Trump contro gli immigrati? Obama ne ha espulsi più di tutti

OBAMA HA RISPEDITO A CASA PIÙ PERSONE IN 6 ANNI CHE BUSH IN 8. PER LO PIÙ MESSICANI

La vittoria di Donald Trump ha provocato reazioni molto allarmate. E non solo a causa della sua personalità, esuberante e lontana dalla politica tradizionale, ma anche a causa di alcuni dei punti programmatici sui quali ha condotto la campagna elettorale che l’hanno portato alla Casa Bianca.

CHE COSÀ FARÀ IL NUOVO PRESIDENTE

L’approccio all’immigrazione è stato uno di questi. Trump, in campagna elettorale, ha promesso di costruire un muro al confine con il Messico, pagato dai messicani, per impedire l’immigrazione selvaggia. Di più: ha anche promesso di “deportare” i milioni di immigrati clandestini che spesso da molti anni risiedono negli Usa. Uno degli aspetti su cui i media battono molto è il netto contrasto, non solo politico, con il presidente uscente Obama, che è sempre stato ritenuto molto morbido e aperto nei confronti dell’immigrazione. I dati dicono altro.

Come si vede nel grafico sopra, più di 2 milioni 400 mila persone sono state espulse negli anni in cui Obama è stato alla presidenza, circa 400 mila più di quelli che vennero espulsi da Bush, e, per di più, i dati riguardanti Obama presidente non sono completi perché si fermano al 2014: mancano ancora quelli del 2015 e quelli del 2016. Continue Reading


Condividi:

La Francia è uno Stato terrorista dal 2011

Hollande-Francia-terrorismo

La guerra che si è estesa fino a Parigi è incomprensibile per i francesi, che sanno poco e niente delle attività segrete del loro governo nel mondo arabo, delle sue alleanze contro natura con le dittature del Golfo e della sua partecipazione attiva al terrorismo internazionale. Questa politica non è mai stata discussa in parlamento e raramente i media mainstream hanno osato interessarsene.

Da cinque anni i francesi sentono parlare di guerre lontane senza capire di cosa si tratta. La stampa li ha informati dell’impegno del loro esercito in Libia, ma mai della presenza di truppe francesi in missione nel Levante. I miei articoli al riguardo sono molto letti, ma percepiti come stravaganze orientali. Nonostante la mia storia personale, va di moda definirmi «estremista» o «complottista» e sottolineare che i miei articoli sono riprodotti da siti web di tutte le convinzioni, compresi gli estremisti o i complottisti, quelli veri. Eppure nessuno trova niente da obiettare in ciò che scrivo. Tuttavia nessuno ascolta i miei avvertimenti sulle alleanze che la Francia stringe.

Improvvisamente, la verità ignorata è venuta a galla.

Nella notte di venerdì 13 novembre 2015 la Francia è stata attaccata da alcuni commando che hanno ucciso almeno 130 persone in cinque luoghi diversi in Parigi. È stato dichiarato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale per 12 giorni e il parlamento potrebbe rinnovarlo.

Nessun legame diretto con il caso Charlie Hebdo

La stampa francese interpreta questo atto di guerra collegandolo all’attentato di Charlie Hebdo, nonostante le modalità operative siano completamente differenti. A gennaio si trattava di uccidere persone precise, mentre qui si tratta di un attacco coordinato contro un gran numero di persone a caso.

Oggi sappiamo che il direttore di Charlie Hebdo aveva appena ricevuto un “dono” di 200.000 euro dal Vicino Oriente per condurre la sua campagna anti-islamica [1]; che gli assassini erano legati ai servizi segreti francesi [2]; che la provenienza delle loro armi è coperta dal segreto militare [3].

Ho già dimostrato che questo attacco non era un’operazione islamista [4], che era stato fatto oggetto di un’appropriazione statale immediata [5] e che quest’appropriazione aveva avuto un riscontro presso la popolazione ostile alla Repubblica [6], un’idea brillantemente sviluppata qualche mese dopo dal demografo Emmanuel Todd [7].

