Renzi Story: il falso “stil novo”

Il vecchio Stil Novo del Cayman(o) di Rignano 

Di Tommaso Fattori

La “notte prima delle primarie” e la prima poltrona di Renzi, grazie a Rutelli

Ci sono tanti modi di trascorrere “la notte prima delle primarie”: fra i peggiori c’è sicuramente quello di trovarsi a scrivere un’email sul nuovo Cayman(o) Matteo Renzi. Oltretutto che senso ha? Un’email (o un post-facebook) così tardivo neppure ha il senso (eventuale) di convincere 2 o 3 conoscenti a non votare il Richard Nixon di Rignano sull’Arno. Troppo tardi. Eppure un senso per me ce l’ha, mi sento di assolvere ad un piccolo “compito morale”, etico, civico. Dopo aver ricevuto l’ennesima email che m’invita a votare Renzi il “rinnovatore” (fra cui quella che rimanda al blog di un certo signor “Sola”: un nome, un programma), email piena di inconsistente retorica, sento di poterne più e di volermi inutilmente rovinare il sabato notte.

Prima di tutto “adesso” a Firenze è iniziato ben 9 anni fa, quando (grazie ad un accordo spartitorio in grande stile), il Cayman(o) ottiene, grazie a Rutelli, di poter avere la sua prima poltrona: quella di Presidente della Provincia di Firenze. Dalle peggiori “pratiche” spartitorie arriva il primo posto per il Cayman(o): l’alba di un nuovo giorno (che poi in Italia è uguale al giorno prima, come ne il “giorno della marmotta”).

 

Le istituzioni come “trampolino”: il j’accuse di Pier Luigi Vigna

Al Cayman(o) di Rignano –come è noto- non importava un fico secco della Provincia di Firenze. L’obiettivo è stato fin da subito ben chiaro: usare la Provincia (l’istituzione e i soldi pubblici) per diventare Sindaco di Firenze, per poi usare Firenze al fine di ottenere un ruolo politico nazionale. Uso di soldi pubblici, assunzioni a man-bassa degli “amici suoi” (gli stessi che ora vuol mandare in Parlamento: in caso di sconfitta «porterò un po’ di amici miei» in Parlamento, si lascia sfuggire Renzi in un fuori onda), società messe in piedi per convogliare denaro della collettività in iniziative finalizzate in ultima analisi a costruire l’immagine pubblica di Matteo Renzi, a saldare relazioni, a farsi amica e acquiescente buona parte della stampa locale.

Questa spregiudicatezza e lo scaltro “uso” delle istituzioni come “predellino” è stato lucidamente colto dal compianto Pier Luigi Vigna (che di personaggi scaltri ne aveva incontrati molti nel suo lavoro). Vigna non ci sta ad essere “usato” a sua volta dal Nixon di Rignano per i suoi scopi extra-istituzionali (di carriera e potere). Vigna si dimette – con una lettera assai amareggiata- dal suo incarico di consulente speciale per la sicurezza del Comune di Firenze: “non ho mai considerato positivamente chi opta per lo svolgimento di una determinata funzione pubblica come un trampolino di lancio per conseguirne un’altra del tutto diversa”. Aggiunge Vigna: è ormai chiaro, “poiché emerge anche da tue dichirazioni pubbliche”, l’intento di usare il ruolo di Sindaco di Firenze per ottenere ben altro, mentre io “ho sempre pensato che ogni funzione pubblica non possa essere strumentalizzata”.

 

Per il Nixon di Rignano la parola “coerenza” non esiste (ma nemmeno per gli italiani)

Ma della coerenza non importa più nulla a nessuno, è evidente. Nel paese in cui Bossi esce dal governo dando del mafioso a Berlusconi per poi tornare al governo col “mafioso” come su nulla fosse, cosa vuoi che importi se “il rinnovatore” di Rignano ha dichiarato che per lui ciò che contava era “solo” fare il Sindaco di Firenze (“il mestiere più bello del mondo”)? Il Nixon di Rignano, nel corso della campagna per diventare Sindaco, anzi, se la prendeva -bacchettandoli severamente, quasi fosse Catone il Censore nell’antica Roma- con gli altri candidati a Sindaco del centro sinistra con incarico parlamentare: “prima dovete finire il mandato”. Più precisamente il Nixon di Rignano dichiara: “c’è solo una cosa che dovrebbe farci riflettere: a me piacerebbe che, quando uno si candida, fosse in grado di non lasciare a mezzo un lavoro. Credo che quando uno è stato eletto in parlamento avrebbe fatto meglio a finire il lavoro in parlamento o viceversa a non candidarsi in parlamento e candidarsi direttamente al Comune di Firenze. Perchè…finiamo un mandato e poi preoccupiamoci del resto!”. Renzi sapeva già allora di mentire, ossia sapeva bene che lui medesimo, al momento giusto, se ne sarebbe infischiato di finire il mandato di Sindaco, ma intanto agli avversari ammanniva la sua lezioncina populistica. Tanto poi chi se lo ricorderà? Giorni fa, alla Stazione Leopolda, in un momento di rara sincerità, ha dichiarato candidamente “aspettavo questo momento da 18 anni”: altro che il mestiere più bello del mondo, era qui che voleva arrivare fin dai tempi in cui “catoneggiava” contro gli avversari, come aveva ben inteso Vigna. Un personaggio simile, in qualunque paese civile, prenderebbe il solo voto dei cari congiunti (a proposito, l’avete vista la copertina che si è fatto fare su “Oggi” affiancato dalle 2 povere nonne -dopo che gli avevano spiegato che lo slogan della “rottamazione” non piaceva agli anziani? Letteralmente, pur di vincere venderebbe anche la nonna).

 

Il Sindaco assente: dai 100 punti lasciati a metà alla Tramvia ferma

Che diavolo abbia fatto il Nixon di Rignano una volta Sindaco di Firenze, a parte lavorare per la sua candidatura nazionale e a parte l’operazione-immagine “pedonalizzazione Duomo”, non è chiaro. Negli ultimi mesi è in camper ma anche negli anni precedenti era assai più affaccendato a costruire relazioni con industriali, banchieri e finanzieri, dedicato a fare “public relations” con tutto il “potenziale elettorato” che ad amministrare la città.

I famosi 100 punti del programma erano in gran parte di facilissima attuazione, scelti a posta per poter essere realisticamente attuati “in 100 giorni” (memorabile “il percorso di footing più bello del mondo. Realizzazione di un percorso di footing di circa un’ora tra le meraviglie della nostra città. Per turisti e residenti”) e malgrado ciò, dopo oltre 1200 giorni, circa il 60% dei 100 punti è ancora inattuato, soprattutto quelli “chiave”.

L’elenco dei problemi che derivano da questa colpevole incapacità amministrativa sarebbe infinito ma se prendiamo un tema a caso, la mobilità, vediamo non solo che le piste ciclabili annunciate non sono state fatte (in vista dei mondiali del ciclismo qualcosa si muoverà, per non rischiare una figura barbina) ma che le linee 2 e 3 della Tramvia, dopo 4 anni, sono chimera: cantieri fermi, impressionante levitazione dei costi, probabile perdita dei finanziamenti europei, ossia ulteriori immani costi scaricati sulla collettività. Perché? Molto probabilmente per non avere “impopolarissimi” cantieri aperti in città mentre Renzi tenta il grande salto nazionale. Ma lo slogan del nostro Nixon è immancabilmente efficace, inossidabile a qualunque smentita empirica: “noi stiamo cambiando Firenze. Noi siamo l’amministrazione che le cose le fa, perché il dramma è che oggi le cose vengono annunciate e poi non fatte”. Geniale.

In Consiglio comunale, poi, il Nixon di Rignano non si presenta proprio: le sedute a cui è stato presente si contano sulle dita di una mano. Tanto da dimenticarsi che per esempio Sel non è più in coalizione (ripete sempre, sapendo di mentire, “a Firenze governiamo con SEL” e lo ha fatto anche recentemente a Porta a Porta)

 

L’ “altra metà del cielo” (sigh) e le tasse: ancora bugie

Su Firenze si potrebbe continuare. Fra i punti di programma attuati, dice il Nixon di Rignano, c’è il fondamentale punto 1 (proprio il numero 1!): “1. Pochi, ma buoni. Faremo una giunta di sole dieci persone, con cinque uomini e cinque donne”. Fantastico, autentico innovatore! Solo dieci e parità di genere. Vero che a Firenze toccherebbero 16 asessori ma il Nixon di Rignano dimentica di dire che a Firenze 16 assessori non ci sono mai stati e che nella giunta precedente gli assessori erano…10! Quanto alle donne (l’“altra metà del cielo”, così le chiama Renzi, e un brivido corre lungo la schiena) rivendica di averne tante in giunta ma dimentica di segnalare che ne ha eliminate tante dalla presidenza di posti chiave come le società partecipate. Renzi straparla di “merito” (altro suo slogan: “a un giovane direi che questo sarà un Paese dove trovi lavoro se conosci qualcosa e non se conosci qualcuno”) ma a lui piacciono prima di tutto gli amici, i suoi amici. L’innovatore, nel fuori onda  che ho già ricordato, ha dichiarato «porterò un po’ di amici miei in Parlamento»: la nuova politica, non c’è che dire. Ma è soprattutto agli amici maschietti (la prima metà del cielo) che riserva i posti di comando. Alcuni amicissimi –come l’amico d’infanzia Carrai, detto “meritocrazia” perché il suo principale merito è proprio essere amico del meritocratico Renzi- stanno pure su più poltrone chiave contemporaneamente, per nomina diretta dell’amico Renzi che lo ha fatto presidente della municipalizzata Firenze Parcheggi (che poi sponsorizza tantissime attività culturali care al Cayman di Rignano), ma anche consigliere d’amministrazione del Gabinetto Vieusseux, ma anche consigliere della Cassa di Risparmio di Firenze (ente azionista di Banca Intesa San Paolo). Inutile dire che dietro il finanziamento delle campagne di Renzi c’è Carrai: lui organizza le cene con l’alta finanza, lui raccoglie denari, lui è amico di Zingales e di importanti pezzi della destra repubblicana Usa.

