L’identikit degli adolescenti italiani tra alcol, marijuana e sexting

adolescenti italiani

Fanno uso di marijuana, alcol e droga, e vivono con lo smartphone incorporato alla mano. Diminuiscono i consumi “colti” a vantaggio di chat e messanger. Vivono in una famiglia sempre più assente e assolutamente non prescrittiva, dove i genitori fanno pesare il loro punto di vista anche meno di quanto gli stessi figli riterrebbero ragionevole.

Questa è la fotografia dei 2.293.778 adolescenti italiani, di cui 186.450 stranieri, scattata dal 9° Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, realizzato dal Gruppo CRC con la collaborazione di 134 operatori delle 91 associazioni del network. Continue Reading

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Gli europei vivono più a lungo ma l’Oms suona il campanello d’allarme

European Health Report 2015
L’ultimo rapporto sulla sanità europea mostra un Europa che ha raggiunto successi sorprendenti ed è sulla buona strada per colpire più bersagli, come la riduzione della mortalità prematura e la creazione di ulteriori obiettivi nazionali per la salute. “Questo rapporto mostra un progresso incoraggiante”, ha detto Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l’Europa. “I nostri Stati membri hanno abbracciato la possibilità di Salute 2020 e stiamo cominciando a vedere i risultati reali. Ma c’è un rischio reale che questi guadagni andranno persi se il fumo e il consumo di alcol proseguissero al ritmo attuale. Questo è particolarmente rilevante per i giovani, che possono non vivere più a lungo dei loro nonni”.

Gli europei vivono più a lungo. L’aspettativa di vita è in costante aumento, ma il rapporto lancia anche l’allarme, sottolineando che l’Europa ha i più alti livelli di tabacco e di consumo di alcol nel mondo. Tali rischi, combinati con l’aumento dell’obesità, potrebbero tradursi in un calo dell’aspettativa di vita nelle generazioni future. Inoltre, il divario nella speranza di vita alla nascita tra i paesi si ferma a più di 10 anni, con Israele e la Svizzera in cima alla classifica per la longevità. Uso del tabacco e il consumo di alcol hanno un ruolo significativo nella riduzione vita, anche se sono stati compiuti progressi nel ridurre questi fattori di rischio. I più grandi successi nella riduzione dell’uso di tabacco si sono verificati in Bielorussia, Georgia, Kazakistan, la Russia e l’Ucraina, e riduzioni significative sono state raggiunte anche in alcuni paesi dell’Europa occidentale. Interventi di politica sul consumo di alcol, come ad esempio il controllo della disponibilità e il prezzo di alcol, stanno dando lentamente i loro frutti.

Il rapporto rivela che l’Europa è sulla buona strada per conseguire una riduzione relativa della mortalità prematura del 1,5% l’anno entro il 2020. Miglioramenti marcati sono stati visti nei tassi di morte per cause esterne, come incidenti stradali e suicidi. Le maggiori riduzioni si sono verificate nella parte orientale della regione, in particolare in Estonia, Lettonia, Federazione russa e l’Ucraina. La Federazione russa ha ridotto i tassi di mortalità da incidenti stradali di oltre il 20% negli ultimi 10 anni, grazie a misure quali l’ammodernamento delle infrastrutture stradali, meccanismi per garantire che i conducenti rispettino le norme di circolazione.

Le lacune nella copertura vaccinale si traducono in epidemie di malattie prevenibili con vaccini. La copertura vaccinale media contro la poliomielite nella regione europea è stata del 94,7% nel 2010 (Health 2020 baseline), 94,4% nel 2011 e 95,4% nel 2012. Questo rappresenta un alto livello di protezione per la maggior parte delle popolazioni della regione, ma è necessaria una costante vigilanza, visto come in alcune aree della Regione Europea le epidemie di polio rappresentano ancora una minaccia.

La copertura vaccinale media per il morbillo nella regione europea è passata dal 93,4% del 2010 (Health 2020 baseline) al 93,7% nel 2011 e 94,6% nel 2012 ed è in costante aumento. Nonostante la copertura vaccinale generalmente alta in Europa, alcune lacune di immunità rappresentano la causa di trasmissione endemica ancora in corso e hanno portato ad una serie di focolai di morbillo e rosolia negli ultimi anni. Nel 2015 sono stati segnalati quattro morti per morbillo e un bambino è morto di difterite – primo caso in tre decenni.

I paesi stanno accendendo un riflettore sulla disuguaglianza. Il tema delle disuguaglianze è analizzato in dettaglio nel rapporto, mostrando che sono stati compiuti progressi sostanziali nella riduzione delle disuguaglianze in tutti i settori. Ciò dimostra che l’aumento dei paesi che hanno adottato politiche per affrontare le disuguaglianze di salute sta avendo un effetto positivo: l’86% dei 36 paesi dichiaranti ha politiche o strategie di questo tipo. Molto resta ancora da fare, però. Nel caso di mortalità infantile, ad esempio, la differenza tra i tassi più alti e quelli più bassi nella regione si è ridotta notevolmente ma ancora rappresenta ogni anno 20 morti infantili ogni 1.000 nati vivi.

Solo 12 dei 53 Stati membri europei ha indicato che la spesa out-of-pocket è stata inferiore al 15% della spesa sanitaria totale. Ciò significa che nei restanti 41 paesi le persone sono vulnerabili alle spese sanitarie catastrofiche  e che si ammalano possono arrivare alla povertà. Questa categoria non ha visto alcun miglioramento dal 2010.

*The European health report 2015, pubblicato dal World Health Organization – WHO agenzia europea dell’organizzazione mondiale della sanità

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L’ultima follia: Il tampax alcolico



Li chiamano tampax alcolici e sono l’ultima assurda perversione: “Pochi minuti, e sei completamente fuori”.

Sono stati sequestrato una montagna di tampax nei giorni scorsi a una donna di Terlizzi (Bari) venuta a spacciare col suo compagno in un camping. Un affare da migliaia di euro. Quattro ragazzi, due ragazzi e due ragazze, ieri sarebbero finiti in coma etilico proprio per colpa del tampax.

Il “trucco” sarebbe stato inventato da alcuni adolescenti statunitensi per non farsi beccare dai genitori a bere. Si serve il drink in un bicchiere profondo e si sommerge il tampax per alcuni secondi perchè assorba il liquido. Ragazzi e ragazze imbevono di vodka gli assorbenti, l’indossano per via vaginale o rettale, a seconda del sesso, e assumono l’alcol in questa strana maniera, mandandolo in circolo così, attraverso le mucose. L’inserzione nelle mucose permette il trasferimento nel flusso sanguigno in maniera più veloce e più potente rispetto all’ingerimento.

Ma non è solo con il tampax che si cerca di realizzare il proprio obiettivo: l’alternativa è introdurre negli orifizi gli alcolici direttamente utilizzando un tubo di plastica o anche un semplice imbuto. Altri metodi ancora più estremi sarebbero quelli di versarsi il liquido negli occhi o aspirarlo con il naso, quest’ultimo il più pericoloso.

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La metà della birra se la beve lo Stato

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L’elevato valore della fiscalità sulla birra in Italia penalizza fortemente i 35 milioni di consumatori italiani, che quando acquistano una birra al supermercato versano al Fisco, tra accise e IVA, il 46% del suo prezzo di vendita. Una situazione insostenibile per il settore birrario nazionale, oltre 500 produttori, che contribuisce in maniera significativa alla creazione di ricchezza e occupazione per il Paese. Un settore che porta oggi complessivamente alle casse dello Stato italiano oltre 4 miliardi di euro all’anno (tra accise, IVA, tasse, contributi sociali, ecc.) e dà lavoro complessivamente a 136.000 persone, fra occupazione diretta, indiretta e indotto allargato.

Secondo una ricerca Doxa per AssoBirra soltanto il 27% degli italiani (3 su 10) sa che vengono applicate alle bevande alcoliche, mentre quasi nessuno sa di pagarle quando beve una birra (5%). Ben 9 italiani su 10, quando bevono una birra, non sanno di pagare le accise!

Sommando il valore delle accise a quello dell’IVA, l’Italia risulta uno dei Paesi europei con la più alta pressione fiscale sulla birra, in linea con Danimarca (IVA al 25%, accise a 36 euro per ettolitro) e Olanda (IVA al 21%, accise a 38 euro) e davanti a grandi Paesi produttori di birra come Germania, Polonia, Spagna, Belgio, Repubblica Ceca, Austria.

