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L’età media in tutti i paesi del Mondo

età media mondo

CIA Factbook, ha creato una mappa che mostra l’età media di tutti i paesi del mondo. L’età mediana si ottiene sommando l’età di tutta la popolazione e dividendola per il numero di persone facenti parte della popolazione stessa.

Attualmente nel mondo vivono quasi 1,2 miliardi di persone tra i quindici e i ventiquattro anni e la maggior parte si trova in Africa. L’Italia, manco a dirlo, è il paese più vecchio del mondo, dopo Giappone e Germania. Quale sarà l’impatto a lungo termine dei cambiamenti demografici del mondo? Continue Reading


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Quante sono le colf e le badanti in Italia? Ecco chi cura l’Italia che invecchia

Quante sono le badanti in Italia?

In un Paese che conta 13,3 milioni di anziani e dove gli ultra 65enni aumentano al ritmo di 260.000 l’anno e nel 2050 rappresenteranno più di un quarto della popolazione, è inevitabile che la domanda privata di assistenza sia in costante aumento.

Eppure è un’occupazione ancora percepita come qualcosa di diverso dal lavoro “regolare”, quasi un “non lavoro”. Invece rappresenta un contributo fondamentale e preziosissimo al fabbisogno di servizi di cura e di assistenza familiare che la nostra società, in costante invecchiamento, richiede. Continue Reading

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L’elisir di eterna giovinezza

Discorso sulla giovinezza del Generale Douglas MacArthur ai Cadetti di West Point nel 1945.

La giovinezza non è un periodo della vita,
essa è uno stato dello spirito,
un effetto della volontà,
una qualità dell’immaginazione,
un’intensità emotiva,
una vittoria del coraggio sulla timidezza,
del gusto dell’avventura sulla vita comoda.

Non si diventa vecchi
per aver vissuto un certo numero di anni;
si diventa vecchi perché
si è abbandonato il nostro ideale.

Gli anni aggrinziscono la pelle,
la rinuncia al nostro ideale aggrinzisce l’anima.

Le preoccupazioni, le incertezze,
i timori, i dispiaceri,
sono nemici che lentamente
ci fanno piegare verso la terra
e diventare polvere prima della morte.

Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia,
che si domanda come un ragazzo
insaziabile ” e dopo?”,
che sfida gli avvenimenti
e trova la gioia al gioco della vita.

Voi siete così giovani come la vostra fede,
così vecchi come la vostra incertezza.

Così giovani come la vostra fiducia in voi stessi,
così vecchi come il vostro scoramento.

Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi.

Ricettivi di tutto ciò che è bello, buono e grande.

Ricettivi al messaggio della natura,
dell’uomo e dell’infinito.

Se un giorno il vostro cuore
dovesse essere mosso dal pessimismo
e corroso dal cinismo,
possa Dio avere pietà della vostra anima di vecchi.

 Generale Douglas MacArthur

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Italiani sempre più vecchi, record europeo di over 80

anziano

L’Italia è il Paese dell’Unione europea con la maggior quota di popolazione over 80. Il 21,4% dei cittadini ha più di 65 anni, rispetto a una media Ue del 18,5%, e il 6,4%, pari a quasi 4 milioni di persone, ne ha più di 80, contro una media di 5,1%. Nel 2005 l’Italia risultava seconda (con una quota del 4,9%) alle spalle della Svezia (5,4%), che dopo dieci anni è invece scesa al 5,1%. Continue Reading

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Un pensionato su quattro si “gioca” la pensione