Quanto agli argomenti più falsamente sbandierati da Renzi per mezza italia (in camper), c’è quello -dal sapore vagamente berlusconiano- della “riduzione delle tasse” a Firenze. Eh sì, perché il Nixon di Rignano continua a ripetere che a Firenze le tasse si sono abbassate (poi dirà anche che ha creato un milione di posti di lavoro?). Pure in questo caso è presto svelato l’inganno. Vero è che l’IRPEF è stata abbassata ma tutto il resto è aumentato: Cosap, Tia, IMU e financo i parcheggi. Della riduzione IRPEF (come congegnata a Firenze) hanno peraltro beneficiato i più abbienti: per i redditi inferiori a 15.000 c’è stato un risparmio di 9 euro, mentre per i redditi superiori ai 75.000 euro il risparmio è stato di ben 132 euro. Una idea di equità balzana: forse suggerita anche questa dai maghi della finanza speculativa amanti delle Cayman?

Dal 2009, anno dell’arrivo di Renzi a Palazzo Vecchio, i debiti del Comune di Firenze sono aumentati del 20 per cento e in questi giorni la situazione è precipitata (dopo aver fatto un bilancio preventivo sbagliato Renzi adesso si prepara al taglio degli investimenti per 73,7 milioni di euro su scuola, cultura, strade e ambiente). In passato sono state approvate oltre cinquanta delibere senza il parere di regolarità contabile, motivo che ha spinto l’ex assessore al bilancio Claudio Fantoni a dimettersi per “insanabili divergenze sulla gestione economico finanziaria”

 

Fidarsi?

In una delle email che ho ricevuto pro-Renzi il ritornello è la “fiducia”: “io mi fido di Renzi”, con una sfumatura quasi religiosa, perché diciamocelo, c’è tanta brava gente che vota Renzi (e pure fra i suoi collaboratori, senza dubbio), ma c’è un nucleo di “iniziati” al renzismo che mi ricorda una specie di Scientology, una setta che semplicemente “si fida”, fa un atto di fede, “sente” che Renzi è il nuovo (un po’ come Renzi ha “sentito” che il Piano “Fabbrica Italia” di Marchionne era affidabile, o come ha “sentito” il Leonardo nascosto nel Salone dei ‘500 –  nascosto talmente bene che non è mai stato trovato).

 

– Salotti privati e pubbliche funzioni: pic-nic ad Arcore

Io invece non mi fido di una persona che è andata (nelle sue intenzioni di nascosto), a pranzo ad Arcore da Berlusconi. Non mi fido di chi, nel giustificarsi dopo essere stato “scoperto”, afferma essere del tutto normale (persino giusto) che una discussione centrata solamente sui destini dell’amata Firenze (il che è piuttosto improbabile) invece che svolgersi trasparentemente in spazi e tempi istituzionali (ad esempio Palazzo Chigi) si svolga in salotti privati: questa è la vecchissima politica, non la nuova.

 

– La regia del Grande Fratello

Non mi fido di chi ha scelto come spin doctor e primo consigliere Giorgio Gori (qualcuno dice silenzioso “burattinaio”, vero Grande Fratello), il potentissimo Guru responsabile delle 3 reti Mediaset, l’uomo che ha rovinato con i suoi programmi metà paese creandone l’immaginario attraverso programmi come il Grande Fratello o L’isola dei famosi. E’ Gori che ha plasmato il “nuovo Renzi”, è lui che gli invia “sms” durante i programmi TV (è stato detto: “Renzi potrà governare finchè c’è campo”), che elabora gli slogan, che ha inventato i “format” della Leopolda, che dal piccolo democristiano dirigente di partito ha tirato fuori il nuovo imbonitore di folle, pieno di battute e “slogan” ossessivamente ripetuti in TV, alla radio, nei comizi. Unico saldo trait d’union fra il Renzi pre-gori e il Renzi post-Gori è la straordinaria carica narcisistica del Nixon di Rignano (“benvenuti nel mio ego” è la fulminante battuta del comico che lo imita), che lo rende evidentemente anche uno scolaro modello nella goriana scuola di partito post-moderna: quella del partito “personale”. Secondo le parole elogiative dello stesso Gori, in una recente intervista a Pubblico: “Matteo è bravissimo: si sofferma su ogni parola, controlla, esattamente come si fa in tv ogni passaggio dei suoi discorsi e lavora per migliorarsi. Fammi un esempio? –domanda Telese- Gori continua: c’è un passaggio cardine del suo racconto, quando spiega come vuole sostenere il potere di acquisto delle famiglie. E cosa diceva? «Darò cento euro». E la gente non reagiva come doveva. E allora che hai fatto?domanda ancora il giornalista. E Gori: gli ho detto una piccola cosa: devi aggiungere 100 euro al mese. Dalla volta successiva, la platea applaudiva. Se hai lavorato sulle curve dello share minuto per minuto sai che in ogni secondo si comunica qualcosa, e che la reiterazione esige chiarezza..”. Fine della citazione. Insomma, ci spiega indirettamente Gori, quel che sembra “naturale”, spontaneo, persino improvvisato è frutto di un lungo lavoro quasi ossessivo di “marketing” elettorale, una specie di recita in stile mediaset.

 

– Finanziatori “segreti”

Non mi fido di uno che ha potenti finanziatori segreti; per carità, non è certo tenuto a far nomi ma nella sua “recita” la parola trasparenza è una delle parole chiave. Sono segreti i nomi ma è segreta anche l’entità dei finanziamenti ricevuti, anche se qualcosa, nel tempo, è via via emerso, a partire dai partecipanti alla famosa cena con la finanza a Milano.

