Il racket del carrello

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E’ un vero e proprio “racket del carrello” quello denunciato dalla presidente provinciale di Confcommercio di Reggio Emilia Donatella Prampolini Manzini, nel parcheggio dell’Obi, nota catena di bricolage di Reggio Emilia. Stranieri, extracomunitari e sempre più disoccupati italiani che si sono  inventati “un’occupazione”. Un’abitudine che si sta diffondendo in tutta Italia. Dietro ci sarebbe una vera e propria organizzazione dedita alla “distribuizione” dei questuanti nelle varie zone della città e al “ritiro” a fine giornata del ricavato.

“Ci è stato segnalato un caso di abusivismo piuttosto grave che vogliamo stigmatizzare. L’episodio riguarda una nota catena di Bricolage di Reggio Emilia. Chi intende prendere un carrello non riesce a incastrarci alcuna moneta perchè tutti i lucchetti portamonete sono stati manomessi. Arriva il parcheggiatore abusivo che offre un tondino di ferro fatto su misura e si fa dare l’euro del carrello. Col tondino che l’abusivo fornisce al cliente il carrello finalmente si sblocca. Segnalata la cosa al box assistenza da parte dei clienti gli addetti, cortesi ma costernati, avrebbero risposto di essere perfettamente informati e di avere anche segnalato la situazione alle autorità, ma nulla è stato fatto. Boicottare il punto vendita per questo grave abuso è sicuramente una strada sbagliata e ingiusta nei confronti degli addetti e dell’azienda, che svolgono regolarmente il proprio lavoro. Necessario sarebbe invece che le istituzioni si facessero carico di stroncare il racket di questi e di tutti gli altri parcheggiatori e venditori abusivi che ha vita troppo facile nella nostra provincia, perchè siamo ormai di fronte al dilagare di un fenomeno che assume forme sempre diverse con un unico denominatore comune: generare fatturato sommerso a favore delle organizzazioni criminali dalle quali è controllato”.


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17 miliardi l’anno il fatturato dell’abusivismo commerciale

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“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana (….)” – art.41 della Costituzione italiana.

Tra abusivismo e contraffazione il settore del commercio al dettaglio, bar e ristorazione si vedono sottrarre complessivamente 17,2 miliardi di euro all’anno di fatturato, per una perdita di imposte dirette e contributi pari a 1,5 miliardi. E’ quanto emerge da un’elaborazione dell’ufficio studi di Confcommercio nell’ambito della giornata di mobilitazione nazionale ‘Legalita’, mi piace’. Nel dettaglio, l’abusivismo commerciale (sede fissa e ambulante) causa perdite per 8,8 miliardi, pari al 4,9% del fatturato regolare. L’abusivismo nel turismo (bar e ristorazione) costa invece 5,2 miliardi nel 2013, poco più del 10% del volume d’affari del settore. La contraffazione costa invece 3,3 miliardi. Il ‘fatturato’ dei prodotti contraffatti è stimato in circa 6,5 miliardi di euro nel 2013, secondo quanto indica invece una ricerca Censis-Confcommercio: il 76% dei prodotti contraffatti è concentrato nelle voci di spesa per abbigliamento e accessori, prodotti audiovisivi (cd e dvd) ed inoltre prodotti alimentari e bevande. Gli esercizi commerciali abusivi-irregolari con sede fissa arrivano al 4,2%, quelli in aree pubbliche o mercati arrivano al 19,4% da cui deriva una media ponderata del 7,1%. Ma l’abusivismo colpisce molto di più il Mezzogiorno, dove la percentuale arriva all’11,6% tra Sud e Isole, quindi più del doppio che al Nord. Dalla stessa indagine si scopre poi che a causa dell’illegaltà rischiano di sparire 43mila negozi regolari all’anno assieme a 79mila lavoratori regolari.

