Mal’aria 2013: 51 città italiane pericolosamente inquinate

La qualità dell’aria costituisce ancora oggi uno dei problemi principali con cui sindaci e Amministratori devono confrontarsi. L’elevato livello di inquinamento in gran parte delle aree urbane italiane richiede interventi urgenti e risolutivi. Se per alcuni inquinanti i valori registrati sono per lo più rientrati, ormai da diversi anni, al di sotto delle soglie stabilite dalla normativa, rimane ancora alta l’attenzione per altri, che invece continuano a costituire un rischio per la qualità dell’aria e soprattutto per la salute dei cittadini. In particolare le polveri fini (PM10 e PM2,5), gli ossidi di azoto e l’ozono ancora oggi raggiungono concentrazioni superiori alla soglia stabilita dalla legge. E quanto emerge dal rapporto di Legambiente “Mal’aria di città 2013″.

La Comunità europea ha sancito il 2013 come l’anno europeo dell’aria, prendendo l’impegno di rafforzare maggiormente la direttiva che regola la presenza di inquinanti in atmosfera. Un atto necessario per tutelare maggiormente la salute dei cittadini. Il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente pubblicato nel settembre 2012 evidenzia come il problema rimane ancora alto, soprattutto nelle aree urbane per gli elevati livelli di particolato e ozono in particolareNel rapporto europeo agli ultimi posti per la qualità dell’aria c’è proprio l’Italia. I livelli di inquinamento atmosferico e lo smog che respiriamo sono elevati. Più del 56% delle persone in Europa, rileva Eurobarometro, pensa che la qualità dell’aria respirata nell’ultimo decennio sia andata peggiorando; in Italia questa percezione è condivisa dall’81% della popolazione e il sentimento comune è che servano nuove misure per contrastare il fenomeno ma soprattutto che le amministrazioni pubbliche debbano prendere con maggior responsabilità ed impegno gli obiettivi prefissati, a differenza di quanto fatto fino ad ora.

A far scattare l’emergenza smog durante i mesi invernali sono sempre le polveri fini, ovvero il PM10 e il PM2,5 (particolato formato da particelle con dimensioni inferiori rispettivamente ai 10 e ai 2,5 micron (µm), unità di misura che corrisponde a 1 millesimo di millimetro). Proprio per le loro dimensioni così piccole e per il fatto che sono costituite da una miscela di sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera, questo inquinante risulta molto pericoloso per la salute dei cittadini e il rischio aumenta al diminuire delle dimensioni delle particelle. Più sono piccole e maggiore è la capacità di penetrare in profondità nell’apparato respiratorio o addirittura in quello circolatorio e cardiovascolare. La fonte principale è costituita dai processi di combustione, scarichi delle autovetture, impianti di riscaldamento e processi industriali, che costituiscono la fonte primaria principale. Il PM però, soprattutto le frazioni più fini (dal PM2,5 in giù) può formarsi anche per origine secondaria, ovvero per reazioni tra i diversi inquinanti presenti in atmosfera. Tra i principali precursori della formazione di PM secondario ci sono gli ossidi di azoto.

Sono 51 le città, tra le 95 monitorate da Legambiente nell’ambito della classifica “PM10 ti tengo d’occhio”, che hanno superato il bonus di 35 giorni di superamento del valore medio giornaliero di 50 microgrammi/metro cubo stabilito dalla legge. Alessandria, Frosinone, Cremona e Torino sono le prime classificate, rispettivamente con 123, 120 e 118 giorni di superamento. Tra le prime dieci città anche Milano, con 106 giorni di superamento. In generale è l’area della Pianura Padana a confermarsi come la zona più critica con 18 città tra le prime 20 posizioni. Ma non è solo il nord a soffrire di elevati livelli di inquinamento. Al ventesimo posto troviamo infatti Napoli con 85 giorni di superamento e a seguire Cagliari (64), Pescara (62), Ancona (61), Roma (57) e Palermo (55).

