Il suolo è un bene comune da tutelare

Il suolo è un corpo delicatissimo che ci fornisce servizi e benefici preziosissimi (cibo, acqua, aria, biodiversità, eccetera) senza i quali moriamo. Non è una risorsa rinnovabile, ma un bene comune: ha bisogno di cinquecento anni per crescere di 2,5 cm (in Italia si perdono 8 mq di suolo fertile al secondo). Dal 1985 ad oggi sono stati cancellati dal cemento oltre il 56% delle coste italiane. È tra le risorse più importanti e fragili che abbiamo. Ma del suolo sappiamo pochissimo! Continue Reading


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Allarme Wwf: Salviamo i nostri mari dal cemento

mari italiani

Negli ultimi 50 anni in Italia oltre 2 mila chilometri, un quarto delle nostre coste, sono stati cementificati e il mattone non è che uno dei tanti fattori di pressione sui nostri mari insieme al sovrasfruttamento della pesca o alle attività di estrazione degli idrocarburi (con 122 piattaforme offshore attive e 36 istanze per nuovi impianti).

È quanto emerge dal dossier “L’ultima spiaggia” del Wwf che invita a invertire la rotta partendo da quattro aree pilota: Mar ligure e arcipelago toscano, Canale di Sicilia, Mare Adriatico settentrionale e l’area del canale di Otranto nell’Adriatico meridionali. Si tratta, spiega il Wwf, di quattro grandi aree strategiche dove si concentra la maggiore ricchezza delle nostre risorse marine e costiere: sono i 1860 chilometri di tratti lineari di costa più lunghi di 5 chilometri del nostro Paese ancora liberi e con un buon grado di naturalità. Continue Reading

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Il consumo di suolo ci costerà 800 milioni di euro l’anno

consumo di suolo

Il consumo di suolo viaggia alla velocità di 4 metri quadrati mangiati ogni secondo, per un totale di 35 ettari al giorno (quasi come 35 campi di calcio), ovvero 250 km quadrati in un biennio. Ogni ettaro di suolo cementificato ci costa dai 36mila ai 55mila euro all’anno.

E il conto da pagare prima o poi arriva, come spiegano i nuovi dati dell’ISPRA con il Rapporto 2016 sul consumo di suolo in Italia: per fronteggiare le conseguenze del consumo di suolo degli ultimi tre anni gli italiani potrebbero pagare dal 2016 in poi oltre 800 milioni di euro. In termini assoluti, si stima che il consumo di suolo abbia intaccato ormai circa 21.100 chilometri quadrati del nostro territorio. Continue Reading

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Negli ultimi 20 anni spariti il 15% dei campi

campagna-abbandonata-Italia

L’Italia ha perso il 15% delle campagne per effetto dell’abbandono e della cementificazione provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha causato la scomparsa di 2,6 milioni di ettari di terra coltivata negli ultimi 20 anni, pari ad almeno 400 campi da calcio al giorno. È quanto denuncia la Coldiretti in occasione del blitz di Pasquetta di agricoltori e allevatori nel giorno tradizionalmente dedicato alle scampagnate per denunciare gli effetti della profonda crisi che ha colpito settori importanti dell’agricoltura, con l’abbandono delle campagne e la chiusura delle stalle italiane.

Gli agricoltori della Coldiretti hanno scelto di occupare piazza Palazzo di Città nel pieno centro di Torino, la prima capitale d’Italia, per riaffermare il contributo dell’agricoltura al Paese proprio nel giorno in cui tradizionalmente milioni di cittadini apprezzano le bellezze delle campagne e gustano i prodotti della terra e dell’allevamento nei tradizionali picnic fuori porta. Una tradizione che rischia di sparire insieme a centinaia di migliaia di aziende agricole e allevamenti italiani sotto l’attacco delle politiche comunitarie e delle distorsioni di mercato. Continue Reading

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Da Nord a Sud, oltre il 56% delle coste italiane è cementificato

genova liguria-consumo suolo

Legambiente ha studiato i 3.902 chilometri di coste della Penisola, da Ventimiglia a Trieste, con un’analisi delle trasformazioni edilizie avvenute e i risultati sono impressionanti: oltre 2.194 chilometri, ossia il 56,2% dei paesaggi costieri, sono stati trasformati dall’urbanizzazione. Il record negativo spetta a Calabria, Liguria, Lazio e Abruzzo dove si salva oramai solo un terzo dei paesaggi mentre tutto il resto è occupato da palazzi, ville, alberghi, porti.

A preoccupare particolarmente è il fatto che la cementificazione non si sia affatto fermata in questi anni, malgrado i vincoli introdotti nel 1985 con la Legge Galasso che si sono rivelati incapaci di fermare questi processi. Basti dire che dal 1985 ad oggi sono stati cancellati dal cemento qualcosa come 222 chilometri di paesaggi costieri, al ritmo di quasi 8 km all’anno, con un processo di continua e inesorabile cancellazione di paesaggi di straordinario pregio. Risale proprio all’approvazione della Legge Galasso (la 431/1985) l’ultimo momento di vera attenzione nei confronti della tutela del patrimonio costiero, quando si individuò un vincolo di 300 metri dalla linea di costa. Un vincolo che però non vietava le nuove costruzioni ma rimandava a un parere paesaggistico e alla redazione di piani regionali, che però sono stati approvati in poche regioni, senza troppi vincoli e nella più totale disattenzione da parte del Ministero per i beni e le attività culturali.

La tutela delle coste è tornata di attualità in queste settimane per via della modifica alle procedure di autorizzazione per gli interventi in aree avvenuta con la Legge Madia, di riforma della Pubblica amministrazione, che ha introdotto il silenzio-assenso. Con la Legge Madia i rischi per le coste italiane aumenteranno. Il testo di riforma della Pubblica Amministrazione approvato definitivamente dal Parlamento il 4 agosto prevede infatti di cambiare la procedura per l’acquisizione dei pareri (articolo 3, comma 1) proprio per le aree sottoposte a vincolo paesaggistico quali sono le aree costiere.

“Nei casi in cui è prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta comunque denominati di amministrazioni pubbliche e di gestori di beni o servizi pubblici, per l’adozione di provvedimenti normativi e amministrativi di competenza di altre amministrazioni pubbliche, le amministrazioni o i gestori competenti comunicano il proprio assenso, concerto o nulla osta entro trenta giorni dal ricevimento dello schema di provvedimento, corredato della relativa documentazione, da parte dell’amministrazione procedente” e cheDecorsi i termini di cui al comma 1 senza che sia stato comunicato l’assenso, il concerto o il nulla osta, lo stesso si intende acquisito”, e inoltre stabilisce che “Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche ai casi in cui è prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta comunque denominati di amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini, per l’adozione di provvedimenti normativi e amministrativi di competenza di amministrazioni pubbliche. In tali casi, ove disposizioni di legge o i provvedimenti di cui all’articolo 2 non prevedano un termine diverso, il termine entro il quale le amministrazioni competenti comunicano il proprio assenso, concerto o nulla osta è di novanta giorni dal ricevimento della richiesta da parte dell’amministrazione procedente. Decorsi i suddetti termini senza che sia stato comunicato l’assenso, il concerto o il nulla osta, lo stesso si intende acquisito.”

In sostanza, con questa modifica, i termini e le condizioni per il parere previsti attualmente dal Codice dei beni culturali non valgono più e si determina un silenzio assenso nel caso di ritardo di oltre 90 giorni da parte della Soprintendenza. Il silenzio assenso mette quindi ancora più a rischio le coste italiane, ed è l’esperienza di questi decenni a dimostrarlo.

>>>> Qui il Dossier completo

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