ROMA   “L’illegalità a Roma ha tante facce e tanti volti, ormai è un virus diffuso, insidioso e altamente distruttivo che colpisce tutti i settori, solo pochi ne sono immuni. Basandoci su alcune stime si può ipotizzare verosimilmente che a Roma ci sia 1 abusivo ogni 3 imprese regolari attive nel commercio di vicinato e su aree pubbliche: un vero e proprio esercito che va dai 20mila ai 23 mila soggetti”. A sottolinearlo il presidente della Confcommercio di Roma, Giuseppe Roscioli in occasione dell’evento ”Legalita’ mi piace”. Secondo l’Osservatorio del Commercio a Roma risultano presenti 52.218 esercizi commerciali al dettaglio (42.474 in sede fissa; 9.744 a posteggio mobile). “Esaminando da vicino i diversi fenomeni – ha aggiunto Roscioli – è sotto gli occhi di tutti che l’abusivismo commerciale e la contraffazione riguardano tutte le categorie merceologiche, in modo trasversale: dalle borse alla pelletteria, dagli occhiali ai prodotti audio – video e musicali, dalla biancheria all’abbigliamento falsamente griffato, fino ai prodotti alimentari, ortofrutticoli e ai fiori. Da gennaio ad oggi 1 romano su 3 ha comprato almeno un prodotto contraffatto. “Analoga percentuale – ha aggiunto – è stata riscontrata a livello regionale. I prodotti e gli articoli contraffatti che i clienti comprano con maggiore frequenza appartengono in primo luogo al settore dell’abbigliamento e delle calzature (45,5%), seguono gli accessori come borse, cinte, guanti e cappelli (39%), e la bigiotteria come collane, bracciali orecchini (21%). Ma ad essere coinvolti sono anche settori come quello dei giocattoli (17%), della cosmesi o della profumeria (15%) che, esonerati da ogni controllo sanitario, possono avere effetti nocivi importanti per la salute dei consumatori”. “Va segnalato che rispetto al 2010 anche a Roma così come nel resto d’Italia, è aumentato l’acquisto di prodotti parafarmaceutici e di farmaci (rispettivamente +30% e +20%) di dubbia provenienza, con tutti i rischi inevitabili sotto il profilo della sicurezza”. Roscioli ha quindi parlato dell’azione di contrasto esercitata dalle forze dell’ordine: “Diamo atto alla Guardia di Finanza, ai Carabinieri e alla Polizia Municipale locale del lavoro svolto in questi mesi che ha visto un aumento delle azioni di sequestro di articoli venduti illegalmente ed un’ attenzione particolare nell’individuazione dei centri di produzione e distribuzione della merce contraffatta. E’ proprio da lì, infatti, che occorre partire per sradicare questa terribile piaga, perché quella della distribuzione è solo la punta di un iceberg molto più profondo”. “Le azioni di repressione, però, fino ad oggi – ha aggiunto Roscioli – non sono state perseguite in misura costante nel tempo e ci si è resi conto che così come sono state articolate non sono state sufficienti a scardinare un fenomeno che per l’estensione e la profondità delle sue conseguenze nefaste sull’intero tessuto economico sano della nostra città e del nostro Paese, ha raggiunto livelli allarmanti”. “Quello che finora è sembrato mancare, nell’approccio con questo fenomeno, è una visione di insieme, – ha proseguito – una concertazione sulle politiche di prevenzione, una consapevolezza del rischio che corre l’economia delle imprese, una conoscenza aggiornata del fenomeno, una mancanza di volontà politica”.

NAPOLI   “Napoli è la capitale della contraffazione e dell’abusivismo. Proponiamo una legge speciale non per far arrivare fondi a pioggia, ma per potenziare i servizi di vigilanza tramite l’istituzione di un Nucleo permanente per la lotta all’abusivismo, con la partecipazione delle istituzioni, delle forze dell’ordine, degli organi di controllo e delle organizzazioni imprenditoriali”. Lo ha detto Pietro Russo, presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia della Provincia di Napoli, nel corso della Giornata di mobilitazione nazionale sulla legalità promossa dalla Confederazione su tutto il territorio nazionale. “Un organismo simile è già stato realizzato a Padova con ottimi risultati, ma bisogna consierare che all’ombra del Vesuvio c’è il più grande mercato del falso all’aria aperta d’Europa. Le stime più prudenti – continua Russo – ci dicono che il volume d’affari del falso a Napoli e provincia negli anni 2008-2012 sia stato pari a circa sei miliardi di euro. Su questa somma lo Stato ha perso due miliardi di tasse, una cifra con la quale si poteva evitare l’aumento dell’IVA”. Secondo Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di Commercio di Napoli, “il primo esempio deve arrivare dai consumatori, che devono evitare di rivolgersi al sommerso: spesso, infatti, vengono utilizzate merci di scarsa qualità e di conseguenza molto pericolose che danneggiano gli utenti. Ma anche la classe politica deve fare di più: questi mercati paralleli danneggiano le imprese regolari e apportano un danno fiscale anche allo Stato, perché sono tutti mancati introiti”. “Dobbiamo diffondere la cultura della legalità nel nostro territorio – ha evidenziato Ciro Alfano, assessore alle Attività Produttive della Provincia di Napoli – Penso ad iniziative nelle scuole, che facciano capire ai ragazzi che gli acquisti illegali non rispondono alle norme di sicurezza e mettono a repentaglio la salute”. Nel corso della manifestazione, nello spazio antistante la sede di Confcommercio Napoli, si è tenuta l’esposizione fotografica “Le immagini dell’illegalità” che riproduce situazioni e luoghi legati al tema dell’abusivismo e della contraffazione nel nostro territorio. Sempre in piazza si è avuta una distribuzione simbolica ai consumatori de “Il pane della legalità”, con un vademecum che descrive i rischi sulle merci contraffatte. Nella convinzione che la scuola debba avere un ruolo centrale nella diffusione della cultura della legalità, sono stati coinvolti, per l’occasione, l’Istituto Tecnico Industriale “Leonardo da Vinci” ed il “Liceo Statale “Eleonora Pimentel Fonseca” di Napoli.

