Solo il 55% delle scuole ha una connessione internet

Negli istituti italiani solamente il 55% ha una connessione internet DSL in tutte le classi: se il 75% degli istituti ha digitalizzato i servizi primari (ovvero gestione delle classi, iscrizioni, diplomi, comunicazioni scuola–famiglia) solo il 18% risulta aver applicato il digitale alla didattica. Metà delle classi non ha mai usato l’e-book. Appena il 29% ha una connessione in fibra ottica, mentre il 6% naviga ancora con il Modem tradizionale a 56Kbps.

Nel complesso il 61% delle scuole italiane non ha ancora raggiunto l’obiettivo “Fully Digital”, la completa digitalizzazione. Continue Reading


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Internet, siamo solo agli inizi

internet futuro

“Quando parliamo di cyber politica internazionale facciamo riferimento alle regole del gioco del futuro ordine globale. Internet è già diventata di gran lunga la più importante infrastruttura dell’economia globale, ma siamo appena agli inizi. Nei prossimi 5-10 anni, Internet non solo sarà la più importante infrastruttura del mondo, sarà l’infrastruttura sulla quale poggeranno tutte le altre. Rotte commerciali marittime o sistemi finanziari: dipenderanno tutti dal funzionamento della rete.

Capacità e disponibilità sono in rapida crescita per soddisfare la domanda. Entro cinque anni il 90 per cento del mondo sarà coperto da reti mobili a banda larga che avranno una capacità molto superiore a quella che abbiamo oggi in Europa. Con l’eccezionale i ncremento di importanza del cyber mondo, assistiamo all’entrata in scena in modo altrettanto eccezionale di altri attori. Due Paesi in particolare, Cina e Russia, hanno concluso un accordo in materia di “sicurezza dell’informazione” che stanno attuando su larga scala. Rispecchiando la filosofia che applicano ad altri aspetti delle loro società, puntano a esercitare il controllo su Internet gestendo i flussi di informazione per garantire la sicurezza dei rispettivi regimi. Altri hanno adottato questo approccio e si tratta spesso, come nel caso degli iraniani e dei sauditi, di Paesi sospettosi nei confronti dell’Occidente. Quanto accadrà ora sarà di estrema importanza.

La Internet Assigned Numbers Authority (IANA) si avvia a passare il prossimo autunno dal controllo americano al controllo di un gruppo di soggetti globali, un mutamento che potrebbe essere, al tempo stesso, irrilevante e di enorme importanza simbolica. Irrilevante perché il governo americano conserva una funzione di salvaguardia nella governance della rete, un ruolo di “ultimo intervento” che finora non ha mai usato e che può essere utilizzato solo nel caso in cui le cose si dovessero mettere veramente male. Simbolicamente, tuttavia, è di enorme importanza in quanto ha portato in tanti, nel mondo, a credere che il governo degli Stati Uniti controlli il cyber-mondo. Ciò ha indotto il cyber-mondo a cedere quote di sovranità, sempre che ci sia un organismo in grado di salvare il sistema qualora si presentasse lo scenario peggiore tra quelli possibili. Il processo consistente nel creare un tale organismo è attualmente in corso. Qualora la transizione della IANA dovesse fallire, cinesi e russi ne riceverebbero una grossa spinta a cercare di imporre la loro versione di ordine in materia di regole globali a disciplina di Internet.

La Cina in particolare è un attore importante e aggressivo tanto che Internet rappresenta una delle cinque aree prioritarie di governance del Paese. Finora l’Europa ha fatto molto poco. È ora di accelerare il passo. Non solo abbiamo bisogno di sviluppare una strategia esterna, ma dobbiamo abbandonare l’approccio difensivo e protezionistico se vogliamo sperare di essere competitivi in campo digitale. In Europa abbiamo il problema che alcuni settori sono gravati da un eccesso di normative. Quando si parla di deregulation, forse le battaglie più aspre si combattono in ogni Paese nel campo dei taxi, un settore gestito da corporazioni di carattere medievale. Facendo il nostro ingresso nell’era dell’economia collaborativa (la sharing economy), incontriamo di frequente residui di tipo corporativo nell’economia europea. E non di meno i giovani fuggono dalle corporazioni medievali verso l’economia collaborativa creando una serie di problemi. Questi problemi non si risolvono regolando il settore digitale, ma affrontando l’eccesso di regole in altri settori. Tuttavia non dobbiamo dimenticare i punti di forza di cui dispone l’Europa.

