I danni degli scarti dell’olio d’oliva



L’associazione ambientalista Mareamico di Agrigento interviene con un video dopo la denuncia della trasmissione televisiva “Le Iene”. Le immagini si riferiscono al fiume Magazzolo che riceve le acque di vegetazione provenienti dalla maggior parte degli oleifici della piana di Ribera (Ag). L’acqua inquinerebbe non solo il fiume, il suo habitat, ma anche il mare non molto lontano. Grazie all’ausilio di un drone l’associazione ha dimostrato lo stato di inquinamento del mare. Un fiume nero che lentamente si riversa in un tratto di mare bellissimo, creando una larga macchia scura.

“Le acque di vegetazione sono le acque reflue derivanti dalla lavorazione delle olive e la produzione dell’olio. In origine queste acque sono marroni scure, ma presto sotto il sole si ossidano e diventano nero-violacee conferendo questa colorazione tipica ai corsi d’acqua dove si riversano. Nei giorni scorsi la Polizia provinciale ha sequestrato i silos e l’area circostante, dove erano stoccate le acque di vegetazione provenienti dal ciclo produttivo, di un oleificio di Ribera. I silos, secondo quanto è stato accertato dal controllo congiunto con i tecnici dell’Arpa, tracimavano da alcuni fori presenti e l’acqua di vegetazione finiva nel limitrofo vallone che confluiva con il fiume Magazzolo. Sono seguite poi altre operazioni dei Carabinieri a Naro, Montallegro e Joppolo. Nelle prossime settimane ci recheremo presso i frantoi della provincia per far vedere ai titolari, con l’aiuto di questo video, il danno che provoca all’ambiente la liberazione nei valloni di questa sostanza inquinante e spiegheremo anche che l’acqua di vegetazione che loro illegalmente sversano nei fiumi arriva inevitabilmente in mare colorandolo di viola e provocando una riduzione di ossigeno nell’acqua, che causa la morte della flora e della fauna ittica. Alla fine della stagione di molitura delle olive, e dopo aver studiato tutti i controlli che si stanno effettuando sugli oleifici dalla Polizia provinciale, dalla Forestale e dal NOE dei Carabinieri, stileremo una graduatoria di qualità indicando i frantoi virtuosi, in modo tale da spingere gli utenti a rivolgersi a loro, rispetto a quelli che inquinano l’ambiente”.


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Quanta droga si consuma? Ce lo dice la fogna

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Negli ultimi anni, per misurare i livelli di consumo di droghe, è stato introdotto un nuovo metodo sviluppato dall’Istituto Mario Negri che si basa sull’analisi delle acque reflue di una determinata area geografica. Il metodo offre la possibilità di valutazioni basate su evidenze oggettive in quanto si basa sulla misurazione delle sostanze d’abuso e dei loro metaboliti urinari nelle acque dei depuratori municipali. Infatti nelle urine degli utilizzatori permangono tracce delle droghe consumate e dei loro metaboliti. Queste sostanze confluiscono nelle acque di scarico dei depuratori urbani ove possono essere misurati. Le fogne, quindi, sono un prezioso specchio dei consumi di stupefacenti nelle città, perchè i residui delle dosi assunte passano nell’urina, quindi nelle acque reflue e infine ai fiumi. 

Una droga, dopo essere stata consumata, viene in parte escreta come tale o come metaboliti con le urine del consumatore nelle ore o nei giorni successivi, nella forma e nei quantitativi che dipendono dalla sostanza in oggetto. Le urine, assieme alle acque fognarie, raggiungono i depuratori urbani dove le acque possono venire campionate ed analizzate. Ad esempio, dopo una dose di cocaina per via intranasale, il 7-10% della sostanza assunta viene escreta con le urine come cocaina pura, mentre la parte principale della dose viene metabolizzata dal fegato ed eliminata con le urine in forma di sostanze modificate, ossia di metaboliti.

Il metabolite principale, benzoilecgonina (BE), rappresenta in media il 45% della dose assunta ed eliminata con le urine e i quantitativi di BE misurati a livello di un depuratore delle acque fognarie consentono di risalire ai quantitativi di cocaina che vengono utilizzati dalla popolazione servita da quel depuratore. L’utilizzo del metabolita BE per risalire ai consumi di cocaina ha il vantaggio di poter includere solo la sostanze realmente assunta dalla popolazione escludendo quelle che accidentalmente o intenzionalmente potrebbe derivare dallo smaltimento improprio della stessa. Inizialmente sviluppato per stimare i consumi di cocaina, questo metodo è stato successivamente esteso ad altre droghe di uso comune, come derivati della cannabis (THC), oppiacei (eroina e morfina), sostanze amfetaminiche (amfetamina, ecstasy, metamfetamina o MDMA).

Per ciascuna di queste sostanze è possibile identificare un residuo, stabile per il tempo necessario al campionamento e alle analisi, la cui concentrazione nelle acque fognarie consente di risalire al consumo cumulativo di droghe da parte della popolazione. Il metodo consente quindi di fare un test collettivo delle urine agli abitanti di una città, preservando l’anonimato; non è infatti possibile identificare chi ha fatto uso di droga, ma solo misurare quanta droga è stata consumata. Oltre alla complementarietà con i metodi tradizionali, questo modello ha anche il vantaggio di permettere il monitoraggio dei consumi “in continuo” e “in tempo reale”. Le stime di consumo ottenute consentono di individuare in tempo reale le nuove tendenze di utilizzo delle sostanze stupefacenti, di intervenire con programmi di prevenzione specifici e di valutare direttamente l’efficacia di quest’ultimi.

Nell’ultima studio delle concentrazioni di sostanze stupefacenti nelle acque reflue, effettuata da AquaDrugs e il Dipartimento Politiche Antidroga,  il consumo più consistente di sostanze stupefacenti si osserva per la cannabis, mediamente circa 28,4 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti nel 2012, con una sostanzialmente contrazione rispetto al dato medio riscontrato nel 2011 (34,5). Tra le sostanze in cui si osserva una contrazione dei consumi figurano l’eroina (2,1 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti nel 2012 vs 2,0 nel 2011) e l’ecstasy (0,06 vs 0,05). Un aumento dei consumi sono stati rilevati per la cocaina (5,6 vs 6,7), le amfetamine (0 vs 0,07), per le metamfetamine (0,24 vs 0,25) e per la Ketamina (2,3 vs 2,8).

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