Sì, Babbo Natale esiste

Babbo Natale

Il famoso scrittore Mark Twain, nel 1875, scrisse, calandosi nelle vesti di Babbo Natale, una bellissima lettera alla figlia Susie di tre anni, che la piccola trovò la mattina di Natale nella sua cameretta.

Cara Susie Clemens,

ho ricevuto e letto tutte le lettere che tu e la tua sorellina, tramite vostra mamma e le bambinaie, mi avete scritto. Ma non solo: anche quelle scritte di vostro pugno da voi piccine, senza usare l’alfabeto dei grandi ma scegliendo quello che tutti i bambini in ogni parte del mondo e perfino sulle stelle lucenti preferiscono. E visto che, qui sulla luna, mi scrivono solo bambini che utilizzano proprio quell’alfabeto, non è stato per nulla difficile leggere i vostri fantasiosi scarabocchi. Con le lettere che avete dettato alla mamma e alle bambinaie, invece, ho avuto alcune difficoltà visto che, essendo straniero, non riesco a capire bene l’inglese. Ma vedrai che non ho commesso errori con i vostri regali: ho consegnato personalmente ogni cosa, scendendo dal camino a mezzanotte, quando voi dormivate e vi ho baciate entrambe perché siete due bimbe buone, educate, posate e tra le più obbedienti che io abbia mai conosciuto. Nelle lettere che avete dettato, ho trovato delle parole che non conoscevo e non sono riuscito a soddisfare alcuni dei vostri desideri perché, ahimè, avevo finito ciò che mi veniva richiesto. La nostra ultima cucina per bambole l’abbiamo regalata a una bambina molto povera lassù in alto, sulla Stella Polare, nel gelido regno sopra il Grande Carro. La mamma può indicarti quella stella e così tu potrai dire: “Fiocco di Neve” (perché questo è il nome della bambina) “sono felice che tu abbia ricevuto quella cucina al posto mio perché ne avevi più bisogno di me”. Ma se ti limiti a pronunciare queste parole, Fiocco di Neve non riuscirà a sentirle: scrivile con le tue manine e lei ti risponderà. Fa’ in modo che la tua letterina sia leggera perché la distanza è tanta e molte sono le lettere da trasportare.

Nella lettera scritta dalla mamma ho trovato un paio di parole difficili. Ti riferivi per caso a “un baule pieno di vestiti per bambole”, è così? Verrò a bussare alla porta della cucina verso le nove di questa mattina per verificare: non devo vedere e parlare con nessuno, se non con te. Quando suonerà il campanello, George dovrà essere bendato e mandato ad aprire la porta per poi ritornare, insieme al cuoco, in sala da pranzo o nel ripostiglio dove sono custodite le porcellane. Devi dire a George di camminare in punta di piedi, senza parlare, altrimenti un giorno morirà. Poi, tu andrai nella tua stanza e, in piedi su una sedia o sul letto della bambinaia, appoggerai l’orecchio al condotto che arriva in cucina e quando io ci fischierò dentro, tu parlerai nel tubo, dicendo “Benvenuto Babbo Natale!”. Ti chiederò se era proprio un baule ciò che desideravi: se la tua risposta sarà sì, mi dirai di che colore lo vuoi e la mamma ti aiuterà a sceglierne uno carino. Mi indicherai anche tutti gli oggetti che vorresti ci siano all’interno del baule. Quando dirò “Ciao e buon Natale alla mia piccola Susie Clemens” tu risponderai “Ciao, buon vecchio Babbo Natale. Ti ringrazio moltissimo. Per favore, di’ alla piccola Fiocco di Neve che questa notte guarderò la sua stella: lei dovrà guardare giù, verso di me, io sarò alla finestra che dà a ovest. Durante ogni notte limpida osserverò la sua stella, pensando ‘Conosco qualcuno che abita lassù e a cui voglio bene’”. Poi scenderai nella biblioteca, farai chiudere a George tutte le porte che danno sull’ingresso principale e tutti rimarranno in silenzio per un po’. Andrò sulla luna, prenderò quelle cose e in pochi minuti scenderò di nuovo dal camino che si trova all’ingresso, se è proprio un baule ciò che vuoi, perché non posso calare un baule giù dal camino della camera dei bambini.