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“La Ludopatìa è ormai un fenomeno altamente diffuso nel nostro paese. Le vittime non si contano più, sia in termini economici che di effetti sulla vita quotidiana. È indubbio che la crisi sia una delle cause principali che hanno portato alla crescita di questo fenomeno. In Italia, solo nel 2012 il fatturato del gioco ha raggiunto quota 87 miliardi, contro gli 80 dell’anno precedente, di questi, solo 16 miliardi sono state distribuite in vincite. Questo primo dato, dà l’idea di quello che stiamo vivendo, e cioè un fenomeno che così come viene imposto non garantisce crescita economica per il paese e non riesce a salvare dal baratro più di 800 mila vittime. Molti di questi sono anziani, si stima, infatti, che 1.700.000 over 65 siano giocatori, di questi però bisogna distinguere tra problematici e patologici. I primi, rappresentano circa 1.200.000 della popolazione anziana giocatrice, mentre i casi di giocatori d’azzardo patologici sono circa 500 mila. Complessivamente, gli anziani giocano 5,5 miliardi di euro, circa 3200 euro l’anno e 266 euro al mese. Questo dato medio oscilla tra i 100 euro spesi da i giocatori anziani non patologici e i 400 di chi è ormai è malato. Le norme contenute nella Legge di stabilità potrebbero aggravare ulteriormente questa condizione. Infatti, questa manovra comporta, secondo gli studi che abbiamo condotto come Fipac Confesercenti, una riduzione del reddito disponibile dell’ordine di 300 euro per i livelli di pensione più diffusi. Una riduzione del reddito disponibile 2014 dei pensionati compresa fra i 294 e i 389 euro, per effetto di un taglio alle pensioni, di un mancato sgravio fiscale e di un aumento del prelievo sulla casa di abitazione. Se rapportiamo questo dato (300 euro in meno nelle tasche dei pensionati) alla spesa per giochi (266 euro al mese), abbiamo l’idea di quello che potrebbe accadere. Per evitare che i numeri di pensionati malati di gioco crescano, un primo passo potrebbe essere che le organizzazioni e le istituzioni riescano a collaborare per fare una buona prevenzione verso quei clienti che mostrano la patologia. Allo stesso modo, è importante poter giungere ad un incentivo o a uno sgravio fiscale per i pubblici esercizi che hanno fatto la scelta, prima di tutto etica, di non tenere nel proprio locale né slot machine, né qualsiasi altro tipo di gioco d’azzardo. Questo potrebbe essere un modo iniziale per evitare che si generi l’effetto “criminalizzazione” che potrebbe creare danni altrettanto gravi. Il gioco, infatti, deve essere inquadrato prima di tutto sotto un aspetto ludico di passatempo e divertimento, è il concetto condiviso di divertimento, che non deve diventare però grave problema e, appunto, ludopatia. Con il dossier “Il gioco non ha età”  Fipac Confesercenti ha voluto fare luce su un fenomeno che ha raggiunto ormai livelli straordinari e che, in tempi di crisi economica, rappresenta sicuramente un’attrattiva per quanti, anziani in primis, cercano di uscire fuori da una forte depressione sociale ed economica.” Massimo Vivoli presidente Fipac Confesercenti

La testimonianza di Rita 73 anni, pensionata di Messina:

“La prima volta che ho iniziato a giocare è stato in una sala Bingo. Mi ero separata da poco e, in certi momenti mi sentivo molto sola. Il Bingo è un gioco che ti prende, perché ti dà questa doppia possibilità di giocare in maniera solitaria e, allo stesso tempo, di regalarti la compagnia di tanti come te che hanno voglia di spezzare la routine”. Rita, è una pensionata di 73 anni e ormai da 15 giocatrice. Vive da sola a Messina, una cittadina siciliana a ridosso del mare. “Ogni mattina, se così si può definire, intorno alle 12:00 mi alzo, prendo caffè, ma non faccio colazione, dopo vado subito a giocare. La prima volta in una sala bingo, avevo ancora nella mia testa gli effetti di un matrimonio che avevo fatto da molto giovane e mi aveva prosciugato tutte le energie. Nei primi periodi, andavo ogni sabato a giocare, ma puntavo poco, non spendevo molti soldi in cartelle. Col tempo però- racconta Rita- le cose sono peggiorate. Mi sono attorniata di un gruppo di amiche che hanno la stessa passione, così ci organizziamo spesso e passiamo tempo insieme. Ci si vede, una volta per uno a casa, facciamo una sorta di fondo cassa. Cioè puntiamo 30-40 euro, e iniziamo a giocare per buona parte della notte, alla fine però, nessuno porta via nulla di ciò che ha vinto o perso. Mettiamo tutto in un piatto comune che man mano rimpinguiamo ogni volta che giochiamo. Alla fine, quando ci rendiamo conto che questi soldi sono davvero tanti, li tiriamo fuori e partiamo tutti insieme per una vacanza”. Rita da giovane era ragioniera e impiegata in un’azienda, ha smesso di lavorare perché il marito, commercialista, a quei tempi voleva accanto una donna “di casa”. “Credo che la mia insoddisfazione- spiega- è iniziata là. In passato giocavo spesso nei circoli della città. Sono luoghi dove trovi di tutto, dalla gente bene, lì per giocare e farsi una chiacchierata, fino all’usuraio di professione. Lo riconosci subito, sta lì come un avvoltoio, e aspetta che qualcuno perda per poi intervenire con prestiti dalle percentuali usuraie. Conosco molta gente che ha fatto una brutta fine, per certi periodi me inclusa, che si è indebitata per pagare lo strozzino. A volte non riesco a riprendermi dallo stato di torpore in cui mi porta il gioco. Vivi come in un continuo stato di shock, perdendo il senso della misura. Oggi, sono questa. Mi alzo all’ora di pranzo, non mangio più, non curo il mio abbigliamento, né le relazioni sociali che non siano quelle del gioco. Credo di avere perso anche il senso dell’affetto.”

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