Morto e resuscitato, i miracoli dell’Inps

La storia assurda di Marco Pastori da Jesi, segretario scolastico in pensione, ottant’anni suonati. Muore uno che si chiama come lui e per l’omonimia gli portano via la pensione, un prestito ed un centinaio di euro in marche da bollo da appiccicare qua e là per certificare il ritorno tra i viventi.

L’anziano è vedovo e non ha figli ma deve accudire le due sorelle disabili, e proprio per far fronte alle spese delle rette del Collegio Pergolesi dove le stesse vivono, ha dovuto accendere un finanziamento.

Sono un fantasma che deve dimostrare di essere resuscitato“, racconta Pastori a Gianpaolo Iacobini del Giornale: “Ho appena chiesto un certificato di esistenza in vita. Sono volati via, in marche da bollo, 100 euro”.

L’errore nasce per colpa di un medico confusionario che, al momento della morte di un omonimo dell’ottantenne jesino, ha trasmesso all’Inps un codice fiscale al posto dell’altro. Il deceduto ha una diversa data di nascita e altra residenza. Inizia il calvario.

Il 2 febbraio“, spiega Pastori, “mi è stata accreditata la rata mensile della pensione, ma l’hanno rivoluta indietro perché percepita illegittimamente, in quanto deceduto. Ora l’addetta Inps, vedendomi coi suoi occhi, ha annullato la richiesta per decesso non avvenuto, ma nel frattempo non percepirò un centesimo. Dovranno rifare il codice fiscale e riattivare tutte le procedure dopo aver accertato che son tornato. Ci vorranno mesi“.


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo
che governano con l’inganno.
Non si rendono conto
della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono,
gli inganni non funzionano più.”
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