La gente potrà parlare, se lo vuole, fino a quando non sentirà i miei passi all’ingresso: allora dirai loro di stare tranquilli, finché non risalirò attraverso il camino. Forse non sentirai i miei passi: allora, di tanto in tanto, sbircia dalle porte della sala da pranzo e vedrai il tuo regalo sotto il pianoforte in salotto… potrei anche metterlo lì. Se lascerò un po’ di neve all’ingresso, di’ a  George di buttarla nel caminetto perché io non avrò tempo di farlo: non dovrà usare una scopa ma uno straccio, altrimenti saranno guai. Controlla George per evitare che corra dei rischi. Se i miei stivali lasceranno una macchia sul marmo del pavimento, George non la dovrà strofinare via: lasciatela lì, come segno della mia visita e tutte le volte che la guarderai o la farai vedere ricordati di essere una brava bambina. Quando sarai birichina e qualcuno indicherà quella macchia lasciata dallo stivale del buon vecchio Babbo Natale tu che cosa dirai?

Arrivederci, ma solo per pochi minuti, fino a quando verrò sulla Terra e suonerò il campanello della cucina.

Il tuo caro

Babbo Natale

Chiamato, qualche volta, “l’Uomo sulla Luna”.

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Babbo Natale rischia il fallimento

Santa Claus Office

Babbo Natale a rischio bancarotta. O meglio, il fiabesco villaggio che la Finlandia ha costruito in corrispondenza del Circolo polare artico, a otto chilometri dal centro del capoluogo lappone Rovaniemi, se la passa malissimo. In base a una sentenza di un tribunale locale la Dianordia, società che controlla una parte del comprensorio, sta per finire in bancarotta dopo la causa intentata dalle autorità di Helsinki. Rimangono infatti pochi giorni di tempo, fino a giovedì prossimo, per saldare circa 200mila euro di arretrati fiscali non pagati nel corso degli ultimi anni. Pena l’interruzione, o quantomeno la riduzione, dell’attività del parco tematico dove “abita” l’amatissimo Santa Claus.

La residenza ufficiale di Babbo Natale ha risentito pesantemente della crisi mondiale degli ultimi anni. Fino al 2009, infatti, oltre 300mila turisti di 100 diverse nazionalità affollavano ogni anno  –  specialmente a cavallo delle festività ma non solo, le visite partono dalla fine dell’autunno  –  il parco tematico del pasciuto nonno della tradizione che ogni dicembre riempie i sogni dei bambini.

Poi la trasferta è diventata dispendiosa, la turbolente internazionali hanno fatto il resto e il flusso di turisti è calato vistosamente. Proprio a partire da quell’anno “il numero dei visitatori russi si è dimezzato  –  ha spiegato Jarmo Kariniemis, managing director del villaggio lappone  –  come è crollato quello degli italiani, greci e spagnoli”.  Basti pensare che lo scorso gennaio la polizia di frontiera finlandese ha raccontato di un calo del 33% degli attraversamenti di confine fra il Paese e la Russia fra dicembre 2013 e lo stesso mese dell’anno successivo. Ecco perché a salire, per la Dianordia a un passo dal crac, sono state solo le tasse non pagate di cui ora Helsinki chiede conto.

Tuttavia c’è ancora la possibilità di farcela: “Ce ne stiamo occupando e abbiamo già raccolto metà della somma necessaria” ha aggiunto Kariniemi. In realtà la sentenza della corte riguarda specificamente il Santa Claus Office, che è tuttavia il cuore e la ragione stessa di un villaggio che ospita anche altre attrazioni gestite da altre società. Anche il responsabile dello sviluppo della regione di Rovaniemi ha rassicurato gli eserciti di bambini pronti a imbarcarsi per fare visita nei prossimi mesi al simpatico dispensatore di doni e ai suoi assistenti per verificare se la loro letterina sia arrivata a destinazione: “Non c’è possibilità che il villaggio faccia a meno di Babbo Natale. In qualche modo le attività continueranno”. Sì, ma prima c’è da saldare un conto salatissimo.

(Fonte Repubblica)

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Babbo Natale scrive ai bambini di tutto il Mondo: “Ci vediamo stanotte”

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Cari miei piccoli amici,

è la vigilia di Natale e vi sto scrivendo appoggiato al davanzale della finestra. Gli Elfi sono tutti a nanna e ne approfitto per rilassarmi un po’. Osservando il cielo, così luminoso, mi è venuta voglia di raccontarvi tutto quello che ancora non sapete sul Natale e la sua magia. Sono certo che ne sarete felici.

Mancano poche ore al viaggio verso le vostre case ma io ed i miei instancabili aiutanti Elfi, siamo già al lavoro. Per fortuna qui al Polo Nord è sempre molto freddo e, anche durante i mesi estivi, non ci fermiamo mai nemmeno per andare in vacanza. Lavoriamo sodo dalla mattina fino alle quattro del pomeriggio. A quell’ora ce ne andiamo tutti per i boschi a passeggiare sulla neve soffice, insieme alle nostre inseparabili renne. Chiacchieriamo e cantiamo… una pausa ce la meritiamo tutti no?

Al ritorno, le renne tornano nelle stalle ed io egli Elfi andiamo nella mia casetta e gustiamo una bella tazza di cioccolato caldo con biscottini allo zenzero. Una delizia! Io, che sono bello grassottello, non sempre prendo la cioccolata. A volte bevo un delicato the alla menta. Durante l’anno cerco di non mangiare troppo ma quando vengo nella vostre case posso finalmente gustare dolcetti sfiziosi che mi aiutano a superare il freddo e la stanchezza. Anzi vi prego di ringraziare le vostre mamme da parte mia; hanno sempre un pensiero culinario per me. Io adoro tutto quello che mi preparano: biscottini al cioccolato, alla vaniglia e il pandolce. C’è solo un cibo che non sopporto: gli hamburger di cervo e renna… ma grazie al cielo nessuno me li ha mai offerti.

Vi svelo un segreto: peso ben cento chili tondi tondi, ma mi raccomando non ditelo a nessuno. In fondo la ciccia mi piace; se non fossi un omone non riuscirei a vivere in un luogo così freddo come il Polo Nord. Mi piace molto questo posto, è talmente tranquillo! Non ci sono fabbriche che producono rumori o fumi e noi lavoriamo indisturbati. La mia casetta sembra piccola perché si nasconde sotto gli abeti tra la neve ed il ghiaccio, ma è assai grande da accogliere in un’ampia stanza tutti gli Elfi. Voglio molto bene a tutti loro, li considero miei figli adorati. I loro lettini sono centinaia e ognuno ha un armadietto con i propri vestitini. Hanno molti oggetti personali tra i quali una piccola ampolla con fine sabbia d’oro. Dovete sapere che quei deliziosi folletti insieme a me, in un enorme salone, inventano giocattoli davvero unici. Hanno delle idee geniali e ogni giorno costruiscono centinaia di macchinine, trenini, robot, bambole giganti e divertimenti di ogni genere. Non appena hanno finito di costruire un gioco, spruzzano un po’ della loro polvere color oro. Sapete a cosa serve? Quella polvere magica aiuta a rendere il mio sacco meno pesante; ogni gioco infatti diventa invisibile e non pesa. Come farei altrimenti a trasportare miliardi di pacchetti? Sono robusto ma temo mi verrebbe un male alla schiena…

A volte, quando siamo stanchi, ci riuniamo nel salone dei giochi e li proviamo tutti. Che spasso, ci divertiamo un mondo. In un angolo nascosto della casa, ho un piccolo studio dove, su una poltrona, mi siedo a leggere le vostre belle lettere. Le leggo proprio tutte ascoltando della buona musica di Natale; mi aiuta a trovare le idee per doni sempre più innovativi. Ho anche una piccola libreria con tutti i vocabolari del mondo. Ogni sera studio le lingue straniere. Le conosco quasi tutte, mi manca solo il cirillico. O meglio lo conosco ma non bene come le altre, è difficilissimo. Ma continuerò a leggere leggere leggere, prima o poi imparerò anche quella.

