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Allarme Onu: L’inquinamento uccide 234 volte più delle guerre

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L’inquinamento uccide ogni anno nel mondo un numero di persone che è 234 volte quello delle vittime dei conflitti. Non esiste sulla terra un altro killer così spietato. Lo rivela un rapporto dell’agenzia dell’Onu per l’Ambiente (UNEP) e dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), presentato stamani a Nairobi, in Kenya, alla seconda Assemblea delle Nazioni unite per l’Ambiente (UNEA2), che raccoglie 2.300 delegati da 170 paesi. Il rapporto rivela che, nel 2012, 12,6 milioni di morti premature nel mondo (23%) sono da attribuirsi a condizioni ambientali degradate. Continue Reading


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L’amianto il killer alle nostre spalle

A 24 anni dalla messa al bando, l’amianto è ancora diffusissimo sul nostro territorio: le stime (per difetto) di Cnr-Inail parlano di ben 32 milioni di tonnellate; il Programma nazionale di bonifica dei Siti conta 75mila ettari di territorio in cui è accertata la presenza di amianto, il ministero dell’Ambiente riporta oltre 44 mila siti contenenti il pericoloso minerale di cui 2.236 bonificati e 41.350 ancora da bonificare.

Una recente inchiesta “Il prezzo dell’amianto“, realizzata da Rosy Battaglia, Davide Mancino e Gianluca De Martino fornisce numeri, analisi e una precisa mappa dove si trova l’amianto e il suo livello di pericolosità. Continue Reading

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Smaltire l’amianto con il siero di latte, la storia del brevetto



Chemical Center Srl è nata nel 2009 per iniziativa del Prof. Norberto Roveri, direttore del Laboratorio di Strutturistica Chimica Ambientale e Biologica (LEBSC) presso il Dipartimento di Chimica “G. Ciamician” dell’Università di Bologna, e dell’imprenditore Paolo Gualandi, presidente della Coswell SpA. Il LEBSC (www.lebsc.it) collabora proficuamente con Coswell fin dal 2005, anno in cui venne brevettata e lanciata commercialmente della linea di igiene orale Biorepair a base di idrossiapatite biomimetica. Un successo internazionale, non solo commerciale, ma di innovazione scientifica in ambito odontoiatrico per aver rappresentato la prima salutare alternativa all’uso del fluoro finalmente riconosciuto anche dalla Comunità Europea rischioso per la salute.

I ricercatori del LEBSC nella loro attività presso il Chemical Center Srl, utilizzano le loro particolari esperienze nell’ambito delle nanotecnologie acquisite nella ricerca di base sui materiali sia “biomimetici” sia “geomimetici”. I materiali biomimetici sono materiali sintetici che mimano per composizione, struttura, morfologia, reattività superficiale e molte altre caratteristiche chimico-fisiche i materiali biologici naturali. Tra i materiali geomimetici, ovvero quelli che vengono sintetizzati con caratteristiche chimico-fisiche che copiano i materiali geologici naturali, le fibre di amianto rappresentano sicuramente l’esempio più interessante. I ricercatori del LEBSC hanno pubblicato le loro ricerche di base e accademiche sull’amianto in decine di riviste scientifiche internazionali.

Nel 2002 hanno messo a punto una metodica di sintesi in grado di preparare in laboratorio fibre sintetiche di amianto geomimetico costituite da una cavità interna di 7 nm con una parete di 7 nm di spessore e aventi la stessa struttura e morfologia delle fibre di amianto naturali [Structural and morphological characterization of synthetic chrysotile single crystals. Falini, G.; Foresti, E.; Lesci, G.; Roveri, N. Chemical Communications (Cambridge, United Kingdom) (2002), (14), 1512-1513.; Falini, Giuseppe; Foresti, Elisabetta; Gazzano, Massimo; Gualtieri, Alessandro F.; Leoni, Matteo; Lesci, Isidoro G.; Roveri, Norberto. Tubular-shaped stoichiometric chrysotile nanocrystals. Chemistry- -A European Journal (2004), 10(12), 3043- 3049. ; N. Roveri, G. Falini, E. Foresti, G. Fracasso, I. G. Lesci, P. Sabatino, Geoinspired Synthetic Chrysotile Nanotubes, J. Mat. Research, 2006, 21(11), 2711- 2725]. Queste fibre geomimetiche rappresentano il primo standard di riferimento per lo studio delle caratteristiche chimicofisiche dell’amianto. Infatti, disporre di fibre di amianto costituite solo da magnesio e silicio non contaminate da metalli estranei (ferro, nichel, manganese ecc.), come lo sono tutte quelle di amianto naturali e tutte in modo diverso in funzione del diverso ambiente geologico in cui si sono formate, ha permesso di verificare che le fibre sintetizzate non sono tossiche, ma lo diventano immediatamente con la semplice aggiunta durante la sintesi di pochi decimi centesimali in peso di ferro [Gazzano E.; Turci F.; Foresti E.; Putzu M.G.; Aldieri E.; Silvagno F.; Lesci I.G.; Tomatis M.; Riganti C.; Romano C.; Fubini B.; Roveri N.; Ghigo D. (2007). Iron-Loaded Synthetic Chrysotile: A New Model Solid for Studying the Role of Iron in Asbestos Toxicity. CHEMICAL RESEARCH IN TOXICOLOGY. vol. 20, pp. 380 – 387].

