Gli odiati avvocati

avvocato

“Non possiamo più nascondercelo. La gente odia gli avvocati.
Li odia di un odio profondo e viscerale, come si odia un avversario bello e fortunato che è scappato su una spider rossa con vostra mamma.
E mentre non si può dire che non fosse così anche prima, perché l’avvocato è sempre stato sul cazzo a tutti, dal medioevo, quello che è venuto meno da una dozzina d’anni a questa parte (ma c’è chi fa risalire a prima l’inizio del degrado) è il timorato rispetto che la gente comune aveva verso la figura di questo professionista.
Rispetto che, ad esempio, continua invece a coltivare verso il proprio macellaio di fiducia.
La domanda allora è: perché il macellaio ha conservato la propria aura di rispettabilità e l’avvocato l’ha persa? Che cosa è intervenuto? Continue Reading


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Ma non le avevano già tagliate le auto blu?

Matteo-Renzi-auto-blu

Le auto blu, che rappresentano il più odiato tra i simboli del privilegio della casta politica resta il più difficile da estirpare. La scorsa primavera il governo e Matteo Renzi avevano promesso, tra le tante, un taglio risolutivo allo spreco, imponendo massimo cinque auto per ogni ministero o amministrazione centrale dello Stato con oltre 600 dipendenti. “Vuol dire semplicemente che i sottosegretari andranno a piedi”, twittava Renzi. Ma a nove mesi dall’annuncio ne ha in dotazione ancora 15. I ministeri dovrebbero averne 93, ma nei parchi auto se contano ancora 1.153: quelle blu e grigie erano 55.286 al primo gennaio 2014, a novembre (ultimo dato disponibile) se ne contavano 4.210 in meno. Ma parte dello sforzo, per così dire, veniva poi vanificato dal concomitante acquisto di 1.276 vetture nuove di pacca. Il risparmio? Non sì è visto. Al limite una limatura. Non solo.

Gran parte della auto blu ministeriali non possono essere vendute semplicemente perché sono affittate con contratti in leasing che se dovessero essere interrotti prima della scadenza farebbero scattare forti penali che si mangerebbero i 43 milioni di euro di risparmi.

Nei ministeri, miracolo di Renzi, invece di diminuire sono aumentate: 814 alla Giustizia, 174 alle Politiche agricole, 33 ai Beni culturali, 16 agli Esteri, 14 alla Salute e così via. A nove mesi dal decreto che doveva asfaltarle i numeri, alla fine, sono questi: la riduzione si ferma a quota 2.934, il saldo a 53.860 che significa ancora una ogni mille italiani.

Ma intanto c’è chi l’auto blu la usa per le sue avventure a luci rosse. Come ha raccontato Affaritaliani un vigile urbano calabrese è stato pizzicato da una pattuglia dei carabinieri in compagnia di una prostituta di colore concedeva i suoi favori al cliente a bordo dell’auto blu del sindaco. Il carabiniere ha respinto la richiesta del vigile urbano, che ha fatto appello alla solidarietà maschile: “L’uomo è cacciatore e abbiamo tutti il diritto di farci i c……nostri….”. Il capo-scorta del sindaco è stato rinviato a giudizio per peculato, mentre l’auto blu, trasformata in alcova, è stata sequestrata. Tuttora, comunque, continua a guidare l’auto del sindaco. Vedete a qualcosa servono le tanto odiate auto blu.

