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Costi politica: Altro che risparmi e spending review

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I costi sopportati dai contribuenti per il funzionamento della Camera dei deputati rimangono enormi. L’assalto alla diligenza continua. Qualche esempio.

Per l’acquisto di software informatici, la Camera dei deputati, spende 6 milioni di euro, per la manutenzione degli stessi software ci si avvicina ai 3 milioni ogni anno. Altri 2,1 milioni di euro finiscono sotto la voce “assistenze informatiche“. Ai quali vanno aggiunti 4,7 milioni per la “gestione operativa dei centri informatici”. Le spese per l’informatica si prendono una cifra superiore ai 15 milioni di euro. Inoltre la Camera spende altri 2,8 milioni per la “produzione informatica di atti e documenti parlamentari”. Ma allo stesso tempo, per la “pubblicazione di atti parlamentari” se ne vanno via altri 5,2 milioni di euro. Ma non basta, vengono spesi 300 mila euro l’anno per la “formazione linguistica e informatica” di ciascun deputato. Per imparare a navigare su internet e a usare Twitter sembrano un po’ tanti.

Per il 2015 è prevista una spesa di 1,6 milioni di euro per “traslochi e facchinaggio”. Un’altra grande battaglia è quella per il decoro e contro la sporcizia. A giudicare dal bilancio la Camera viene tenuta lucida come uno specchio: i servizi di pulizia costano oltre 6 milioni l’anno (più di 16.000 euro al giorno). La gestione dell’enorme patrimonio della Biblioteca della Camera è un altro salasso: 1,1 milioni (con un risparmio di appena 15 mila euro rispetto all’anno scorso). Infine l’eleganza. Nel 2015 i “servizi di guardaroba” hanno subito un’impennata considerevole: costavano 100 mila euro, sono arrivati a 150 mila, una crescita del 50% secco. Quello che non trova posto a Montecitorio, finisce nei depositi. Spesa per la locazione: 1,2 milioni.

Per tutti i cittadini onesti e non coinvolti in questo business allucinante questi numeri basterebbero per imbracciare i famosi forconi. Non si fermeranno fino a che non saremo rovinati.


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Berlusconi ineleggibile: Le carte segrete dell’inciucio ventennale

Berlusconi-ineleggibile-Forza-Italia-Pdl

Sono rimaste nascoste per vent ‘anni negli archivi della Camera dei Deputati. E testimoniano l’osceno accordo grazie al quale la “sinistra” e Silvio Berlusconi hanno trescato sulla pelle degli italiani. Il problema dell’inadeguatezza dell’omino di Arcore a ricoprire cariche pubbliche non è stato scoperto dai primi di agosto, quando la Cassazione ha messo il bollo definitivo a uno dei suoi numerosi procedimenti penali. A partire dalla sua “discesa in campo” il suo nome è apparso negli elenchi sottoposti alla giunta per le elezioni che giudica l’incandidabilità di un parlamentare eletto.

Correva l’anno 1994 e Berlusconi era appena stato eletto. Sorgeva un problema: il deputato (e presidente del Consiglio) Silvio Berlusconi aveva nelle sue mani le tre principali reti televisive dell’emittenza privata italiana che godono di concessioni pubbliche – le frequenze Tv – pagando tra l’altro al fisco una cifra risibile. Quelle stesse tv che gli avevano spianato la strada per Palazzo Chigi potevano farlo cadere dalla poltrona visto che la legge dispone l’ineleggibilità di titolari di concessioni pubbliche. La Camera dei deputati avrebbe dovuto far rispettare la legge. E invece manco per sogno.