Fonte- elaborazione Legambiente su dati Arpa Regionali

Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa Regionali

Oltre al PM10, con l’entrata in vigore del Decreto legislativo 155/2010, le città sono obbligate a monitorare anche la frazione più leggera e più pericolosa delle polveri, ovvero il PM2,5 (il particolato costituito da particelle con diametro inferiore ai 2,5 micron). Nonostante il monitoraggio sia obbligatorio già dal 2011 e sia fissato il valore obiettivo di 25 microgrammi/metro cubo come media annuale, ancora oggi sono disponibili i dati di poche città. Tra quelle monitorate da Legambiente i valori del PM2.5 sono fuori norma in 22 città (52%). Al primo posto ancora una volta le città dell’area padana: Torino, Padova, Lecco, Milano e Brescia con un valore medio annuo compreso tra 35 e 32 microgrammi/metro cubo.

Tra gli altri inquinanti che continuano a minacciare la qualità dell’aria troviamo poi gli ossidi di azoto, che in 24 delle 83 città monitorate dal rapporto 2012 di Legambiente Ecosistema Urbano, hanno superato la concentrazione media annua di 40 microgrammi/metro cubo stabilita dalla legge. Firenze, Torino, Milano e Roma sono ai primi posti della classifica. Infine a preoccupare maggiormente nei mesi estivi, ci sono i livelli di ozono che risultano elevati in 44 delle 78 città monitorate da Legambiente nel rapporto Ecosistema Urbano.

A preoccupare la Comunità europea non è solo l’inquinamento atmosferico, ma anche gli elevati livelli di rumore a cui siamo quotidianamente esposti nelle città. Uno studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente olandese all’istituto di ricerca indipendente TNO mette in risalto che l’inquinamento acustico prodotto dal traffico causa danni al 44% della popolazione UE e costa 326 miliardi alla sanità comunitaria. In Italia, stando ai dati riportati dall’agenzia europea per l’ambiente, le città più rumorose sono Bari, Napoli, Roma, Bologna, Genova e Torino.

Le cause dell’inquinamento atmosferico e acustico sono conosciute da tempo. Sono i processi industriali e di produzione di energia e in città prevalentemente il traffico veicolare e i riscaldamenti, le principali fonti di emissione di polveri fini, ossidi di azoto, dei precursori dell’ozono o di altri inquinanti come gli idrocarburi policiclici aromatici o il monossido di carbonio e del rumore. Questi sono quindi i settori su cui bisogna intervenire attraverso Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) più severe per i siti produttivi e le centrali elettriche, politiche di efficienza energetica degli edifici, diffusione di fonti rinnovabili e pulite per la produzione di energia e per il riscaldamento delle nostre abitazioni e una nuova mobilità incentrata sul trasporto pubblico locale e su quello ferroviario.

“Quello che serve, ancor prima dei singoli provvedimenti – ha dichiarato la direttrice generale di Legambiente Rossella Muroni – è una capacità politica di pensare e di immaginare un modo nuovo di usare il territorio, un altro tipo di mobilità a basso tasso di motorizzazione e con alti livelli di efficienza e soddisfazione, spazi pubblici più sicuri, più silenziosi, più salutari, più efficienti, dove si creino le condizioni per favorire le relazioni sociali, il senso del quartiere, della comunità. Provvedimenti immediati, come la riduzione della velocità a 30 chilometri orari in ambito urbano o la creazione di aree car free nei pressi delle scuole, permetterebbero un rapido miglioramento della situazione e predisporrebbero a nuovi e più strutturali interventi, come la progettazione di un piano di rete ciclabile portante, la ridefinizione degli spazi urbani, la diffusione all’interno delle aree urbane del meccanismo del road pricing e del park pricing, fino alla riduzione del parco auto circolante”.

Fonte- Elaborazione Legambiente su dati ISPRA – SINAnet Rete del sistema Informativo Nazionale Ambientale

Fonte: Elaborazione Legambiente su dati ISPRA – SINAnet Rete del sistema Informativo Nazionale Ambientale


Condividi:

Ti potrebbe anche interessare:

This entry was posted in Ambiente and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+