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La centrale di Cerano è un ecomostro maledetto


Siamo in una zona della costa salentina della provincia di Brindisi, in cui una volta, molti anni fa, avremmo potuto trovare centinaia, e centinaia di bagnanti, che trascorrevano le loro serene estati in delle spiagge, che erano tra le più rinomate della zona il “Lido di Cerano”. Tutto è stato distrutto nel 1982, tra mille dissensi, per costruirvi, al suo posto, un ecomostro, che da solo riesce a produrre 1/3 di tutto il biossido di carbonio immesso in atmosfera dall’intera economia nazionale, oltre 890 milioni di tonnellate, per anno, di emissioni totali di anidride carbonica. Si tratta del più grande impianto in Italia interamente alimentato a carbone. Stiamo parlando della centrale termoelettrica a carbone Federico II dell’ENEL, la più grande centrale termoelettrica d’Europa, ed anche la più inquinante del mondo.

La centrale nel 2005 aveva consumato oltre 6 milioni di tonnellate di carbone emettendo oltre 15 milioni di tonnellate di CO2, valore poi sceso negli anni successivi (ultimo dato registrato 11,5 Mt) a causa del minor numero di ore di funzionamento dell’impianto. La Federico II rimane comunque l’impianto termoelettrico con maggiori emissioni di CO2 a livello nazionale.

Entrata in funzione nel 1990, con una potenza complessiva di 2640 MW, la centrale si trova a 12 km da Brindisi, occupa un imponente spazio di 270 ettari, comprende 4 gruppi elettrogeni alternatori, della potenza di 660 MW ciascuno, 60 GW di corrente elettrica prodotta al giorno, un modesto camino di 200 metri. E’ collegata tramite quattro elettrodotti, da 380 KW, alla stazione elettrica di Tuturano, da cui si snodano le linee nazionali. Comprende quattro torri per i generatori di vapore, due sale di controllo, gli spazi dei trasformatori, un parco combustibili liquidi, ed un piazzale dello stoccaggio del carbone, gli impianti per il recupero ceneri, e per i condenzatori, la ciminiera dove sono convogliati i fumi dopo la depurazione, le opere di presa e di restituzione al mare delle acque.
Inoltre, il carbone viene trasportato mediante uno dei nastri trasportatori più grandi che siano mai costruiti in Europa, lungo ben 13 km, che parte nei pressi del porto di Brindisi, dove arriva per mezzo di navi, e che è in grado di trasferire oltre 2000 tonnellate per ora, di combustibile alla centrale.

Il percorso così lungo, che deve affrontare, garantisce una sicura dispersione di polveri, che il vento si diverte a riversare su tutto il Salento, rilasciano polveri tossiche responsabili della contaminazione di vasti appezzamenti di terra resi, di fatto, non più coltivabili con grave danno per l’economia locale oltre che per l’ambiente. A tale proposito è del 2007 l’ordinanza del sindaco di Brindisi con cui si fa divieto di praticare colture alimentari nei pressi della centrale. Un successivo accordo tra le parti, mai divenuto operativo, prevedeva misure per il passaggio a colture “no-food”.

La Regione Puglia aveva chiesto a Enel di ridurre le emissioni dell’impianto, oltre che sanare la disastrosa situazione dei carbonili. Tali richieste, peraltro considerate assolutamente inadeguate dalle principali associazioni ambientaliste, non sono state ottemperate dall’azienda.

La centrale è visibile da decine e decine di km, per via delle sue non indifferenti dimensioni, e, dunque, da città non molto distanti come Lecce, e da tutti i comuni provincia, che beneficiano tutti dell’apporto di nanoparticelle, e di tutti i residui della combustione del carbone, e di un olio combustibile di provenienza Venezuelana, “Orimulsion”, dalla composizione chimica poco nota, dal potere inquinante, e cancerogeno, molto superiore persino al carbone stesso, ma che per il costo ridotto viene utilizzato nella centrale, e, spesso, preferito al carbone. Per raffreddare gli impianti, la centrale è dotata di un sistema di raffreddamento, che necessita di una imponente quantità di acqua, che viene prelevata, ed in seguito reimmmessa in mare aperto ad una temperatura ben superiore.

Le emissioni di Cerano possono essere messe persino a confronto con quelle degli interi Stati Uniti, per una cifra equivalente al 5×1000 dei milioni di tonnellate riversate, ogni anno, nell’atmosfera dagli USA. In molti, hanno notato, e molte foto dimostrano, come la quantità di fumi neri che fuoriescono da camino, nelle ore notture, sia ben superiore a quella che possiamo osservare di giorno. Questo, probabilmente, per via dei combustibili molto più inquinanti che vengono bruciati prevalentemente di notte. Questo dà l’idea di quanto sia intollerabile l’inquinamento di questa centrale, che sversa in atmosfera una quantità impressionante di inquinanti, tutti altamente tossici e cancerogeni senza alcuna cautela. Di conseguenza nella zona salentina, delle provincie di Brindisi e Lecce, troviamo delle incidenze di morti per cancro, che crescono con un’accellerazione notevole, proprio a partire dall’entrata in funzione di questi impianti.

E’ necessario precisare che la Puglia produce, con il solo stabilimento di Cerano, un’alta percentuale di energia, circa il doppio del suo fabisogno, tanto da rivenderla al Paese più vicino la Grecia, o l’Albania per evitarne la plausibile dispersione.

Altro elemento di forte preoccupazione è connesso con la gestione delle enormi quantità di rifiuti che l’impianto produce. Un’accurata indagine giudiziaria ha portato alla scoperta d’inquietanti traffici illeciti di rifiuti pericolosi (prodotti appunto dall’impianto di Cerano) che, invece di essere gestiti a norma, venivano illegalmente smaltiti in Calabria. L’indagine ha accertato il coinvolgimento di funzionari e dirigenti dell’azienda.