 

– Il Cayman(o) Serra

Non mi fido di Davide Serra, che il Nixon di Rignano ha prescelto come consigliere economico. Non solo perché Serra è l’uomo dell’Algebris Investments (Cayman) Ltd, registrata per l’appunto alle Isole Cayman (e definita nei bilanci delle società inglesi di Algebris «ultimate controlling party»), non solo perché gli hedge funds sono quelli che hanno speculato sull’euro e sul debito pubblico italiano, ma proprio perché è la finanza speculativa il cancro dei nostri anni, il meccanismo che sta distruggendo diritti e concentrando potere e ricchezza nelle mani di pochi. La finanza speculativa ha causato povertà e disoccupazione, favorito le assurde politiche di austerità dei governi, ispirate proprio dai mercati finanziari. Invece no, non solo Serra “consiglia” il Nixon di Rignano sulle politiche economiche (chi ha contribuito – pur nel suo piccolo – a generare la crisi sistemica in cui siamo immersi adesso da anche le ricette su come uscirne) ma, in cambio del suo “appoggio” (anche finanziario), Serra otterrà sicuramente qualcosa. Intanto pare abbia ottenuto qualcosa dagli uomini di Renzi alla Cassa di Risparmio (ossia dall’amico Carrai, detto meritocrazia e piazzato dal meritocrate anche lì, assieme ad altri due renziani doc: il presidente dell’Ente Cassa, marchese Jacopo Mazzei, e Bruno Cavini, membro del comitato di indirizzo della Fondazione).  La Cassa ha da poco deciso, infatti, di destinare ben 10 milioni di euro per acquistare i (rischiosissimi) coco bond di Serra. Per carità, tutti loro si affannano a sostenere che il rapporto fra Renzi e Serra nulla c’entra con questa scelta, si tratta di mere coincidenze e certo non ci sono “prove” del contrario: “il rapporto tra Serra e l’Ente Cassa prescinde completamente da quello che c’e’ tra il finanziere e il sindaco”, questa la versione ufficiale, che ha un po’ il sapore di “Ruby nipote di Mubarak”.

 

– Con Marchionne senza se e senza ma

Non mi fido di chi ha detto “sto con Marchionne senza se e senza ma”. La vicenda Fiat ha dimostrato che aveva perfettamente ragione la Fiom a chiedere di vedere i piani industriali, di avere certezza degli investimenti, denunciando come farlocco il piano “Fabbrica Italia”. Ma il Nixon di Rignano stava invece con Marchionne, “senza se e senza ma”, proprio quando Marchionne divideva i lavoratori e disdiceva contratti, puntando sullo schiavismo più che sull’innovazione. Recentemente il Cayman(o) Renzi ha ammesso –pur senza scusarsi con il sindacato e i lavoratori- che Marchionne l’ha fregato, in effetti, accidenti. E uno così dice di voler governare un paese?

 

– Renzi contro i Referendum allora ed oggi

Non mi fido del Nixon di Rignano perché ha votato 2 “no” ai referendum su acqua e servizi pubblici nel giugno scorso. Poi, travolto dalla valanga di “sì”, Renzi dichiarò che avrebbe dato applicazione al referendum, perché andava pur riconosciuta quella vittoria schiacciante: non c’è nulla di più frustrante che andare a votare e poi vedere un referendum disatteso, aggiunse. Risultati? Zero spaccato. Ad oggi Publiacqua continua a mettere in bolletta il “profitto” (la remunerazione del capitale) che era stato abolito con il referendum e perciò continua a distribuire utili agli azionisti come se nulla fosse. Nel frattempo Renzi ha anche (s)venduto e privatizzato ATAF nominando come nuovo assessore al bilancio proprio Petretto, uno dei “leader” del fronte del “no” ai referendum.

 

– Renzi radioattivo

Ma non mi fido neppure di uno che -riesumando uno pseudoconcetto di modernità tremendamente anni ’80, ha insistito che il futuro dell’energia è indubitabilmente il nucleare: il Nixon di Rignano mai si accalorava tanto come quando difendeva la modernità di inceneritori (pardon, termovalorizzatori) e dell’energia nucleare. Al punto che la sera stessa in cui la tragedia di Fukushima si consumava, Renzi, su La 7, si arrampicava sugli specchi dicendo che il problema non era a ben vedere il nucleare ma semmai il terremoto (oggi persino Germania e Giappone rinunciano al nucleare e puntano decisamente su efficienza energetica, rinnovabili e diminuzione dei consumi mostrando che modernità, innovazione e sicurezza sono altrove). Dopo Fukushima Renzi fu costretto, suo malgrado, a cambiare intenzione di voto, almeno sul referendum sul nucleare.

 

– Conoscere “qualcosa”? No, conoscere Renzi!

