0

Sprechi al ministero della Difesa: 17 euro per un rotolone di carta

sprechi-Italia

Duemila rotoli di carta assorbente pagati 34.300 euro più Iva. È quanto ha speso il ministero della Difesa, e in particolare del Polo delle Armi Leggere di Terni. Risale a pochi giorni fa la notizia riportata sulla Gazzetta ufficiale e ripresa dal Messaggero. Il prezzo pagato per ogni rotolo è di 17 euro, nonostante normalmente il prezzo non superi i 10 euro. Un errore? No, anzi per la Corte dei conti che ha effettuato i controlli è tutto in regola. La Difesa infatti, aveva stanziato addirittura 40.983 euro per i 2.000 panni carta, e l’unica ditta che ha partecipato all’appalto ha offerto uno sconto di oltre 6.000 euro. Quindi abbiamo anche risparmiato! Ciò che però appare strano è che per un quantitativo così sostanzioso si sia presentata una sola offerta.

Questa la difesa dell’esercito: “È materiale speciale, per quello costa. I rotoloni di carta acquistati sono di un materiale particolare, necessario per la manutenzione delle armi, che deve rispondere a specifiche caratteristiche tecniche quali resistenza a stress da fuoco, impiegabile in condizioni di temperature estreme. È quindi un materiale tecnico, utilizzato anche in particolari situazioni operative dai Reparti della Forza Armata impiegati Fuori Area come ad esempio in Afghanistan e Libano, che deve garantire particolari requisiti di resistenza alla trazione, capacità di assorbimento di acqua e olio senza lasciare residui dopo l’uso. Si tratta di un materiale non facilmente reperibile sul mercato, come invece l’articolo sembrerebbe suggerire, e non può essere certamente sostituito da prodotti commerciali di uso domestico”.

L’amministratore delegato di Consip, Domenico Casalino, è intervenuto sulla vicenda: “La nostra azione incontra resistenze, molte delle quali arrivano da quelle imprese che non sono abituate a competere e si difendono con ricorsi a pioggia. Sono centomila gli impiegati pubblici che, quasi sempre senza preparazione professioonale, possono fare acquisti per conto dei 32mila centri di spesa delle amministrazioni pubbliche italiane”.


Condividi: