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I leader della comunità islamica italiana

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Il Centro Antiterrorismo di Israele indica figure radicali e poco concilianti che «promuovono» la fede musulmana.

Predicano versioni Wahhabite e Salafite dell’Islam, odio razziale, intolleranza religiosa e promozione della jihad attraverso il reclutamento di martiri, fondi ed armi. Alcuni dei leader sociali e religiosi della comunità islamica italiana sono finiti sotto la lente di ingrandimento del dossier del Centro internazionale antiterrorismo israeliano, ultimato con la collaborazione di Michele Groppi, che ha ampliato e aggiornato uno studio del 2011 presso l’ICT di Herzliya, sotto la supervisione del dottor Boaz Ganor e Stevie Weinberg. Tra i leader e le figure sociali radicali, o che in qualche modo hanno mostrato idee vicine a quelle radicali, il dossier individua alcuni soggetti.

HAMZA ROBERTO PICCARDO

L’ex segretario dell’Ucoii, Hazma Piccardo, secondo lo studio del Centro antiterrorismo israeliano, «è considerato uno dei leader più radicali in Italia. Negli ultimi anni ha ripetutamente mostrato ostilità verso l’Occidente, gli ebrei, i cristiani, il movimento femminista, ed è stato accusato di giustificare la jihad e il terrorismo islamico. Nonostante la sua incapacità di apprendere l’arabo antico, la versione del Corano edita da Piccardo è la più diffusa tra i musulmani in Italia, con più di 100.000 copie vendute». Cinque dei commenti alle Sure del Corano scritti da Piccardo, si legge ancora nel dossier, «rappresentano un vero marchio di fabbrica della sua ostilità nei confronti dell’Occidente». In aggiunta ai commenti religiosi, prosegue il dossier, «Piccardo fu al centro di accese critiche per le sue visioni riguardo la guerra in Iraq nel 2003. Schieratosi apertamente contro la violenza e la Jihad, Piccardo, tuttavia, giustificò l’attacco di Al Qaeda contro i soldati italiani a Nassiriya, in cui 17 militari italiani e cinque iracheni persero la vita. In quella circostanza, Piccardo affermò che «oggettivamente, quelli che hanno attaccato i soldati italiani in Iraq sono da considerarsi come guerriglieri, non come terroristi, altrimenti è come ai tempi della guerra coloniale, quando ai selvaggi non era nemmeno concesso l’onore delle armi».

LUIGI AMMAR DE MARTINO

È il presidente dell’organizzazione sciita Ahl Al-Bait. Di lui il Centro antiterrorismo israeliano scrive: «De Martino è anche l’editore di una rivista intitolata Puro Islam, la quale sostiene apertamente la rivoluzione iraniana e i suoi principi radicali. In particolare, De Martino ha espresso il suo sostegno a Hezbollah, appoggiando la loro vicinanza e alleanza con l’Iran, nonché la lotta armata contro Israele. In un articolo di Puro Islam, De Martino scrisse che ìla lotta di Hezbollah in tutti questi anni è stata combattuta in nome della religione in modo chiaro, definito e preciso e non è un caso che la guida di Hezbollah è anche la nostra guida: Seyed Ali Khamenei, Wali Faqi dei musulmani, che noi salutiamo con onore». In più, in un’intervista rilasciata a una radio locale nel 2006, De Martino definì Israele come un governo sionista che, egli auspicava, «sarebbe stato sopraffatto dagli uomini e la storia».

ABUDUR-RAHMAN ROSARIO PASQUINI

È il leader principale del Centro Islamico di Milano e Lombardia. «Dagli anni ’80 – scrive il dossier – Pasquini è stato l’editore delle Edizioni Calamo, pubblicando, inoltre, una rivista chiamata Messaggero dell’Islam, i cui articoli hanno spesso attaccato il cristianesimo e i modi decadenti occidentali. Condannando ogni forma di violenza, Pasquini, ciononostante, dichiarò che i seguaci di altre religioni sono figli di Adamo ingannati dal nemico dell’uomo, ovvero Satana. Stando a Pasquini, l’Islam era, quindi, il percorso da intraprendere per la vera liberazione di ogni sorta di potere dell’uomo su un altro uomo, in quanto nessuno, se non Allah, possiede il diritto di essere il Signore dell’uomo».

ADEL SMITH

In lista c’era anche il leader dell’Unione dei Musulmani in Italia morto l’anno scorso. Lo studio dell’antiterrorismo israeliano scriveva di lui: «Negli ultimi anni Smith mostrò a più riprese la sua ostilità verso il cristianesimo, i valori occidentali, la giornalista Oriana Fallaci, i gay e le femministe e lo Stato d’Israele. In un’intervista rilasciata nel 2006, Smith affermò che la lontananza dall’Islam significava il buio. Difatti, secondo Smith, era innegabile che Islam fosse il futuro e chiunque avesse appoggiato forze che demonizzavano l’Islam non era altro che ingannato da forze ancor più potenti che non cercavano la giustizia, ma, bensì, i propri interessi egoistici, come la Chiesa Romana e il Papato».

KHALID CHAOUKI

Nel dossier del Centro antiterrorismo israeliano è finito anche il deputato marocchino del Pd: «Nonostante le sue numerose affermazioni contro il terrorismo e l’intolleranza religiosa – si legge – nel marzo del 2013 suscitò numerose polemiche per aver sponsorizzato, attraverso la sua pagina Facebook, la canzone di un rapper anche lui marocchino, chiamata “Ius Music”, inneggiante alla violenza e al terrorismo, anche contro gli italiani. Per di più, il deputato sarebbe anche comparso nel video della canzone in veste di un preside severo che punisce, umiliandolo, un bambino italiano per aver scritto sul muro a scuola».

(Francesca Musacchio – Il Tempo 24 Gennaio 2014)


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