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Aboliamo il Senato

I-numeri-del-Senato

“La politica sta ammorbando il Paese con il problema della decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di senatore. Io ho un’idea migliore: perché non cogliere l’occasione per aprire il dibattito sul tema vero, ovvero l’abolizione del Senato. Tanto a che cosa serve? Non a caso nella sua configurazione attuale, come espressione del bicameralismo perfetto, esiste solo da noi. Intanto un po’ di numeri. I senatori sono 320 cui vanno aggiunti quelli nominati a vita e gli ex Presidenti della Repubblica. Lavorano per loro ottocento dipendenti pagati mediamente tre volte e mezzo la media degli altri dipendenti pubblici e dei colleghi del Parlamento di Westmister, il più antico e blasonato del mondo. Complessivamente Palazzo Madama costa 600 milioni. Il conto sale aggiungendo i rimborsi ai partiti e altri oneri. Il Senato non serve a nulla perché nella sua attuale veste costituzionale è il doppione della Camera dei Deputati. Dalla sua abolizione vedo solo aspetti positivi.

1) Il Parlamento diventerebbe molto più efficiente. Si eviterebbero le attuali perdite di tempo (e i costi) legati al palleggio delle leggi per la doppia lettura.

2) Verrebbe sciolto il nodo della governabilità. La Costituzione impone sistemi elettorali diversi per le due Camere. Il sistema maggioritario, come abbiamo visto negli ultimi vent’anni, pone problemi difficili se resta il bicameralismo. Con la sola Camera dei Deputati sarebbe tutto risolto.

3) Non ci sarebbero più i Senatori a Vita e l’immancabile strascico di polemiche a ogni nomina. Basti ricordare l’ultimo governo Prodi che si reggeva proprio sul loro voto. Napolitano ne ha nominati quattro per irrobustire le fila del Pd.

Ricapitolando: la democrazia ne avrebbe giovamento e il Parlamento sarebbe più celere senza cadere nei ritualismi regolamentari che servono solo a perdere tempo. Sento spesso parlare di costi della politica, definiti simbolici. E’ una falsità colossale messa in circolazione dalla Casta per salvare le posizioni. I costi diretti (stipendi a funzionari e dipendenti, vitalizi, pensioni, auto blu, finanziamenti pubblici, e via elencando) sono piuttosto consistenti, e quelli indiretti o indotti (interessi, appalti, tempistiche di deliberazione) enormi. E allora mi chiedo: perché nessuno coglie l’occasione del dibattito sul futuro di Berlusconi per interrogarsi su quello dell’intero Senato? Chissà.” Ernesto Preatoni

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Sorridi sei su Casta a Parte


Sorridiamo siamo su Scherzi a Parte anzi Casta a Parte. Infatti L’Espresso ha scandagliato bilanci e leggi, promesse e dichiarazioni solenni scoprendo che, dopo anni di polemiche su sprechi e privilegi di deputati e consiglieri regionali, i costi della Casta sono rimasti praticamente invariati.

Stipendi – Tagli fantasma alla busta paga

La promessa di tagliare le indennità dei parlamentari è arrivata lo scorso 13 dicembre. A formalizzarla il presidente della Camera Gianfranco Fini e quello del Senato Renato Schifani: entro fine gennaio verranno sensibilmente ridotte le buste paga del Parlamento, quei 14 mila euro netti che gli onorevoli percepivano fra indennità (11.283 euro lorde alla Camera, 11.555 al Senato) e benefit vari. Ed ecco che, il 31 gennaio 2012, il Parlamento vara puntale un pacchetto di norme per introdurre l’austerity a Palazzo. All’italiana, però. L’ufficio di presidenza della Camera decide, infatti, una riduzione di 1.300 euro lordi, pari a poco più di 700 euro netti. Pochi davvero, potrebbe pensare qualcuno.E invece è ancora peggio. Perché, nonostante il taglio, il netto della busta paga di deputati e senatori è rimasto praticamente identico. Come mai? Nello stesso giorno della riforma è stata varata anche una novità in materiadi vitalizio: «Come tutti i cittadini», spiegò Fini, «anche i parlamentari passano dal sistema retributivo a quello contributivo». Un passaggio che permette agli onorevoli di risparmiare un bel gruzzolo di contributi, cessando di versare obbligatoriamente una quota di stipendio all’ente di previdenza. Quanto risparmiano? Guarda caso proprio 700 euro. Alla fine della fiera,il saldo è zero, la stessa cifra del taglio. E così lo stipendio è salvo. Persino la Commissione Giovannini, che da mesi lavorava per confrontare gli stipendi italiani con i colleghi europei s’è dovuta arrendere: «I vincoli posti dalla legge, l’eterogeneità delle situazioni riscontrate negli altri Paesi e le difficoltà incontrate nella raccolta dei dati non hanno consentito alla Commissione di produrre i risultati attesi».

