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Il Mondo alla Rovescia di Casaleggio

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Addio alla mente del Movimento Cinque Stelle. Aveva 61 anni. L’inventore del Movimento che aveva fondato insieme a Beppe Grillo era in clinica a Milano, da tempo malato. Questo, tratto dal libro “Veni vidi web”, è il Mondo alla Rovescia di Gianroberto Casaleggio.

“Petrolio e carbone sono proibiti insieme alla circolazione di macchine private. I mezzi pubblici sono gratuiti. L’emissione di Co2 è punita con la reclusione fino a 30 anni. Taxi, tabaccai, macellerie e librerie sono scomparsi. La più grande impresa del mondo produce biciclette e monopattini. Le spiagge sono libere. I cacciatori fanno solo safari fotografici e ripongono nei nidi i piccoli caduti al suolo. Chi è sorpreso con un fucile è lasciato libero e nudo nei boschi e cacciato da personale specializzato con pallettoni di sale grezzo dall’alba al tramonto. In Spagna non si fanno più le corride. L’accesso alla banda ultra larga è un diritto universale e il telelavoro è diffuso ovunque. Il numero degli avvocati è stato ridotto a un decimo e la macchina della giustizia ha ripreso finalmente a funzionare. Molti ospedali hanno chiuso i battenti da quando sono diminuite le malattie ambientali. Gli ipermercati sono stati rasi al suolo ovunque. I beni alimentari prodotti e consumati a chilometro zero sono defiscalizzati. Le imprese di costruzione sono state riconvertite in imprese di decostruzione. Distruggono edifici e infrastrutture inutili. La decostruzione è diventata in pochi anni uno dei principali business del pianeta insieme alle opere di bonifica. Continue Reading


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Il razzismo di Grillo

Beppe-Grillo-razzismo
“A chi non è affetto da Alzheimer e conserva ancora qualche cellula cerebrale per le più basiche sinapsi, il post del pentastellato consigliere comunale di Torino, Vittorio Bertola, contenente proposte politiche in tema di immigrazione, non avrà procurato neanche un minimo spostamento del sopracciglio destro. Il post non rappresenta, infatti, nessuna novità circa le posizioni (cripto) fasciste e di destra, dunque razziste, espresse da molti esponenti di tale movimento, sia prima che dopo l’alleanza europea con Ukip. Un mix di ignoranza, di razzismo, di linguaggio da bar e di brama populista, mirante a togliere voti e simpatie a forze politiche più simili (almeno rispetto all’idea complessiva di società), ovvero al cartello elettorale Lega Nord-Casa Pound, permea molte parole delle proposte del consigliere.

In altri tempi, soffermarsi a leggere – figuriamoci poi ad analizzare – testi simili sarebbe una palese perdita di tempo, anche perché i ragionamenti (si fa per dire) contenuti nel testo costringono a scendere ad un livello molto basso della riflessione, ovvero impongono prima di ogni altra cosa lo smascheramento delle falsità delle informazioni: non c’è spazio per la discussione se non su un piano di verità. Senza questa operazione primaria, ma essenziale, risulta molto difficile provare a smontare la retorica vuota che nasconde la struttura razzista del testo. Ma chi produce e riproduce l’odio e il razzismo nei confronti dei profughi oggi in Italia – che serve a legittimare quella che è stata giustamente definita “guerra agli immigrati” – conta molto su questa strategia comunicativa, che possiamo anche definire “shock and awe strategy” (“stordisci e sgomenta”).

Prima di proporre qualsiasi analisi o misura concreta da intraprendere, si forniscono dati “shock”, tutti falsi oppure abilmente intrecciati con pochi veri; poi, una volta ottenuto lo stordimento del (e)lettore, si introduce qualche finto elemento di analisi, qualche domanda retorica oppure si fa riferimento a qualche episodio di cronaca nera o giudiziaria (che poco o nulla c’entra con l’argomento, ma tant’è) per creare sgomento e spianare così la strada alla proposta concreta che arriva puntuale alla fine. La proposta solitamente appare semplice (cioè semplicistica): “giro di vite”, “tutti a casa, anche a forza se necessario”, “niente ricorsi” etc, ma senza mai spiegare dettagliatamente il come e – non ne parliamo neanche – della fattibilità e dei costi. Naturalmente, si inserisce qua e là qualche finta distinzione tra profughi buoni e profughi cattivi (“chi ha diritto e chi non ne ha”), anche perché occorre pur sempre conservare un appeal istituzionale per rendersi interlocutori “credibili”. Ciò che abbonda, fino alla nausea, è la contrapposizione tra “noi” e “loro”: “pagato da noi”, “ a spese nostre” e altre espressioni simili (senza mai andare a leggere i dati Istat sulla ricchezza prodotta dalle popolazioni straniere in Italia, ricchezze di cui lo Stato italiano si appropria e che solo in parte spende per loro).