Dal 1 Gennaio 2015, data del nuovo aumento, le accise sulla birra in un anno sono aumentata del 30%. In questo modo per i produttori italiani è veramente difficile, se non impossibile, essere concorrenziali con il mercato estero: basti pensare che in Germania le accise sono 4 volte inferiori alle nostre e in Spagna 3 volte inferiori. Se la pressione fiscale in Italia si allineasse con questi valori il settore sarebbe in grado di creare 20 posti di lavoro al giorno, per un totale di 7000 in un anno. In questo contesto AssoBirra ha puntando su una soluzione provocatoria e al tempo stesso irriverente, la FiscAle,la prima birra che… paghi due volte”. La birra della rivolta fiscale:

FiscAle è un prodotto vero, che esiste e che può essere gustato”, spiega Alberto Frausin, presidente di Assobirra. “E’ la prima birra prodotta dalla nostra Associazione. E’ una “limited edition” e avrà un gusto ‘piacevolmente amarognolo’, perfetto per abbinamenti con piatti strutturati e difficili da digerire… come le accise! Inoltre abbiamo pensato ad un gadget speciale da affiancare a questa birra, un vero e proprio oggetto simbolo della campagna: una bottiglia tagliata a metà, che servirà a ricordare a tutti che metà della birra che comprano la beve il consumatore, mentre l’altra metà va al fisco… Insomma, abbiamo scelto un modo divertente per farlo, anche se stiamo parlando di una cosa assolutamente seria!”.

Con “Salva la Tua Birra” sono state raccolte, in poco più di 1 anno, oltre 115mila firme, un segnale concreto rivolto al Governo e al Parlamento affinché riduca le accise: “I produttori di birra si trovano oggi a confrontarsi con un mercato interno ‘piatto’, mentre le esportazioni e le aperture di microbirrifici, dopo anni, per la prima volta frenano”. Oggi, prosegue Frausin, “vogliamo far capire che, nonostante l’ultimo aumento, noi e i 35 milioni di italiani che amano la birra non vogliamo fermarci e ci batteremo per tutelare un prodotto che rappresenta un esempio di Made in Italy di successo e far ridurre questa tassa ingiusta e iniqua che danneggia tutta la filiera. La nuova campagna nasce al grido di #rivogliolamiabirra. E FiscAle vuole essere il simbolo di questa nostra battaglia”.


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Pirati della strada, 119 le vittime nel 2014

Pirati della strada

Mentre gli incidenti calano gli episodi di pirateria stradale crescono. Sono 1.009 gli episodi di omissione di soccorso osservati dall’Osservatorio il Centauro-Asaps nel corso del 2014: 119 persone uccise, 1.224 quelle ferite.

“Gli eventi passati al setaccio dallo speciale Osservatorio istituito dall’Asaps ormai da 8 anni sono senz’altro quelli più gravi, e offrono spunti di riflessione estremamente interessanti: il 57,8% degli autori viene poi smascherato, mentre il 42,2% resta ignoto. Più alta  la cifra dei pirati a cui è stato dato un nome rispetto al 2013 quando furono il 2% in meno, 55,8%.

Il dato: su 1009 inchieste, 583 hanno condotto all’identificazione del responsabile, arrestato in 121  occasioni (20,8% delle individuazioni, ma lo scorso anno gli arresti erano stati 146 il 26,9%. C’è stata più “comprensione” verso i pirati?) e denunciato a piede libero in altre 462  (79,2%).  

Su tutti questi eventi pesa ancora l’ombra dell’alcol e delle droghe: in 114  casi (19,6%) ne è stata accertata la presenza, ma è un dato che deve essere accolto con eccessivo difetto per essere considerato “attendibile”. Lo scorso anno furono 112, ma la percentuale era del 20,6%. Bisogna intanto considerare che la positività dei test condotti è riferibile solo agli episodi di pirateria nei quali il responsabile sia stato identificato, dunque 583 su 1.009.

Spesso quando le forze di polizia identificano l’autore non ha più senso sottoporre il sospetto a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall’evento: 13 casi, tra le ebrietà, hanno rivelato la presenza di sostanze stupefacenti, ma anche questo dato andrebbe analizzato tenendo conto che le difficoltà d’accertamento di droghe limitano gli accertamenti ai casi in cui il soggetto sia sottoposto ad analisi mediche.

Gli eventi mortali sono stati 116 (11,5%), mentre quelli con lesioni 893 (88,5%), con 119 vittime e 1.224 persone finite in ospedale. L’osservatorio prende in considerazione solo gli atti di pirateria più grave, quelli che bucano la cronaca o che i nostri 700 referenti sul territorio selezionano sulla scorta di precisi standard di riferimento.