Sapete come si chiama il capo degli Elfi? Il suo nome è Elk ed è anche il più anziano. E l’elfo più simpatico e buffo? Strim, è il più piccolo di statura ma ha una voce fortissima. Lui è l’addetto costruttore di trenini; ha delle mani talmente piccole che bene si inseriscono tra gli ingranaggi per il fissaggio e la lavorazione dei motori. E’ talmente simpatico che quando ci riuniamo per la nostra insostituibile merenda pomeridiana ci rallegra con filastrocche, canti e balletti. Strim ci distrae e ci fa dimenticare la stanchezza. Il capo Elfo Elk ha un cappello alto alto che contiene delle chiavi speciali, molto speciali…

Dovete sapere che quando parto per il viaggio di Natale, Elk mi consegna quelle preziosissime chiavi; sono davvero importanti per venire nelle vostre case, aprono tutte le porte! Quando posso scendo dal camino e, terminato di consegnare i doni, lo risalgo facilmente grazie alle mie scarpe. Sì, avete letto bene, proprio le mie scarpe. Possiedono una soletta con all’interno piccole molle morbide; faccio un salto e hop eccomi direttamente catapultato sulla mia slitta. Quando invece non trovo un camino sui tetti, allora entro dall’ingresso principale, grazie agli oggetti di Elk. Oh Oh che sbadato, non vi ho ancora scritto niente sulle mie amiche renne. Sono 8 e si chiamano Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder, e Blitzen. Simpatici nomi, vero? Li ho scelti insieme agli Elfi.

Al mattino, quando le renne si svegliano, porto loro la colazione: carote e zollette di zucchero. Adorano anche i biscottini allo zenzero ma gli fanno molto male, allora l’elfo Jackie, addetto alla cucina, impasta per loro dei biscottini speciali con bacche rosse. Sono buonissimi e non gli rovinano i denti. Non ne possono comunque mangiare troppi, solo alcuni due volte la settimana, a merenda. Per affrontare il viaggio di Natale, prima di partire devono assolutamente mangiare mirtilli in grande quantità. Sapete perché? Quei gustosissimi frutti neri fanno alle renne un effetto “leggerezza”; le rendono talmente leggere che si sollevano addirittura in volo. Più ne mangiano più volano alte nel cielo.

Sapete dove sono stato oggi? A trovare una signora a me molto cara; si chiama Saskia. E’ la sarta del Polo Nord; confeziona e ripulisce gli abiti degli Elfi e… udite udite il mio fantastico vestito rosso. Quando torno dal viaggio di Natale, il mio abito è sempre molto sporco e sgualcito. Si annerisce quando passo attraverso i camini e si consuma a causa del continuo sali e scendi dalla slitta. Allora Saskia lo pulisce e lo rende come nuovo; utilizza l’acqua cristallina che sgorga dalla sorgente del bosco. E’ sufficiente immergerlo nell’acqua della fonte ed ecco il mio amato vestito risplendere di un rosso vivo e riacquistare la sua originaria luminosità. Ci tengo molto che l’abito non perda il suo colore; l’ho scelto perché ricorda il rosso del fuoco ed è in contrasto con il bianco che regna qui intorno. Saskia dice che è merito di quell’acqua così limpida e cristallina se il colore è sempre smagliante ma io non le credo. Secondo me aggiunge una pozione miracolosa. Un giorno Strim l’ha vista mentre maneggiava una bottiglietta azzurra con all’interno del fluido rosso. Che sia aiutata dalla magia? Del resto si sa, qui al Polo Nord tutto è avvolto in un’atmosfera da favola!

Cari bimbi, questa lettera è quasi terminata. Spero di avervi reso felici raccontandovi i segreti del Natale. Non mi resta che darvi appuntamento a stanotte; state tranquilli non mancherò di fare visita alle vostre case anche in caso di uragani o tempeste tropicali. E se doveste trasferirvi, non temete, vi troverò. Il mio grande intuito e l’amore verso di voi mi indicheranno la strada giusta. Un fortissimo abbraccio grande come l’universo.

