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Mai dire droni: Ogni terrorista ucciso, 28 vittime civili

droni militari

I raid dei droni “Predator”, la versione B/MQ-9 “Reaper” (“Mietitore”) dal costo di circa 17 milioni di dollari, lanciati dalla Cia americana, come quello in cui sono morti in gennaio i cooperanti Giovanni Lo Porto e Warren Weinstein, colpiscono sistematicamente basi e militanti dei gruppi antigovernativi in Pakistan, ma anche in Afghanistan. Stime non ufficiali, come quella riferita dal Portale Terrorismo dell’Asia del Sud, sostengono che i velivoli senza pilota statunitensi hanno compiuto in undici anni almeno 310 operazioni in Pakistan, con un bilancio di 2.747 morti. Quasi 3.000 persone innocenti, uomini, donne e bambini, che sono rimaste uccise da un drone lanciato dalla Cia o dal Pentagono. Ma un conteggio esatto non esiste. Li chiamano “danni collaterali”. Gli attacchi dei droni eliminano di sicuro qualche terrorista ma uccidono anche un gran numero di civili innocenti.

Nell’ottobre 2013, Amnesty International ha reso pubblico uno dei più completi studi, dalla prospettiva dei diritti umani, sul programma statunitense relativo all’impiego dei droni. I britannici di Reprieve, organizzazione per i diritti umani, rendicontano l’inefficacia di questi mezzi telecomandati: su 41 bersagli colpiti, 1.147 civili ammazzati. E le lugubri statistiche vanno aggiornate. I britannici sono gli unici in Europa che dispongono di Predator e Reaper dotati di missili Hellfire, fuoco d’inferno, e di bombe a guida laser, prodotti dagli americani. Secondo il rapporto dell’Ong per ogni terrorista ucciso nella “guerra dei droni” condotta dagli Usa, le vittime civili sono state 28.

Il trio Renzi-Alfano-Salvini vogliono usare i droni per bombardare i barconi in Libia: “L’obiettivo è affondare i barconi degli scafisti, impedire che partano”.

Ma senza un sostegno di intelligence sul territorio, è assolutamente dannoso. Come fai a sparare contro un’imbarcazione se non sai con esattezza chi c’è a bordo, se è vuota, se è degli scafisti. Poi è falso dire che i barconi siano libici, in maggioranza provengono da Egitto e Tunisia. Inoltre i barconi sono solo uno degli strumenti usati dai trafficanti: ci sono anche aerei, yacht, falsificazione di documenti, corruzione, eccetera.

L’ipotesi di usare i droni per colpire e affondare i barconi dei trafficanti di esseri umani, prima che partano dalle coste nordafricane, è solo una chiacchiera inutile e illusoria. Semplice propaganda in attesa della prossima tragedia.

Afferma il generale Fabio Mini, che nel 2002-03 fu a capo della missione Nato in Kosovo: “L’opzione droni e blocchi navali nel Mediterraneo è inutile senza soluzioni nei Paesi di partenza, spesso coperti’ dalle connivenze occidentali. Bisogna partire dalla resa dei conti sulle responsabilità. I regimi locali sono i primi responsabili dell’esodo perché incapaci di creare condizioni favorevoli alla popolazione, ai giovani, e soprattutto ai giovani acculturati così necessari alla costruzione di nuove democrazie. I Paesi di origine delle migrazioni di massa e quelli attraversati dovrebbero esser considerati come Stati canaglia, non per colpa del terrorismo e neppure per colpa dei soli governanti locali. Dietro ogni fallimento africano ci sono grandi e medie potenze e grandi corporazioni che lo hanno provocato”.


Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+

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