Quanto valgono i “cinesi d’Italia”? Sei miliardi di Pil

cina-italia

I cittadini cinesi regolari residenti in Italia al 01 Gennaio 2016 sono 271 mila (nove su dieci provengono dallo Zhejiang), pari al 5,4% del totale degli stranieri. La componente femminile si attesta al 49,4%. I 271 mila cinesi residenti in Italia contribuiscono alla nostra economia con 6 miliardi di PIL e 250 milioni di euro di Irpef.

I cinesi sono ovunque, ma sono più presenti in alcune regioni: Lombardia (62 mila), Toscana, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte. In forte aumento l’imprenditoria (+32% in cinque anni). In calo le rimesse verso il paese d’origine, segno di un maggiore investimento in Italia. È il quadro che emerge dal rapporto sul valore economico dei cinesi in Italia elaborato dalla Fondazione Leone Moressa, Studi e ricerche sull’economia dell’immigrazione. Continue Reading


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La black list dei cibi più contaminati

prodotti alimentari irregolari

Ecco l’elenco dei prodotti che contengono residui chimici, micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge, presentata dalla Coldiretti, sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel Rapporto 2015 sui Residui dei Fitosanitari in Europa. Broccoli cinesi, fragole dal Marocco, prezzemolo del Vietnam, basilico dell’India, peperoncino della Thailandia e piselli del Kenya. Il primato delle irregolarità va alla Cina.  Continue Reading

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L’Isis e la Terza Guerra Mondiale: Nulla succede casualmente



“Le guerre mondiali cambiano i mondi e se si possiede un’agenda globale, i problemi globali permettono di offrire soluzioni globali.

Se lei guarda come il mondo è stato trasformato dalla Prima e dalla Seconda Guerra Mondiale: il mondo è diventato completamente differente dopo queste due guerre. E sin dall’inizio l’idea è stata quella di avere UNA TERZA GUERRA MONDIALE per completare la trasformazione verso uno STATO GLOBALE e un ESERCITO MONDIALE.

E quello che adesso abbiamo è una situazione in cui questo Gruppo ISIS è venuto fuori dal nulla, di fatto incredibilmente ben armato, incredibilmente finanziato e stanno entrando nelle città irachene e ne stanno assumendo il controllo una dopo l’altra. Si sono stabiliti in luoghi chiave di frontiera fra Siria e Giordania e tutto questo è avvenuto molto rapidamente. Continue Reading

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I nuovi “Dieci comandamenti” del buon comunista

Partito Comunista Cinese

“I membri del Partito devono separare gli interessi privati da quelli pubblici, mettendo quelli pubblici al primo posto”, afferma il nuovo decalogo del Partito comunista cinese (Pcc), che prosegue: niente sesso fuori del matrimonio, niente banchetti, niente partite di golf. Sono alcune delle novità introdotte dal comitato centrale nel nuovo decalogo di comportamento dei militanti, circa 88 milioni, del Partito comunista cinese (Pcc).

L’obiettivo è quello di sradicare la corruzione e l’avidità tra i membri, una mossa che rientra nella campagna contro i corrotti avviata nel 2012 dal presidente cinese Xi Jinping e che ha visto cadere grandi nomi dell’apparato politico.

L’agenzia Xinhua sottolinea che il divieto di “abitudini stravaganti nel bere e nel mangiare” di “sesso fuori dal matrimonio” e quello di giocare a golf non erano contenuti nella precedente versione del “decalogo”. Nuova anche la norma che condanna l’adulterio e impone ai militanti del Partito di “gestire delle famiglie armoniose”. L’accusa di adulterio o di praticare il libertinaggio sono frequenti nei processi per corruzione che sempre più spesso vengono celebrati in tutto il Paese. Non solo: i membri del Partito devono evitare di formare “cricche” che hanno l’obiettivo di spaccare il partito e di cercare di ottenere delle posizioni di potere e di ricchezza per propri familiari.