L’aver messo a punto il metodo sintetico di formazione delle fibre di amianto geomimetico ha permesso a questi ricercatori di capovolgere dal punto di vista chimico il processo di formazione e quindi di capire come potere denaturare e distruggere completamente le fibre di amianto naturale. Il Chemical Center ha depositato un brevetto EP2428254B1 in cui viene descritto un processo biotecnologico di distruzione dei manufatti in cemento amianto (lastre eternit) utilizzando il siero esausto di latte. Con questo processo brevettato dal Chemical Center in Italia e poi esteso a livello europeo, si ottiene prima la rimozione della componente cementizia mediante l’acidità dei metaboliti del Lactobacillus casei presente nel siero di latte e la completa liberazione delle fibre di asbesto, che vengono poi distrutte completamente con un processo idrotermale a 180 °C sempre in siero di latte. I due stadi del processo sono:

• solubilizzazione della componente cementizia;

• denaturazione completa delle fibre di amianto.

Entrambi avvengono con processi chimici completamente in immersione nel siero di latte, senza alcuna possibilità di immissione di fibre di amianto in aria. Il processo brevettato utilizza due rifiuti pericolosi: cemento-amianto e siero esausto di latte per ottenere prodotti commercialmente validi come idropittura, idrossido di calcio, carbonato di calcio, concimi e soprattutto metalli (Mg, Ni, Mn, Fe..…), che vengono depositati elettrochimicamente, e avere come unico scarto acqua scaricabile in fogna.

Il Chemical Center Srl, azienda certificata TUV, accreditata alla Rete Innovazione dell’Emilia Romagna e premiata dalla Camera di Commercio di Bologna per il “Premio Ricerca e Innovazione 2011” per il brevetto del processo di denaturazione delle fibre di amianto mediante l’uso di siero esausto di latte, ha recentemente ceduto in licenza il proprio brevetto per la costruzione dei primi prototipi dell’impianto industriale. Friulana Costruzioni Srl ha acquistato la licenza del brevetto per le regioni dell’Italia del nord, con l’esclusione dell’Emilia Romagna. Project Resource Asbestos Srl (PRA Srl) ha invece acquistato la licenza per le regioni Puglia, Molise e Campania, mentre altre aziende operanti nel settore dei rifiuti stanno contrattando l’acquisizione della licenza del brevetto per le rimanenti regioni italiane e alcuni paesi europei. Questi impianti pilota saranno dimensionati in modo da smaltire al massimo 10 tonnellate di eternit al giorno e si differenzieranno utilizzando rifiuti alimentari acidi diversi e tipici della regione in cui sorge l’impianto, così, a fianco del siero di latte esausto, potranno essere utilizzati i rifiuti acidi della viticultura, della spremitura delle olive, della lavorazione dei pomodori e della produzione di birra. Il LEBSC, recentemente costituito in srl da alcuni ricercatori del Chemical Center autori del brevetto, affiancherà le aziende impegnate nella costruzione dei prototipi sviluppando con esse modifiche del processo brevettato per adeguarlo all’utilizzo dei diversi rifiuti alimentari acidi abbondanti e facilmente reperibili sul territorio.

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Attenti al polverino #EternitGiustizia

polverino-#EternitGiustizia-Casale Monferrato-Eternit

Attenti al polverino è il titolo di una fiaba scritta da Assunta Prato, moglie di Paolo Ferraris assessore e vicesindaco di Casale Monferrato, anch’egli morto di amianto. La micidiale polvere (il “polverino”) che ha ucciso, e contiua a uccidere, ex lavoratori e cittadini di Casale e di tanti paesi e città nel Monferrato e nel resto d’Italia (Cavagnolo, Rubiera, Bagnoli, ecc.). In questi anni ne sono morti già 3000, altri 700 sono malati. E nel mentre la corte di Cassazione accoglie la richiesta del procuratore generale nel processo Eternit, dichiara la prescrizione e cancella la condanna a 18 anni al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, unico imputato. Questa è una fiaba, ma a Casale Monferrato non c’è famiglia che non abbia un padre, una madre, un nonno, uno zio, un figlio, un amico morto per colpa dell’amianto, per colpa della Eternit, la più grande fabbrica di morte d’Europa. L’Ingiustizia è fatta…. Continue Reading

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I virus cancerogeni del pollame


L’esposizione al pollame aumenta il rischio di tumori del fegato e del pancreas. I virus cancerogeni che si trovano nel pollame potrebbero spiegare l’aumento del rischio di morte per cancro del fegato e del pancreas. Se una persona fuma per oltre 50 anni la probabilità di cancro del pancreas è “soltanto” raddoppiata. Le persone che macellano il pollame sembra che abbiano un aumento di probabilità di contrarre il tumore pari addirittura a nove volte.