A sollevare il conflitto all’inizio non furono nemmeno i deputati dell’opposizione ma tre semplici cittadini. Furono presi per pazzi. Fu quella la prima volta che per Berlusconi la legge italiana (la 361 del ’57)non valeva. Perché? Semplice, a giudizio della Giunta delle elezioni quella norma andava applicata “ad personam”, termine che gli italiani impereranno a conoscere bene negli anni a seguire. E siccome sostiene che è ineleggibile colui che “in proprio” abbia “concessioni o autorizzazioni amministrative” ecco trovata la foglia di fico dietro la quale nascondere l’inciucio ventennale. La farsa veniva ripetuta all’indomani di ogni elezione. La giunta si riuniva e tutto finiva sempre nello stesso modo: destra e sinistra se ne fottevano della legge salvando l’impero Mediaset e la carriera politica del loro capo. E per non farsi scoprire occultavano ai cittadini le carte, con il logo della Camera dei Deputati, che attestavano l’accordo. Perché sono state secretate tutto questo tempo? Possibile che nessuno le abbia mai volute tirare fuori? Lo ha fatto il M5S: Eccole qui da scaricare. Tenetevi forte, è tutto vero.

Anno 1994, maggioranza di centrodestra. A coordinare i lavori del Comitato per l’ineleggibilità e le incompatibilità è Elio Vito, allora vicecapogruppo alla Camera, diventerà presidente del gruppo e ministro per i Rapporti col Parlamento, prima con Forza Italia poi col Pdl, per un totale di sei legislature. Illustra i ricorsi di tre cittadini “sottolineando che il Comitato medesimo all’unanimità ha convenuto sull’infondatezza dei ricorsi medesimi”. Punto. La seduta termina alle 16, in tempo per fare merenda.

Anno 1996, maggioranza di centrosinistra. Viene richiamata la (mini) sessione della legislatura precedente. L’organo “ha convenuto a maggioranza sui principi richiamati ed ha quindi preso atto dell’insussistenza di ipotesi dell’ineleggibilità”. Risultato? “Archiviazione per manifesta infondatezza dei reclami presentati l’eleggibilità dei deputati Berlusconi, Berruti, Dell’Utri, Martusciello, Previti e Sgarbi”.

Anno 2002, maggioranza di centrodestra. Il presidente è Antonello
Soro, centrosinistra. . Sempre lo stesso film: “non sono consentite interpretazioni estensive e che l’espressione ‘in proprio’, di cui alla norma di legge, non si riferisce al fenomeno delle società e non può essere richiamato nei casi di partecipazioni azionarie indirette. Berlusconi salvo all’unanimità.

Anno 2006, maggioranza di centrosinistra. Lavori coordinati da Gianfranco Burchiellaro (Ulivo). Ancora una volta c’è un esposto contro Berlusconi. Sul verbale è inciso il copia-incolla dei precedenti. E quindi “il comitato ha pertanto convenuto sull’opportunità di ribadire il consolidato orientamento (…) proponendo alla Giunta di confermare il giudizio espresso sulla questione nelle tre precedenti legislature”. Non sia mai. Concludendo con “l’eleggibilità del deputato Silvio Berlusconi, archiviando per infondatezza l’esposto presentato”.

(Fonte parlamentari5stelle)

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Camera dei deputati: 4 milioni per il sito web? No…anzi si

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In un recente articolo Il Giornale denunciava un appalto da 4 milioni di euro per il sito internet di Montecitorio, “Non è vero”, si affretta a smentire l’ufficio stampa della Camera, costa “solo” 3.600.00 euro Iva esclusa (1 milione e 200mila euro all’anno). Ah ecco, ‘sti cazzi che differenza!!!! Ma il problema non è il costo sicuramente eccessivo, bensì, il servizio che il sito offre, totalmente scadente e disordinato. Bisogna perdersi per ore alla ricerca di nomi, cognomi, spese, stipendi, gare, appalti, etc etc… Con tutti quei soldi sicuramente dovrebbe essere molto più user friendly. Invece continuano a prenderci per il culo con le loro note. Più una bugia è grossa, più facilmente essa verrà creduta.