Un disastro ecologico scellerato, che era sicuramente evitabile, ed oltretutto un disastro paesagistico, ed economico: in quanto le spiagge vicine, ormai, non sono più frequentate.

La classifica delle industrie più inquinanti nel nostro Paese

  1. Centrale termoelettrica Federico II di Brindisi;
  2. ILVA Spa, stabilimento di Taranto;
  3. Saras Raffinerie Sarde S.P.A.;
  4. Centrali Termoelettriche Di Taranto;
  5. Centrale Termoelettrica Di Fiume Santo;
  6. Impianto Termoelettrico Di Fusina;
  7. Vado Ligure;
  8. Centrale Termoelettrica di San Filippo del Mela;
  9. Esso italiana raffineria Augusta;
  10. Raffineria di Sannazzaro De’ Burgondi;
  11. Raffineria ISAB impianti Sud Priolo Gargallo;
  12. Enel Produzione SpA – Centrale Sulcis (Grazia Deledda);
  13. Enel Produzione SpA – Centrale di Torrevaldaliga Nord;
  14. Raffineria di Milazzo S.C.p.A.;
  15. Enipower S.P.A. Stabilimento Di Ferrera Erbognone

…Le future generazioni, quelle che vivranno fra cinquantamila anni, […] probabilmente ci battezzeranno “popolo dei combustibili fossili” e chiameranno la nostra epoca Età del carbonio, così come noi ci riferiamo a epoche passate come all’Età del ferro o all’Età del bronzo… 

Jeremy Rifkin, presidente di Fondazione sulle Tendenze Economiche e consulente dell’Unione europea. Estratto dal libro La terza rivoluzione industriale.


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Carissima Enel, come vengono smaltite le ceneri delle centrali a carbone?

L’attuale localizzazione delle Centrali a carbone è stata decisa in tempi in cui non erano forse noti, con la precisione attuale, i loro effetti negativi sulla salute di lavoratori e cittadini residenti nelle vicinanze degli impianti. L’attività di produzione di energia con il carbone ha dei costi che vengono pagati dalla collettività in termini di salute ma anche di riduzione di altre attività produttive, come l’agricoltura e il turismo. Si pensi alla terra fertile presente a sud, e alla costa nord lungo la litoranea Brindisi-Apani.

I rischi per l’ambiente e per la salute derivanti dalle emissioni in atmosfera a causa delle quantità di carbone bruciato, sono, per “fortuna” al centro del dibattito.  Poco si discute invece del problema dello smaltimento e dello stoccaggio delle ceneri prodotte dalla combustione.
Le ceneri sono molto più pericolose delle polveri di carbone perchè rappresentano un concentrato di sostanze tossiche, quali per esempio gli idrocarburi policiclici aromatici, i metalli pesanti e le poveri silicee – che non si sono diffuse in atmosfera con la combustione ma rimangono nei bruciatori e nei filtri. Tutti e tre i tipi di sostanze sono cancerogeni certi ed i silicati danno anche fibrosi polmonari gravi ed irreversibili. Specifici studi, effettuati dall’EPA (Environmental Protection Agency) negli Stati Uniti, hanno evidenziato anche casi di contaminazione delle falde acquifere con inquinamento dell’acqua potabile a causa dei metalli pesanti provenienti da depositi di ceneri.
Sarebbe interessante conoscere le procedure di smaltimento delle ceneri, il loro percorso dalle caldaie alle discariche. Forse, il molo carbonifero di Costa Morena meriterebbe una valutazione più attenta anche sotto l’aspetto della movimentazione delle ceneri di scarto della combustione. Una sommaria idea ce la siamo fatta vedendo le operazioni sul molo carbonifero nel porto di Brindisi, peraltro molto, troppo, vicino alla città. Le immagini, scattate il pomeriggio del 31 agosto scorso durante una gita in barca nel porto, parlano da sole. Sul molo carbonifero di Costa Morena una pala meccanica carica materiale scuro e polveroso (ceneri pesanti o fanghi?) da un container scoperto su una nave ormeggiata, il tutto senza imballaggi di alcun tipo.
Due domande sorgono spontanee:
1) il trasporto di queste sostanze può avvenire a cielo aperto o deve essere prima protetto in appositi imballaggi?
2) I nomi dei lavoratori addetti alla manipolazione di queste sostanze sono riportati nel registro degli esposti ai cancerogeni che il datore di lavoro ha l’obbligo di istituire in simili circostanze?

(Comunicato stampa salutepubblica)

L’Associazione Salute Pubblica riunisce un gruppo di studio permanente che vuole mettere in luce il significato reale di Salute. La Salute è Pubblica perchè diritto fondamentale di tutti. Diritto che deve essere tutelato nella realtà lavorativa, sociale e ambientale in cui ciascuno di noi vive ed opera. La Salute è determinata non solo dalla conoscenza tecnico-scientifica ma soprattutto dal sapere delle persone, di tutti noi, in quanto titolari della Salute stessa. Salute Pubblica, pertanto, si propone di raccogliere e dare voce ai saperi soggettivi che provengono dal vissuto concreto sì da portarli a livello di sapere ufficiale. Sapere ufficiale oggi fin troppo conformato alle logiche liberiste dominanti.

La terza rivoluzione industriale. Come il «potere laterale» sta trasformando l’energia, l’economia e il mondo. Jeremy Rifkin decreta la fine dell’era del carbonio e individua nella Terza rivoluzione industriale la via verso un futuro più equo e sostenibile, dove centinaia di milioni di persone in tutto il mondo produrranno energia verde a casa, negli uffici e nelle fabbriche, e la condivideranno con gli altri, proprio come adesso condividono informazioni tramite Internet.

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