La startup italiana che renderà l’acqua potabile in Africa

 

Solwa, startup vicentina che opera nel settore della green economy, “creatura” del 35enne Paolo Franceschetti, ha brevettato il primo modulo di depurazione e desalinizzazione dell’acqua che funziona a energia solare. Ne parla oggi La Stampa. Attualmente 780 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile. Trovare il modo di fornirla è una delle più grandi sfide e uno degli obiettivi più importanti per l’umanità.

Si tratta di una grossa scatola nera, colore scelto per assorbire meglio il calore dei raggi solari: all’interno c’è una vasca, nella quale viene inserita l’acqua. Una volta evaporata, viene sospinta in un’altra cavità da una ventola, alimentata da un pannello fotovoltaico. In questo secondo spazio il vapore torna allo stato liquido, libero da tutti gli inquinanti. Il progetto è utilizzato in molti villaggi africani come soluzione a basso impatto per risolvere il problema dell’acqua potabile, progetto vincitore del premio Gaetano Marzotto e nel 2011 “adottato” persino dall’Onu che ha riconosciuto in quella tecnologia una “innovazione per lo sviluppo dell’umanità”.

Da quella prima invenzione, nata dalla sua tesi di laurea, sono nati altri progetti, essiccatori di fanghi industriali che diventano fonte rinnovabile, essiccatori di cibo, serre agricole per il deserto. Nel 2015, anno in cui Solwa ha ricevuto ben 23 premi, l’azienda ha chiuso un contratto per fornire le serre di potabilizzazione dell’acqua ad alcune scuole del Burkina Faso. Continue Reading

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Il 20% del Mondo consuma più della metà dell’acqua disponibile

Giornata-Mondiale-dell’Acqua-2014
Il 22 marzo di ogni anno viene celebrata in tutto il mondo, su iniziativa dell’ONU, la Giornata Mondiale dell’Acqua: ogni Stato membro realizza iniziative volte a richiamare l’attenzione sul tema dell’acqua come bene di vitale importanza e diritto inalienabile per tutti gli abitanti del pianeta. A due miliardo di persone nel mondo è negato l’accesso all’acqua potabile. Complessivamente il 20% più ricco della popolazione mondiale, concentrato nei paesi industrializzati, consuma il 58% dell’acqua disponibile.

Viviamo in un pianeta d’acqua, eppure tanta gente soffre la sete. Le risorse idriche disponibili sulla Terra potrebbero soddisfare abbondantemente i bisogni della popolazione ma, come per il cibo, anche questo elemento vitale è distribuito irregolarmente. Secondo la FAO, per garantire una discreta qualità della vita, occorrono 100 litri di acqua al giorno pro-capite; ma il consumo medio va dai 5 litri del Madagascar ai 700 degli USA.

L’acqua potabile manca: nell’Algeria, Senegal, Zaire, Libia e in quasi tutti gli altri stati dell’Africa. L’emergenza sull’acqua non comprende solo l’Africa ma anche il Pakistan e Medio Oriente dove ci sono conflitti causati dalla scarsità di acqua. Attualmente, circa 2 miliardi di persone, si trovano a dover fronteggiare una saltuaria o cronica scarsità d’acqua. E le previsioni dicono che nel 2020 ci saranno 3 miliardi di persone assetate.

La scarsa disponibilità idrica è uno dei principali fattori di limitazione dello sviluppo, per questo occorre investire risorse nel settore. Per soddisfare la domanda di acqua, nei prossimi dieci anni, bisognerebbe spendere 700 miliardi di dollari. La Banca Mondiale non dispone di tale cifra, quindi il problema non sarà risolto.

Al contrario di questi stati, gli Stati Uniti e gran parte dell’Europa sprecano l’acqua in molti modi; ad esempio alcuni hanno l’abitudine di lavare l’auto tutti i giorni e l’acqua viene sprecata in molti altri modi banali (ad esempio fare il bagno invece della doccia o non chiudere il rubinetto mentre si spazzolano i denti). Anche nei paesi sviluppati il problema dell’acqua sta assumendo grande rilievo. Qui ci sono soprattutto problemi di qualità (viene sempre più inquinata) problemi di disponibilità (la sprechiamo in maniera assolutamente irrazionale) e problemi economici (i nostri impianti vanno riprogettati, le tubature che perdono vanno sostituite e bisogna aumentare gli impianti di depurazione…). L’acqua serve a molte cose :

