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Quattro errori comuni sull’immigrazione

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Si parla molto in questi giorni delle centinaia di migranti che provano a entrare in Europa via mare e vengono soccorsi nel Mediterraneo dai mezzi della marina militare e della guardia costiera. Ma alcune parole usate dalla stampa per descrivere il fenomeno rischiano di essere fuorvianti. Ecco quattro errori comuni sull’immigrazione.

Emergenza immigrazione. In molti usano la parola emergenza per indicare l’alto numero di persone che stanno arrivando dal Medio Oriente e dall’Africa negli ultimi mesi. Tuttavia l’immigrazione non è un’emergenza, ma un fenomeno strutturale. Secondo le Nazioni Unite, infatti, i migranti sono in aumento dal 1990, anche se sono solo il 3 per cento della popolazione mondiale. Come ha detto la portavoce dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), Carlotta Sami, “non siamo in una situazione di emergenza. Siamo in una situazione difficile, ma strutturale”. Per quanto riguarda i numeri, i migranti arrivati in Italia nei primi quattro mesi di quest’anno sono meno di quelli arrivati nello stesso periodo del 2014. Secondo l’Unhcr, tra gennaio e aprile del 2015 sono arrivati in Italia 26.165 migranti, mentre negli stessi mesi del 2014 ne erano arrivati 26.644. Non sono aumentati gli arrivi, ma le morti in mare a causa della fine del programma di pattugliamento delle frontiere Mare nostrum, che si è interrotto il 1 novembre del 2014. Nei primi quattro mesi di quest’anno sono morte circa 1.700 persone che cercavano di attraversare il Mediterraneo, mentre si stima che nello stesso periodo del 2014 ne siano morte 96. Anche se non c’è un’emergenza immigrazione, si può parlare di crisi umanitaria per quanto riguarda i profughi che stanno lasciando la Siria. Secondo i dati aggiornatidall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), negli ultimi quattro anni sono scappate 3,9 milioni di persone dal paese a causa della guerra.

Scafisti e trafficanti. Nel dibattito sulle iniziative per fermare il traffico di esseri umani nel Mediterraneo si è spesso fatta confusione tra scafisti e trafficanti. Il premier Matteo Renzi alla camera il 22 aprile ha detto che “combattere gli scafisti è una battaglia di civiltà”. Il ministro dell’interno Angelino Alfano in un programma televisivo ha detto che l’obiettivo è “affondare i barconi degli scafisti prima che partano”. Tuttavia non sempre gli scafisti sono trafficanti. Organizzazioni non governative, inchieste giornalistiche e diverse associazioni hanno dimostrato che gli scafisti spesso non sono trafficanti (anche se commettono il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina), ma migranti a cui viene offerto di fare il viaggio nel Mediterraneo gratuitamente, in cambio della guida di un’imbarcazione. Sempre più spesso gli scafisti sono minorenni. Il Consiglio europeo straordinario che si è tenuto a Bruxelles il 23 aprile ha deciso d’intervenire con un’azione militare per individuare e distruggere le imbarcazioni usate dai trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, prima che partano dalla Libia. La proposta dovrà essere presentata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e in questi giorni l’alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, è a New York per cercare sostegno all’intervento.

Sbarchi. Per il clamore con cui i giornali raccontano l’arrivo di centinaia di persone sulle coste italiane, greche e maltesi, molti pensano che il mare sia la principale via d’ingresso per i migranti in Europa. Tuttavia, come ha spiegato il sociologo Enrico Pugliese, l’ingresso in Italia e in Europa avviene soprattutto attraverso scali aeroportuali o varcando le frontiere di terra, grazie a un regolare visto turistico. Secondo i dati diffusi da Frontex, la rotta principale di ingresso in Europa nel 2015 è stata quella attraverso i Balcani. Tra gennaio e aprile del 2015 sono entrati attraverso la frontiera balcanica 39.802 migranti irregolari.

Profughi, richiedenti asilo, rifugiati. Profugo è un termine generico che indica chi lascia il proprio paese a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali. Un richiedente asilo non è ancora un rifugiato, ma è una persona che, avendo lasciato il proprio paese, chiede il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezione internazionale. Fino a quando non viene presa una decisione definitiva dalle autorità competenti del paese a cui si chiede asilo (in Italia è la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato), il richiedente ha il diritto di soggiornare, anche se è arrivato senza documenti d’identità o in modo irregolare. Il numero delle richieste di asilo in Europa è aumentato, passando da 435.190 nel 2013 a 626.065 nel 2014. L’anno scorso il numero di richiedenti asilo dalla Siria è raddoppiato. I siriani sono il 20 per cento dei richiedenti asilo in Europa. Il secondo gruppo è rappresentato dagli afgani (7 per cento). Nel 2014 l’Unione europea ha offerto asilo a 163mila persone. Nel 2014 la Germania è il paese che ha concesso più volte l’asilo con 41mila richieste approvate, seguita dalla Svezia con 31mila richieste approvate. L’Italia ne ha accolte 21mila. Il regolamento di Dublino è il documento principale adottato dall’Unione europea in tema di diritto d’asilo.

(Fonte internazionale)


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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