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Gli Stati Uniti d’Europa

Intervento di Viviane Reding Vicepresidente della Commissione europea e Commissaria per la giustizia, e per i diritti fondamentali e la cittadinanza, al Centro di diritto europeo dell’università di Passau. 

“Se si vuole una politica di bilancio sana e duratura, occorre un Ministro delle finanze europeo responsabile del proprio operato dinanzi al Parlamento europeo e che disponga di chiari poteri per intervenire nei confronti degli Stati membri. L’arbitrarietà dei giudizi pubblicati dalle agenzie di rating non può certo rappresentare un’alternativa!”

“A Maastricht hanno voluto farci credere che era possibile introdurre un’unione monetaria stabile e una nuova valuta internazionale senza creare in parallelo gli Stati Uniti d’Europa. È stato un errore, e questo errore di Maastricht va corretto adesso se vogliamo continuare a vivere in un’Europa stabile ed economicamente prospera.”

“Al momento attuale vedo un pericolo soprattutto nel fatto che, sia il meccanismo europeo di stabilità, sia il patto di bilancio sono costruzioni improvvisate al di fuori dei trattati europei. È vero, di fronte alla crisi non c’erano alternative, bisognava agire subito. Sotto il profilo del parlamentarismo democratico questa però non può e non deve essere una soluzione duratura.”

“Quando decisioni del genere sono prese a livello europeo, va anche garantito un controllo democratico a livello europeo, da pari a pari. Sono pertanto a favore dell’integrazione a medio termine del patto di bilancio e anche del meccanismo europeo di stabilità nei trattati europei, in modo da sottoporre questi strumenti al controllo del Parlamento europeo.”

“Auspicherei che in futuro divenisse norma per un Commissario esser stato prima eletto al Parlamento europeo. Ciò contribuirebbe a rafforzare la legittimazione democratica del governo europeo.”

“Dopo matura riflessione ritengo l’idea degli Stati Uniti d’Europa la più condivisibile, ma anche quella che definisce in modo più appropriato la struttura definitiva cui l’Unione europea aspira.”

“L’Europa ha bisogno di un sistema bicamerale come quello degli Stati Uniti. Forse un giorno avremo addirittura bisogno di un Presidente della Commissione europea eletto direttamente.”

“Per me gli Stati Uniti d’Europa sono la visione giusta per superare la crisi attuale, ma anche e soprattutto per rimediare alle carenze del trattato di Maastricht. Perché in fin dei conti una cristiano-democratica europea come me non può certo farsi dettare la visione per il futuro dagli euroscettici britannici!”

Sono particolarmente lieta di trovarmi qui con voi oggi all’università di Passau.

Ora capisco perché a Bruxelles abbiamo così tanti giuristi o economisti che hanno studiato all’università di Passau e che lavorano con grande ambizione e slancio allo sviluppo ulteriore dell’Europa: qui a Passau, al crocevia di tre Stati, non si può fare a meno di essere europei! Per me che sono nata nel Lussemburgo è una cosa ovvia: nel mio paese, i confini sono una realtà quotidiana e, quindi, di riflesso anche l’Europa lo è. Non a caso l’accordo di Schengen sulla libera circolazione delle persone in Europa è stato firmato nel Lussemburgo nel 1985, a bordo di una nave ormeggiata sulla Mosella, proprio sul confine tra Lussemburgo, Francia e Germania. Per questo oggi, qui a Passau, nella bella “città dei tre fiumi”, mi sento un po’ come a casa mia.

Devo questo invito all’onorevole Manfred Weber, deputato al Parlamento europeo, con il quale collaboro strettamente a Bruxelles e a Strasburgo sui temi della giustizia e degli affari interni. Negli ultimi mesi ci siamo entrambi adoperati per potenziare la libertà di circolazione prevista dall’accordo di Schengen su tutto il territorio europeo. Il 48% dei cittadini europei ritiene che il diritto di circolare e soggiornare liberamente all’interno dell’UE sia il più importante dei diritti civili. Non dobbiamo quindi permettere che in periodi di crisi, dietro spinte populiste, si cerchi nuovamente di erigere delle barriere in Europa!