Il settore di Internet in più rapida espansione è quello della tecnologia mobile e la spinta viene dalla tecnologia europea e non da quella americana. Prendiamo ad esempio la tecnologia della telefonia cellulare: mentre americani e giapponesi hanno tentato di fissare standard globali, gli europei li hanno di fatto progettati. C’è inoltre il dato secondo cui circa il 50 per cento del traffico mobile su Internet nel mondo passa per infrastrutture europee. Ciò dimostra che indubitabilmente c’è del talento imprenditoriale in Europa; il problema è che i talenti emigrano verso la più potente cultura innovativa di Silicon Valley. Un atteggiamento più difensivo non servirebbe a scoraggiare la fuga dei cervelli. Dobbiamo mettere i discussione il timore esistente nei confronti dei giganti tecnologici americani. Dopo tutto dieci anni fa non c’erano e in un settore così tremendamente dinamico, non si può affermare con certezza che tra dieci anni saranno ancora in prima linea. L’Europa non dovrebbe guardare al presente, ma creare le condizioni giuste in vista del futuro. Internamente o esternamente l’Europa deve creare l’ambiente che consenta ad un Internet aperto, libero, dinamico e globale di prosperare. È un vitale interesse europeo e finora non siamo stati all’altezza della sfida”. Traduzione di Carlo Antonio Biscotto ad un articolo di Carl Bildt, copresidente del think tank paneuropeo European Council on Foreign relations sul cui sito è presente la versione integrale in inglese

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Internet in Italia: Libero ma arretrato

Map-of-Internet-Freedom-2014

“Freedom on the Net 2014″ è l’ultimo report di Freedom House, un’organizzazione internazionale non governativa che dal 1973 si occupa di studiare il fenomeno della democrazia e dei diritti umani nel mondo. Quanto è libero Internet nel mondo?

Per il quarto anno consecutivo, in ben 41 su 65 Paesi, per un periodo che va da Maggio 2013 a Maggio 2014, sono aumentate le azioni intraprese dai Governi che hanno emanato normative per controllare i contenuti online o aumentare il potere di sorveglianza; così come in 38 Paesi è aumentato il numero di persone arrestate per aver diffuso contenuti con riferimenti politici o sociali. Per non parlare delle pressioni esercitate sulle testate giornalistiche indipendenti che, secondo Freedom House, sono drasticamente aumentate. Tra gli episodi più citati rientrano quelli riferiti a giornalisti recatisi in Siria, Ucraina, Egitto e Turchia per seguire i vari conflitti in corso.

In Italia, secondo Freedom House, la Rete ha un buon grado di libertà: non risultano sospensioni di account social media o di siti politicamente o socialmente scorretti, non risultano blogger o utenti arrestati per contenuti non appropriati. Ma l’Italia non primeggia per la disponibilità di connessioni. Solo il 58% della popolazione possiede una connessione. Le generazioni più anziane non sono progredite quanto nel resto d’Europa, i giovani invece sembrano cavarsela.

L’Italia ha anche un altro primato. Secondo la Commissione Ue siamo il Paese dell’Unione Europea con il più basso accesso alla banda larga: il 98% degli italiani ha una copertura ADSL con un servizio di connessione base di 2 Mbps (cosa che a volte nemmeno accade), ma soltanto il 3,7% può usufruire di una velocità oltre i 10 Mbps. Siamo un 25esima posizione con un punteggio di 0,36, quasi la metà di quello del paese leader che è la Danimarca (0,67). Peggio solo Grecia, Bulgaria e Romania. Inoltre nel 2014 risultava ancora il Paese con la minor copertura di reti digitali di nuova generazione (NGA) in Europa, sotto la media europea di oltre 40 punti percentuali per l’accesso a più di 30 Mbps (Megabyte per secondo), un 20% di copertura, contro il 62% europeo; con la prospettiva di giungere solo nel 2016 al 60% di copertura a 30 Mbps e in assenza di piani di operatori privati per avviare la copertura estensiva a 100 Mbps. Una connessione più lenta significa servizi più arretrati e più scomodi da usare, siti di e-commerce meno sicuri, servizi e piattaforme che stentano a decollare.

Ciliegina sulla torta, l’Italia è 26esima per la lettura delle notizie su internet, 22esima per l’uso dei social network ma 12esima per video, musica e giochi online.

Dai dati emerge chiaramente che siamo ancora piuttosto arretrati. I gap da colmare richiederanno ancora un bel po’ di tempo. In questi giorni si parla di 6 miliardi di risorse pubbliche per garantire la connettività a 100 Mb all’85% della popolazione al 2020 con l’approvazione del Piano ultrabroadband e del Crescita digitale 2014-2020 da parte del Consiglio dei Ministri. Che sia la volta buona? Speriamo, meglio tardi che mai.

