Energia alternativa: Il biocarburante ricavato dalle alghe

Impianto-produzione-alghe

Ultimamente, le alghe sono diventate abbastanza di moda. Questo non è ovviamente da attribuire (solo) ai ristoranti giapponesi, ma a tanti piccoli progetti di ricerca (spesso dimostrativi) che si stanno sviluppando nel mondo. Negli Stati Uniti sono nate aziende che fanno delle alghe un vero business, con il commercio di biocarburanti, oli per la pelle, creme e alimenti. Sono state costruite piccole centrali per produrre biocarburanti sui cavalcavia delle autostrade. Perfino a Expo i più attenti hanno trovato un esempio di tali strutture.

Ma cosa fa delle alghe una prospettiva interessante per il genere umano? La risposta sta nei biocarburanti di origine algale. Continue Reading


Condividi:
1

Bioetanolo per dire addio al petrolio


Come largamente riconosciuto, gli attuali sistemi energetici comportano non solo pressioni sulle risorse ormai in via di esaurimento ma anche un incremento delle emissioni di gas climalteranti, in particolare CO2.

Si prevede che lo sviluppo di economie emergenti, come quella indiana e cinese, porterà ad una crescita del consumo mondiale di energia con il conseguente incremento degli impatti ambientali (aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera, acidificazione delle acque, perdita della biodiversità ecc.).

È stato stimato che il superamento del limite di 450 ppm per quanto riguarda la concentrazione di CO2 nell’atmosfera significherebbe oltrepassare il punto di non ritorno dell’inquinamento globale e i cambiamenti ambientali sarebbero irreversibili. È crescente quindi la convinzione di dover ridurre l’impiego dei combustibili fossili prima ancora dell’esaurimento dei giacimenti. Se si considera che la combustione dei carburanti fossili comporta il rilascio in atmosfera di circa il 60%, pari a circa 18 miliardi di t nel 2009, delle emissioni totali di CO2 e che il loro contributo al soddisfacimento della domanda di energia è più dell’80% (circa 10 Gtep nel 2009), è evidente la necessità di adottare modelli energetici con un minor consumo di combustibili fossili o modelli economici a bassa emissione di carbonio. Gli strumenti per consentire il soddisfacimento della crescente domanda di energia e allo stesso tempo una mitigazione dei cambiamenti climatici sono: il risparmio energetico, il miglioramento dell’efficienza energetica, la cattura e l’immagazzinamento della CO2 e l’impiego di fonti energetiche rinnovabili.

In particolare la promozione e lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili consentono di migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti e la stabilità economica, riducendo le emissioni di gas climalteranti. Tra i diversi settori energetici, la produzione di carburanti presenta delle criticità a causa dell’elevata dipendenza dalle fonti fossili; sarebbe quindi opportuno realizzare almeno una parziale sostituzione dei combustibili fossili con i biocombustibili.

A tal proposito, in questi giorni, a Tortona (AL) è stato inaugurato il primo distributore di biobenzina in Italia, in grado di erogare miscele con bioetanolo di seconda generazione. Che cosa significa che il bioetanolo è di seconda generazione? Significa che è prodotto attraverso l’utilizzo di colture non alimentari, quindi pare senza impatto sulla catena agronomica “food”, che è uno degli aspetti maggiormente discussi nella filiera di produzione. Il carburante sarà a breve prodotto nell’impianto di Crescentino (VC) del Gruppo Mossi&Ghisolfi.

“La chimica sostenibile  rappresenta il futuro per la nostra società e un’opportunità reale per il rilancio economico del paese – ha dichiarato Dario Giordano, direttore Ricerca & Sviluppo del Gruppo Mossi&Ghisolfi – Oggi, grazie alla ricerca disponiamo di un’alternativa al petrolio economicamente e socialmente sostenibile. Bisogna credere con fermezza e scommettere su una green economy italiana che punti sulla ricerca per produrre soluzioni sostenibili”. Continue Reading

Condividi: