Oltre il PIL e la crisi


E’ oramai da più tempo che gli studiosi di scienze sociali segnalano la necessità di un indicatore economico che vada oltre il concetto di PIL, vale a dire l’indicatore della ricchezza prodotta da un paese, al fine di definire l’effettivo stato di salute di una economia e più in generale di una società.

Da più parti si richiama ad una misurazione tramite indicatori che non captino solamente i fenomeni economici, ma anche quelli sociali, quelli ambientali, gli aspetti connessi all’organizzazione economica e di uno Stato, le risorse naturali, le condizioni di vita della popolazione umana, al fine di valutare la piena sostenibilità all’interno di un sistema economico. Correva l’anno 1968 quando Robert Kennedy (guarda il video), poco prima di essere assassinato, in uno storico discorso introduceva il concetto che il PIL non era e non poteva essere l’unico strumento per misurare i successi di del Paese. Kennedy evidenziava come il PIL misuri e comprenda anche l’inquinamento dell’aria, o i mezzi di soccorso a seguito di un incidente stradale, ma come lo stesso numero non tenesse (e non tenga) conto della salute delle famiglie, la qualità dell’educazione, la bellezza della poesia, il ruolo della famiglia che, anche ai giorni nostri, si sta dimostrando il primo ammortizzatore sociale in tempo di crisi, non tiene conto nell’equità nei rapporti tra le persone come non misura il coraggio, la saggezza, la conoscenza di un Paese. Parole quelle di Kennedy che suonano profetiche in un momento storico nel quale tutti sono chiamati a far quadrato per ripartire dopo una crisi economica di dimensioni planetarie come quella che stiamo vivendo.

Ci sono voluti alcuni decenni perché le illuminate parole dello statista americano germogliassero, ma, dopo alcuni economisti e studiosi di altre scienze sociali sia italiani che stranieri (Sen, Stiglitz, Fitoussi, Attali, Dacrema, Beccattini, Carraro, Tiezzi per citarne alcuni) hanno affrontato diffusamente il tema, anche l’Unione Europea nel 2007 è scesa in campo chiedendosi se bastino i dati strettamente quantitativi per misurare l’andamento della crescita economica delle nazioni. Ecco che è emersa la necessità di valutare altri parametri come un indice ambientale globale, delle relazioni accurate che misurino le distribuzioni e le disuguaglianze, delle tabelle di misurazione e valutazione dello sviluppo sostenibile, la tenuta di una contabilità pubblica anche in campo ambientale e sociale. Lo strumento che l’Unione Europea e la Commissione Europea hanno in animo di proporre va dunque a misurare, con una batteria di indicatori, anche elementi quali i consumi energetici, i mutamenti climatici o la produzione di rifiuti e l’inquinamento, ma anche la tempistica di risposta della giustizia che causa, talvolta, in particolare nel nostro Paese, un elevato e generalizzato livello di insoddisfazione nei cittadini e nelle imprese.

Ma prima di tutti costoro un piccolo stato come il Bhutan, negli anni Ottanta, con il suo re Jigme Singye Wangwuck coniò il concetto di Felicita interna lorda (Gross National Happiness) sintentizzando una serie di indicatori che avevano come obiettivo misurare la promozione di uno sviluppo equo e sostenibile. Perché è oramai chiaro che qualità della vita non è solo PIL.

Un esempio: siamo così sicuri che la cementificazione selvaggia che ha coinvolto alcune aree di pregio turistico dell’Europa negli ultimi anni e che ha prodotto un consistente aumento del PIL abbia altresì prodotto un aumento del valore sociale percepito nel territorio dalla popolazione? E’ necessario sempre di più come dice la prima raccomandazione della Commissione voluta da Sarkozy su questi temi, valutare il benessere materiale, ma per fare ciò bisogna analizzare il livello dei redditi e quello dei consumi prima ancora del livello di produzione. Una autentica rivoluzione che pur non demolendo il concetto di Prodotto Interno Lordo, impone una riflessione sulla necessità di introdurre altri indicatori di misurazione su un territorio che vadano a captare l’effettivo livello di benessere perché lo sviluppo economico non è solo PIL, ma anche valutazione della sostenibilità del benessere piuttosto che misurazione della qualità della vita. Tutto questo non è un problema avulso dalla realtà degli studi economici che da lunghi anni si sono interrogati su temi legati all’economia del benessere, a concetti di esternalità positive e negative, ma affrontando queste questioni più da un punto di vista microeconomico: il percorso attuale è quello invece di pervenire a misurazioni di questi fenomeni da un punto di vista macroeconomico che facciano emergere non tanto un territorio migliore di un altro, ma come l’integrazione dei territori possa generare un circolo virtuoso di nuova crescita generalizzata e permetta di individuare quali potranno essere i nuovi fattori di competitività perlo sviluppo di un territorio. Una bella sfida che coinvolge tutti noi e che ci richiama anche a quel grande economista che è stato Ricardo che per primo comprese la grande importanza di aprire i mercati, con la teoria dei costi comparati, per aumentare il livello di sviluppo di un’economia. Andare Oltre il Pil non è dunque una moda, ma una necessità che ci impone il periodo storico che stiamo vivendo: Samuel Johnson ci ricorda che il futuro si guadagna col presente mentre Alfred Marshall ci fa memoria che l’economia è lo studio dell’uomo nei suoi affari quotidiani: oggi gli affari quotidiani riguardano anche un nuovo ordine dell’economia che non può non passare per un criterio di equità intergenerazionale e di sostenibilità anche a favore delle generazioni future e che ci impone di guardare oltre, come dice il presidente francese Sarkozy, alla religione delle cifre e quindi oltre il PIL, ma di misurare l’effettivo benessere qualitativo sociali per produrre anche politiche che mirino allo sviluppo armonico dei sistemi economici.

Dott. Roberto Crosta – Segretario Generale Camera di Commercio di Venezia


Il PIL: un problema di valutazione. Dai primi tentativi di calcolo ai giorni nostri


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“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+