Ora, io non so se il consigliere è consapevole di tutto ciò, oppure se riproduce inconsapevolmente strategie sviluppate da altri. Non è importante. Potrebbe importare a coloro che vogliono conoscere il livello di acume del consigliere, ma a me non importa sapere ciò. La ritengo del tutto irrilevante. Ciò che è importante qui è smascherare il razzismo delle sue proposte. Nello spazio di un post, però, non si possono proporre analisi lunghe, bisogna essere sintetici ed efficaci. Dunque, sono costretta a scegliere cosa dire e cosa non dire: mi limiterò pertanto a rivelare soltanto le falsità (e neanche tutte) delle cose scritte, il resto della decostruzione la lascio a chi legge e ha voglia di esercitarsi.

1. Solo l’Italia concede in massa permessi per motivi umanitari, afferma nel primo punto del documento il consigliere comunale (“Da noi quasi un asilo politico su due viene dato a persone che non ne avrebbero diritto secondo i trattati internazionali sui rifugiati, ma che noi accogliamo comunque per gravi motivi umanitari”).

Non è vero. Il permesso per motivi umanitari esiste in quasi tutti i paesi dell’Unione europea. I dati forniti dall’Eurostat smentiscono poi il fatto che in Italia si faccia un abuso di tale titolo di soggiorno. Semmai, in Italia, si registra un minore riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria rispetto ad altri Paesi europei, nei confronti di persone e popolazioni provenienti dalle medesime zone di guerra e persecuzione. E’ questo che ha denunciato l’Unhcr, ovvero l’Agenzia Onu che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo. In ogni caso, affinché sia chiaro, in Italia, tale permesso è rilasciato: a) quando la Commissione territoriale raccomanda al Questore di rilasciare tale documento quando ricorrono “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano” (eh, mi spiace, esiste ancora formalmente in vigore la Costituzione, che cosa possiamo fare?); b) quando ricorrano gravi motivi di carattere umanitario (come ribadito più volte dai Tar, noti centri eversivi in questo Paese – si veda, per tutte, la sentenza Tar Lazio n. 8831/2008); c) in caso di riconoscimento della protezione temporanea, ai sensi dell’art. 20 del Tu, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea; d) quando lo straniero è inespellibile ai sensi dell’art. 19 del D. Lgs n. 286/98, perché in caso di ritorno potrebbe rischiare l’incolumità propria e della famiglia (bazzecole, che vogliamo che sia mai?);e) quando si tratta di persone inserite in programmi di protezione sociale in favore delle vittime di sfruttamento.

Quindi, che cosa si sta proponendo, di cancellare la Costituzione e quelle poche norme umane che esistono a garanzia dei diritti inviolabili? E’ questa la proposta?

2 e 3. Chi non è riconosciuto come rifugiato deve essere spedito a casa “a forza se necessario” e, per di più, (si veda il punto 3 della proposta) non è da considerare soggetto degno di godere delle tutele giuridiche e processuali garantite agli altri individui che calpestano il territorio nazionale.

Sarò veloce su questi due punti: prima ancora di qualsiasi considerazione delle leggi in vigore, nazionali ed internazionali, bisognerebbe che qualcuno prenda sul serio queste proposte geniali (ma com’è nessuno ci aveva mai pensato?) e con una matita e una carta faccia i calcoli dei costi economici e finanziari di tale proposta. Dopodiché, venga a dirci quante manovre finanziarie servirebbero per far fronte a simili operazioni. Piuttosto, ciò di cui si sente fortemente il bisogno è sviluppare una seria riflessione collettiva per comprendere a chi giova davvero avere sul territorio masse di persone/lavoratori senza documenti. Quanto alla proposta sui tribunali speciali per i profughi, posso solo segnalare che non è nuova nella storia, a cominciare dalla Magna Carta ad oggi, pertanto ulteriori commenti sarebbero superflui.

4. Sulla necessità di trasformare l’accoglienza in accoglienza custodiale, cioè in una prigione, ci sarebbe molto da scrivere, in termini sociologici e antropologici, cioè sul concetto di accoglienza nelle società odierne. Mi soffermerò però soltanto sulla parzialità (e dunque la falsità) dell’informazione data per giustificare la proposta del carcere per i profughi, ovvero la notizia che un profugo a Torino abbia commesso rapine mentre era ospitato in uno Sprar. Ebbene, senza voler contestare i fatti riportati nel testo del consigliere, e senza stare qui a dire che non tutti sono uguali (ancora a questo punto stiamo dopo decenni di immigrazione?) io riporto a mia volta altri dati: secondo le statistiche delle prefetture del Nordest “dove ci sono i profughi i reati sono in calo”. Allora, come la mettiamo?