Non mi fido di chi ai giovani dice che vuole un paese dove trovi lavoro “se conosci qualcosa e non se conosci qualcuno” (secondo l’azzeccato slogan goriano) salvo poi “fare” esattamente l’opposto. Renzi ha fatto aumentare notevolmente la spesa del personale del Comune di Firenze attivando circa 40 contratti a chiamata (contratti che dipendono dal rapporto “fiduciario” fra  politica e burocrazia) e ha piazzato -attraverso la così detta mobilità in entrata-  coloro che hanno il grande “merito” di essere amici o conoscenti di Renzi medesimo, in organismi ed enti affiliati al Comune. Come ha evidenziato la Fp-Cgil: “ha ridimensionato fortemente la dirigenza a tempo indeterminato a favore di quella a chiamata, ha rimosso e trasferito quelli che ‘conoscevano’ qualcosa, ma non conoscevano lui, insomma ha fatto proprio l’opposto del suo slogan televisivo”. Un recente inchiesta giornalistica arriva a queste conclusioni: “corrisponde a circa 25 milioni la somma che graverà sul bilancio del Comune di Firenze, e quindi sulle tasche dei fiorentini, nei cinque anni di giunta Renzi a causa della pazze assunzioni a chiamata diretta del “Rottamatore”. Un vero e proprio ufficio di collocamento, o per meglio dire un sistema efficace di clientelismo che ha permesso al sindaco in carica di assumere amici, parenti, ex dipendenti della provincia o semplicemente colleghi di partito trombati alle elezioni. O dipendenti della Florence Multimedia, la società partecipata dalla provincia di Firenze ai tempi in cui Renzi ne era presidente, creata appositamente per valorizzare l’immagine del “Rottamatore” a spese della collettività.”

 

Un piccolo impero di provincia

Su Florence Multimedia e tutte le altre società e associazioni “inventate” da Renzi o a lui in qualche modo ricollegate si potrebbe scrivere un papello di decine di pagine. Ricordo solo che Florence Multimedia è il mega carrozzone costruito da Renzi per autopromuoversi e per “farsi amici” i giornalisti dell’informazione locale: carrozzone che secondo l’inchiesta de Il Fatto ha speso 9,2 milioni di euro dal 2006 al 2009 pagando fatture a un’impresa privata di Matteo Spanò, già manager della stessa Florence e amico di Renzi. L’amico Spanò è oggi il presidente dell’associazione Museo dei ragazzi, a cui il Comune versa un contributo annuo di 600 mila euro. Il Museo dei ragazzi organizza ad esempio la notte tricolore il 16 marzo 2011 affidando la comunicazione alla Dotmedia. Ma Dotmedia è dello stesso Spanò e di Alessandro Conticini, quest’ultimo socio della famiglia Renzi. Insomma, un bel giro: la nuova politica, non c’è che dire.

La Corte dei conti sta accertando anche la situazione di Florence Multimedia perchè ha autorizzato “contratti, convenzioni, affidamenti al lordo, il cui importo triplica quello dei contratti di servizio di base”: per una spesa totale di 9.213.644 euro”. Ma forse queste sono le vicende più note, assieme a quelle delle “spese” ai tempi della provincia, anche grazie agli articoli usciti su Il Fatto Quotidiano e su Il Sole 24 ore. Sulle spese folli mi limito a citare un brano tratto da un articolo del Corriere: “Ci sono gli alberghi di lusso e i ristoranti, le enoteche e le pasticcerie, i mazzi di fiori e il marketing. Ammontano a 2 milioni di euro le spese di rappresentanza collezionate da Matteo Renzi quando era alla guida della Provincia di Firenze, tra il 2004 e il 2009. Ma Alessandro Maiorano, il dipendente di Palazzo Vecchio diventato il grande accusatore del «rottamatore», sostiene che di milioni ne abbia spesi 20. E dalle carte che ha consegnato alla Guardia di finanza emergono anche iniziative che a fatica si possono considerare vantaggiose per i cittadini.”

 

Amicizie private, con stipendi pubblici

Infine, fra le tante, potrei citare la NoiLink, un’associazione “vicina” a Renzi (più precisamente una delle “casse” della sua campagna elettorale), che in pochi anni ha raccolto 730 mila euro in “donazioni” (come sempre finanziatori sconosciuti), serviti per pagare iniziative elettorali, Leopolda compresa. Il fatto singolare è che (lo ha evidenziato recentemente il consigliere comunale Tommaso Grassi) tutti ma proprio tutti i 9 soci di NoiLink (“amici di Matteo”) sono stati nominati, eletti o assunti da Renzi in Comune o in Provincia in questi anni. Insomma, una poltrona e uno stipendio per tutti. Poi ci sarebbero da capire cosa accade nella Fondazione Big Bang, nella Festina lente e nelle altre associazioni messe in piedi da Renzi e dai suoi amici, sempre per sostenere la campagna.

 

Chi mette la benzina al motore Renzi?

La cosa incredibile è che è pieno di gente che -in ottima fede – pensa al Nixon di Rignano come ad un Boy Scout che ha costruito la sua campagna elettorale in modo quasi frugale (si tratta invece di una campagna il cui costo reale è di molti milioni di euro), con tanti volontari e piccoli contributi donati per “mettere la benzina” nel camper. Il giovane (lui è giovane per davvero!) e brillante giornalista de La Repubblica, Matteo Pucciarelli, ha scritto nel suo Blog: “la storia della benzina da donare al camper è penosa. Uno strazio. Quello schemino fa male solo a vederlo. Cioè, c’hai mezzo mondo industriale alle spalle, la tua azienda di famiglia fattura milioni di euro e mi vieni a raccontare che se stanotte puoi macinare 500 chilometri è grazie al mio contributo militante? Fatti questo pieno senza troppi panegirici, mettici pure la V-Power che costa 3 euro a litro e invecchia nelle otri della val d’Orcia, e liberaci dal pensiero della lancetta”.