Scrive l’Ufficio Stampa che nell’articolo “si fanno fantasiose ricostruzioni sulle spese informatiche in Montecitorio […] che la gara per l’Acquisizione dei servizi di manutenzione e sviluppo del sito web della Camera dei deputati , deliberata dai competenti organi di direzione politica alla fine della precedente legislatura, è finalizzata alla selezione sul mercato dei servizi informatici dei fornitori per lo sviluppo software e la manutenzione e gestione dei siti web della Camera dei deputati, e viene svolta in conformità alle regole del Codice dei contratti pubblici: il bando è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana il 20 luglio 2013; un estratto del bando è stato pubblicato su due quotidiani nazionali il 24 luglio; il bando è consultabile sul sito internet della Camera; il termine per la presentazione delle domande scade il prossimo 20 settembre. Si fa altresì presente che la gara consentirà una riduzione degli oneri (?) per il bilancio della Camera: nel 2013 la cifra complessiva stanziata per la gestione operativa e la manutenzione evolutiva dei siti internet della camera (che oltre al sito principale camera.it comprendono la webtv, le sezioni a competenza Camera di parlamento.it, il sito della biblioteca, la piattaforma didattica sulla Costituzione e il Parlamento dei bambini) ammonta infatti a circa 1 milione 389 mila euro (iva esclusa) annui. I contratti corrispondenti sono ad oggi stipulati con 3 diverse società, e riguardano attività di presidio, sviluppo software, gestione sistemistica, diffusione audiovideo dei lavori parlamentari nonché attività connesse all’informatizzazione degli atti parlamentari. L’importo di 3.600.00 euro, Iva esclusa, dell’appalto va distribuito su tre anni. La base d’asta è stata quindi fissata in 1 milione 200 mila euro annui dal momento che il passaggio ad un’unica ditta affidataria consentirà una sensibile riduzione dei costi; rispetto a tale cifra si attende peraltro una ulteriore ragionevole economia determinata dall’aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa”.

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Che bello lavorare a Montecitorio: 1.494 dipendenti d’oro

RETRIBUZIONI ANNUE LORDE DEI DIPENDENTI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

Il personale di Montecitorio è costituito da 1.491 dipendenti diviso in cinque livelli retributivi, a questi numero vanno aggiunti il segretario generale (Ugo Zampetti) e i due vice (Guido Letta e Aurelio Speziale), per un totale complessivo di 1.494 dipendenti. Dipendenti d’oro.

Lo stipendio più elevato è quello dei segretario generale che, al momento dell’assunzione dell’incarico era pagato 406.399,02 euro, seguito a poco più di 100mila euro di distanza dai suoi due vice, a quota 304.847,29 euro. Gli stipendi hanno aumenti biennali del 2,5 per cento.

Ma anche Barbieri, elettricisti, centralinisti e falegnami sono lavori da stipendi d’oro alla Camera dei deputati. Gli operatori tecnici (barbieri, elettricisti, centralinisti, falegnami) iniziano la loro vita lavorativa alla Camera con uno stipendio di 30.351,39 per arrivare, dopo 40 anni di anzianità, a 136.120,45. Cifre analoghe a quelle degli assistenti parlamentari per i cosiddetti “commessi”, che guadagnano inizialmente poco più di 34mila euro, ma poi hanno avanzamenti economici identici a quelli degli operatori tecnici, fino a svettare oltre i 136mila euro dopo 40 anni di attività. Partono da poco più di 30mila euro gli stipendi dei collaboratori tecnici neoassunti, che sono i tecnici per le riprese audio e video della web tv di Montecitorio. I loro stipendi progrediscono più rapidamente delle altre due categorie, oltre i 61mila euro già dopo il decimo anno, oltre 101mila dopo il 20° anno, oltre 136mila dopo il 30° anno, oltre 145mila dopo il 35° anno di attività, per svettare sopra i 152mila euro dopo quarant’anni di attività. Beati loro!!!

I consiglieri parlamentari che svolgono funzioni di organizzazione e direzione amministrativa; di revisione e controllo delle procedure amministrative e contabili, di certificazione, di consulenza procedurale, di studio e di ricerca, di assistenza giuridico‐legale, di organizzazione e direzione delle attività connesse alle relazioni istituzionali con enti nazionali ed internazionali (sono, in pratica, i funzionari della Camera dei deputati), partono da una retribuzione di ingresso di oltre 64mila euro. Dopo 10 anni sono poco al di sotto dei 145mila euro, dopo venti superano i 228mila. Dopo trent’anni di anzianità si possono portare a casa 318mila euro, dopo i 40 anni volano a 358mila euro.

