Il Ciabattino e il Banchiere

ciabattino

Da mane a sera allegro un Ciabattino
cantarellava, ch’era un gusto matto
a vederlo, a sentir. Un canarino
non canta meglio, e il core soddisfatto,
era il re de’ sapienti il Ciabattino.

Il suo vicin di contro, un epulone
grande Banchiere ed imbottito d’oro,
di cantar non avea mai la ragione,
e poco anche dormiva sul mattino,
quando già canticchiava il Ciabattino.

Il nabab non facea che deplorare
e querelarsi in collera col fato,
che il sonno non è fatto di tal stoffa
che si possa comprare sul mercato,
come si compra il bere ed il mangiare.

Al suo palagio un dì, fatto venire
l’aggiustascarpe: – O mio compar Crispino, –
gli domandò, – non mi sapreste dire
quanto voi guadagnate in capo all’anno?
– In capo all’anno? – disse il Ciabattino.

– Affededdina! – aggiunse indi ridendo, –
non son contar su questo calendario;
io cucio i giorni miei per ordinario
uno per uno, un pane e un bicchierino
quando ce n’è, – rispose il Ciabattino.

– Ebben, ditemi almen quanto per dì
tirate dal lavor. – Cara Eccellenza,
or meno, or più, ed or così così,
tanto si vive e si vivrebbe meglio
se non ci fosse qualche intermittenza.

Ma il male è delle feste che son troppe,
in cui tu devi andar disoccupato,
l’una fa buio all’altra; e un altro guaio
in quanto ai santi, egli è che il sor curato
ne trova sempre un nuovo sul solaio -.

Rise il Banchier della bontà dell’uomo,
e credendo di metterlo sul trono:
– Prendete, – disse, – cento scudi, e ai vostri
bisogni provvedete, io ve li dono,
custoditeli bene, o galantuomo -.

Cento scudi! credette il Ciabattino
di possedere una montagna d’oro.
Torna a casa e in un angolo del muro
seppellì la sua pace col tesoro.
Da quel dì più non canta il Ciabattino.

Da quel dì che nasconde in casa il seme
di tutti i mali, o dolci sonni, addio!
Sempre in agguato, sempre i ladri ei teme
la notte, il dì. Se un topo udir gli pare,
è il suo tesor che viene a rosicchiare.

Ritorna alfine da sua Signoria,
che un dì solea svegliar presso al mattino,
e: – I cento scudi le restituisco,
lei mi torni il mio sonno e l’allegria, –
dice, e s’inchina il nostro Ciabattino.

 


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Il sangue monetario

Banca-governo-cittadini

Pubblichiamo un estratto dell’intervento, tenuto a Brescia il 23 ottobre scorso, del padre gesuita francese Gael Giraud (docente di Economia Matematica all’ Università Sorbonne di Parigi e Direttore di Ricerca al Cnrs), uno dei giovani economisti più influenti in Francia. L’illusione finanziaria di Gael Giraud.