Vorrei inoltre ringraziare il Centro di diritto europeo dell’università di Passau, il CEP, per aver contribuito ad organizzare la manifestazione odierna. In quanto Commissaria per la giustizia dell’UE sono anche competente per la cittadinanza europea: per questo, sono particolarmente compiaciuta del fatto che, da oltre dieci anni, il CEP gestisca un cosiddetto “centro per i cittadini dell’Unione”. Qui nella regione i cittadini si rivolgono regolarmente a questo “sportello” per sottoporre problemi di natura transfrontaliera con i quali si scontrano ogni giorno. Ad esempio, un dentista di Passau può aprire uno studio sull’altra sponda dell’Inn? Una lavoratrice dipendente ungherese residente in Bassa Baviera ha diritto al sussidio di disoccupazione tedesco? Uno studente di Passau di nazionalità tedesca che vive sulla sponda austriaca del fiume può partecipare alle elezioni per il Parlamento europeo in Austria? Quando si pongono problemi di questo tipo, i cittadini possono chiedere una prima consulenza legale gratuita al CEP. Oltre a dare un contributo molto concreto all’Europa, questo centro promuove anche la buona reputazione dell’università di Passau, soprattutto quando le esperienze raccolte in questi contatti con i cittadini confluiscono direttamente nell’insegnamento e nella ricerca scientifica. In ciò l’università di Passau costituisce un modello esemplare!

Il tema del mio intervento odierno sono gli Stati Uniti d’Europa. Si tratta di una visione forte, ambiziosa e sicuramente controversa per il futuro del nostro continente. Sono certa che quello che sto per dire provocherà un dibattito molto acceso, ossia il fatto che, per uscire dalla crisi finanziaria e del debito, dobbiamo compiere il passo decisivo verso gli Stati Uniti d’Europa. Non vedo l’ora di confrontarmi con voi su questo tema, perché ritengo che in questo periodo di crisi sia più importante che mai discutere apertamente e lealmente sulle alternative che si prospettano all’Europa. Vi sono sempre alternative e spetta ai politici democraticamente eletti individuarle ed esplicitarle in modo chiaro affinché i cittadini possano scegliere con cognizione di causa, nelle elezioni legislative, regionali o alle elezioni per il Parlamento europeo del 2014.

Da parte mia, vorrei innanzitutto spiegarvi dove ha origine la nozione di “Stati Uniti d’Europa” e cosa significa, cercando di capire perché negli ultimi 20 anni questo sia stato per i politici un argomento tabù. Infine cercherò di spiegare perché oggi quest’idea di Stati Uniti d’Europa sia improvvisamente tornata di attualità.

Innanzitutto: Da dove proviene l’idea di Stati Uniti d’Europa e cosa significa?

Nel corso della storia sono tante le personalità famose che hanno parlato o sognato degli Stati Uniti d’Europa: da George Washington a Napoleone Bonaparte o Giuseppe Mazzini fino a Richard Coudenhove-Kalergi. Tuttavia è senza dubbio lo scrittore francese Victor Hugo ad aver formulato la visione più limpida e concreta.

Questa visione si può comprendere solo sullo sfondo del caos che regnava in Europa nel XIX secolo e che lo scrittore visse in prima persona: una serie di guerre tra Francia e Germania, l’esilio coatto di Victor Hugo sulle isole della Manica per la sua opposizione a Napoleone III, la traumatica annessione tedesca dell’Alsazia e della Lorena dopo la guerra del 1870/1871 e, infine, la partecipazione di Hugo al difficile decollo della nascente Terza Repubblica francese. In un’epoca così drammatica, è comprensibile che Victor Hugo anelasse alla pace e alla democrazia sul continente europeo. In occasione della conferenza di pace di Parigi, che si svolse alla metà del XIX secolo, lo scrittore illustrò la sua visione degli Stati Uniti d’Europa con queste parole:

“Verrà un giorno in cui le armi vi cadranno dalle mani; verrà un giorno in cui la guerra vi sembrerà tanto assurda, tanto impossibile fra Parigi e Londra, fra San Pietroburgo e Berlino, fra Vienna e Torino, quanto non lo sia oggi fra Rouen e Amiens, fra Boston e Filadelfia. Verrà un giorno in cui voi – Francia, Russia, Italia, Inghilterra, Germania – tutte le nazioni del continente senza perdere le vostre qualità distinte e la vostra gloriosa individualità, vi fonderete in modo stretto in un’unità superiore, formerete in modo assoluto la fraternità europea […]. Verrà un giorno in cui non vi saranno campi di battaglia al di fuori dei mercati che si aprono al commercio e degli spiriti che si aprono alle idee. Verrà un giorno in cui le pallottole e le bombe saranno sostituite dai voti, dal suffragio universale dei popoli, dal venerabile arbitrato di un grande senato sovrano che sarà per l’Europa ciò che il Parlamento è per l’Inghilterra, ciò che l’assemblea legislativa è per la Francia! Verrà un giorno in cui esporremo i cannoni nei musei sorprendendoci di ciò che è avvenuto in passato. Verrà un giorno nel quale l’uomo vedrà questi due immensi insiemi, gli Stati Uniti d’America e gli Stati Uniti d’Europa, posti l’uno di fronte all’altro, tendersi la mano al di sopra dell’oceano, scambiare fra loro merci, prodotti, artisti, scienziati […]. Non ci vorranno quattrocento anni per vedere quel giorno poiché viviamo in un tempo rapido”. Continue Reading


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