Lo schema dei poteri forti (finanziari, economici, industriali) che appoggiano Renzi richiederebbe troppo spazio per un’ email. Una mappa molto dettagliata è stata pubblicata da Roberto D’agostino su Dagospia (mai “contestata” da Renzi), in un articolo il cui link trovate qui in fondo e che inizia così: “dietro Renzi e dietro le sue costose campagne di rottamazione ci sono – molti allo scoperto, molti nell’ombra – importanti imprenditori, famiglie storiche fiorentine, banchieri, finanzieri, mecenati democratici, simpatizzanti oltreoceano”.

 

Un po’ di nomi

Ancora una citazione dal lungo articolo sui finanziatori e sostenitori del Nixon di Rignano: “i Frescobaldi, i Fratini (immobiliaristi, centri commerciali), i Folonari (Giovanna Cordero Folonari fu chiamata a fare l’assessore dal precedente presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi), i pratesi Pecci tramite il congiunto Niccolò Cangioli, manager della Elen spa, i Bini Smaghi, quelli del conte Lorenzo, ex consigliere della Bce nominato da Renzi presidente della Fondazione Strozzi. Bini Smaghi, tra l’altro, è figlio di una Mazzi e, dunque, cugino del Mazzei presidente della Cassa di Risparmio. Una rete di sostenitori influenti cui si sono aggiunti imprenditori e manager come il gruppo Poli (imprenditori alberghieri e proprietari di tv locali), l’editore Mario Curia (Chiesa, Confindustria), Leonardo e Marco Bassilichi, della Bassilichi Spa, azienda che lavora per il Monte dei Paschi, il costruttore Andrea Bacci (già messo da Renzi a presiedere quella Florence Multimedia che gli ha procurato un’indagine della Corte dei conti), Fabrizio Bartaloni, manager del Consorzio Etruria, una delle aziende impegnate nei grandi lavori fiorentini, Riccardo Maestrelli, imprenditore con l’azienda più importante di frutta e verdura alla Mercafir di Firenze, il mercato all’ingrosso. Fuori da Firenze il sindaco gode delle simpatie di Oscar Farinetti patron di Eataly (che a breve aprirà uno store proprio a Firenze, negli spazi della libreria Martelli da poco chiusa), ovviamente Giorgio Gori fondatore dell’impero Magnolia, poi il presidente di De Agostini Pietro Boroli, il vicepresidente del gruppo Viacom International Media Network, Alessandro Campo Dall’Orto). O stilisti fiorentini come Ermanno Scervino, Ferruccio Ferragamo e Roberto Cavalli, amici di Renzi. Qualcuno, come il tesoriere dei Ds Sposetti, uno che di soldi e partiti ne sa parecchio, ha evocato finanziatori americani e israeliani per Renzi.”.

Insomma, al tavolo del Nixon di Rignano mancano solo la contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare e il MegaPresidente Galattico in persona, il Duca Conte, Lup. Man., Gran Ladr., Farabut., Multinaz., Francesco Maria Barambani.

 

Il Cayman(o) è vintage: un vero neo-liberista anni ’80!

Ovviamente non mi fido del Nixon di Rignano anche perché notoriamente di economia non capisce niente e si limita ad idolatrare in maniera dogmatica i sacri principi che hanno trascinato il mondo nell’attuale crisi economico-finanziaria, ripetendo a memoria slogan imparati da altri, di cui a sua volta si fida ciecamente: i Serra, i Giavazzi, gli Alesina, gli Zingales (“il liberismo è di sinistra”, Renzi dixit, ripetendo il titolo di un noto libello). Le idee di Renzi, è stato fatto notare da più parti, sono state già rottamate dalla storia di questi ultimi anni, in particolare le ricette economiche neo-liberiste che sono datate anni ’80, naturalmente unite ai nuovi dogmi di austerità e disciplina fiscale. Renzi e  non ha letto non dico i nobel per l’economia Stiglitz e Krugman, ma neppure i recenti (seppur parziali) “ripensamenti” di Blanchard e del FMI, pur sempre vestali del neoliberismo globale. Insomma, se Renzi di economia non capisce una mazza, di sicuro chi lo sostiene e lo consiglia è lucidamente e coscientemente un neo-liberista di ferro (mentre il Nixon di Rignano lo è, per così dire, “culturalmente” e istintivamente). Il programma-pdf di Renzi pubblicato per le primarie è un esercizio ai limiti del dilettantismo, specialmente sulle materie economico-fiscali. Per citare le parole di Stagnaro, un giovane economista liberista che presiede l’Istituto Bruno leoni (in un’ intervista complessivamente elogiativa intitolata “io, liberista hard alla Giannino, voterei Renzi”): “beninteso, il programma di Renzi non contiene analisi profonde né soluzioni precise. E´ però indicativo dell´approccio culturale che il sindaco sembra voler adottare”. In questo – e solo in questo- sottoscrivo integralmente la posizione del libersita hard che appoggia entusiasticamente Renzi.