Se torniamo alla guerra appena arrivata a Parigi, costituisce una sorpresa in Europa occidentale. Non possiamo paragonarla con gli attentati di Madrid del 2004: in Spagna non c’erano né killer né kamikaze, ma dieci bombe piazzate in quattro luoghi distinti [8].

Il tipo di scena che ha appena avuto luogo in Francia è dal 2001 la sorte quotidiana di molte popolazioni del Medio Oriente allargato. E troviamo eventi simili anche altrove, come i tre giorni di attentati in sei posti diversi a Bombay nel 2008 [9].

Anche se gli aggressori erano musulmani e se alcuni di loro hanno gridato «Allah Akbar!» uccidendo i passanti, non c’è alcun legame tra questi attacchi, l’Islam e una eventuale “guerra di civiltà”. Così, questi commando avevano istruzione di uccidere a caso, senza prima informarsi sulla religione delle loro vittime.

Allo stesso modo, è assurdo prendere per buono il richiamato movente dell’ISIS contro la Francia, sebbene non ci sia alcun dubbio sul suo coinvolgimento in questo attacco: infatti, se l’organizzazione terroristica avesse voluto “vendicarsi”, è a Mosca che avrebbe colpito. Continue Reading

Condividi:
0

Una piccola Grecia anche negli Stati Uniti

Puerto-Rico-default

Il territorio di Puerto Rico lancia l’allarme debito: “Non possiamo ripagare“. E gli Usa si interrogano su cosa potrebbe accadere, dato il particolare status dell’isola caraibica e i 72 miliardi di dollari che non può ripagare e per i quali chiede “sacrifici” ai creditori con una ristrutturazione del debito. Le casse di Puerto Rico versano in condizioni pessime, e con una ristrutturazione che legalmente e politicamente si presenta difficile.

Puerto Rico è un territorio americano e non uno Stato o una città e quindi non può ricorrere al Chapter 9 (bancarotta assistita), il codice fallimentare statunitense, che prevede un procedimento preciso attraverso il quale i creditori possono sperare di recuperare qualcosacome ha fatto Detroit. Dal 1917 gli abitanti dell’arcipelago caraibico posseggono la cittadinanza americana e prestano servizio nelle forze armate Usa, tuttavia non hanno diritto di voto né l’obbligo di pagare le tasse negli Stati Uniti.

L’isola non è neanche uno Stato sovrano quindi non può chiedere aiuto o prestiti al Fondo monetario internazionale (Fmi). Il suo caso rappresenta un test senza precedenti per il mercato dei bond americani.

Che la situazione non fosse facile da tempo era evidente, da quando con la fine della Guerra Fredda gli Usa hanno iniziato a chiudere le basi militari. Ma che prendesse la piega dell’allarme non era atteso.

Il governatore di Puerto Rico, Alejandro Garcia Padilla, al New York Times lancia l’allarme: “Mi piacerebbe avere una soluzione più facile. Questa non è politica, è matematica, la mia amministrazione sta facendo di tutto per evitare il default, ma dobbiamo far crescere l’economia, in caso contrario, ci troveremo in una spirale di morte”. Sottolineando come i creditori devono “condividere i sacrifici”.

Nessuno all’interno dell’amministrazione di Barack Obama ha preso in considerazione il salvataggio di Puerto Rico, ha dichiarato un portavoce della Casa Bianca.

Condividi:
0

Quanto guadagnano i capi di Stato e di governo nel mondo?

trono

Il nostro presidente della Repubblica guadagna poco meno di 240 mila euro all’anno. Quanto guadagnano invece gli altri capi di Stato? Ecco un breve quadro dei principali Paesi:

– Tony Tan, presidente di Singapore: un milione e mezzo di euro all’anno.

– Barack Obama, presidente degli Stati Uniti: 315 mila euro all’anno.

– Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa: 92.448 euro all’anno.

– David Cameron, primo ministro del Regno Unito: 142 mila sterline, pari a 178 mila euro all’anno.

– Stefan Löfven, premier svedese: 190 mila euro all’anno.

– Francois Hollande, presidente francese: 225 mila euro all’anno.