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Pubblicità ingannevole: Altro che Internet mega veloce

velocità di connessione banda larga

I consumatori europei non dispongono della velocità di connessione a banda larga per cui pagano. Alla conclusione giunge uno studio della Commissione europea sulle prestazioni della banda larga fissa: gli utenti ricevono, in media, soltanto il 74% della velocità pubblicizzata dal servizio per cui hanno pagato. I risultati dello studio mostrano insomma che la velocità di trasmissione dati via cavo è la più affidabile.

La media europea del 74% cela variazioni significative a seconda delle tecnologie utilizzate. I servizi xDsl forniscono solo il 63,3% della velocità di trasmissione pubblicizzata, in confronto al 91,4% della connessione via cavo e all’84,4% delle reti Fttx. In termini assoluti, la velocità media di trasmissione dati attraverso tutte le tecnologie in tutti i paesi è di 19,47 Mbps durante le ore di punta.
I servizi Fttx hanno raggiunto la velocità maggiore con 41,02 Mbps, mentre quelli via cavo sono arrivati a 33,10 Mbps, superando di gran lunga la media di 7,2 Mbps raggiunta dai servizi xDsl. Le velocità di upload sono più simili a quelle pubblicizzate. In tutta Europa, la media della velocità di upload è di circa 6,20 Mbps, ovvero l’88% di quella pubblicizzata. La velocità di upload fornita dai servizi Fttx è molto simile a quella di download, ecco perché la massima velocità raggiunta è stata di 19,8 Mbps, comparata con i valori modesti raggiunti dai servizi via cavo e xDsl, rispettivamente 3,68 Mbps e 0,69 Mbps. I risultati sono basati sulle prestazioni nelle ore di punta, identificate nella fascia oraria dalle 19.00 alle 23.00 dei giorni infrasettimanali, e fanno riferimento ad un campione di studio e non alla composizione effettiva del mercato a banda larga di ogni paese. Il termine dello studio è previsto per la fine del 2014. I consumatori europei possono misurare le prestazioni dei propri provider entrando a far parte di una comunità di volontari che coinvolge i 27 Stati membri dell’Ue, la Croazia, l’Islanda e la Norvegia. Verranno selezionati alcuni utenti che riceveranno un piccolo dispositivo da collegare alla connessione Internet di casa. Il progetto si avvale del supporto di SamKnows, un’unità creata appositamente per la misurazione della banda larga, che è stata utilizzata già in progetti simili svolti nel Regno Unito e negli Stati Uniti. La relazione sulla fase 1 è stata realizzata senza il supporto dei fornitori di servizi Internet che sono però invitati a partecipare alla fase 2 contattando l’indirizzo [email protected]

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Agenda digitale avanti a passo di lumaca

Secondo le richieste dell’Ue entro il 2013 tutti i cittadini dell’Ue dovranno disporre di collegamenti a Internet di almeno 2 megabit. Ed entro il 2020 la velocità deve salire ad almeno 30 megabit. Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha avviato già a febbraio un tavolo tecnico permettere nero su bianco le nuove misure volte a dare al Paese un futuro di potenziale di sviluppo, con l’Italia negli ultimi cresce decisamente meno rispetto al resto dell’Unione europea. Il governo italiano ha ricevuto finora fondi europei per 440 milioni di euro che arriveranno a 700, e dovrebbero permettere di azzerare le differenze infrastrutturali fra le varie regioni italiane. F2i Tlc-Metroweb ha annunciato un piano da 4,5 miliardi di euro nei prossimi anni per coprire le 30 città maggiori con fibra a 100 Mbps. Per gli operatori privati: 10 miliardi di euro (di cui 4 già investiti) per le reti di nuova generazione mobile e 500 milioni di Telecom per la banda larga. Il totale potrebbe coprire il costo dei 20 miliardi necessari per la copertura totale. Il piano è di portare Internet ultraveloce in 99 città entro il 2014, che nel 2018 diventeranno 250, ma la velocità nelle case degli utenti potrebbe non superare i 50 Mbps. In molti sono convinti, quindi, che tra alcuni anni appena il 20% degli italiani viaggerà ultraveloce, mentre solo un terzo delle famiglie italiane arriverà a 50 Mbit. Eppure il ritardo nello sviluppo della banda larga costa all’Italia tra l’1 e l’1,5% del Pil. Al momento copre soltanto il 10% del territorio, mentre in Svizzera arriva al 90% e in Francia dovrebbe arrivare al 37% entro il 2015 e al 100% nel 2025. Un report della Commissione Europea diffuso in primavera spiega come nel 2015 il 90% dei posti di lavoro richiederà competenze informatiche ma mancano all’appello almeno 700mila professionisti in questo settore. Gli ultimi dati Eurostat sulle capacità informatiche individuali non forniscono un quadro esaltante dell’Italia. Nella fascia tra i 16 e i 74 anni poco più del 60% dei cittadini è in grado di sfruttare un computer per operazioni base. Più incapaci di noi soltanto Grecia, Bulgaria e Romania. Il risultato è anche peggiore se si considera la fascia dei giovani tra i 16 e i 24 anni, i cosiddetti nativi digitali, gli smanettoni nati. È vero, la percentuale di chi è in grado di sfruttare un computer per le operazioni base sale al 90% ma in questo caso anche la Grecia ci batte. La media Ue delle famiglie connesse a Internet è del 73% mentre l’Italia raggiunge a malapena il 62%, una condizione simile a quella della Lituania. Molto diverso anche il tasso di crescita: in Spagna siamo su aumenti del 5%, in Italia del 3%. Stesso quadro anche per diffusione della banda larga fissa: in Italia ci sono 21 linee ogni 100 abitanti contro le 27 dell’Europa, ma anche per numero di famiglie connesse a Internet veloce (52% contro 67%), e negli acquisti e per il commercio on line. Per le esportazioni mediante l’ICT l’Italia è fanalino di coda in Europa; solo il 4% delle piccole e medie imprese vendono on-line, mentre la media UE-27 è del 12%. (Fonte lastampa)

