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È più economico comprare un robot che assumere un dipendente

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“Non vorrei vi fosse sfuggita la notizia:  il capo supremo della nota multinazionale McDonald,  Steve Easterbrook, ha dichiarato : “La ditta avrà sempre un importante elemento umano”. Con ciò ha smentito l’ex capo supremo della  medesima McDo, Ed Rensi.  Poiché in Usa si sta discutendo di alzare il salario minimo obbligatorio a 15 dollari l’ora,  Rensi ha ritenuto bene gettarsi nella polemica con un ragionamento matematico: “Il salario minimo di 15 dollari all’ora, si traduce in 30mila dollari all’anno per un lavoratore a tempo pieno; è più economico comprare un braccio robotico a 35mila dollari piuttosto che assumere un dipendente che per 15 dollari all’ora è inefficiente nell’impacchettare le patatine”.  Ha aggiunto che alzare il salario minimo è “inflazionario”. Continue Reading

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I robot ci ruberanno il lavoro?

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Secondo un recente rapporto presentato nel corso dell’’ultimo meeting del World Economic Forum tenutosi a Davos, entro il 2020 gli androidi occuperanno circa cinque milioni di posti di lavoro e renderanno obsoleto il 47% dei posti di lavoro.

L’indagine si chiama “Future Jobs” e traccia uno scenario già presagito qualche mese fa dall’Università di Oxford. Prende in esame 13 milioni di dipendenti di nove diversi settori industriali e nelle prime 15 economie nazionali del pianeta. Continue Reading

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Tra vent’anni i robot sostituiranno l’uomo

Robot

E’ una previsione da brividi, che certo non fa bene al già tormentato mercato del lavoro italiano: secondo la London School of Economics il 56% dei lavori in Italia rischia di sparire entro due decenni, a causa di robot e macchine sempre più intelligenti che andranno a sostituire lavoratori in carne ed ossa. Ma è lo stesso studio a dare anche una speranza ai lavoratori del nostro paese: le aziende italiane sono infatti storicamente lente a sostituire i dipendenti con macchine, e il problema vero per il sistema Italia sarà invece quello di competere con altri paesi dove i robot prenderanno piede velocemente. A produrre l’allarmante analisi è Jeremy Bowles, un economista della London School of Economics che ha incrociato dati sul mercato del lavoro europeo con studi sulla crescente capacità di macchine e robot di “imparare” come ci si comporta in vari contesti lavorativi (ad esempio “lavorando” come cameriere, centralinista, o manager). L’Italia, rispetto agli altri Paesi europei e soprattutto rispetto alle principali economie del Vecchio Continente, viene fuori malconcia dall’analisi a causa della diffusione nel nostro paese di lavori ripetitivi e facilmente sostituibili come impiegati, segretarie e magazzinieri. Peggio di noi stanno solo la Romania, dove il 62% dei lavori rischiano di essere sostituiti da macchine entro vent’anni, Portogallo (59%), e Croazia (58%), mentre al nostro stesso livello (56% di lavori sostituibili) ci sono Polonia, Bulgaria e Grecia.

Sorprendentemente meglio dell’Italia si posizionano invece vari paesi considerati di solito economicamente meno avanzati, come Repubblica Ceca (54%), Slovenia (53%), Lituania (52%) e Lettonia (51%). Molto migliore invece la situazione di Regno Unito e Svezia, i due Paesi europei messi meglio con “solo” il 47% delle mansioni a rischio sostituzione, mentre in Germania, Francia e Spagna i lavori sostituibili sono invece rispettivamente il 51%, 50%, e 55%.

L’Italia al momento abbonda purtroppo di quei tipi di lavori che lo studio identifica come facilmente sostituibili, come impiegati, lavori di supporto amministrativo e segretariato, magazzinieri, e (sorprendentemente) venditori. Come fa notare l’Ocse riguardo all’esperienza di Amazon sulle vendite, i computer non sanno infatti “vendere” direttamente, ma prevedono molto meglio i gusti dei compratori in base ai loro acquisti precedenti e allo status socio-economico. All’estremità inferiore della scala di sostituibilità ci sono invece quei lavori dove c’è poca ripetitività e dove conta l’intelligenza sociale: manager, ricercatori, scienziati, insegnanti, avvocati, artisti, medici e infermieri. Per il lavoratore italiano la buona notizia potrebbe però arrivare dalla lentezza storica delle aziende italiane nel sostituire le persone con macchine e soprattutto dall’importanza data ai dipendenti nel contesto delle piccole e medie imprese. Il problema a quel punto diventerà però quello di affrontare mercati dove altre aziende riusciranno a produrre a costi inferiori grazie all’uso di macchine e robot. Per il sistema Italia potrebbe essere proprio questa, nei prossimi decenni, una delle sfide principali.

(Fonte: Libero del 31 Luglio 2014)

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Il cyber-cuoco, il primo robot che capisce il linguaggio umano

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Stanno arrivando dagli Stati Uniti i primi robot che riescono a capire “al volo” il linguaggio umano, eseguendo immediatamente in tempo reale gli ordini che gli vengono impartiti. Si tratta di cyber-cuochi che vengono addestrati a preparare piatti di spaghetti o preparare il caffè usando una nuova tecnica di programmazione basata su frasi semplici e molto comuni. Chiunque può suggerire alcune frasi per partecipare in prima persona al grande esperimento dei ricercatori della Cornell University. Basta collegarsi e registrarsi alla pagina del progetto Tell Me Dave” per vedere alcuni esempi del progetto. Proprio come degli apprendisti cuochi, i robot riescono a comprendere il linguaggio e i comandi anche di differenti persone, tenendo conto delle possibili ambiguità, completando le frasi sottintese e dimostrando un grande spirito di adattamento all’ambiente esterno, grazie all’impiego di una telecamera 3D di cui è dotato il cyber-cuoco. Volete un caffè o un piatto di lasagna? Ci penserà il cyber-cuoco.

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Un Robot per combattere gli incendi


Nel video Saffir al lavoro in una scena di un incendio sperimentale, ciò che colpisce e’ l’incredibile espressività del suo viso.

 

Il Naval Research Laboratory di Washington ha presentato Saffir, il primo robot pompiere in grado di intervenire in caso di incendio a bordo delle navi civili e militari e in tutte quelle zone disastrate troppo pericolose per gli esseri umani. Si tratta di un androide che riesce a muoversi agilmente tra gli spazi, interagendo con le persone che incontra attraverso l’applicazione di sofisticati algoritmi.

SAFFiR

Sa anche comprendere i comandi e rispondere con i gesti, durante gli interventi. Non appena Saffir (che sta per Shipboard Autonomous Firefighting Robot) avverte la presenza di fumo, può avvicinarsi a poca distanza dall’incendio, in piena autonomia. Il robot è dotato di sensori, rilevatori di gas e videocamere stereo all’infrarosso per vedere oltre la coltre di fumo. Può anche usare gli estintori, rimanendo stabile sugli arti inferiori ed equilibrando il proprio peso in condizioni di instabilità sulla nave. Per ora ha un’autonomia di soli 30 minuti, attualmente manca la reattività necessaria per aiutare in una vera emergenza, il robot e’ in fase di sviluppo.

Secondo gli scienziati che stanno dietro Saffir, particolare attenzione viene rivolta al miglioramento delle interazioni con gli esseri umani e la capacità del robot di riconoscere il modo in cui il fuoco si diffonde. E’ già in corso d’opera la realizzazione di una serie più avanzata. I primi test “sul campo” cominceranno a settembre del 2013.

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