L’Italia spende in armi 27 miliardi di euro all’anno

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Ritengo che non si possa affrontare il problema della povertà, o meglio dell’impoverimento, senza analizzare il pesante contributo degli investimenti in armi e delle guerre. Purtroppo se ne parla troppo poco, soprattutto nei media. Dobbiamo iniziare a prendere di petto questo aspetto fondamentale del nostro Sistema. Per rendercene conto basterebbe prendere i dati rilasciati, anno dopo anno, dal SIPRI, l’autorevole Istituto internazionale con sede a Stoccolma. Prendiamo i dati delle spese militari del 2011. Il SIPRI afferma che in quell’anno siano stati investiti, a livello mondiale, 1.740 miliardi di dollari. Questo equivale a 3,3 milioni di dollari al minuto, 198 milioni di dollari ogni ora, 4,7 miliardi di dollari al giorno. A fare da locomotiva della spesa militare sono ancora gli USA con 711 miliardi, equivalenti al 41% del totale mondiale. Il SIPRI non ci ha ancora dato le cifre del 2012. Anche il nostro paese è arrivato a cifre astronomiche per le armi. Il SIPRI afferma che nel 2010 l’Italia ha investito 27 miliardi di euro, pari a 38 miliardi di dollari. L’Italia quindi spende in armi, con denaro pubblico, oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni di euro all’ora, 76 milioni di euro al giorno. Se a questo aggiungiamo 15 miliardi di euro già stanziati dal Parlamento per l’acquisto di 90 cacciabombardieri F-35, arriviamo a 42 miliardi di euro, l’equivalente della manovra finanziaria del governo Monti “lacrime e sangue”, pagata dagli italiani, con tagli alla scuola, alla sanità, al terzo settore… E così buona parte del popolo italiano si va sempre più impoverendo.
A questo punto sorge spontanea una domanda: “Ma com’è possibile che i governi investano somme così ingenti in armi, in morte?”. Le armi servono e sono sempre servite per difendere chi ha da chi non ha. Un pensiero espresso così bene da Francesco d’Assisi, quando si spogliò nudo e restituì i bei vestiti che indossava a suo padre. Al vescovo d’Assisi, sbalordito per tale gesto, Francesco disse: “Padre, se io ho, devo avere le armi per difendere quello che ho!” Le armi servono oggi a proteggere lo stile di vita del 20% della popolazione mondiale che consuma da sola l’80% delle risorse del pianeta. Il che vuol dire che un miliardo di esseri umani, dei sette miliardi che popolano la Terra, consuma da solo buona parte delle risorse con uno stile di vita non sostenibile. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: tre miliardi di persone vivono con 2,50 dollari pro capite al giorno e oltre un miliardo vive con 1,25 dollaro al giorno. Con i 1.740 miliardi di dollari che abbiamo investito nel 2011 in armi potremmo non solo risolvere il problema della fame e della povertà, ma potremmo trasformare il Pianeta in un paradiso terrestre. Ed invece continuiamo a investire in armi e a fare guerra. Infatti, la guerra è diventata una tale normalità da non fare quasi più impressione. Solo in questi ultimi vent’anni abbiamo partecipato e assistito alla Guerra del Golfo (1991), Somalia (1992-93), Bosnia-Erzegovina (1994-95), Congo (1996-98), Jugoslavia (1999), Afghanistan (2001), Iraq (2003), Libia (2011) ed ora Mali (2012-2013). Milioni di morti! Solo la guerra in Congo ha fatto almeno quattro milioni di morti! Miliardi di dollari il costo di queste guerre. Solo la guerra in Iraq è costata almeno tremila miliardi di dollari, come afferma il premio Nobel dell’economia, J. Stiglitz, nel libro che porta il titolo La guerra da 3000 miliardi di dollari. Guerre combattute per varie ragioni (dalla guerra umanitaria a quella contro il terrorismo), ma con un unico scopo: il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime per permettere al 20% del mondo di continuare a vivere al di sopra delle proprie possibilità consumando l’80% delle risorse del pianeta. “Lo stile di vita del popolo americano – aveva detto il presidente Bush nel 1991 – non è negoziabile.” E se non è negoziabile, allora non rimane che armarsi fino ai denti, soprattutto con armi nucleari, e fare guerra. “Le armi nucleari proteggono i privilegi e lo sfruttamento -affermava negli anni ’80 il noto arcivescovo di Seattle, R. Hunthausen – . Rinunciare ad esse significherebbe che dobbiamo abbandonare il nostro potere economico sugli altri popoli. Abbandonare queste armi significherebbe abbandonare qualcosa di più dei nostri strumenti di tenore globale, significherebbe abbandonare le ragioni di tale tenore: il nostro posto privilegiato in questo mondo.”

(Fonte Alex Zanotelli – banningpoverty)


La guerra da 3000 miliardi di dollari


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About Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” Google+