Gli obiettivi del decreto Digitalia

Competenze digitali

  1. Estendere il modello della scuola digitale (banda larga per la didattica nelle scuole; cloud per la didattica; trasformare gli ambienti di apprendimento; contenuti digitali e libri di testo /adozioni; formazione degli insegnanti in ambiente di blended e-learning; LIM – e-book; e-participation…);
  2. Affrontare il problema dell’inclusione sociale (diversamente abili, stranieri, minori ristretti, ospedalizzati, anziani…) anche attraverso soluzioni di telelavoro;
  3. Incentivare il target femminile all’uso delle ICT;
  4. Sicurezza e uso critico e consapevole dei contenuti e dell’infrastruttura della rete;
  5. Promuovere l’uso delle ICT nei vari settori professionali, del mondo del lavoro pubblico e privato, per garantire la riqualificazione e la formazione professionale continua;
  6. Costruire un quadro normativo abilitante per il fund raising privato per partnership pubblico-privato;
  7. Promuovere la standardizzazione dei beni e dei servizi da acquistare favorendo l’utilizzazione dell’e-procurement pubblico;
  8. Sostenere attraverso campagne di comunicazione istituzionale l’utilizzo delle tecnologie e la promozione delle conoscenze;

E-commerce

  1. Promuovere il commercio elettronico: il 50% della popolazione dovrebbe fare acquisti online entro il 2015.
  2. Commercio elettronico transfrontaliero: il 20% della popolazione dovrebbe fare acquisti online all’estero entro il 2015.
  3. Commercio elettronico per le imprese: il 33% delle PMI dovrebbe effettuare vendite/acquisti online entro il 2015.

Infrastruttura e sicurezza

    1. Assicurare la copertura a banda larga di base per tutti entro il 2013, completando il Piano Nazionale Banda Larga.
    2. Definire una serie di provvedimenti normativi volti ad accelerare lo sviluppo di reti a banda larga e ultralarga, in particolar modo nelle aree meno remunerative, semplificare i relativi regimi autorizzativi, promuovere la condivisione degli scavi e delle infrastrutture.
    3. Assicurare – entro il 2020 – la copertura con banda larga pari o superiore a 30 Mbps per il 100% dei cittadini UE, attuando il Progetto Strategico per la Banda Ultralarga.
    4. Stimolare l’uso di reti a banda larga, incrementando il numero di abbonamenti al servizio di connettività, rispettando così – entro il 2020 l’obiettivo europeo di avere il 50% degli utenti domestici europei abbonato a servizi con velocità superiore a 100 Mbps.
    5. Gestione in modalità cloud computing dei contenuti e servizi della PA, mediante la realizzazione dei data center federati, mediante l’attuazione del Progetto Strategico Data – Center.
    6. Assicurare la protezione dei dati di valore strategico e la relativa gestione del disaster recovery mediante i data center di prossima realizzazione.
    7. Incremento dell’alfabetizzazione delle imprese, mediante l’attuazione del Progetto Strategico Data – Center.
    8. Definire politiche di rafforzamento della sicurezza delle reti, volte alla lotta agli attacchi cibernetici, mediante la costituzione di un CERT (Computer Emergency Respons Team).

Kindle: dispositivo di lettura wireless, schermo da 6″ a inchiostro elettronico, Wi-Fi. Kindle è sottile come una rivista, pesa meno di un libro tascabile, e contiene fino a 1.400 libri, così puoi portare la tua libreria sempre con te.

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