Traduzione del video del dr. Michael a cura della dr.ssa Roberta Bichi:

Migliaia di americani continuano a morire a causa dell’esposizione all’amianto anche a distanza di molti decenni da che ne è stato vietato l’uso, e questo perché i tumori possono impiegare anni prima di manifestarsi. In questo momento ci troviamo in quella che è stata definita “la terza ondata” di malattie legate all’amianto.

La prima ondata è cominciata negli anni ’20, tra i minatori di amianto; la seconda fase è stata tra i costruttori navali e i lavoratori edili che hanno utilizzato l’amianto negli anni ’30, ’40 e ’50. Ora che gli edifici che sono stati costruiti con l’uso di questo materiale, alla fine degli anni ’60, cominciano ad invecchiare ed a deteriorarsi, non sono più soltanto i lavoratori a essere a rischio, ma ci sono anche rischi potenziali di una notevole esposizione ambientale all’amianto tra i residenti, gli inquilini e i frequentatori di questi edifici, come scolari, impiegati, manutentori e pubblico in generale.

Il “Centro per il Controllo delle Malattie”, l'”Accademia Americana di Pediatriia”, e l'”Agenzia Federale per la Protezione Ambientale (EPA)” hanno previsto che nei prossimi 30 anni negli Stati Uniti si verificheranno circa 100 casi di mesotelioma e di tumore ai polmoni tra le persone che sono esposte all’amianto negli edifici scolastici, come gli alunni. Ma tutto è cominciato con i lavoratori del settore. Come diceva cinicamente una circolare all’interno del settore industriale: “se hai una bella vita lavorando i prodotti dell’amianto, perché non morirne?”.

Per scoprire se qualcosa è carcinogeno si studiano generalmente i soggetti che sono più esposti, ed è che cosí che siamo venuti a conoscenza dei rischi potenziali dell’amianto nell’insorgenza del cancro; allo stesso modo, stiamo imparando quali sono i rischi potenziali dei virus del pollame nel causare lo sviluppo di tumori.

Per anni ho sostenuto che il tasso di elevata mortalità tra i lavoratori del settore avicolo fosse associato con i virus cancerogeni del pollame, che possono essere trasmessi alle persone che manipolano pollo fresco o congelato. Lo scorso anno ho presentato il più grande studio fatto fino quel momento che “confermava quanto messo in evidenza in altri tre studi, ovvero che chi lavora alla macellazione del pollame e negli impianti di trasformazione dello stesso ha un aumento del rischio di morte legato a certi tipi di tumore”, senza dimenticare i tumori del pene legati all’esposizione al pollame. Questo ricerca è stata fatta su 20.000 lavoratori del settore avicolo. Bene, ora c’è un nuovo studio su 30.000 lavoratori.

Lo scopo di questo studio era verificare l’ipotesi che l’esposizione a questi virus, che si verifica per lo più nei lavoratori professionali del settore avicolo senza peró tralasciare la popolazione più in generale, potrebbe essere collegato ad un aumento di rischio di morte da tumore del fegato e del pancreas. In questo studio hanno visto che gli addetti alla macellazione del pollame hanno nove volte più probabilità di sviluppare un tumore al pancreas e al fegato.

Giusto per contestualizzare questo dato, il fattore di rischio che viene studiato con maggior attenzione nel cancro del pancreas, uno dei tumori più letali, è il fumo di sigaretta. Anche se una persona fuma per oltre 50 anni, anche in tal caso, la probabilità di cancro del pancreas è “soltanto” raddoppiata. Le persone che macellano il pollame sembra che abbiano un aumento di probabilità di contrarre il tumore pari addirittura a nove volte.

Per quanto riguarda il tumore del fegato, la causa più conosciuta, e anche la più studiata, è l’alcol. Le persone che consumano più di quattro bicchieri di alcolici al giorno triplicano la probabilità di sviluppare un tumore al fegato. Come avviene per il tumore del pancreas, la macellazione del pollame sembra che aumenti di nove volte la probabilità di contrarre il cancro al fegato.

Ci sono malattie che sono esclusivamente legate all’industria delle carni, la più recente è quella che è stata definita come “malattia della spazzolatura del salame”, che interessa le persone che per otto ore al giorno sono addette a rimuovere la muffa bianca che cresce sulla superficie del salame, ma la maggior parte delle malattie di cui soffrono gli operatori dell’industria delle carni sono più universali.

La ragione per cui è stato cosí facile definire il collegamento tra amianto e cancro si deve al fatto che l’amianto provoca l’insorgenza di un cancro particolarmente insolito, che era praticamente sconosciuto fino al momento della grande diffusione di miniere di amianto e al suo utilizzo a livello industriale. Ma il cancro del pancreas che si puó contrarre manipolando il pollo è esattamente lo stesso cancro del pancreas di cui ci si puó ammalare fumando sigarette, e dunque è più difficile identificare il rapporto di causa-effetto.

In conclusione: malgrado gli elevatissimi rischi di tumori mortali, al contrario di quanto avvenuto per l’amianto, non aspettiamoci dei divieti per la catena di fast food Kentucky Fried Chicken.

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