Il mestiere delle banche consiste, in larga misura, nel creare moneta dal nulla. Con le regole in vigore oggi, ogni volta che la banca accorda un prestito, la moneta prestata è per il novanta per cento creata dal nulla, inesistente fino ad un attimo prima. Se è così, la maggior parte dei debiti che dovrebbero giustificare le sofferenze imposte ai popoli del sud Europa non corrisponde a denaro guadagnato con il sudore della fronte dai lavoratori dell’Europa del Nord. Corrisponde, in primo luogo, a qualche linea di codice su un computer. Questo particolare, ignorato nella discussione pubblica, non rende soltanto inaccettabile la distruzione della società greca (e forse tra poco portoghese, spagnola, italiana). Rivela anche una somiglianza apparente tra il lavoro del banchiere e l’azione divina. Creare moneta è come irrigare di sangue il corpo sociale, permettendo al sistema economico di funzionare. Il sangue dona la vita. Ecco perché il Presidente di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, si è potuto permetter di rispondere ad un giornalista dicendo che “si accontentava di fare il lavoro di Dio”. Ma quale Dio? Un dio malvagio che condanna a morte i suoi figli per costringerli a ripagare i debiti? Davvero oggi i mercati sembrano avere alcune caratteristiche delle antiche divinità: bisogna sacrificare a queste divinità i servizi pubblici, le pensioni, i sussidi di disoccupazione, i sistemi di assicurazione sociale, tutto per “placare la loro ira”. E solo due categorie di interlocutori sono autorizzati a superare il limite che separa i laici dai mercati: la banche le quali ricoprono il ruolo che un tempo aveva la tribù di Levi, ed il banchiere centrale, che assume sempre più l’atteggiamento del Gran Sacerdote. Divinità invero misteriose…: chi, nell’opinione pubblica, ha capito che i piani di salvataggio per la Grecia, la Spagna, il Portogallo, Cipro, sono prima di tutto piani per salvare le banche francesi e tedesche? I popoli di questi paesi avrebbero accettato i sacrifici se avessero davvero capito a chi erano destinati i soldi che ricevevano in prestito dall’Europa o dal Fondo Monetario Internazionale? La gran parte del denaro prestato dalla Troika in cambio di pesanti piani di aggiustamenti strutturali è tornato immediatamente nei bilanci delle nostre banche. È dunque molto preciso quello che afferma l’enciclica Quadragesimo anno pubblicata il quindici maggio millenovecentotrentuno da papa Pio undicesimo quando stigmatiza la finanza senza regole parlando di dittatura economica ed utilizzando la metafora del sangue monetario che irrora il corpo sociale con parole che potrebbero essere state scritte nel duemila e tredici:

105. E in primo luogo ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma l’accumularsi altresì di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mano di pochi, e questi sovente neppure proprietari, ma solo depositari e amministratori del capitale, di cui essi però dispongono a loro grado e piacimento.

106. Questo potere diviene più che mai dispotico in quelli che, tenendo in pugno il danaro, la fanno da padroni; onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso, di cui vive l’organismo economico, e hanno in mano, per così dire, l’anima dell’economia, sicché nessuno, contro la loro volontà, potrebbe nemmeno respirare.

107. Una tale concentrazione di forze e di potere, che è quasi la nota specifica della economia contemporanea, è il frutto naturale di quella sfrenata libertà di concorrenza che lascia sopravvivere solo i più forti, cioè, spesso i più violenti nella lotta e i meno curanti della coscienza. Forte della sua scelta profetica di non lasciarsi affascinare dagli idoli, la Chiesa e in particolare il Consiglio pontificio Giustizia e Pace ha chiesto nell’autunno del duemila e undici alcune riforme strutturali del sistema finanziario precise ed esigenti: l’imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie, la separazione dell’attività bancaria la ricapitalizzazione sotto condizione delle banche. Si può dire che, ad un anno di distanza, nessuna di queste tre domande ha avuto una risposta concreta.

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Gli asini e i fratelli Mercato

asini-Mercato-finanza

Se hai difficoltà a capire l’attuale situazione finanziaria mondiale la storia che segue potrebbe aiutarti.

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a 100 euro in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po’ sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L’uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 euro per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 euro a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 euro la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l’ordine di vendere le bestie 400 euro l’una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 euro, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca. Come era prevedibile, i due uomini d’affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il costo dell’asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). Eppure quest’ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l’aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità … Venne innalzata l’età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete?


L’invenzione dei soldi. Quando la finanza parlava italiano. “L’invenzione dei soldi” ci racconta in maniera approfondita e divertente, con tanti aneddoti e curiosità, la storia di un’Italia all’avanguardia nel momento in cui per la prima volta la moneta si trasforma in merce e il mercante può così diventare banchiere. È infatti proprio tra Genova, la Toscana (Lucca, Siena, Firenze) e Venezia dopo il Mille che nascono le prime società multinazionali ed è da qui che i mercanti partono per costruire colonie commerciali in tutto il Mediterraneo. È in Italia che nascono le banche e le società di assicurazione, che vengono inventati gli assegni e le prime obbligazioni e qui, di conseguenza, avvengono anche i primi reati finanziari, dai rocamboleschi furti con scasso ai danni dei forzieri di prestigiose banche fino alla creazione di vere e proprie zecche clandestine per falsificare monete.

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