Io chiudo qui. Voi continuate a scovare le falsità del documento. Potrebbe essere un bel gioco sulla spiaggia”. Iside Gjergji

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Reddito di cittadinanza del M5S, tra il dire e il fare

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“Il disegno di legge del M5S sul reddito di cittadinanza rappresenta un tentativo di creare una rete di protezione sociale su base universalistica. In questo senso, non si può che elogiare l’aspirazione. Sfortunatamente, la proposta è minata dalle fondamenta da una serie di contraddizioni ed ingenuità che di essa faranno solo una utopia di bandiera.

Già il “preambolo” ideologico del ddl mostra una comprensione piuttosto approssimativa del funzionamento dell’economia: “Lavoriamo non per far crescere l’indice di produttività, ma per far crescere il benessere, per vivere una vita dignitosa e felice”. Bello. Se non fosse che il tenore di vita di una comunità è indissolubilmente legato alla crescita della produttività. Diverso è il discorso sulla redistribuzione dei frutti della produttività. Scambiare la causa con l’effetto e fare un discorso “anti produttivistico” che odora molto di contestazione del “sistema” dei tempi che furono è piuttosto naif.

La proposta verte sulla erogazione di una integrazione monetaria che permetta ai cittadini di raggiungere un reddito mensile almeno pari al 60% del reddito mediano equivalente familiare, soglia al di sotto della quale si colloca il rischio di povertà secondo l’indicatore della Ue. Oggi, tale reddito mensile è pari a 780 euro per persona singola. Ai nuclei familiari verrebbero applicati dei coefficienti di equivalenza. La contropartita di questa erogazione, per i soggetti in età lavorativa, è data dall’obbligo di “effettuare ricerca attiva del lavoro per due ore giornaliere, frequentare dei percorsi di istruzione, formazione o riqualificazione che gli consentano di passare da un settore produttivo a un altro seguendo le sue competenze, di effettuare non più di 8 ore settimanali di volontariato per aiutare la comunità e di accettare il lavoro proposto dai Centri per l’Impiego”. I cittadini non possono rifiutare più di tre proposte di collocamento giudicate per essi idonee. Siamo all’intersezione tra politiche attive del lavoro e lavori socialmente utili, si direbbe. Colpisce, nell’articolato del ddl, il ruolo pressoché taumaturgico attribuito ai centri per l’impiego ed alle strutture pubbliche di collocamento: si ha l’impressione che il lavoro si possa creare per decreto e che sia affare strettamente “pubblico”, e non dei privati.

Il M5S dichiara orgogliosamente che il disegno di legge possiede le coperture finanziarie, quindi non è un’utopia. Purtroppo, non basta la copertura contabile, serve anche quella della realtà. La proposta costa circa 17 miliardi annui. Verrebbe finanziata con una nuova Robin Hood Tax sulle imprese petrolifere, come quella appena bocciata dalla Corte costituzionale, per intenderci; con tassazione maggiorata sul gioco d’azzardo e con gli immancabili tagli a sprechi e costi della politica, oltre che con un contributo sulle “pensioni d’oro”. Dal lato delle entrate, viene proposta un’imposta progressiva sui “grandi patrimoni, mobiliari ed immobiliari” il cui valore complessivo superi i due milioni di euro. Assurdamente, dall’imponibile vengono tuttavia esclusi i titoli di stato, che evidentemente per i grillini non sono ricchezza. Il M5S già in passato ha dimostrato scarsa dimestichezza con i numeri, ai fini di copertura. Forse per questo stavolta ci mettono il carico di tagli per 3,5 miliardi di euro ai costi della Difesa. Sembra la soluzione ai mali del mondo (o almeno dell’Italia); considerato tuttavia che la spesa italiana di Difesa, esclusa l’Arma dei Carabinieri, è circa 14 miliardi annui ma che, di questi, oltre 10 miliardi sono costi per il personale, ecco che l’impalcatura crolla rovinosamente. Come detto, non basta avere le agognate coperture su base puramente contabile.

Il ddl sul reddito di cittadinanza prevede anche la fissazione di un salario orario minimo, posto a 9 euro e indicizzato all’inflazione. Immaginiamo che chi perderà il posto perché svolge un lavoro il cui prodotto vale meno di 9 euro l’ora finirà tra i percettori del sussidio, e vivranno tutti felici e contenti.

E’ bello aspirare ad una rete universale di welfare. L’importante è farlo da svegli.” Mario Seminerio

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Casaleggio, oltre 2 milioni di euro di ragioni per stare in politica

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Guardatevi il bilancio della Casaleggio Associati depositato alla Camera di commercio. È tutto spiegato lì” dichiarava Beppe Grillo. E noi ce lo siamo andati a vedere.