  1. Bere per uomini e piante
  2. Agricoltura
  3. Industrie per raffreddare i macchinari
  4. Energia idroelettrica
  5. Comunicazioni
  6. Cucinare
  7. Lavarsi e lavare

Se facciamo un confronto con gli altri  paesi tra chi consuma l’acqua possiamo vedere che :

Consumo domestico d’acqua pro capite al giorno

  • Media paesi a reddito elevato: 450 litri
  • Cittadino statunitense: 700 litri
  • Media paesi a reddito medio: 160 litri
  • Cittadino italiano: 350 litri
  • Media paesi a reddito medio: 43 litri
  • Cittadino senegalese: 29 litri
  • Villaggio africano(acqua lontano da casa): 5 litri

Con un corretto comportamento ognuno di noi può contribuire a risolvere il problema dell’acqua ma non basta. Occorre che i governi di tutte le nazioni e le amministrazioni locali, attraverso leggi e continui controlli sul territorio garantiscano la protezione dell’acqua e la depurazione dell’acqua da tutte le contaminazioni che noi umani produciamo; già nel 1968 il Consiglio d’Europa, di cui fa parte l’Italia, ha formulato la Carta Europea che afferma che “l’acqua è un insostituibile fonte di vita per l’uomo e per tutti gli esseri viventi e che tutti hanno da un lato il diritto di godere di questo prezioso elemento, dall’altro il dovere di non inquinarlo e di non abusarne”.

Carta Europea dell’acqua

Non si tratta di una vera e propria legge, ma di alcuni principi che dovrebbero ispirare chi fa le leggi:

  1. Non c’è vita senza acqua. L’acqua è un bene prezioso, indispensabile a tutte le attività umane.
  2. Le disponibilità d’acqua dolce non sono inesauribili. E’ indispensabile preservarle, controllare e, se possibile, accrescerle.
  3. Alterare la qualità dell’acqua significa nuocere alla vita dell’uomo e degli alti esseri viventi che da essa dipendono.
  4. La qualità dell’acqua deve essere mantenuta in modo da poter soddisfare le esigenze delle utilizzazioni previste, specialmente per i bisogni della salute pubblica.
  5. Quando l’acqua, dopo essere stata utilizzata, viene restituita all’ambiente naturale, deve essere in condizioni da non compromettere i possibili usi dell’ambiente, sia pubblici che privati.
  6. La conservazione di una copertura vegetale appropriata, di preferenza forestale, è essenziale per la conservazione delle risorse idriche.
  7. Le risorse idriche devono essere accuratamente inventariate.
  8. La buona gestione dell’acqua deve essere materia di pianificazione da parte delle autorità competenti.
  9. La salvaguardia dell’acqua implica uno sforzo importante di ricerca scientifica, di formazione di specialisti e di informazione pubblica.
  10. L’acqua è un patrimonio comune il cui il valore deve essere materia riconosciuto da tutti. Ciascuno ha il dovere di economizzarla ed utilizzarla con cura.
  11. La gestione delle risorse idriche dovrebbe essere inquadrata nel bacino naturale piuttosto che entro frontiere amministrative e politiche.
  12. L’acqua non ha frontiere. Essa è una risorsa comune la cui tutela richiede la cooperazione internazionale.
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Acqua potabile dal mare un mercato da 13,2 miliardi di euro

Acqua-potabile-dal-mare

Nel mondo aumentano al ritmo del 10% l’anno gli impianti di desalinizzazione dell’acqua del mare per ottenere acqua da bere. Ad oggi si contano all’incirca 17 mila impianti in 120 paesi, calcolando entrambi i sistemi per il dissalamento dell’acqua marina: il metodo termico e quello dell’osmosi inversa, utilizzato dalle diverse società in campo.

