Povertà educativa in Italia, a rischio un bambino su tre

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In Italia quasi 1 minore su 3 è a rischio povertà ed esclusione sociale. La povertà educativa è il nemico principale dello sviluppo socio\economico e rappresenta uno degli aspetti più devastanti della povertà infantile che in Europa colpisce ben 1 adolescente su cinque. L’infanzia è un tesoro che va protetto, soprattutto se si considera che i bambini nel nostro Paese sono sempre meno.

Nel nostro Paese 1 bambino su 4 non raggiunge le competenze minime in matematica e 1 su 5 in lettura, dati che ci posizionano al 23° posto tra i 35 paesi OCSE. Tra i ragazzi di 15 anni che vivono nel 20% delle famiglie più svantaggiate, il 37% non raggiunge le competenze minime sia in matematica che in lettura, percentuali significativamente più basse tra i coetanei provenienti da famiglie più agiate (9% in matematica, 6% in lettura).

Secondo il rapporto “Sconfiggere la povertà educativa. Fino all’ultimo bambino” di Save the Children, in Italia i bambini e i ragazzi a rischio povertà ed esclusione sociale sono il 32%, una delle percentuali più alte in Europa, al di sopra della media europea del 28%. Un numero che è passato negli ultimi cinque anni da 500 mila (2007) a oltre 1 milione (2012), con un incremento del 30% soltanto nell’ultimo anno analizzato. Islanda (14%), Norvegia (12%) e Repubblica Ceca (20%) si rivelano i paesi più virtuosi, mentre Romania (51%), Bulgaria (45%) e Ungheria (41%) fanno registrare i livelli più elevati.

In Italia, solo il 13% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare all’asilo nido o usufruisce di altri servizi pubblici per la prima infanzia. Tale percentuale si abbassa drasticamente in Calabria e in Campania, dove rispettivamente appena 1 e 3 bambini su 100 possono accedere al nido (contro il 26% in Emilia Romagna, la regione più virtuosa in tal senso). Un minore su 10 tra i 6 e i 17 anni di età nel 2016 non è mai andato al teatro o al museo, non ha visitato mostre, monumenti o siti archeologici, non ha fatto sport con assiduità, non ha letto nemmeno un libro e non ha utilizzato internet ogni giorno.

La Calabria è tra le regioni dove i bambini sono maggiormente esposti alle conseguenze devastanti della povertà educativa. Quasi 8 ragazzi calabresi su 10 non hanno la possibilità di svolgere attività culturali e ricreative, come andare al cinema o visitare una mostra, fare sport o leggere libri, e anche a scuola le gravi carenze dell’offerta educativa hanno forti ripercussioni sia sul loro apprendimento che sulle loro motivazioni a proseguire gli studi.

La povertà educativa si lega strettamente alla povertà materiale. I bambini che provengono da famiglie svantaggiate hanno infatti più probabilità di conseguire peggiori risultati a scuola, hanno meno possibilità di partecipare ad attività (sociali, culturali e ricreative), di svilupparsi emotivamente e di realizzare il proprio potenziale. La povertà dunque non è data solo dalla condizione economica, ma è alimentata da una serie di circostanze sociali.

Una volta diventati adulti, questi bambini incontrano poi maggiori difficoltà ad attivarsi nella società e a trovare lavori di qualità. Quello fra povertà educativa e materiale è allora un circolo vizioso, dato che la prima alimenta la seconda e viceversa.

Secondo Save the children, per affrontare e sradicare la povertà materiale ed educativa, le istituzioni europee “dovrebbero affrontare la disuguaglianza già presenti durante l’infanzia, eliminando le barriere che impediscono ai bambini lo sviluppo delle proprie competenze e capacità”.


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+