Lo studio tiene conto anche della presenza di pirati stranieri, definiti per questo “attivi”. Sono stati 141 il 24,2% dei 583 pirati identificati è risultato essere forestiero. Sono stati invece 111 gli stranieri  soggetti passivi di pirati, pari all’11% del totale fra feriti e deceduti. L’84,3% degli atti di pirateria – 851 contro 158 – avviene di giorno.

Gli episodi osservati nel 2013 erano stati in tutto 973, 36 in meno rispetto ai 1.009 del 2014 (+3,7%), segno che i canali di segnalazione dell’ASAPS si sono affinati a tal punto dall’aver raggiunto una forte affidabilità. Nel 2013 le vittime erano state 114, nel 2014 sono state 119 (+4,4%) mentre il numero dei feriti si era fermato a quota 1.168 e ha toccato invece quota 1.224 lo scorso anno.  56 ingressi in più al pronto soccorso. (+4,8%).

Ancora una volta sono le categorie deboli della strada, in modo particolare bambini e anziani, a pagare un prezzo altissimo in termini di mortalità e lesività: 132 sono i minori coinvolti, 152 gli anziani coinvolti, rispettivamente il’13,1% e il 15,1%. Tra i minori, quelli di età inferiore ai 14 anni, cioè i bambini,  rimasti vittima di questo atto di vigliaccheria stradale sono stati in tutto 81 (55 lo scorso anno), 5 dei quali sono rimasti uccisi (4,2%) e 76 feriti (6,2%). I pedoni sono la categoria più tartassata, con 410 eventi: 46 i morti, pari al 38,6% dei decessi complessivi, e 414 i feriti (33,8%). Infine i ciclisti: 155 gli episodi, con 24 lenzuola bianche (20,2%) e 145 ricoveri (11,8%).

La geografia degli episodi vede al primo posto la Lombardia, con 141 episodi (15,9%), al secondo l’Emilia Romagna con 105 eventi (11%), e poi il Veneto con 94 e il Lazio con 92, La Campania con 88  e Toscana con 71, Sicilia 70. Puglia, 66. Un solo caso in Basilicata e 2 in Valle D’Aosta. Roma ha collezionato, da sola, 39 eventi gravi, il 3,9% del totale.

L’identikit del pirata? Nella maggior parte dei casi si tratta di uomini di età compresa tra i 18 ed i 45 anni (solo 62 le piratesse, 7 in meno del 2013 pari al 10,6 %,  spesso sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti e per questo decide di fuggire, sottraendosi alle proprie responsabilità. Hanno rilievo consistente il timore di perdere i punti della patente e lo stesso documento di guida. In netta crescita i casi di veicoli con assicurazioni scadute o addirittura false, circostanza accertata in almeno 52 casi,  pari al 9% dei casi in cui è stato possobile accertare questa condizione, ma probabilmente la cifra deve considerarsi più elevata.

Le pene, previste, sono inconsistenti: da tre mesi a tre anni. Solo in caso incidente mortale con fuga si rischia oggi di rimanere per un certo periodo in cella. Ma non si hanno notizie specifiche in proposito per i 119 pirati che hanno ucciso nel 2014, neanche nei casi di ubriachezza o droga. La condanna media per chi ha ucciso e si è dato alla fuga è quella assurdamente irridente di 2 anni e 4 mesi. Si pensi quale esempio all’omicidio del piccolo Gionatan travolto e ucciso sulle strisce pedoinali a Revenna il 22 giugno scorso, per il quale il bulgaro, ubriaco e pirata che lo ha ucciso, ha patteggiato la “simbolica” pena di anni 2 e mesi 9. Questo reato, per l’impatto che ha sull’opinione pubblica, dovrebbe essere tra quelli previsti nella sfera dell’Omicidio Stradale, per la cui istituzione l’ASAPS con le associazioni Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni ed altre si batte ma, pur con il parere favorevole del Governo e di Matteo Renzi, il Parlamento tergiversa sulla spinta delle perplessita espresse dagli influenti tecnici del diritto che siedono nelle Commissioni. E il provvedimento cammina lento, molto più lento della velocità dei pirati della strada”. Giordano Biserni – Presidente ASAPS

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