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12 dicembre 1969 Infame Provocazione


Il 12 dicembre 1969, 43 anni fa, alle ore 16.37 una bomba ad alto potenziale e di chiara matrice neofascista esplodeva nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano provocando 17 morti e 84 feriti. Fu l’inizio della strategia della tensione e il preludio alla stagione del terrorismo e dell’eversione in Italia. Nonostante numerosi processi e diverse sentenze, nonostante i colpevoli siano stati chiaramente individuati, per questa strage nessuno ha pagato.

La bomba esplose alle 16.37, mentre lo stesso giorno una bomba venne scoperta nella sede di Milano della Banca Commerciale Italiana, fortunatamente inesplosa, ma che venne fatta brillare subito dopo, occultando così una prova importantissima che avrebbe forse permesso di risalire all’origine dell’esplosivo e a chi aveva preparato gli ordigni. A Roma, sempre lo stesso giorno alle 16.55, una bomba esplose nel passaggio sotterraneo della Banca Nazionale del Lavoro che collegava l’entrata di via Veneto con quella di via San Basilio, facendo tredici feriti. Altre due bombe esplosero a Roma tra le 17.20 e le 17.30, una davanti all’Altare della Patria e l’altra all’ingresso del museo del Risorgimento, in piazza Venezia, facendo quattro feriti. In sostanza 5 attentati terroristici nel pomeriggio dello stesso giorno, tra il primo e l’ultimo un lasso di tempo di soli 53 minuti. Da notare che alle 16.37 l’orario di chiusura della banca era passato, ma tuttavia vi erano molte persone dentro la banca.
Periodo storico
Il periodo storico è quello della contestazione studentesca e segna l’inizio della strategia della tensione: tra il 1968 e il 1974 verranno compiuti 140 attentati. Quello di Piazza Fontana è uno dei più gravi; verrà ricordato insieme alla strage di Bologna come uno dei peggiori eventi della storia italiana.
Le indagini

Avviate le indagini, il commissario Luigi Calabresi subentra ad un collega che stava battendo la pista degli estremisti di destra. Le indagini vennero orientate nei confronti degli anarchici del “Circolo 22 marzo”. Si cercò di accusare gli anarchici forse perché, nell’immaginario collettivo questi rappresentavano qualcosa di oscuro, di senzadio, di intangibile e pericoloso. In realtà vennero scelti perché erano disorganizzati, ingenui, poveri e isolati dalle altre forze politiche. L’anarchico Giuseppe Pinelli viene fermato e interrogato a lungo in questura. Dopo tre giorni di interrogatori cade dal quarto piano e muore. Verrà arrestato anche un altro anarchico, Valpreda. Successivamente nel corso degli anni le indagini si orientarono nei confronti di esponenti di destra. Le indagini e i processi (sette) si susseguiranno nel corso degli anni venendo accusati vari esponenti anarchici e neofascisti, tuttavia alla fine sempre tutti gli accusati saranno assolti in sede giudiziaria.

Alcuni esponenti dei servizi segreti verranno condannati per depistaggi.
Il commissario Calabresi verrà fatto segno a una dura campagna di stampa, e verrà ucciso da militanti di estrema sinistra; alcuni autori della campagna di stampa saranno condannati anni dopo la sua morte, e i suoi assassini verranno identificati e condannati vari anni dopo.
Dopo 37 anni, non è ancora stata emessa una condanna definitiva per la strage. Il 3 maggio 2005 sono stati assolti definitivamente gli ultimi indagati. Attualmente non vi è alcun procedimento giudiziario aperto.
Sulla strage anche le Brigate Rosse svolgeranno una loro inchiesta, che fu trovata in un loro covo a Robbiano di Mediglia, arrivando a conclusioni proprie divergenti.
Negli anni a venire, tantissime manifestazioni si svolgeranno in ricordo di piazza Fontana e di Giuseppe Pinelli, l’anarchico morto dopo un volo dal quarto piano avvenuto in circostanze mai chiarite, durante un interrogatorio di polizia nella stanza del commissario Calabresi, tre giorni dopo la strage. Molte di queste iniziative sono spesso degenerate in scontri tra polizia e manifestanti. Ancora oggi è attiva la contestazione, motivo ricorrente negli ambienti di sinistra milanesi e non solo. La manifestazione che si svolge ogni 12 dicembre per la strage e 15 dicembre per la morte di Pinelli, ed è diventata un appuntamento ricorrente per la città di Milano.
Clinton ha fatto, recentemente, alcune ammissioni sul coinvolgimento della CIA in combutta con una parte dei fascisti italiani di allora. Il regime democristiano cercò di coprire tutto, così come gran parte degli apparati di sicurezza dello stato (quanti ufficiali dei servizi segreti, dei carabinieri, della polizia vennero, negli anni successivi, inquisiti e condannati per depistaggio!) ma, oggi, nessuno sa ancora esattamente chi sia stato a decidere la morte di cittadini innocenti la cui unica colpa era quella di trovarsi in una banca a cambiare un assegno, fare un versamento o pagare una cambiale.
Il caso Pinelli
Sulla morte di Giuseppe Pinelli si aprì un’inchiesta. Il commissario Calabresi sostenne di non essere stato presente al momento della caduta, versione confermata da tre agenti, ma contestata da un anarchico presente in Questura e trattenuto in una stanza vicina. La Questura di Milano affermò che Pinelli si suicidò perché era stato dimostrato il coinvolgimento nella strage, versione, questa, destituita di ogni fondamento. La sentenza dell’inchiesta sulla morte di Giuseppe Pinelli fu emessa nell’ottobre 1975. Il dr. Onorevole d’Ambrosio scrisse nella sentenza : “L’istruttoria lascia tranquillamente ritenere che il commissario Calabresi non era nel suo ufficio al momento della morte di Pinelli”. Il commissario verrà tuttavia fatto segno di una violenta campagna di stampa. Calabresi verrà assassinato nel maggio 1972. La sentenza D’ambrosio passò alla storia soprattutto per la causa della morte di Pinelli: non suicidio, non omicidio, ma “malore attivo”. Un malore che avrebbe provocato un involontario balzo dalla finestra della Questura del Pinelli. Continue Reading

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