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L’economia circolare in quattordici punti

Il passaggio dall’attuale organizzazione dell’economia, che è un’economia lineare, ad un’economia circolare è una necessità ambientale ed economica che deve essere implementata con estrema urgenza. Niente più guerre per il petrolio, l’acqua o altre risorse del sottosuolo. Ora la battaglia è sulla qualità della vita.

L’economia circolare sarà in grado di creare in Europa un beneficio netto di 1.8 trilioni di euro entro il 2030, traducendosi in un incremento del Pil dell’11% entro il 2030 (rispetto al 4% nel percorso di sviluppo attuale), e permettendo una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 48% entro il 2030 rispetto ai livelli attuali e dell’83% entro il 2050.

Pubblichiamo il miniglossario a cura di Antonio Castagna, formatore manageriale e coach, autore di numerosi libri. L’economia circolare e i suoi benefici in quattordici punti, una nuova idea di sviluppo che concilia le antiche regole del buonsenso mutuate dal mondo naturale alle più moderne tecnologie. 

1. Economia circolare: espressione che descrive un’economia nella quale la crescita economica è sganciata dall’impiego di risorse esauribili. L’espressione che descrive il flusso della materia è: dalla culla alla culla. Nell’economia lineare, al contrario, l’espressione che descrive il flusso della materia è: dalla culla alla tomba, dove per tomba si intende il momento in cui la materia diventa rifiuto, inutilizzabile a fini produttivi. L’economia circolare è un’economia progettata per auto-rigenerarsi: i materiali di origine biologica sono destinati a rientrare nella biosfera e i materiali di origine tecnica sono progettati per circolare all’interno di un flusso che prevede la minima perdita di qualità. Mira a basarsi su fonti energetiche di tipo rinnovabile, a minimizzare, tracciare ed eliminare l’uso di sostanze tossiche e a eliminare le produzioni di rifiuti e sprechi, mediante un’attenta progettazione. 

2. Materiali biologici: materiali rinnovabili che dopo il loro utilizzo rientrano nei normali cicli di assorbimento della materia nella biosfera. 

3. Materiali tecnici: materiali non rinnovabili progettati per passare ciclicamente dalla produzione al consumo con una perdita minima di qualità o di valore. 

4 Eco-design: modalità di progettazione che considera l’intero ciclo di vita del bene prodotto e del processo e ne caratterizza la produzione e circolazione, in modo che in ogni fase gli impatti e gli scarti di produzione siano ridotti al minimo. Gli scarti, prima ancora di diventare rifiuti ed essere riciclati, possono entrare in nuovi processi produttivi. È un modo di progettare immaginando il futuro. Ad esempio, il caucciù da tipografia, una volta esaurito il suo compito, può diventare materia prima per la costruzione di altri beni. Per fare eco-design è necessario passare da una visione silos, focalizzata sull’obiettivo, a una visione sistemica, capace di inglobare non solo il prodotto e il ciclo di vita della materia, ma anche la vita sociale dello stesso e i cambiamenti di status nel tempo. 

5 Riuso: il riuso e la riparazione degli oggetti sostituiscono la triade prendere, produrre, buttare che caratterizza i comportamenti di produttori e consumatori dell’economia lineare. I centri del riuso sono quei luoghi deputati al recupero, riparazione, commercializzazione di beni di cui il legittimo proprietario intende liberarsi, perché per motivi estetici o funzionali il bene non corrisponde più al bisogno per cui era stato acquistato. I mercati dell’usato sono luoghi dove è possibile acquistare oggetti usati di cui è così possibile allungare la vita utile. 

6 Ricondizionamento: è la modalità con cui oggetti complicati possono essere disassemblati, sostituendo le parti degradate (costituite preferibilmente con materiali biologici), mentre le parti più resistenti vengono testate e se il caso riparate, in modo da ricostruire un oggetto nuovo composto dall’integrazione di parti nuove e usate. 

7 Ready-made: oggetto d’uso comune, defunzionalizzato e rifunzionalizzato in modo da assumere significati estetici che gli conferiscono nuovo valore. 

8 Impronta ecologica: indicatore che misura la porzione di terra e di mare necessaria a rigenerare le risorse consumate da una popolazione umana. Serve a stimare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della terra di rigenerarle. Nella famiglia delle impronte, esprime i metri quadrati di suolo naturale necessari a una popolazione per vivere; se questa non ha suolo sufficiente, non gli resta che usare quello di un’altra. Attualmente, come specie, utilizziamo risorse che richiederebbero un pianeta grande una volta e mezza la Terra. Nel 2050, se le cose non cambiano, utilizzeremo risorse pari a quattro volte la capacità del pianeta terra di rigenerarsi. 

9 Upcycling: progettazione di oggetti di valore utilizzando parti e componenti che in precedenza costituivano altri oggetti il cui valore si è nel frattempo esaurito, a causa di perdite prestazionali ed estetiche. 

10 Metropoli: lo spazio urbano è quello nel quale vive più di metà della popolazione mondiale. È possibile ripensare i processi della produzione e del consumo in modo da quintuplicare la produttività delle risorse. I cicli dell’economia contadina sono da questo punto di vista utili metafore, non orizzonti di un’utopia sociale desiderabile. 

11 Sharing o condivisione: modo intelligente per quintuplicare la produttività delle risorse. Ogni automobile resta ferma per il 92% del suo ciclo di vita. Se ogni automobile viene usata in media da dieci persone, ad esempio con il car sharing, la produttività delle risorse utilizzate per costruirla aumenta considerevolmente, così come lo spazio a disposizione nelle strade. 

12 Spazi: le città evolvono molto velocemente. Ad esempio, una città come Torino ha perduto in buona parte le funzioni tipiche della città industriale del XX secolo. Si ritrova così con una grande disponibilità di spazi capaci di favorire nuovi insediamenti produttivi e soprattutto la generazione di una risorsa scarsa nelle metropoli: il legame sociale, capace di generare idee, innovazione, lavoro. 

13 Visione silos vs visione sistemica: da una parte una visione rigida per settori/comparti che lavorano e agiscono singolarmente, senza considerare il contesto esterno, e in cui si valuta solo ciò che sta dentro; dall’altra un approccio di sistema o rete, in cui si considerano le diverse attività del sistema produttivo come nodi interconnessi. La potenzialità della rete è nella sua intrinseca flessibilità e adattabilità. 

14 Resilienza: è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento, in un certo senso, il grado di flessibilità per rispondere alle forze esterne in maniera positiva. 


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Claudio Rossi

“Ci sono uomini nel mondo
che governano con l’inganno.
Non si rendono conto
della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono,
gli inganni non funzionano più.”
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