Dal bilancio 2013 della società di Gianroberto Casaleggio, il guru di Beppe Grillo, si capisce chiaramente che la vittoria politica del Movimento 5 Stelle ha fatto duplicare il fatturato, passato in un solo anno da 1,3 a oltre 2 milioni di euro. Questi risultati sono frutto sia del boom elettorale ma anche grazie alla pubblicità venduta sui portali di TzèTzè e Lafucina che hanno beneficiato del traino del blog di Grillo. Il 53% dei visitatori di LaFucina arriva dai due cugini (e un altro 24% da Facebok), mentre per TzeTze la quota è il 35% (con un altro 37% dal social network).

Si stima che il sito del leader del M5S raccolga circa 500 mila accessi al giorno, verificabile tramite il sito MuStat, strumento che analizza il numero dei visitatori dei vari siti presenti su internet.

L’assemblea della Casaleggio Associati ha distribuito un dividendo di 255 mila euro, ai quattro azionisti della società:

  • Gianroberto Casaleggio detiene il 30% della società di consulenza
  • Il figlio Davide anche lui ha il 30%
  • Luca Eleuteri e Mario Bucchich hanno ciascuno il 20%.

Nello stato patrimoniale figurano crediti per 530 mila euro, liquidità per 120 mila euro e debiti per 376 mila euro.

Beh dai Casaleggio non ci lamentiamo. “Senza pubblicità l’informazione online chiude“, dice con ragione Casaleggio. Ma senza il traino politico di Grillo e del M5S questi risultati non sarebbero stati possibili.

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Arvind Kejriwal, il Grillo Indiano

Arvind-Kejriwal

In India sono iniziate le elezioni più grandi della storia della democrazia nel mondo, ben 815 milioni di elettori. Ma anche le più costose della storia indiana, 35 miliardi di rupie (423 milioni di euro, escluse le spese per la sicurezza e le candidature individuali).

Tra i candidati, Arvind Kejriwal: il Beppe Grillo indiano. Nato nel 1968, ottimo oratore, vegetariano e praticante di lunga data della meditazione Vipassana, Kejriwal è stato parte del movimento anticorruzione guidato da Anna Hazare ed è balzato di prepotenza all’attenzione dei media nel corso delle elezioni di dicembre a Delhi. Come Grillo, Kejriwal si posiziona come forza dirompente nella politica del suo paese e ha subito affascinato un pubblico disincantato dalla politica. Hanno obiettivi e stile incredibilmente simili.

Il suo Aam Adami party (Aap, partito dell’Uomo Comune), raccoglie consensi crescenti nelle grandi città con una campagna contro la corruzione e il clientelismo politico che mette nello stesso calderone le grandi imprese e i grandi partiti come il Congresso e il Bjp.  Nel 1999, mentre era ancora un funzionario del fisco indiano, ha partecipato alla nascita del movimento Parivartan (cambiamento), che aiutava gli abitanti di Delhi a districarsi nelle pratiche del fisco, la fornitura di elettricità e gli aiuti alimentari. Poi si è avvicinato al movimento anticorruzione di Anna Hazare e infine ha creato il proprio partito nel novembre 2012. Nel 2013 Kejriwal si è presentato alle amministrative a Nuova Delhi, conquistando 28 dei 70 seggi in palio e diventando il secondo partito dopo i nazionalisti hindu del Bjp (31 seggi). Il 28 dicembre, Kejriwal è diventato il Chief minister di Delhi alla guida di un governo di minoranza, ma si è dimesso il 14 febbraio affermando che i grandi partiti gli avevano impedito di varare una legge anticorruzione.

Con una campagna rivolta alla base, ha visto rafforzarsi l’interesse dalle masse, le cui aspirazioni hanno preso il volo, ma sono frustrate perché lo Stato non è riuscito a creare le giuste condizioni. A Delhi, Kejriwal ha trovato uno stato in cui una classe, invece della casta, è il fattore dominante; la sua attenzione per la parte di Dehli, economicamente privata dei diritti civili mentre un’altra si sta imborghesendo, rafforza l’ideologia del suo partito .

Kejriwal vorrebbe mandare a casa i politici e i burocrati corrotti e fare pulizia negli apparati amministrativi. Anche mandare in galera i giornalisti, colpevoli a suo avviso, di non dare adeguato risalto al suo “partito dell’uomo comune”, di mentire e di distorcere i fatti.

Tutti, dai sondaggisti all’uomo comune, danno favoriti Rahul Gandhi e Modi. Ma Kejriwal ha ripetuto più volte che i suoi 49 giorni di governo sono stati migliori dei 65 anni sotto la guida dei due grandi partiti, con un significativo calo della corruzione e la riduzione dei prezzi della fornitura dell’acqua e l’elettricità (subito rialzati dopo la sua partenza). Ma intanto circolano battute e barzellette: “Rahul Gandhi è la sinistra, Modi è la destra e Kejriwal l’inversione a U”. E anche qui ci ricorda qualcuno..

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