Nel 2016 la produzione d’acqua potabile dal mare supererà i 130 milioni di metri cubi al giorno. E il mercato vale già oltre 18 miliardi di dollari l’anno (13,2 miliardi di euro, circa) secondo le stime di Global Water Intelligence, società di consulenza specializzata. Fra un paio d’anni oltre mezzo miliardo di persone dipenderanno dall’acqua potabile ottenuta desalinizzando quella di mari e oceani. Gli impianti di dissalazione si svilupperanno nelle regioni dove l’acqua manca e la popolazione aumenta. In particolare, nella cintura che include la California, i Caraibi, l’America centrale, l’Africa del Nord, il Medio oriente, la Cina del Nord e più a Sud, in una zona che va dal Cile all’Australia, passando dall’Africa del Sud. Si tratterà perlopiù di paesi dove l’alternativa alla desalinizzazione è praticamente inesistente. E questo anche se si tratta di un processo alquanto oneroso allorquando utilizza procedimenti termici, nei quali l’acqua è scaldata e desalinizzata per condensazione. Queste tecniche costituiscono all’incirca il 25% del mercato della desalinizzazione. E vengono utilizzate perlopiù nei paesi dove la produzione d’acqua è direttamente accoppiata alle centrali elettriche.
Ma oltre al procedimento termico c’è anche un altro processo per arrivare a ottenere acqua potabile dal mare: ed è quello dell’osmosi inversa. Consiste nel far passare l’acqua attraverso delle membrane porose ma che trattengono il sale. Questa tecnica, in forte aumento negli anni passati, costituisce oggi il 75% del mercato. L’osmosi inversa, sulla quale si sono fondate le necessità energetiche in passato, è nettamente meno onerosa rispetto alle tecniche termiche e ha un costo d produzione che varia tra 0,30 centesimi fino a un euro. C’è da considerare, comunque, che il procedimento di desalinizzazione dell’acqua necessita di un consumo maggiore di energia, da quattro a cinque volte di più rispetto al trattamento classico di potabilizzazione dell’acqua dolce.
La società Suez Environnement è specializzata nel procedimento di desalinizzazione per osmosi inversa ed è il gruppo numero due al mondo per la desalinizzazione con 255 impianti, 3 milioni di metri cubi di acqua prodotta al giorno contro i 9 milioni di Veolia, società mondiale di servizi per l’ambiente e la desalinizzazione (11% del marcato). L’anno è cominciato bene per Veolia che ha appena conseguito un importante contratto in Kuwait, in partnership con altre imprese giapponesi, kuwaitiane, e con il gruppo Gdf Suez, eterna rivale di Veolia, ma in questo caso sua alleata per portare a casa il contratto del Kuwait.
Veolia costruirà un impianto di desalinizzazione (con procedimento termico) in un sito a sud di Kuwait City. Questo contratto frutterà a Veolia 320 milioni di euro sulla commessa globale di 1,8 miliardi di dollari (1,3 miliardi di euro).

(Fonte ItaliaOggi)

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780 milioni di persone non ha l’acqua potabile…e noi la sprechiamo

acqua-potabile

Senza l’acqua, la vita non potrebbe esistere. L’acqua è un prerequisito di qualunque sviluppo umano ed economico. Ancora oggi, 780 milioni di persone, circa una ogni nove, non ha accesso all’acqua potabile. 2 miliardi e mezzo di persone non hanno accesso a servizi igienici.

Ultimamente è aumentata l’attenzione verso il problema della scarsità dell’acqua, per una buona ragione. Sebbene l’acqua sia una risorsa rinnovabile, è anche finita. Solo il 2,53% dell’acqua della terra è dolce, e circa due terzi di essa sono sotto forma di ghiacciai o nevi perenni. Ma a dispetto del pericolo concreto di esaurimento globale della disponibilità di acqua, per la maggior parte delle persone, circa un miliardo, che non hanno acqua pulita per bere, il problema non è la scarsità, ma l’accesso. Nella maggioranza delle nazioni sviluppate abbiamo l’accesso garantito all’acqua potabile. Ma non è sempre stato così. Cento anni fa, New York, Londra e Parigi erano centri di malattie infettive. I tassi di mortalità infantile erano agli stessi livelli che si registrano adesso nei paesi sub-sahariani. Fu solo grazie alle riforme nella gestione dell’acqua e dei servizi igienici che la situazione nelle nostre città cambiò radicalmente. Non dovrebbe sorprendere che nel 2007 un’indagine del British Medical Journal abbia scoperto che l’acqua pulita e i servizi igienici sono stati il più importante progresso della medicina dal 1840. L’impatto della crisi idrica sulla salute e sull’economia è drammatico. Senza l’acqua, la vita non potrebbe esistere. L’acqua è un prerequisito di qualunque sviluppo umano ed economico.