FERRARA – La scelta della legalità, della cultura della difesa dell’originalità e della salubrità è stata il focus del convegno, a Ferrara – presso la fondazione Flli. Navarra e grazie alla collaborazione della dirigente scolastica Roberta Monti – dal titolo “Buono, Genuino, Salutare è Legal Food: organizzato da Ascom e Confagricoltura in stretta sinergia con la Camera di Commercio. La mattinata coordinata dal direttore generale di Ascom Ferrara Davide Urban è stata un’occasione di sensibilizzazione per ricordare come tutti i settori siano coinvolti toccati dalla contraffazione e dall’abusivismo che va a danneggiare il lavoro e l’occupazione delle aziende oneste. Poi gli interventi dell’assessore provinciale Carlotta Gaiani (attività produttive e commercio): “La provincia è impegnata fortemente in un lavoro di prevenzione e diffusione della cultura della legalità. Sosteniamo con forza l’operazione un mare di legalità che rappresenta proprio uno sforzo in questa direzione” ed a seguire e seguito dal collega Stefano Calderoni (politiche agricole)” Necessario – ha spiegato Calderoni – creare un pool istituzioni, associazioni e Consorzi di Tutela per difendere al qualità dei nostri prodotti alimentari frutto di passione e di tradizione, prodotti che sono garantiti, certificati, tracciati”  I lavori sono stati preceduti dal saluto del Prefetto di Ferrara Provvidenza Raimondo che rivolta agli studenti in sala ha sottolineato: “Questa è ina battaglia di cultura e di legalità e voi dovete esserne i convinti ambasciatori. Le associazioni del Commercio sono un presidio importante e fondamentale al nostro fianco in questa battaglia quotidiana per riaffermare la legalità”. “Ricordiamo – ha spiegato il presidente provinciale Ascom Giulio Felloni che il mercato della contraffazione brucia qualcosa come 110mila posti di lavoro e oltre 4 miliardi di euro di tasse e quindi è una “piaga” che va combattuta per imporre una cultura che sia per proporre una cultura che sia di legalità e di rispetto della veridicità e soprattutto della salubrità dei cibi e delle materie prime. L’industria del Falso è in mano, a monte, ad organizzazioni criminose che da un lato sfruttano in maniera inumana una manovalanza spesso minorile o comunque di disperati. I prodotti che ne risultano sappiamo con esattezza attentano la salute dei consumatori specie quando parliamo di capi, di giocattoli trattati con prodotti e vernici tossici oppure costruiti ed assemblati in modo pericoloso. Una situazione che diventa ancora più pericolosa se il prodotto contraffatto è un alimento o peggio ancora un farmaco. Esercitiamo un lavoro costante nel campo dell’informazione e prevenzione e cogliamo questo momento per ringraziare pubblicamente l’impegno delle forze dell’ordine nel tavolo di lavoro coordinato dalla Prefettura e dove sono presenti dall’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, dalla Polizia di Stato alle Polizia della Provincia e dei Comuni”.  Poi l’intervento del presidente provinciale di Confagricoltura Pier Carlo Scaramagli che si è centrato sulla difesa del prodotto agroalimentare: “E’ sempre più necessario un preciso raccordo con le istituzioni per la valorizzazione dei prodotti alimentari ed il contrasto ai prodotti contraffatti che possono provocare danni alla salute ma anche danni in campo economico”. La mattinata si è conclusa con la relazione del segretario generale della Camera di Commercio Mauro Giannattasio: “L’industria del falso vale in Italia qualcosa come 6,9 mld di euro. Come è stato detto da Ascom voi ragazzi siete il presente oltre che il futuro è quindi è assolutamente necessaria la vostra collaborazione in questa battaglia di legalità. I giovani sono anticipatori del futuro. Il cambiamento e la condivisione sono elementi importanti. In questi ultimi dieci mesi sono nate oltre 520 imprese di giovani under 35. E’ un segnale di positività ed intraprendenza che utile sapere che in questa battaglia di cultura della legalità è fondamentale poter contare su un imprenditoria sana ed onesta”.

MODENA – Un tavolo di coordinamento provinciale, presieduto dal Prefetto,  per il monitoraggio, il controllo e la repressione del fenomeno dell’illegalità, dell’abusivismo e della contraffazione in provincia di Modena. Questa è la proposta avanzata da Carlo Galassi, presidente di Confcommercio Modena, nell’ambito della giornata di mobilitazione nazionale. “E’ essenziale – ha detto Carlo Galassi – che Prefettura, Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Camera di Commercio, Comuni, Provincia e Associazioni imprenditoriali, condividano conoscenza, metodi, indagini, ricerche e azioni concrete per combattere questi fenomeni che rischiano di rivelarsi letali per un’economia in crisi come quella attuale. Ne va della sopravvivenza delle aziende sane, che nel modenese nutrono ancora fiducia nel futuro, garantiscono occupazione e danno prospettive alle nuove generazioni”.  Sono intervenuti nel dibattito i rappresentanti modenesi delle diverse categorie che fanno capo a Confcommercio confermando, dal settore moda, ai pubblici esercizi, alla ristorazione, ai monopoli di Stato, all’intermediazione, all’intrattenimento, l’esistenza in provincia di Modena, di una quota di illegalità e di abusivismo che mette a serio rischio il sistema delle piccole e medie imprese. “Questi fenomeni – ha detto l’assessore regionale Gian Carlo Muzzarelli a conclusione della manifestazione – rubano al sistema sano dell’economia il valore della ricerca e della progettazione che è alla base del nostro futuro. Occorre fare giustizia in favore delle imprese sane, mentre è la stessa cultura della nostra società che deve fare un salto qualitativo, acquisendo coscienza dell’effettivo danno generale che si procura alle imprese e ai cittadini rivolgendosi ai chi propone prodotti taroccati e servizi al di fuori della legalità”.

PADOVA – L’Ascom Confcommercio di Padova ha steso davanti a Palazzo Moroni, sede del Municipio, le lenzuola con i prodotti contraffatti, tarocchi e pericolosi per la salute, buona parte dei quali sequestrati dalla Guardia di Finanza di Padova nella sua azione di contrasto ad un fenomeno che causa la perdita di migliaia di posti di lavoro e la chiusura di centinaia di aziende corrette. Vuoi per i suoi “trascorsi” di strenue battaglie contro la contraffazione, vuoi perché ai commercianti padovani non fa difetto la fantasia, l’Ascom ha giocato la carta dei rischi per la salute documentando, con l’aiuto di una dermatologa, i disastri che un semplice pigiamino può provocare ai nostri bimbi. Al termine della diretta streaming dalla capitale Padova ha raccolto il testimone allestendo una sorta di talk show che ha visto gli interventi dei rappresentanti dell’Ascom tra cui Patrizio Bertin vice presidente vicario, Franco Pasqualetti presidente dei Federmoda Padova,  della Camera di Commercio con il suo presidente Fernando Zilio e del consigliere Marco Ferrero (che rappresenta anche la Lega Consumatori a livello regionale), del Comune con l’intervento dell’assessore Marta Dalla Vecchia, della Guardia di Finanza con il tenente colonello Luca Lettere, del Presidente della Fit (federazione nazionale tabaccai) Italo Rossi e quello della dermatologa dottoressa Anna Belloni Fortina che, con l’ausilio di foto piuttosto “forti”, ha messo in guardia sui rischi che un incauto acquisto di prodotto non conforme può causare alla pelle soprattutto dei più piccoli.

MILANO – Una manifestazione in occasione della giornata per la legalità indetta da Confcommercio per denunciare e protestare contro il fenomeno dell’abusivismo. Gli ambulanti di tutti i mercati milanesi sono scesi in strada “per il rispetto delle regole e degli accordi”. “Questa – ha spiegato il presidente di Apeca, Giacomo Errico – è una manifestazione contro l’abusivismo perché  non ci vogliamo in alcun modo rassegnare ad avere 2mila venditori abusivi che stazionano nei 93 mercati milanesi e che all’anno incassano oltre 10 milioni di euro; ma e’ anche una manifestazione per rivedere il Regolamento comunale sui mercati ambulanti con le sue norme non chiare e penalizzanti per gli operatori”.

FRIULI VENEZIA GIULIA – “Spalmare il contributo regionale sui carburanti su tutto il territorio è uno spreco di risorse. Più opportuno dirottare i fondi a favore della fascia confinaria, abbattendo il differenziale con la Slovenia”. Ettore Romoli, sindaco di Gorizia, ha chiuso con questa proposta la manifestazione Fvg nell’ambito della Giornata di mobilitazione nazionale sulla legalità promossa da Confcommercio. Un tema molto specifico quello sollevato da Romoli, proprio nella sede di Confcommercio Gorizia, che ha ospitato gli interventi di diversi settori del terziario locale, tutti colpiti da fenomeni che, come emerge da uno studio Confcommercio su dati Istat e Censis, mettono a rischio oltre 43mila negozi regolari all’anno, insieme a 79mila lavoratori. “In Friuli Venezia Giulia la situazione è certo meno preoccupante che nel Sud e nelle Isole, ma abusivismo e contraffazione, specie in una regione di confine, aggiungono ulteriori ostacoli all’attività delle Pmi”, ha rilevato il presidente regionale di Confcommercio Pio Traini. E’ quindi seguita l’introduzione ai lavori del presidente goriziano Gianluca Madriz che ha anticipato, rispetto alle conclusioni del sindaco, il nodo della distorsione della concorrenza del mercato transfrontaliero, “con la conseguenza di un forte ridimensionamento del volume di affari e progressivamente del numero di attività e di negozi che animano i centri storici e le aree artigianali”. Ai lavori ha partecipato anche l’assessore regionale Loredana Panariti che ha sottolineato l’urgenza di un’azione di formazione del consumatore, tanto più di fronte a fenomeni che riguardano la salute, e ha assicurato un intervento di sensibilizzazione in giunta per avviare una forma di collaborazione tra la Regione e Confcommercio Fvg in funzione anti-contraffazione. Di concorrenza sleale hanno quindi parlato, portando esempi di categoria, i presidenti regionali Fimaa Andrea Oliva, Fipe Sergio Lucchetta, Fiavet Roberto Cividin, Federmoda Mario Ulian, e il presidente provinciale di Pordenone di AscoFoto Natale Camerotto. In particolare, Oliva ha denunciata la scarsa informazione dei diritti della clientela verso operatori immobiliari senza i requisiti di legge; Lucchetta ha posto l’accento sulla somministrazione irregolare in sagre, circoli privati e feste di partito, Cividin ha rilevato la diffusione «mascherata» dell’illegalità nel settore dei viaggi; Ulian ha segnalato come Trieste, Gorizia e Udine siano tra il decimo e il quindicesimo posto tra le province italiane quanto a maggiori volumi di ingresso di merce contraffatta; Camerotto ha ricordato, accanto all’abusivismo diffuso nella professione, la pesante evasione fiscale nel comparto della fotografia. Nella sede di Confcommercio Gorizia, infine, anche gli interventi del presidente regionale dei Mobilieri Mario Selva: “Divani che costano meno di 300 euro non possono certo riflettere materiali e lavorazioni che rispettano il consumatore e il lavoratore”. E di Paolo Polentarutti, della delegazione Tabaccai (Fit), che ha precisato come, sul fronte dei prezzi, acquistare sigarette in Slovenia viene a costare il 40% in meno. Un ultimo intervento in un quadro condiviso dalle diverse imprese regionali, che hanno stigmatizzato il paradosso di aziende costrette a chiudere per legalità. “Gli imprenditori – ha concluso il presidente Traini – chiedono a gran voce stesse regole e uno stato di diritto per sviluppare un mercato sano e concorrenziale”.

VENEZIA –  Nella sede della Provincia, in via Forte Marghera a Mestre, sono intervenuti tra gli altri il presidente di Confcommercio Venezia e Veneto Massimo Zanon, il presidente dell’Ascom di Venezia centro storico Roberto Magliocco, la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto, l’assessore al Commercio del Comune di Venezia Carla Rey, l’ex sindaco di Jesolo Francesco Calzavara, il presidente della Camera di Commercio di Venezia Giuseppe Fedalto e il comandante provinciale della Guardia di Finanza Marcello Ravaioli. Presenti inoltre esponenti dell’Arma dei Carabinieri, il Questore di Venezia Vincenzo Roca e il Prefetto Domenico Cuttaia.  “Assistiamo ogni giorno, a Venezia, al fuggi-fuggi generale di venditori ambulanti, pronti a stendere il lenzuolo qualche minuto più tardi, qualche campo più in là e poi c’è un abusivismo sommerso che è ancor più difficile da contrastare, anche sotto il profilo legale. Perciò – ha dichiarato il presidente di Confcommercio Venezia e Veneto Massimo Zanon – chiediamo che l’illecito venga modificato da reato contro la fede pubblica a reato contro il patrimonio e che venga ampliata la possibilità di qualificare la fattispecie di reato in forma associativa per dare alle Forze dell’ordine strumenti d’indagine più incisivi, già usati con successo contro il crimine organizzato. Sollecitiamo l’individuazione di misure di contrasto alla contraffazione a mezzo web, una più decisa tutela del Made in Italy e la creazione di un’Agenzia Europea per la lotta alla contraffazione per colmare la mancanza di azioni operative e contribuire allo studio di un fenomeno non ancora completamente affrontato da specifici organi in ambito comunitario. Contraffazione e abusivismo sono sostanzialmente due facce della stessa medaglia all’interno di una più ampia categoria di meccanismi commerciali fuori dalle regole che alterano la concorrenza e inquinano il mercato”. Negli ultimi mesi il Comune di Venezia ha prodotto più di 30mila manifesti e volantini contro la contraffazione, distribuiti anche nei mezzi di trasporto pubblico, portando 1500 studenti nei teatri di Venezia e di Mestre per lo spettacolo “Tutto ciò che sto per dirvi è falso” organizzato in collaborazione con Confcommercio, andato in scena il 7 e 13 novembre. 2.416 sono stati i servizi antiabusivismo nel 2012 nel solo comune di Venezia, 3.696 i venditori sanzionati, 264 le notizie di reato, 3.142 gli articoli oggetto di sequestro penale. “Nei prossimi giorni – ha annunciato l’assessore al commercio del Comune di Venezia Carla Rey – allestiremo un gazebo a Venezia e uno in piazza Ferretto a Mestre, coordinati dagli studenti dell’Istituto tecnico per il Turismo Algarotti per sensibilizzare la cittadinanza e i turisti su questo tema. Il modello Venezia per la lotta alla contraffazione è stato il primo in Veneto e tra i primi in Italia con un tavolo tra Comuni, Provincia, Regione e associazioni di categoria, con l’obiettivo di concentrare l’opera di informazione soprattutto sull’aspetto della salute e dei rischi legati agli articoli contraffatti. La facoltà di Economia e Commercio di Ca’ Foscari ha avviato inoltre un corso di Marketing e Comunicazione per l’anno accademico 2013/2014 con al centro il tema della contraffazione”. Il presidente dell’Ascom-Confcommercio di Venezia centro storico, Roberto Magliocco, ha evidenziato come negli ultimi anni il fenomeno stia producendo effetti devastanti sul commercio regolare, con conseguenze anche sul piano della sicurezza di cittadini e turisti e dell’immagine della città all’estero. L’ex sindaco del Comune di Jesolo, Francesco Calzavara, ha parlato di 500 abusivi al giorno solo lungo il litorale jesolano, auspicando una regolamentazione, attraverso il pagamento di un ticket, degli ingressi in spiaggia già dal momento del rinnovo delle concessioni demaniali del 2015.

FIRENZE–  Confcommercio Firenze ha aderito alla giornata di mobilitazione sulla legalità promuovendo un dibattito sul tema con i rappresentanti delle istituzioni locali e delle forze dell’ordine. In base ai dati dell’Osservatorio del Commercio, a Firenze nel 2012 sono stati effettuati dalla Polizia Municipale 680 controlli commerciali, 1.644 sequestri amministrativi e 22 sequestri penali. Nei primi 10 mesi del 2013 sono stati effettuati 392 controlli commerciali mentre sino al 30 settembre 2.099 sequestri amministrativi e 154 penali. Sempre secondo le stime dell’Osservatorio, nel 2013 un consumatore su quattro (il 25,6%) ha acquistato almeno una volta un prodotto o un servizio illegale. In testa alla classifica si trovano i prodotti di abbigliamento (41,2%), alimentari (28,1%), pelletteria (26,9%) e gli occhiali (27,6%). Oltre il 50% dei consumatori giustifica questo acquisto con ragioni economiche e solo il 36,2% dei consumatori è convinto che esso sia effettuato inconsapevolmente. ”Il fenomeno dell’abusivismo commerciale da parte di ambulanti è diffuso e in crescita” ha spiegato il presidente di Confcommercio Firenze Jacopo De Ria. ”La merce proviene dalla Cina, attraverso reti di distribuzione dislocate sul territorio nazionale. Il tutto è gestito da organizzazioni criminali che utilizzano la manodopera straniera. La merce di minor valore viene venduta da abusivi che girano per le strade con borsoni. In crescita anche l’esercizio di professioni abusive sia nel centro storico che in periferia in occasione di eventi, gli affittacamere asiatici, le guide abusive principalmente di nazionalità coreana, i parrucchieri cinesi”. ”Abusivismo commerciale e contraffazione – ha continuato De Ria – sono i fenomeni più diffusi di illegalità e più evidenti nel nostro territorio. A questo si sommano episodi di microcriminalità e di degrado urbano e purtroppo, per limitare i danni, non tutte le imprese possono dotarsi di una propria sorveglianza interna. Vogliamo ricordare come da sempre le nostre imprese siano anche le prime sentinelle del territorio e come, con la loro presenza, le loro luci e le loro vetrine, contribuiscano ad offrire un servizio qualificato a cittadini e turisti e, come, allo stesso modo in modo discreto ma efficace concorrano alla sorveglianza sociale”. ”Per questo – ha proseguito De Ria -facciamo appello a tutte le forze dell’ordine e alle Amministrazioni, affinchè mettano in campo tutte le risorse di cui dispongono per dare tranquillità a chi vive ed opera nel territorio della provincia di Firenze. Perché  non vi è dubbio che il bisogno di legalità, e quindi di sicurezza, fondamentale per il benessere collettivo, sia una delle principali richieste da sempre avanzate dal sistema delle nostre imprese, convinti che essa vada intesa come obbiettivo comune da realizzare con il concorso di tutti, pur nel rispetto dei diversi ruoli e dei rispettivi livelli di responsabilità”.

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Abusivismo edilizio: 30mila case abusive l’anno…in attesa di un nuovo condono

Abusivismo-edilizio-Italia

Il fenomeno dell’abusivismo edilizio, che ha prosperato indisturbato per decenni, è un’autentica piaga del nostro Paese. Una ferita che viene continuamente riaperta dalle promesse di condono edilizio, diventate purtroppo realtà per ben tre volte, nel 1985, nel 1994 e nel 2003. Ogni nove anni, quasi fosse una scadenza inevitabile, di fronte al dilagare del mattone illegale lo Stato “corre ai ripari” premiando i furbi e condonando l’illegalità (ed anche in questi giorni ci stanno provando). La costante dei condoni edilizi alimenta il fenomeno, ma a moltiplicare i cantieri illegali è soprattutto un altro incentivo micidiale: la quasi matematica certezza che l’immobile abusivo non verrà abbattuto. Le ordinanze di demolizione effettivamente eseguite, anche quando sono previste da sentenze della magistratura diventate definitive, sono l’eccezione, non la regola. E il mattone fuorilegge continua a prosperare, devastando il paesaggio, alimentando una vera e propria filiera del cemento illegale (dalle cave agli impianti di calcestruzzo fino alle imprese edili), arricchendo in molti territori le casse dei clan. Nei cantieri del mattone illegale il lavoro nero è la regola, la sicurezza semplicemente non esiste, i materiali utilizzati sono di pessima qualità. Solo nel 2011 l’industria del mattone illegale ha messo a segno 25.800 nuovi abusi, tra case ex novo e significativi ampliamenti di volumetria in immobili preesistenti. Una cifra che rappresenta il 13,4% del totale delle nuove costruzioni. Significa che oltre una nuova casa su dieci di quelle sorte nell’ultimo anno è fuorilegge. Il “processo di accumulazione” nel corso del tempo è micidiale. Tra il 2003, ultimo anno in cui era possibile presentare la domanda di condono edilizio, e il 2011, infatti, il Cresme ha censito la cifra record di 258 mila case abusive, per un giro di affari illegale, basato sui numeri e sui valori immobiliari medi, che Legambiente calcola in circa 18,3 miliardi di euro. A questa colata di cemento fuorilegge si deve sommare il vecchio abusivismo, quello costruito prima del 2003 e non condonabile, che fa brutta mostra di se lungo la penisola, molto spesso sulle coste, nelle zone di maggiore pregio paesaggistico, nelle aree più fragili del territorio dove esistono vincoli precisi legati al dissesto idrogeologico. Dove non si può edificare perché la terra frana e i fiumi esondano, inghiottendo tutto quello che trovano sulla loro strada, case e abitanti compresi. A fronte di questa realtà, le demolizioni effettivamente eseguite nei comuni capoluogo di provincia che hanno risposto al questionario di Legambiente (realizzato nell’ambito della ricerca Ecosistema urbano 2012) sono state, dal 2000 al 2011, appena 4.956, ovvero il 10,6% delle 46.760 ordinanze emesse. Il provvedimento, insomma, arriva ma la possibilità di farla franca è comunque elevatissima.

La città con il maggior numero di ordinanze di demolizione emesse negli ultimi undici anni è Napoli, con 16.837 provvedimenti, che però riesce a portarne a termine solo 710, pari al 4% delle ordinanze. Va ancora peggio a Reggio Calabria (2.989) e Palermo (1.943), dove secondo i dati forniti dalle amministrazioni comunali non risulta eseguito neppure un abbattimento. Tra i comuni virtuosi vale la pena segnalare Prato (957 demolizioni effettuate, +111,5% rispetto a quelle emesse nello stesso periodo per l’esecuzione di provvedimenti relativi ad anni precedenti) e Genova, con 498 abbattimenti (25,7%).

Accanto al “buco nero” delle demolizioni, i risultati della ricerca evidenziano l’esistenza di una vera e propria eredità avvelenata dei precedenti condoni edilizi, rappresentata da centinaia di migliaia di richieste inevase, presentate in occasione delle leggi 47/1985, 724/1994 e 326/2003. Complessivamente le domande presentate sono state 2.040.544, quelle respinte 27.859, quelle ancora in attesa di una risposta ben 844.097 pari al 41,37% del totale, il grosso delle quali risale addirittura al primo condono, quello del 1985. Il primo comune come numero di domande è di gran lunga quello di Roma, con oltre 596.000 richieste di cui circa 262.000 ancora senza risposta. In perenne attesa che queste domande vengano esaminate, molti immobili restano nella disponibilità dei loro proprietari in virtù di una anomala classificazione, quella di case “sanabili”, per il solo fatto che è stata presentata la richiesta di condono, indifferentemente dal fatto che sia accoglibile o meno. In questo modo sono proposte sul mercato immobiliare, per essere affittate o, addirittura, vendute case che potrebbero, invece, essere destinate all’abbattimento. E’ quanto rischia di accadere anche con un altro “fronte”, quello delle cosiddette “case fantasma”. Nel 2010 l’allora governo Berlusconi inserì nella Finanziaria bis una norma sull’emersione degli immobili sconosciuti al catasto, incaricando l’Agenzia del territorio di censire il patrimonio edilizio “fantasma”. Si tratta di oltre 1.200.000 immobili censiti e il governo Monti a marzo del 2012 ha dato alla stampa cifre significative circa le somme che tutte queste proprietà immobiliari porteranno nelle casse pubbliche: tra Stato e Comuni dovrebbero entrare quasi 500 milioni di euro. Fatta la stima degli introiti, come spesso accade, è iniziato un balletto di cifre, di distinguo e precisazioni. Ma il punto è un altro: dentro quel patrimonio immobiliare ci sono anche tutte le case abusive. Quindi illegali e non tassabili, tutt’al più da abbattere. Il governo ha stabilito che gli accertamenti di conformità urbanistica toccano ai Comuni entro tempi stabiliti. Un auspicio, più che un richiamo alle responsabilità, che rischia di restare lettera morta. L’attività di verifica, infatti, in larga parte è ancora in corso oppure non è stata nemmeno avviata, mentre le cartelle esattoriali sono già partite. Quella sull’emersione fiscale degli immobili non accatastati, insomma, è una legge che suscita più di una perplessità. Poche spiegazioni per un censimento che è stato presentato come un provvedimento di natura sostanzialmente tributaria. Simile a un minicondono, la legge ha consentito la regolarizzazione fiscale degli edifici non accatastati con forti sconti sugli arretrati: a quanti sono emersi spontaneamente, le multe per mancati pagamenti sono state ridotte di un terzo.

Ma come si può pensare che si paghino le tasse su immobili che dovranno essere confiscati e demoliti? Evidentemente non si può. A meno che tutte le case autodenunciate non vengano considerate d’ora in poi oltre che fiscalmente in regola, anche conformi dal punto di vista urbanistico, ipotesi che sembra francamente azzardata. Non bisogna mai dimenticare, peraltro, che ad alimentare il fenomeno dell’abusivismo edilizio è anche la connivenza delle pubbliche amministrazioni con la criminalità organizzata. L’analisi dei decreti di scioglimento delle amministrazioni locali condizionate dalla mafia restituisce un dato inequivocabile: l’81% dei Comuni sciolti in Campania dal 1991 ad oggi, vede, tra le motivazioni, un diffuso abusivismo edilizio, casi ripetuti di speculazione immobiliare, pratiche di demolizione inevase. Il record va alla provincia di Napoli, con l’83% di Comuni commissariati anche per il mattone illegale, percentuale che scende al 77% per quelli in provincia di Caserta. In altri termini, oltre un milione di cittadini almeno una volta sono stati amministrati dalla camorra del cemento: un impasto di complicità tra clan e compiacenza di costruttori, uffici tecnici e politici. A Caserta, si legge nella nota del prefetto del 1991, l’abusivismo edilizio ha assunto dimensioni e gravità preoccupanti, è uno dei modi di riciclaggio del denaro da parte delle locali organizzazioni camorristiche e le costruzioni realizzate abusivamente e non censite sono centinaia. Il Comune omette di esercitare qualsiasi compito di vigilanza, accertamento e repressione. Stesso discorso a Boscoreale (Na), sciolto per due volte, nel 1998 e nel 2006, dove nel settore edilizio, ampiamente permeabile alle illecite interferenze della criminalità organizzata, è stato rilevato un significativo incremento di opere abusive “ricollegabile all’inerzia dell’ente nell’intraprendere azione di contrasto”. Idem a San Giuseppe Vesuviano, nel 2009 (con 1.154 abusi accertati nel periodo 2000-2008) risulta tra i territori della regione Campania maggiormente colpiti dall’abusivismo edilizio, la Prefettura denuncia “Una vera e propria “acquiescenza” dell’amministrazione comunale”.

Ulteriori informazioni Stop a mattone selvaggio – Abusivismo Edilizio


Breve storia dell’abuso edilizio in Italia dal ventennio fascista al prossimo futuro. Nel 1985, pochi mesi prima dell’approvazione della famosa legge Galasso sulla tutela del paesaggio italiano, il Parlamento approva la prima legge di condono edilizio proposta da uno degli ultimi governi di centrosinistra. Si disse che sarebbe stato il primo e l’ultimo. Dopo nove anni, nel 1994, il primo governo Berlusconi porta in approvazione il secondo condono edilizio. Anche allora si disse che sarebbe stato l’ultimo. Nel 2003 un altro condono proposto dalla stessa maggioranza.

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