L’ultima “fascia” che riserva le maggiori sorprese è quella del segretario parlamentare, cioè i segretari dei vari uffici, commissioni,  con stipendi compresi in una forbice fra i 34mila euro e i 156mila. Poi ci sono i documentaristi e i ragionieri di Montecitorio che hanno uno stipendio di ingresso di poco meno di 40mila euro, ma possono giungere dopo 40 anni di attività a 237mila euro.

C’è da ricordare che gli straordinari non sono retribuiti, non si può svolgere un secondo lavoro e che gli assunti dal 1 febbraio 2013 hanno stipendi ridotti del 20%, come deciso dal Consiglio di Presidenza recentemente.

Dopo tutte queste cifre, quanti di voi sognano di lavorare alla Camera? Tutti! Bene ma come si fa ad essere assunti? 

Alla Camera si viene assunti esclusivamente attraverso pubblico concorso che prevede l’espletamento di prove scritte e orali molto selettive, dirette a verificare il possesso di un patrimonio di conoscenze specialistiche relative a settori assai diversi tra loro, quali quelli giuridico, economico, finanziario, umanistico, linguistico e tecnico, in relazione ai diversi livelli e professionalità da reclutare. A titolo di esempio si riportano le prove che sono previste per il concorso per consiglieri parlamentari.

Consiglieri Prova selettiva (attraverso lo svolgimento di quesiti a risposta multipla, alla cui correzione si procede in modo automatizzato) – Diritto costituzionale, anche con riferimento ai principali caratteri degli ordinamenti costituzionali dei Paesi dell’Unione europea – Diritto e procedura parlamentare – Diritto amministrativo – Diritto civile – Diritto dell’Unione europea – Politica economica.

Prove scritte – Storia d’Italia dal1848 ad oggi – Diritto costituzionale, con eventuale riferimento anche ai principali caratteri degli ordinamenti costituzionali dei Paesi dell’Unione europea e dell’ordinamento dell’Unione europea – Diritto e procedura parlamentare – Diritto amministrativo, con eventuale riferimento anche alla contabilità dello Stato e degli enti pubblici – Lingua straniera, da scegliere tra inglese, francese, tedesco e spagnolo – Diritto civile – Politica economica. Prova orale. La prova orale consiste in un colloquio sulle materie oggetto della prova selettiva e su tutte le materie oggetto delle prove scritte. Nel corso della prova orale si procede altresì all’accertamento della capacità di utilizzo di un personal computer per la produzione di documenti, con particolare riferimento alle tecniche di ricerca, attraverso Internet, di dati e documenti disponibili presso i principali siti istituzionali. Lingue straniere oggetto della seconda prova orale, a carattere facoltativo: Inglese; Francese; Tedesco; Spagnolo.

E quali sono le caratteristiche richieste a chi lavora alla Camera dei Deputati? L’imparzialità caratterizza l’operato dell’intero corpo del personale della Camera, cosa che è necessaria e funzionale in un contesto parlamentare nel quale sono rappresentate le diverse forze politiche. Tale imparzialità riguarda i singoli dipendenti e l’apparato nel suo complesso, che, con elevati livelli di qualità professionale, svolge i propri compiti secondo metodi di lavoro, regole e procedure predeterminate. Le funzioni dei Servizi e degli Uffici sono assolte con tempestività, in relazione all’esigenza degli organi parlamentari di svolgere pienamente e senza alcun ritardo le proprie funzioni. I Servizi e gli Uffici della Camera devono, dunque, garantire risposte in ‘tempi reali’ alle diverse esigenze istruttorie, affinchè le questioni tecniche non impediscano, né differiscano i tempi della decisione politica. La disciplina dell’orario di lavoro dei dipendenti della Camera risponde all’esigenza di assicurare il pieno supporto all’attività degli organi parlamentari. Ai dipendenti è dunque richiesta la massima disponibilità sia in termini di durata e flessibilità della presenza in servizio (legata ai lavori parlamentari e alla loro frequente imprevedibilità, sia in termini di reperibilità al di fuori dell’orario di lavoro).

Ora che sapete tutto potete provarci ma ricordate che con la raccomandazione tutte queste pratiche e conoscenze non servono…..

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