– Angela Merkel, cancelliera della Germania: 290 mila euro all’anno.

– Mariano Rajoy, premier spagnolo: 80 mila euro all’anno.

– Charles Michel, primo ministro del Belgio: 247 mila euro lordi all’anno.

– Jacob Zuma, presidente del Sudafrica: 237 mila euro all’anno.

Hifikepunye Pohamba, numero uno della Namibia: 110.604 euro all’anno.

Uhuru Kenyatta, presidente del Kenya: 101.904 euro all’anno.

– Ernest Bai Koroma, presidente della Sierra Leone: 760 euro al mese (9.084 all’anno).

– Paul Biya, presidente del Camerun: 200 euro al mese (2.400 euro all’anno).

– Mulatu Thesome, presidente dell’Etiopia: 246 euro al mese (quasi 3 mila all’anno).

– Xi Jinping, presidente della Cina: 228 mila euro all’anno.

Condividi:
2

I massoni al potere in Italia e nel mondo

massoneria

Se non sei massone non hai alcuna chance di arrivare al vero potere.

Le “Ur-Lodges”, sono superlogge massoniche sovranazionali che detengono un ferreo controllo sulle dinamiche di potere del mondo attuale e contemporaneo. Insomma, coloro che hanno in mano il destino del mondo. Vantano l’affiliazione di presidenti, banchieri, industriali e da loro dipendono le associazioni paramassoniche tipo la Trilateral Commission o il Bilderberg Group. Tutti i potenti del mondo, se ancora non lo sapete sono iscritti alla massoneria. Nomi e cognomi che trovate nel nuovo libro del Gran Maestro del Grande Oriente Democratico, Gioele Magaldi.

Il mondo, e l’Italia è governato dalle segretissime Ur-Lodges massoniche, delle quali farebbero parte:

Barack Obama, Angela Merkel, Vladimir Putin, Xi Jinping, Christine Lagarde, Francois Hollande, Wolfgang Schauble, Jean Claude-Trichet, Bill Clinton, Tony Blair, Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Mario Monti, Fabrizio Saccomanni, Pier Carlo Padoan, Massimo D’Alema, Gianfelice Rocca, Domenico Siniscalco, Giuseppe Recchi, Marta Dassù, Corrado Passera, Ignazio Visco, Enrico Tommaso Cucchiani, Alfredo Ambrosetti, Carlo Secchi, Emma Marcegaglia, Matteo Arpe, Vittorio Grilli, Giampaolo Di Paola, Federica Guidi. Berlusconi, invece, avrebbe creato una Ur-Lodge personale, la Loggia del Drago.

“Per far inghiottire simili riforme idiote e antipopolari alla cittadinanza, la devi spaventare come si fa con i bambini. Altrimenti gli italiani, se non fossero stati dei bambinoni deficienti, non avrebbero accolto con le fanfare i tre commissari dissimulati che abbiamo inviato loro in successione: il fratello Mario Monti, il parafratello Enrico Letta, l’aspirante fratello Matteo Renzi”  questo il racconto di un supermassone delle Ur-Lodges dal libro Massoni di Magaldi.

Gioele MagaldiDalla sconfitta del nazifascismo alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, spiega Magaldi, “dall’edificazione dell’Europa unita al crollo del comunismo, dalla globalizzazione al terrorismo islamico e alla crisi dell’eurozona, viene raccontata una feroce battaglia per l’egemonia planetaria. Una guerra spietata per promuovere o affossare la democrazia. Una competizione tra le Ur-Lodges neo-aristocratiche e quelle progressiste. Tutto questo viene per la prima volta esplicato in modo limpido dinanzi all’opinione pubblica italiana e mondiale grazie allo studio e alla ricognizione rigorosa, comparativa e orientata scientificamente, di migliaia di documenti conservati presso gli archivi privati delle più prestigiose e influenti Ur-Lodges del pianeta. Documenti, peraltro, fotocopiati e depositati dagli autori del libro presso alcuni importanti studi legali e notarili di Parigi, Londra e New York'”.