I costi umani. Oltre 3,4 milioni di persone muoiono ogni anno per cause legate alla carenza di acqua, ai servizi igienici inadeguati, alla mancanza di igiene personale. Quasi tutti (99%) muoiono nei paesi in via di sviluppo. La dissenteria è la seconda causa di morte tra i bambini sotto i cinque anni nel mondo. Circa 1,5 milioni di bambini ogni anno muoiono per dissenteria, cioè 4.100 al giorno, uno ogni 21 secondi. Ne uccide più della malaria, dell’AIDS e del morbillo insieme. Il 90% dei morti dovuti a dissenteria sono bambini sotto i 5 anni, per lo più nei paesi in via di sviluppo. La mancanza di accesso ad acqua pulita e la mancanza di servizi fognari uccide tanti bambini quante sono le persone che morirebbero se precipitasse un jumbo pieno di passeggeri ogni quattro ore. Dei 60 milioni di persone che si aggiungono alla popolazione delle città ogni anno, la maggior parte si trasferisce in insediamenti informali (slums) senza servizi igienici. 780 milioni di persone non hanno accesso a una fonte d’acqua pulita; circa una persona ogni nove. La crisi legata all’acqua e alle fognature produce più vittime attraverso le malattie di quante ne produca la guerra per mezzo delle armi. Un europeo che fa una doccia di cinque minuti usa più acqua di quanta ne consuma una persona in un paese in via di sviluppo in un intero giorno.

I costi sanitari. 443 milioni di giorni scolastici sono persi ogni anno dagli studenti a causa di malattie legate alla carenza di acqua. La dissenteria è più diffusa nei paesi in via di sviluppo a causa dei più bassi livelli di accesso all’acqua potabile pulita e ai servizi igienici, oltre che a causa di un minore livello di igiene e di una alimentazione inadeguata. Metà dei letti d’ospedale nel mondo sono occupati da pazienti che soffrono di malattie associate con la mancanza di accesso all’acqua potabile, servizi igienici inadeguati e mancanza di igiene. Si stima che circa il 10% delle malattie nel mondo potrebbe ridursi migliorando la fornitura di acqua, di servizi igienici e con programmi di gestione delle risorse idriche. L’88% dei casi di dissenteria nel mondo è attribuibile all’uso di acqua contaminata e a servizi igienici inadeguati. I servizi igienici e una igiene adeguata sono cruciali per prevenire la dissenteria. Si stima che la disponibilità di un sistema fognario adeguato possa far ridurre i casi di dissenteria di circa un terzo. Lavarsi le mani col sapone può ridurre la dissenteria di oltre il 40%.

I costi economici. A milioni di donne non è permesso fare altro che sopravvivere. Non perché manchi loro l’ambizione o la capacità, ma per la mancanza di acqua potabile e di servizi igienici adeguati. Milioni di donne e bambini nei paesi in via di sviluppo trascorrono molte ore al giorno a raccogliere l’acqua da fonti lontane e spesso inquinate, per poi tornare ai loro villaggi trasportando 20 litri di acqua a testa. Indagini da 45 paesi in via di sviluppo mostrano che donne e bambini sostengono il peso più gravoso per la raccolta di acqua nella maggior parte delle famiglie, sacrificando per questo il tempo necessario per lavorare e produrre reddito, prendersi cura della famiglia, o andare a scuola. Ci sono più persone nel mondo che possiedono un telefono cellulare che persone che possono usare i servizi igienici. L’investimento in accesso all’acqua potabile e in servizi fognari adeguati contribuisce alla crescita economica. Per ogni dollaro investito, secondo l’OMS, si ha un ritorno compreso fra i 3 e i 34 dollari, a seconda della regione e delle tecnologie usate. Circa il 66% delle persone che non hanno accesso all’acqua potabile vivono con meno di due dollari al giorno. Il restante 33% vive con meno di un dollaro al giorno. Un’indagine della Banca Mondiale ha rivelato che le famiglie sono il principale investitore nei servizi igienici domestici. Se si fornisse accesso al credito, le famiglie più povere sarebbero in grado di allocare una porzione significativa del loro reddito negli investimenti per i servizi igienici. L’accesso al credito gioca un ruolo fondamentale nel favorire l’accesso delle famiglie a servizi igienici adeguati. Le persone che vivono in insediamenti informali come gli slums pagano da 5 a 10 volte di più per ogni litro d’acqua rispetto alle persone ricche che vivono nella stessa città. Circa 200 milioni di ore sono impiegate ogni giorno nel mondo per raccogliere e trasportare l’acqua. La produttività perduta ogni settimana dalle persone che si dedicano a trasportare l’acqua è maggiore del numero totale di ore lavorate dai dipendenti di Wal Mart, UPS, McDonalds, IBM, Target e Kroger messi insieme.

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