 

Di due Cayman(i) non si fa un programma: Il finanziere Serra & Renzi

Ben più strutturato è il programma di Serra (il finanziere amante delle Cayman) che è stato sposato da Renzi alla famosa cena di “finanziamento” con la finanza milanese. Nel “documento Serra-Renzi” la critica al sistema-Italia si basa sulla denuncia della scarsa competitività delle aziende italiane, a causa della intollerabile pressione fiscale, della eccessiva spesa in pensioni e salari pubblici e dal mancato contrasto all’evasione fiscale. L’analisi di Serra (come ben mostrato da Vladimiro Giacchè)  dimentica la differente composizione della nostra spesa previdenziale rispetto agli altri paesi europei e dimentica anche che l’Italia spende per gli statali meno di Francia, Gran Bretagna e Spagna, anche se la spesa unitaria per dipendente è superiore.

Le proposte di Serra sono debolissime e peraltro le modalità suggerite per tagliare le tasse sulle imprese in modo significativo sono assolutamente irrealistiche. Le privatizzazioni e le dismissioni di patrimonio pubblico (ammesso che siano desiderabili -e ovviamente non lo sono) non potrebbero in nessun caso garantire gli introiti stimati dal documento. Esattamente il problema che il Comune di Firenze sta incontrando in questi giorni: erano del tutto sballate le ipotesi fatte da Renzi e dai suoi “consiglieri” sugli introiti che sarebbero derivati dalla (s)vendita dei beni immobili e del patrimonio pubblico. Per di più, Serra e Renzi sembrano non voler vedere che senza considerevoli riduzioni sul monte complessivo dei salari pubblici – che significa migliaia e migliaia di licenziamenti – e della spesa previdenziale (già ridotta all’osso) lo stato italiano non potrà in nessun caso ridurre significativamente il suo costo di funzionamento. Insomma, chi vuol governare il paese non può raccontare favole, per quanto siano favole che nascondono incubi sociali.

Il documento Serra ha una visione parzialissima dell’economia italiana: omette di dire che i 2/3 del Pil italiano sono generati dal terziario, per il quale sono completamente assenti proposte significative. L’unico modo realistico per realizzare quanto propongono Serra & Renzi sarebbe procedere a tagli fortissimi alla spesa pubblica, da concentrare su salari pubblici e pensioni. In definitiva Serra-Renzi ignorano completamente gli effetti dell’austerità, ossia ignorano la storia europea degli ultimi 5 anni. Grecia, Spagna e Portogallo mostrano che pesanti tagli alla spesa pubblica non solo non fanno risparmiare ma avviano ad una recessione che provoca  ulteriore peggioramento dei conti e della situazione economica: in un momento di recessione simili contrazioni di domanda aggregata creano solo buchi di bilancio.

 

Con Zingales senza se e senza ma (ma Zingales sta con Romney!)

A queste conclusioni sono giunti persino il Fondo Monetario Internazionale e la Banca mondiale, che a metà ottobre a Tokio hanno finalmente preso atto del fatto che le politiche di rigore stanno provocando una recessione eccessiva, in particolare in Europa (e hanno scoperto che il moltiplicatore usato per misurarne gli effetti era matematicamente sbagliato). Contemporaneamente si accorgono dei successi di quei paesi che hanno keynesianamente immesso denaro pubblico nel circolo economico, rifiutando le ricette d’austerity e smentendo il dogma dell’austerità espansiva.

Ma il Nixon di Rignano continua a seguire imperterrito il più realista dei realisti, il più liberista dei liberisti, il suo altro consigliere economico: Zingales. Il Cayman(o) Renzi ebbe a dire sprezzantemente, mesi fa, che lui certo non si faceva dettare il programma economico da Fassina (il responsabile economico del PD) ma semmai da Zingales stesso, ospite plurigettonato dei vari incontri e Big-Bang alla Leopolda. Ma proprio mentre Renzi copiava ad Obama tutto, dai colori allo slogan della campagna (copiava tutto fuorché il “programma” elettorale di Obama, naturalmente) , il buon Zingales (più “coerente” e più conseguente di Renzi) argomentava candidamente in un lungo articolo che lui tifava per Mitt Romney, non per Barack Obama. Le ricette dei Serra e degli Zingales sono infatti le ricette dei repubblicani USA, non certo di Obama: solo in questo strano paese è possibile che un Nixon di Rignano sull’Arno rischi di diventare il futuro candidato non del centro-destra ma del centro-sinistra italiano.

 

Il centro-destra ha le idee chiare: per questo sceglie Renzi

Se il centro-sinistra ha le idee confuse, ben più chiare sono le idee a destra: dalla Santanchè a dell’Utri, da Sallusti a Ferrara, dalla Minetti a Berlusconi tutti vedono in Renzi “l’ ancora di salvataggio” offerta dalla storia per cambiare tutto senza cambiare nulla: se il tracollo del sistema DC-PSI e del craxismo aveva permesso a Berlusconi di costruire la sua fortuna sulla retorica del “cambiamento”, così ora Renzi offre la più solida garanzia di continuità con il berlusconismo (come “cultura”) e con il pacchetto di idee “repubblicane” e neoliberiste di cui s’è detto. Torniamo sempre al Gattopardo.

