetto a noi, tra di loro si dicono “stiamo attenti altrimenti faremo la fine dell’Italia e della Spagna”. E’ considerata una tragedia esistenziale.

Siamo diventati maestri di dolore, totem distruttivi, simboli di idiozia collettiva, popoli senza dignità, incapaci di rimboccarsi le maniche e inventarsi un modello alternativo.

E’ davvero tutto un altro mondo.

Amerigo Vespucci lo chiamò “il Nuovo Mondo” attribuendogli delle caratteristiche autoctone molto specifiche che lo identificavano come diverso non come inferiore.

E’ per questo che il continente prese il nome da lui.

Forse era a questo cui pensava Jorge Luis Borges quando scrisse quella frase.

(Fonte sergiodicorimodiglianji)

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Gli intrugli nelle bevande

Fonte L'Espresso

 

Accusati di essere responsabili dell’infanzia che ingrassa. Banditi da ogni regola di sana alimentazione. E oggi anche tassati. Lo ha deciso, come già prima di lui le autorità danesi e francesi, il ministro della Salute Renato Balduzzi: bevande industriali, gassate e non, energy drink, succhi di frutta verranno gravati di un tributo di 3 centesimi a lattina. Insomma, le autorità sanitarie li bocciano, ma i ragazzi li amano. E tutti, prima o poi, una lattina ce la concediamo. Probabilmente senza sapere cosa beviamo, se non altro perché ogni cola, succo o bevanda varia è in realtà una miscela di molte sostanze (a volte decine) tra aromatizzanti, coloranti, conservanti, vitamine, zuccheri, dolcificanti e molto ancora.

Coca-Cola e Pepsi Cola hanno appena modificato la composizione delle bevande colorate con caramello commercializzate negli Stati Uniti. La causa è stata una campagna del Center for Science in the Public Interest, ente no profit che nelle ultime settimane aveva più volte chiesto alla Food and Drug Administration di imporre limiti molto più bassi di quelli attuali per una sostanza che nasce dalla sintesi di alcuni caramelli (E150c e E150d), il 4- Mei (4 metilimidazolo), inserita nel 2011 dall’International Agency for Research on Cancer (Iarc) di Lione nella lista delle sostanze cancerogene per gli animali e probabilmente anche per l’uomo. L’autorità americana (Fda) si era pronunciata contro il bando e alcuni esperti hanno fatto notare che le dosi che provocano tumori negli animali equivalgono a quelle che si assumerebbero bevendo circa mille lattine al giorno per 70 anni.

In alternativa, potrebbe succedere quanto è avvenuto per un altro componente della Coca-Cola, il dolcificante ciclammato, vietato negli Stati Uniti perché ritenuto cancerogeno, ma permesso in Europa e in 50 Paesi tra i quali il Messico, l’Australia e il Canada: nella Coca-Cola zero europea c’è, in quella americana no. Lo Iarc, per adesso ha valutato non convincenti le prove a carico del ciclammato, usato soprattutto nelle bevande sugar free, ma lo ha messo in lista per una nuova valutazione in base a studi più recenti.  Continue Reading

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