Portaborse – Più controlli, niente riduzioni

Tanto fumo e poco arrosto anche per i benefit. A partire dal taglio delle spese per i portaborse degli onorevoli. Rispetto agli annunci di metà dicembre, che parlavano di cancellazione, s’è arrivati a un compromesso: il contributo fisso resta invariato (3.690 euro al mese), ma solo la metà verrà erogata a scatola chiusa. Per ottenere l’intera cifra il deputato dovrà portare i giustificativi delle spese per i collaboratori: secondo gli ultimi dati ufficiali solo un onorevole su tre si avvale di un aiutante, ma molte inchieste hanno dimostrato che i parlamentari spesso pagano il portaborse al nero. Per quanto riguarda la diaria di 3.503 euro mensili, invece, le nuove norme prevedono una penalizzazione per i fannulloni. Per incassare l’intera cifra la grande novità e’ che i parlamentari dovranno presentarsi al lavoro, visto che finora non serviva nemmeno andarci a Montecitorio e Palazzo Madama. Significa che il provvedimento, almeno sulla carta, non taglia un euro dalle buste paga dei politici. Ma almeno ha fatto scattare in Parlamento una mezza rivoluzione. Da febbraio, infatti, guarda caso le presenze medie in commissione sono schizzate al 70-71 per cento a fronte di una percentuale ufficiosa (Camera e Senato non la rilevavano prima della riforma) che si attestava, stando ai resoconti delle segreterie di commissione, fra il 30 e il 40 per cento. I più virtuosi sono i parlamentari della Lega (80 per cento), del Pd (79) e dell’Italia dei Valori (78), con una media che vede tutti sopra il 60 per cento, secondo il conteggio della segreteria della Camera a un mese dal taglio degli stipendi.

 

Privilegi – Treni e voli gratis benefit e pasti Vip

Gli infiniti benefit dei parlamentari sono ancora in piedi. Non solo le agende in pelle – il nuovo bando della Camera prevede spese per 900 mila euro – ma anche i trasporti gratis restano un must. La proposta di cancellare i viaggi a sbafo per deputati e senatori s’è, infatti, persa per strada. Così come l’ipotesi di dotare i gruppi di un pacchetto di biglietti a esaurimento. Alla faccia delle promesse di rigore, insomma, i parlamentari hanno mantenuto la tessera per non pagare autostrada, treni (prima classe) e aerei, dove pochi volano low cost e quasi tutti preferiscono Alitalia. Anche perché così aumentano i punti “Freccia Alata” che regalano altri viaggi a costo zero utilizzabili anche da amici e parenti. Ma non basta ancora. C’è pure il rimborso mensile per taxi e spese varie che va dai 1.107 ai 1.331 euro, a seconda della distanza tra l’abitazione e il più vicino aeroporto. Se a Fiumicino un mese di parcheggio al silos ai comuni mortali costa 293 euro, ai parlamentari costa 50 euro. E ancora: la tessera del Coni, che permette di entrare gratis a molte manifestazioni sportive, gli sconti sulle auto (anche del 15-20 per cento), in alcuni musei, al Teatro dell’Opera di Roma. Mutui agevolati e prestiti di favore: al Senato Francesco Barbato e’ riuscito ad ottenere dalla Bnl un tasso dell’ 1,57 per cento. Gli italiani, in media, pagano tre volte tanto. Nessuna riduzione infine per occhiali, massaggi, psicoterapia e prestazioni sanitarie rimborsate. Continue Reading

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