Cancellati alcuni articoli nei quali si parlava di corruzione, di mazzette e di omissione nell’applicazione delle leggi, proprio perché questi reati sono puniti dalla legge. Per controllare che i milioni di iscritti seguano questo decalogo è stata istituita una Commissione Centrale per le Ispezioni di Disciplina (Ccid) presieduta da Wang Qishan, un alleato del presidente Xi Jinping.

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Chinese dream

sogno cinese

Il presidente cinese Xi Jinping è a Washington, per una cena privata con Barack Obama, prima di partire per il suo viaggio, ha rilasciato una intervista al Wall Street Journal. Xi Jinping all’inizio del suo mandato venne definito l’Obama cinese per aver detto “I have a Chinese dream”. 

“Il sogno cinese è sostanzialmente rendere migliore la vita del popolo, e penso che dovremmo approcciare questo progetto da due angolazioni: storia e realtà. A partire dalla Guerra dell’Oppio nel 1840, la Cina ha attraversato un secolo di agitazione sociale, aggressioni straniere e sofferenze causate dai vari conflitti. Tuttavia in questo periodo difficile la nostra gente è rimasta in piedi e ha lottato tenacemente per un futuro migliore: non ha mai smesso di aspirare al sogno a lungo bramato. Per comprendere la Cina di oggi è necessario cogliere appieno la profonda sofferenza che la nazione ha subìto fin dall’inizio dell’epoca moderna e l’impatto profondo di tale sofferenza sul pensiero. Per questo consideriamo il grande rinnovamento della nazione come il maggiore sogno dell’epoca moderna. Il sogno cinese è quello di ogni cittadino. Non è un’illusione, né uno slogan. Il sogno cinese è radicato nei cuori del popolo. Evidentemente, a causa di differenze storiche nella cultura e nel grado di sviluppo, Cina, Stati Uniti e altri Paesi possono non condividere questa aspirazione. Ma i sogni di varie persone, seppure diversi, sono fonti di ispirazione, e tutti questi sogni creano notevoli opportunità per la Cina e gli Usa, come anche per gli altri Paesi, di avviare una cooperazione.

Lavoreremo in modo coordinato per assicurare la crescita, adeguare le infrastrutture, migliorare il benessere della popolazione, prevenire i rischi, potenziare e innovare la regolamentazione. Con la promozione costante dell’innovazione in campo industriale, informatica, urbano e agricolo, un tasso di risparmio delle famiglie elevato e consumi che dispongono di un buon potenziale, insieme alla crescita della classe media, la Cina è nella posizione di mantenere una crescita mediamente elevata negli anni a venire. Per capire l’economia cinese è necessaria una prospettiva ampia. Se la si paragona a una grande nave che affronta il mare, la domanda da porsi è se sta navigando nella giusta direzione, e se ha potenza sufficiente ed energia per navigare a lungo.

Stando all’Unctad e ad altri organismi internazionali, la Cina resta la destinazione più allettante al mondo per gli investimenti. Dichiarazioni su mutamenti di clima e perdite di fiducia degli investitori esteri non rispondono al vero. Nel 2014, la Cina ha attratto 120 miliardi di dollari dall’estero, più che qualsiasi altro Paese, ed è stata la destinazione principale tra i Paesi in via di sviluppo per 23 anni di fila. Nei primi otto mesi del 2015, la quota totale di investimenti esteri raccolti dalla Cina ha superato 85 miliardi di dollari, il 9% in più rispetto al 2014. La Cina agevolerà ancora l’accesso al mercato per gli investimenti esteri. Nel contempo, miglioreremo le regole in materia, proteggendo meglio diritti e interessi degli investitori.

Il fine del Partito Comunista è servire il popolo. Una volta ho detto che la lotta alla corruzione non finirà mai, ma la nostra tolleranza zero non cambierà mai. Né la nostra determinazione e severità con cui la sanzioniamo per liberare il Partito. Tuttavia l’impegno contro la corruzione non colpirà l’economia”.  Xi Jinping

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