Il vostro fedele amico.
Babbo Natale

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La vera storia di Babbo Natale (vietata ai bambini)

Babbo Natale, ovvero Santa Claus, ovvero San Nicola, è certamente il santo più amato e più atteso dai bambini di tutto il mondo. In questi giorni la sua effige è dovunque, sui giornali alle tivù, nei manifesti, sui gadget, ecc. Per non parlare poi delle persone travestite da Babbo Natale, che incontriamo per strada e nei negozi.

Il Babbo Natale come lo vediamo noi, con l’aspetto da anziano signore bonario, sempre vestito in rosso e pericolosamente soprappeso, è una “ricostruzione” abbastanza recente e porta la data dell’inverno del 1931. Come l’attuale era un periodo di recessione e nell’America Settentrionale, per la precisione ad Atlanta, nella stanza dei bottoni di un palazzone di centoventi piani, lo stato maggiore della Coca-Cola s’interrogava su come rilanciare il consumo della mitica bevanda che anch’essa stava subendo gli effetti della recessione, per la prima volta dopo la sua nascita. La scelta su quello che noi oggi chiameremmo un creativo, cadde sul disegnatore americano Haddon Sundblom, di origini svedesi e noto come forte bevitore. A lui fu affidata la missione di creare una campagna pubblicitaria per rialzare le vendite che stavano cadendo in picchiata. Haddon Sundblom era un genio delle trovate pubblicitarie, e così si mise alla ricerca di un testimonial. La sua palese incoscienza, anche alcolica, lo portò ad una scelta quanto meno azzardata: niente meno che San Nicola, l’ex vescovo di Myra, vecchio di quasi mille anni che aveva la nomea di portar doni ai bambini. San Nicola era già stato messo in versi da Dante nel Purgatorio (XX 31-33) ed era noto agli storici perché le sue ossa furono trafugate dalla Turchia da un manipolo di marinai per poter offrire alla città di Bari un patrono che a lei mancava. La nomea di gran donatore che l’accompagnava da sempre aveva anche colpito il Nord Europa ove il nostro San Nicola vestiva per l’occasione i panni d’un folletto, ovviamente gran dispensatore di doni ai bambini. Tutto ciò non poteva non colpire la fantasia – i maligni sostengono alcolica – di Haddon Sundblom che pensò di utilizzare il grande spacciatore di doni molto prosaicamente, per risollevare le vendite e le finanze della Coca-Cola. Però lo rese quasi irriconoscibile. Lo fece scendere immediatamente dagli altari per spianargli la via ad altri più sostanziosi altari, quelli del consumismo.

Poi via l’aureola, via gli abiti curiali, e via anche i verdi abiti dei folletti. Dal reparto costumi di un grande magazzino di Atlanta scovò uno strano costume bianco e rosso che sarebbe piaciuto sicuramente alla Marvel, o che forse era stato proprio disegnato su ispirazione Marvel. Ingrassò il personaggio e così conciato lo presentò allo staff dell’azienda e, l’idea piacque, sì che partì immediatamente una forte campagna pubblicitaria con l’incongruo testimonial.

Anche il nome di Babbo Natale fu coniato dal nostro Haddon Sundblom. Da allora Babbo Natale è entrato nell’immaginario collettivo, talvolta è rientrato pure nelle chiese, è sopravvissuto alla seconda guerra mondiale e a quella fredda, alla Corea, al Vietnam, alle dune del Golfo, al terrorismo islamico e allo tsunami. È comparso da allora in tutti i calendari della Coca-Cola, ha visto pin up su Play Men (s)vestirsi dei suoi panni, nelle immagini è sempre circondato da bambini come un nonno generoso, oppure come un vecchio pedofilo. E la sua icona è divenuta troppo ingombrante, s’è sganciata dalla Coca-Cola per apparire in una miriade di film holliwoodiani, o agli angoli della strada come uomo sandwich, sì che molteplici individui gratificando la propria pulsione al travestitismo, con la scusa di far sorridere figli e nipoti, cedono alla tentazione di presentarsi come Babbo Natale portatore di doni.

Ma oggi tutti i miti traballano e Babbo Natale rischia di essere travolto dall’atmosfera horror di Stephen King che già ha travolto i clown – vedi It – e di assumere un’atmosfera inquietante con l’alito puzzolente di whisky quasi a far trapelare le sue origini alcoliche ereditate da Haddon Sundblom.

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