Vale la pena ricordare brevemente alcune delle dichiarazioni illuminanti. Dice la Santanché, onorevole del Pdl, che «se Renzi vince le primarie, lo bacio». Più meditato il giudizio di Marcello dell’Utri, che lancia un segnale non da poco: «Renzi mi piace. Non vado in casa d’altri a votare alle primarie ma il personaggio mi piace. E’ un gigante nel panorama politico di oggi, una persona giusta per questi tempi. Mi ricorda un po’ Berlusconi, per esempio nell’essere anticonformista. Alle politiche, se non ci fosse Berlusconi, Renzi lo voterei, assolutamente, avercene di persone così. Molti del Pdl se non ci fosse Silvio lo voterebbero» Iva Zanicchi, collega della Santanchè, ha invece dichiarato che lei alle primarie del centro sinistra ci andrà e voterà proprio Renzi. Ma naturalmente le perle migliori ce le regala Silvio Berlusconi in persona, che in un’intervista a Sallusti dichiara: “si è verificato un fatto positivo, Renzi, sotto la sigla del partito democratico porta avanti le nostre idee, esattamente le nostre idee”. Ed aggiunge: se vincesse Renzi sarebbe un “miracolo: finalmente il PCI divenerebbe un partito social-democratico”, “quindi tanti auguri a Matteo Renzi”. Una dichiarazione dalla quale si evince che Berlusconi si considera un socialdemocratico: probabilmente si ritiene persino più a sinistra del Nixon di Rignano sull’Arno.

 

Il coraggio delle proprie idee? No, Renzi preferisce vincere

Vero è che il duo Gori-Renzi sembra aver progettato una timida “svolta a sinistra” nelle ultimissime settimane. Quando i sondaggi hanno mostrato che Renzi era indietro, Gori ha finalmente capito che le primarie del centro-sinistra le puoi vincere solo se riesci a “convincere” prima di tutto un pezzo dell’elettorato di sinistra a votarti, mentre nella prima fase di campagna Renzi puntava soprattutto a drenare voti “esterni” di centro-destra (di qui tutta la polemica sulle “regole”). Così accadrà, purtroppo, dato che tante persone di centro-sinistra voteranno oggi Renzi, in parte perché non conoscono davvero chi sia il nostro Nixon toscano (il tempo materiale per leggere ed informarsi è sempre più ridotto), un po’ perché la costosissima campagna elettorale mediatica di Gori & Renzi è stata efficacissima, specialmente su determinate fasce della popolazione.

Questo dimostra ancora una volta, ahimè, un dato ormai inoppugnabile: quanto più denaro hai (quanti più poteri forti finanziano e appoggiano la tua campagna) quante più probabilità hai di “raggiungere” l’opinione pubblica e di “convincere” (e quindi di vincere). Ma non è tempo, qui, di discutere delle sempre più strette connessioni fra politica e mondo economico.

– l’importanza dei se e dei ma

Dicevo invece della timida “svolta a sinistra” nel rush finale: il primo segnale è stato la presa di distanza da Marchionne (è lui che ci ha traditi, ha detto il Caymano di Rignano, in sostanza), ma appare un po’ facile essere contro Marchionne dopo avergli dato tutto ciò che voleva e dopo aver assestato qualche duro colpo ai sindacati.

– Tav

Poi è arrivata addirittura la presa di posizione critica contro il sottoattraversamento TAV di Firenze. Più precisamente ha dichiarato “si dovesse iniziare oggi, direi no alla TAV”. Peccato che il Nixon di Rignano abbia appunto firmato il via libera al tunnel TAV sotto Firenze, firmato le deroghe sanitarie e acustiche per i cantieri, cancellato il piano delle stazioni di superficie del trasporto locale su rotaia, messo in cima ai propri programmi le grandi opere, dal tubone sotto Fiesole alla spianata di cemento a Castello, fino ai tre inceneritori in una sola provincia. Tre inceneritori in una sola provincia, vero e proprio record italiano se non adirittura europeo: ma naturalmente oggi nel suo tour Renzi fa il tizio della differenziata (a cui tagliò i fondi, da Presidente della Provincia) e dei “rifiuti zero”. Come dice il suo ex assessore (verde) Mauro Romanelli, che Renzi buttò fuori dalla giunta proprio su questi temi: ” Renzi non ha nemmeno il coraggio delle proprie idee e di quello che ha sostenuto per una vita. Mai visto uno abbassarsi tanto pur di vincere a tutti i costi”. Tuttavia anche Mauro sa bene che pure in passato Renzi non ha mancato di fare false “aperture” in campagna elettorale per poi chiudere a doppia mandata la solita porta, una volta entrato in cabina di comando.

 

La politica come atto narcisistico?

Tuttavia il problema, almeno per me, non è solo quello del falso “stil novo” del Nixon di Rignano. C’è anche un problema antropologico, etico, di visione generale del mondo e della politica. Per Renzi la politica è un’ impresa personale e personalistica, una sorta di estremo atto narcisistico, non è un processo collettivo, non è la ricerca corale di una società migliore, più giusta, più equa. La politica è una carriera, un esercizio di potere, non c’è “generosità” in questa visione del mondo e del proprio ruolo nel mondo. In definitiva grazie a Renzi il berlusconismo, i suoi “tic”, la sua cultura (“goriana”) continua a vincere e a dilagare.

Infine il PD dorme come sempre: non è nemmeno riuscito a candidare un tizio di centro-sinistra alle primarie del PDL, facendosi fregare anche stavolta da quelle faine del centro-destra, sempre un passo più avanti 😉

(Fonte firenze 5stelle)


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+