Altri massoni storici: John Locke (1632-1704), Isaac Newton (1642-1727), Jean «John» Theo¬philus Desaguliers (1683-1744), Montesquieu (1689-1755), Voltaire (1694-1778), Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), Giacomo Casa¬nova (1725-1798), Cagliostro (1743-1795), Cesare Beccaria (1738-1794), Benjamin Franklin (1706-1790), George Washington (1732-1799), Thomas Jefferson (1743-1826), Thomas Paine (1737-1809), Nicolas de Condorcet (1743-1794), Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau (1749-1791), Philippe Egalité (1747-1793), Jacques Brissot (1754-1793), Camille Desmoulins (1760-1794), Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829), Gilbert du Motier de La Fayette (1757-1834), Jacques Laffitte (1767-1844), Francisco de Miranda (1750-1816), Napoleone Bonaparte (1769-1821), nella sua fase filorepubblicana, Rafael del Riego (1784-1823), George Gordon Byron (1788-1824), Alessandro Ypsilanti (1792-1828), José de San Martin (1778-1850), Simón Bolívar (1783-1830), Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837), Samuel Gridley Howe (1801-1876), William Lloyd Garrison (1805-1879), Ralph Waldo Emerson (1803-1882), Thaddeus Stevens (1792-1868), Charles Sumner (1811-1874), Benjamin Wade (1800-1878), William Cullen Bryant (1794-1878), Carl Schurz (1829-1906), Aleksandr Ivanovic Herzen (1812-1870), Giuseppe Mazzini (1805-1872), John Stuart Mill (1806-1873), Giuseppe Garibaldi (1807-1882), Jules Michelet (1798¬1874), il Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) della maturità, Louis Blanc (1811-1882), Victor Hugo (1802-1885), Lajos Kossuth (1802-1894), Charles Darwin (1809-1882), José Martí (1853-1895), Lev Nicolàevic Tolstòj (1828-1910), Giosuè Carducci (1835-1907), Max Weber (1864-1920), John Dewey (1859-1952), Leonard Hobhouse (1864-1929), Sigmund Freud (1856-1939), Theodore Roosevelt (1858-1919), Thomas Woodrow Wilson (1856-1924), Eduard Bernstein (1850-1932), George Bernard Shaw (1856-1950), Mustafa Kemal Ataturk (1881-1938), Gerard Swope (1872-1957), John Maynard Keynes (1883-1946), Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), Mohandas Karamchand Gandhi detto «il Mahatma» (1869-1948), Aleksandr Fédorovic Kerenskij (1881-1970), George Orwell (1903-1950), Carl Gustav Jung (1875-1961), Albert Einstein (1879-1955), George Marshall (1880-1959), Clement Attlee (1883-1967), Harry Truman (1884-1972), William Beveridge (1879-1963), Charlie Chaplin (1889-1977), Angelo Giuseppe Roncalli divenuto Giovanni XXIII (1881-1963), Antonio de Curtis detto Totò (1898-1967), Martin Luther King (1929-1968), Meuccio Ruini (1877-1970), Federico Caffé (1914-1987), Karl Popper (1902-1994), Altiero Spinelli (1907-1986), Gunnar Myrdal (1898-1987), Paul Feyerabend (1924-1994), Harold Wilson (1916-1995), Thomas Kuhn (1922-1996), Robert William Komer (1922-2000), John Rawls (1921-2002), John Kenneth Galbraith (1908-2006), James Hillman (1926-2011), Arthur Schlesinger Jr. (1917-2007), Giuseppe «Pino» Abramo (1933-2014), Ivan Mosca (1915-2005), Franco Cuomo (1938-2007), Ted Kennedy (1932-2009), Antonio Giolitti (1915- 2010), Michele Raffi (1968-2013), Rosario «Rino» Morbegno (1930-2013), Carlo Maria Martini (1927-2012), Ernest Borgnine (1917-2012), Rita Levi Montalcini (1909-2012), Hugo Chavez (1954-2013), Nelson Mandela (1918-2013), Arnoldo Foà (1916-2014), Gabriel Garda Marquez (1927-2014).

Condividi: