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Rifiuti urbani da abbigliamento usato o dono di vestiti ai bisognosi?

abiti usati

Intervista ad Andrea Fluttero, Presidente Fise Unire (Unione Imprese Recupero e Riciclo), Associazione di categoria che rappresenta le aziende delle diverse filiere del riciclo rifiuti, tra le quali anche quella degli abiti usati. Facciamo luce su un settore troppo spesso rappresentato negativamente e sul quale le organizzazioni criminali cercano di metterci le mani. Sempre più spesso, come testimoniato da alcune vicende di cronaca degli ultimi mesi, si registrano attività di raccolta “border-line” che, a volte anche violando disposizioni normative, basandosi su circuiti paralleli a quelli regolari e autorizzati per la gestione dei rifiuti tessili finiscono per alimentare traffici illeciti. Un grande equivoco che è giusto chiarire.

Presidente, perché parla di equivoco?

Si tratta di due attività diverse e distinte ma che per retaggio di antiche consuetudini e scarsa informazione, spesso vengono confuse generando indignazione e fraintendimenti. Per altro nel 2016 una specifica norma contenuta nella legge contro lo spreco alimentare chiarisce molto bene la differenza tra diverse attività.

La raccolta differenziata dei rifiuti urbani da abbigliamento usato viene effettuata normalmente da Cooperative, dotate delle necessarie autorizzazione alla raccolta e trasporto rifiuti, che ottengono, tramite gara, la possibilità di effettuare il servizio collocando su suolo pubblico gli appositi contenitori stradali dedicati nei quali i cittadini possono gettare i rifiuti urbani da abbigliamento usato

Tale modalità si inserisce nelle attività previste dalla normativa europea e nazionale in materia di rifiuti e di Green Economy. Il Codice Ambientale introduce i criteri di priorità nella gestione dei rifiuti, denominati “Gerarchia dei Rifiuti, ovvero la Prevenzione, il Riuso, il Riciclaggio, il Recupero di energia ed infine l’eventuale smaltimento.

Infatti circa il 60% del materiale raccolto viene destinato al riuso, mentre il restante 40% diventa pezzame industriale, filato ed imbottitura.

Quali sono le ricadute di questa filiera delle raccolte differenziate?

Questa attività genera vantaggi per l’ambiente, in quanto l’abbigliamento usato gettato nei cassonetti dei rifiuti indifferenziati finirebbe in inceneritore con le conseguenti emissioni tra le quali quelle di Co2.

Vesti, scarpe ed accessori, opportunamente preparati vengono venduti per la commercializzazione ed il riuso nei mercatini italiani o più frequentemente in Paesi a più basso potere di acquisto evitano in tal modo la produzione di prodotti nuovi con la conseguente riduzione di consumo di materie prime e di emissione di Co2.

Vi sono poi vantaggi economici per i cittadini italiani, in quanto la raccolta differenziata dei rifiuti urbani da abbigliamento usato garantisce minori costi alla collettività per il mancato smaltimento in inceneritore e maggiori entrate grazie al contributo che le Cooperative versano a Comuni o Municipalizzate a seguito della aggiudicazione della gara. 

Senza questa raccolta differenziata i 2 kg/anno pro capite di rifiuti urbani da abbigliamento usato, stimati in Italia, moltiplicati per i 60 milioni di abitanti e per 150 euro/t. di costi raccolta e smaltimento in termovalorizzatore costerebbero alla collettività oltre 18 milioni di euro/anno.

Ma le ricadute positive non finiscono qui, infatti vi sono vantaggi sociali sul territorio nazionale, perché le Cooperative che svolgono il servizio, con il ricavato della vendita del materiale raccolto, garantiscono centinaia di posti di lavoro, molti dei quali a soggetti di categorie svantaggiate impegnati nella raccolta, nella preparazione e nella spedizione.

Cosa succede di questi rifiuti tessili esportati?

Si deve tener conto dei vantaggi occupazionali nei Paesi importatori, primi tra tutti in quelli del Nord Africa, dove il lavoro di pulitura, selezione, riparazione, preparazione al riuso e vendita garantisce centinaia di posti di lavoro in aziende locali, sostenendo un importante settore economico detto della “Friperie”.

Che c’entra tutto questo con la donazione?

Nulla. Chi desidera donare propri vestiti usati li deve consegnare di persona ad enti benefici che effettivamente li richiedessero per esigenze specifiche di loro assistiti, tenendo però conto del fatto che raramente le persone bisognose in Italia necessitano di vestiti ma più frequentemente ricercano lavoro, il pagamento di bollette o affitti arretrati delle case popolari.

Tutto ciò non significa che in questo settore, come in molti altri delle attività economiche, non possano esserci operatori disonesti o infiltrazioni malavitose, ma ciò non giustifica la condanna di un settore della Green Economy che come illustrato presenza esclusivamente ricadute positive dal punto di vista ambientale, economico, occupazionale e solidale.



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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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